L’indagine che ha portato alla scoperta della loggia massonica “Ausonia” grazie alle rilevazioni del pentito Maurizio Marchetta porta l’opinione pubblica ad una seria riflessione su tali forme associative. Secondo il pentito Marchetta grazie a questa loggia sarebbero stati condizionati pubblici appalti e assunzioni, con il coinvolgimento (oltre a medici, imprenditori e funzionari pubblici) anche dell’attuale sindaco di Barcellona Candeloro Nania  e del suo potente cugino senatore; il primo – sostiene Marchetta – per aver imposto a privati proprietari di terreni, che hanno ottenuto grazie a lui l’aumento dell’indice di cubatura, l’affidamento delle progettazioni e successive costruzioni a professionisti da lui stesso scelti. Il Senatore Nania, invece – sempre secondo il pentito – sarebbe coinvolto per il suo potere ed il suo ruolo. Mentre la magistratura inquirente sta facendo le dovute indagini, come Rifondazione Comunista- Circolo “Ottobre Rosso”, chiediamo che si faccia chiarezza con una vera e propria operazione trasparenza sulla Città: che vengano resi pubblici i nomi e le logge massoniche operanti a Barcellona P.G., che si verifichino le possibili infiltrazioni nelle amministrazioni locali ed i condizionamenti su appalti e assunzioni pubbliche. Qualche mese fa, Monsignor La Piana aveva denunciato pubblicamente il condizionamento massonico “asfissiante” sulla società e sull’economia del nostro territorio: consideriamo ancora valide quelle parole e vorremmo mettere in pratica un processo di liberazione da tutte le forze “occulte” che governano il nostro territorio.

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Autore: Alberto Burgio

Testata/Fonte: Il Manifesto del 15 ottobre 2009

 

«Sarebbe sbagliato trarre conseguenze politiche dalla sentenza della Consulta». Tradotto: le vicende giudiziarie di Berlusconi non riguardano il governo, casualmente da lui presieduto. Quindi tutto deve filare liscio (si fa per dire) indipendentemente dalla bocciatura del lodo Alfano. Che questa sia la linea del governo e della Confindustria si capisce. Ma perché la sostiene anche il principale partito dell’opposizione (le parole tra virgolette sono state pronunciate da Massimo D’Alema e riflettono la posizione di tutto il gruppo dirigente democratico)?
Potrebbe trattarsi di un’astuzia tattica: un affondo precipitoso potrebbe attenuare i contraccolpi della bocciatura del lodo, meglio che Berlusconi si sotterri da solo, vittima del proprio incontrollato furore. Un’altra risposta è quella formulata da Andrea Fabozzi qualche giorno fa sul manifesto: il Pd sostiene il governo perché, nonostante tutto, teme le elezioni anticipate. Forse è possibile anche una terza ipotesi. Per argomentare la quale è necessario ragionare su quanto accadde nei primi anni Novanta.
Come è noto, dalle inchieste di Mani pulite trasse vigore una spinta «riformatrice» che da una parte modificò la legge elettorale in chiave maggioritaria, avviando la semplificazione bipolare, dall’altra determinò la personalizzazione della contesa politica, inoculando nel sistema il germe del presidenzialismo e favorendo l’aumento di potere dell’esecutivo e del suo «capo» rispetto agli altri organi costituzionali. In quel clima, quindici anni fa, mosse i primi passi la «seconda Repubblica».
Il presidenzialismo all’italiana avviò lo svuotamento della Costituzione, concepita a garanzia della centralità del parlamento e dell’equilibrio tra poteri indipendenti. E il processo è andato così in là che oggi nessuno si stupisce se il presidente della Camera teorizza l’illegittimità costituzionale di un cambio di maggioranza (presto detto «ribaltone») e persino di un cambio di premiership. Sospinto da possenti interessi, il «nuovo» ha vinto, benché la riduzione del parlamento a organo consultivo del governo (o di ratifica delle sue decisioni) costituisca un palese stravolgimento della lettera e dello spirito della Carta.
Ora, finché è la destra ad affermare la centralità dell’esecutivo e a spingere verso il presidenzialismo, i conti tornano. Ma quelle «riforme» - questo è il punto - vennero sostenute anche dalle forze del centro-sinistra, che si batterono con ardore per la trasformazione del sistema in senso bipolare-presidenzialistico. Se tale circostanza è di per sé sorprendente, comprendere l’adesione entusiastica del centro-sinistra al modello bipolare-presidenziale appare addirittura improbo ove si tenga presente un aspetto cruciale del panorama politico italiano dei primi anni Novanta. Questo aspetto si chiama precisamente Silvio Berlusconi. Il quale, già protagonista della scena economica e mediatica, irruppe sulla scena politica del Paese nel ‘93 con un fragoroso endorsement a favore di Fini in corsa per il Campidoglio. E subito dopo mobilitò la sua possente macchina comunicativa per dare la scalata a palazzo Chigi.
Al cospetto di un personaggio con queste caratteristiche, in particolare l’opzione del gruppo dirigente del Pds a favore di «riforme» che accrescevano il potere di un «capo del governo» in qualche modo eletto direttamente dal popolo è a prima vista inspiegabile. Sembra frutto di diabolica pervicacia o di marchiani errori di previsione. Può essere. Come può darsi che oggi, di fronte alle conseguenze di tanto avventurismo, la paura paralizzi quanti allora imboccarono quella strada. Ma tale ipotesi non spiega perché non si sia mai voluto riconsiderare quelle scelte, nonostante i loro disastrosi effetti. Non spiega perché, già nel ‘94, il Pds abbia salvato una prima volta Berlusconi, impedendo l’applicazione della legge che lo dichiarava ineleggibile; perché l’on. D’Alema abbia poi imbastito la partita della Bicamerale per cementare un’intesa privilegiata con il capo della destra (come farà ancora nel 2007 Veltroni, decretando la brusca fine della scorsa legislatura); perché - stando alle candide ammissioni dell’on. Violante - siano state subito date a Berlusconi piene garanzie circa la proprietà e il controllo delle sue reti televisive; e infine perché, in sette anni di governo, il centro-sinistra non abbia trovato il tempo di legiferare in materia di conflitti d’interesse.
Dare una risposta a questi interrogativi è difficile, ma è indispensabile per capire la (mancata) reazione del Pd alla sentenza della Consulta. È difficile, ma non impossibile, purché si rinunci a dare per scontato che i principali avversari di Berlusconi siano sempre e comunque impegnati nel tentativo di sconfiggerlo e di impedirgli di governare. Non occorre evocare raptus masochistici né vicende corruttive. È sufficiente ipotizzare che per vincere la guerra si sia ritenuto utile perdere qualche battaglia: un calcolo arrischiato, ma non necessariamente irragionevole. Soprattutto quando non ci si combatte in nome di progetti tra loro incompatibili.
Su quest’ultimo aspetto, si converrà che emerge un insieme di obiettivi «modernizzanti» che in questi quindici anni i due schieramenti hanno perseguito in sostanziale concordia: sul piano sociale, l’imposizione della «Costituzione neoliberista» e la redistribuzione di ricchezza a vantaggio del capitale; sul piano istituzionale, il bipolarismo dell’alternanza e il taglio delle estreme; in politica estera, l’adesione al paradigma di Maastricht e la partecipazione alle «guerre democratiche». La condivisione di questo programma, nel quadro di quello che potremmo definire un bipolarismo consociativo, abolisce forse il conflitto tra destra e centro-sinistra? No, ma lo ridefinisce nei termini di una competizione tra settori di classe dirigente (tra «nomi propri»), che contempla una sorta di torbida solidarietà. Si compete, ma non si mira alla secca sconfitta dell’avversario. Si vuol vincere ma non stravincere, non escludere l’altro, senza il quale crollerebbe il prezioso impianto bipolare (con la spiacevole conseguenza di rafforzare posizioni non «compatibili»). Si tiene a svolgere un ruolo determinante, ma in un contesto di collaborazione. Che non consente di affondare il colpo sull’avversario in difficoltà, anzi impone di farsi carico della sua salvezza.
Alla luce dei disastri verificatisi in questi non lievi lustri, tale ipotesi appare indubbiamente bizzarra. Se guardiamo allo stato comatoso dell’Italia e alla rovina della sua immagine internazionale, stentiamo a credere che i gruppi dirigenti del centro-sinistra abbiano potuto anche solo prendere in considerazione l’idea di collaborare con la destra, con questa destra, guidata da questo personale politico. Ma i fatti che abbiamo ricordato vanno pur spiegati, tenendo presente che sull’ultimo quindicennio e sull’attuale condizione del Paese il giudizio del centro-sinistra non è certo altrettanto severo quanto quello che si suole formulare da parte della sinistra di alternativa. Del resto, non meraviglia che noi «genti meccaniche» si stenti ad apprezzare una strategia tanto sofisticata. L’alta politica è un’arte esoterica. Richiede fantasia e creatività, e doti non comuni di intuito e di lungimiranza. Qualcuno ricorda, per caso, il «dalemone»?

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L’appello

Il terremoto che ha devastato la terra d’Abruzzo ha messo di fronte agli occhi di tutti la drammatica condizione del patrimonio abitativo italiano, in gran parte edificato senza alcuna osservanza delle più elementari norme antisismiche. A questo si somma la constatazione che la speculazione edilizia, il risparmio sui materiali da costruzione, spinto sino a delinquenziali omissioni di ogni regola protocollare attinente alla sicurezza, hanno trasformato un evento naturale da governarsi con efficaci misure di prevenzione in una catastrofe umana e sociale di enormi proporzioni.

E’ uno scenario che si ripete sistematicamente, nel nostro Paese, senza che - calato il sipario sull’emergenza - si ponga mente e mano a una radicale revisione del modus operandi. Diventa così fatale l’appuntamento con la prossima catastrofe, sin d’ora annunciata. Si tratta invece di mettere a frutto la lezione che viene da questa ennesima sciagura. E rivendicare che si abbandoni il più inutile e dispendioso fra i progetti di grandi opere, il ponte sullo Stretto di Messina, per investire su un grande progetto di bonifica e di messa in sicurezza di tutte le abitazioni che si trovano in uno stato di palese inadeguatezza, cominciando dagli edifici pubblici, nelle aree al di qua e al di là dello Stretto medesimo, notoriamente ad altissimo rischio sismico.

Una simile scelta, improntata ad un’ancora inedita lungimiranza, contribuirebbe a scongiurare altri lutti, altre distruzioni e - contemporaneamente - a formare una diversa cultura ecologica, fondata sulla prevenzione, sul risparmio del territorio, sullo sviluppo della bioedilizia, sull’impiego di fonti di energia rinnovabili, sulla messa al bando della speculazione affaristica fra imprese e potere politico, sull’attivazione di severi ed efficaci controlli amministrativi. Insomma, l’attenzione generale che il dramma abruzzese ha calamitato su di sé, può essere ora trasformata in un’occasione di cambiamento, in un’altra idea di società e di Paese.

I primi firmatari

  1. Vincenzo Accattatis,
  2. Mario Alcaro,
  3. Bruno Amoroso,
  4. Alberto Asor Rosa,
  5. Gaetano Azzariti,
  6. Imma Barbarossa,
  7. Piero Bevilacqua,
  8. Rita Borsellino,
  9. Sergio Brenna,
  10. Alberto Burgio,
  11. Francesco Cavalli Sforza,
  12. Luigi Ciotti,
  13. Alessandro Dal Lago,
  14. Elena De Filippo,
  15. Vezio De Lucia,
  16. Giovanni De Luna,
  17. Raniero La Valle,
  18. Paolo Leon,
  19. Luigi Manconi,
  20. Gianni Mattioli,
  21. Maria Grazia Meriggi,
  22. Lidia Menapace,
  23. Andrea Morniroli,
  24. Giorgio Nebbia,
  25. Tonino Perna,
  26. Carla Ravaioli,
  27. Lidia Ravera,
  28. Annamaria Rivera,
  29. Stefano Rodotà,
  30. Edoardo Salzano,
  31. Enzo Scandurra,
  32. Massimo Serafini,
  33. Mario Tozzi,
  34. Nicola Tranfaglia,
  35. Alberto Ziparo
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By Redazione | Ottobre 17, 2009 - 7:07 pm - Categorie: spesa, tv, ripicche, gossip, politica nazionale

Son passato dallo Spaccio Alimentare: ho comprato pollo, carne, tovaglioli, spago da cucina, uova, poco altro.
Una fila, alle casse!… per fortuna poi anche il proprietario s'è messo a disposizione e io e gli altri clienti ci siamo sbrigati prima.
All’uscita, siccome di fronte al supermercato c'è la frutteria, ho preso anche un po' di meloni e un chilotto di susine. Il fruttarolo è amico mio, mi ha regalato un mazzetto di basilico e rosmarino!

Il vero incubo però è stato immettersi nel traffico cittadino: il paese è piccolo ma pieno di automobili, e quando piove la situazione peggiora, soprattutto nell'ora di punta.

Ora, per fortuna, sono a casa, e finalmente posso rilassarmi!


Se quanto sopra non vi sembra un pezzo degno di essere considerato un articolo, consolatevi con questo video!

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By Redazione | Ottobre 7, 2009 - 8:39 pm - Categorie: Riflessioni, politica nazionale

Le parole sono importanti, restano fisse e immutabili solo nelle lingue morte. Quando la lingua è viva le parole tendono man mano a cambiare. A volte spontaneamente nascono o muoiono o si modificano, altre volte in cattività vengono allevate o addestrate per assumere determinati valori.
Prendiamo per esempio il termine premier. Sembra niente, un anglicismo come tanti, eppure cambia di tantissimo rispetto al nostrano "presidente del Consiglio dei Ministri" in quanto in Italia un vero e proprio "primo ministro" non dovrebbe esistere. Volendo anche lodo un tempo indicava solo un provvedimento giurisdizionale, assimilabile ad una sentenza, con cui si conclude un arbitrato e non una legge.

Le parole però proprio perché parte di una lingua viva, raramente cambiano di punto in bianco. Spesso c'è bisogno di un notevole lavoro per educarle.
Insomma, si procede per passi.
Con un esempio di cambiamento graduale, consideriamo le seguenti modifiche:

  1. dapprima comunista era l'appartenente ad una determinata ideologia politica, giusta o sbagliata che sia
  2. poi genericamente andò ad indicare uno che ha modi di pensare di sinistra
  3. poi ancora l'essere comunista fu col tempo identificato come un disvalore assoluto, a prescindere dal valore della persona
  4. avvicinandoci ai giorni nostri, vediamo come il termine sia chiaramente considerato un'offesa al punto che - tanto per dire - gli stessi esponenti del PD rifiutano con sdegno non solo l'accostamento a tale termine ma anche a quello più largo che è "di sinistra"
  5. arriviamo infine al momento in cui viene considerato comunista, in senso sicuramente dispregiativo, qualunque elemento che sia di fastidio nei confronti del partito di destra o centrodestra. Da ultimo, è chiaramente comunista Famiglia Cristiana, la Corte Costituzionale, Napolitano e [to be continued].
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Le sciagure sono sempre un'ottima fonte di storie di ogni genere.
Ci sono i retroscena politici, per cui il Presidente del Consiglio si muove meno celermente per i messinesi che per gli aquilani e in generale sembra che si tratti di una sciagura di serie B quasi come quelle che accadono nel Terzo e Quarto mondo.
Ci sono le digressioni su come e perché sia successo quello che è successo anche in base all'ideologia di chi discute.
Ci sono gli incubi dei sopravvissuti, e ci sono le storie dei piccoli grandi eroi come Simone e Luigi, capaci come sul finale di un film tragico di compiere il sacrificio estremo per persone che magari nemmeno conoscevano.

Chiacchiere a parte, ci sono anche azioni che si possono compiere, alcune delle quali richiedono un sacrificio tutt'altro che estremo, e in sostanza tutta la tiritera di sopra era per tirare in ballo la coscienza di te lettore e spingerti a portare qualcosa di tuo in un centro di raccolta per dare una mano a quelli che hanno perso tutto in questa storiaccia.
Non conta se sei apolitico o di destra o di sinistra, non importa nemmeno dove porti quello che vuoi dare purché tu sia sicuro che finirà dove deve finire, ma comunque nel nostro piccolo ci stiamo impegnando per fungere da punto di raccolta di generi di prima necessità.

Se ti va di passare, dal lunedì al sabato qualcuno di noi sarà alla sede del circolo Ottobre Rosso, in vicolo primo Mandanici n. 4, sicuramente dalle 16:30 alle 18:30 ma cercheremo di stare aperti il più possibile.

Chiudiamo con una specificazione che proviene direttamente da Lorenzo Pizzuto del comitato Aiutiamo i nostri concittadini:

Fino adesso l'operato del nostro gruppo di volontario, del Pdci e del Prc sta dando ottimi frutti.
Comunichiamo per l'ennesima volta le priorità riguardo i beni da conferire:
- Cibo (sia adulti che bambini)
- Prodotti per l'igiene (sia adulti che neonati)

Queste sono le priorità ma accetteremo tutto e lo manterremo in magazzino fino a quando la Protezione Civile non lo richiederà. Quindi vi esortiamo a NON DIMENTICARE CHE QUESTO CENTRO RACCOLTA DOPO LA CHIUSURA prevista per giorno 7 ottobre (sicuramente sarà prorogata), continuerà la raccolta nei mesi a venire se la Protezione Civile ce lo chiederà.

Gli organizzatori ringraziano vivamente coloro che sono già venuti e coloro che verranno a manifestare la loro solidarietà.Un ringraziamento al Pdci e al Prc per aver fornito la sede e l'aiuto di cui necessitiamo. MA CI TENIAMO A PRECISARE CHE È UN'INIZIATIVA CIVICA E SOPRATTUTTO DI SOLIDARIETÀ CHE NON HA COLORE.

PS: SPERIAMO DI POTER CONTINUARE A COLLABORARE SOPRATUTTO CON VOI E CHE TUTTO FINISCA PRESTO. IMPORTANTISSIMO! CONTINUATE A SPARGERE LA VOCE.

W Messina, dopotutto

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Non c'è bisogno di mettere collegamenti ad altri siti con riferimento alla notizia, si tratta di qualcosa che tutti in zona tristemente sanno e magari qualcuno ci ha anche perso delle persone care.
Mentre scrivo sono 18 le persone la cui morte è accertata, travolte dalle conseguenze del nubifragio dei giorni scorsi, e altre trenta circa risultano disperse.
Le immagini mostrano una città spaccata in due, con terra che dalla montagna è franata fino a immergersi nel Mediterraneo.
Messina, si sa, è costruita in un posto strano: da una parte i monti, dall'altra subito accanto il mare, e in mezzo una striscia di terra che è la città.
Nulla di più normale che le inondazioni abbiano qui un effetto più forte che altrove, soprattutto quando si tratta di piogge di portata vasta come quella dei giorni scorsi. Qui a Barcellona penso che tutti ricordino il risultato delle precipitazioni dell'ultimo inverno, e non c'è chi non sappia come si ritrasformi in torrente la via Medici ad ogni temporale abbastanza grosso.

Il tempo, però è un fenomeno naturale, su cui non abbiamo potere di influenza (non è vero, ma supponiamolo). Per questo vogliamo puntare il dito piuttosto sulle concause legate a questo fenomeno naturale, su quelle più immediatamente gestibili dall'uomo.

Le case, per esempio. Fare la casa abusiva fa figo, quando hai abbastanza soldi, ed è quasi una necessità quando non ne hai abbastanza per poterti permettere di essere in regola. In più si può sempre sperare in una delle continue sanatorie che periodicamente vengono regalate dal governo (a proposito, le case edificate su tutta la costa del barcellonese proprio a ridosso della spiaggia, alcune evidentemente in territorio demaniale, apparterranno a chi ha abbastanza soldi o a chi non ne ha abbastanza?).
Però, posto che il fenomeno dell'abusivismo esiste da sempre e ovunque pur con le opportune differenze in termini di qualità e quantità dello stesso, consideriamo che è da incoscienti comportarsi da abusivi in certi luoghi. Per esempio costruire una casa a ridosso di un vulcano attivo, o sul greto di un fiume soggetto ogni anno a rischio di esondazione.
Pericoloso per chi costruisce, per chi ci abita, ma spesso anche per chi senza alcuna colpa e decine o centinaia di metri più giù si ritrova esposto a un rischio maggiore perché qualche intelligentone ha piazzato un edificio dove doveva esserci, che so, un albero secolare di quelli giganteschi o un bosco.

Idem per quelli che edificano in maniera risparmiosa prelevando quando gli pare la sabbia dal greto dei torrenti. Torrenti che poi non avranno sabbia da portare al mare, mare che poi sottrarrà sabbia alla spiaggia, spiaggia che poi sparendo mese dopo mese porterà allo scoperto le fondamenta delle case e strade più vicine.

Poi, consideriamo che se i privati cittadini hanno fino a un certo punto motivo di fare i furbi/fessi, e parimenti architetti e ingegneri possono valutare di arrotondare lo stipendio con progetti che non dovrebbero esistere, ma ci si domanda quale giustificazione possano apportare gli enti locali e i loro rappresentanti di carne, che in teoria dovrebbero vigilare su tutto questo e magari anche approvare o non i progetti presentati…

Insomma, quello che vorremmo è che i morti e i feriti di questi giorni ai quali va il nostro inutile cordoglio lascino nella testa di ognuno un ricordo e un monito: che alle volte se la legge proibisce o prescrive qualcosa un senso c'è.

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