«Vedo Medicina per me sempre più lontana, vorrei rassegnarmi e dimenticare il mio sogno, ma non riesco. Ho voglia di spaccare tutto e piango. Piango perfino camminando per strada, tiro pugni e mi chiedo: ma che cavolo aspettano gli altri ragazzi a incazzarsi? Perché sono così passivi? Non credo più che la gente possa svegliarsi dal torpore. Siamo soli, completamente soli. A volte, anche solo per pochi attimi, penso come sarebbe meglio uccidersi. O altrimenti, aiutatemi a dimenticare le mie passioni. Fate quel che volete, ma fatemi smettere di soffrire…».
Una delle migliaia di voci disperate che da anni si levano da ogni parte d’Italia, una delle 158 studentesse firmatarie di una richiesta alla Ministra Gelmini. Tutte donne che chiedevano a un Ministro donna di non dover più patire - oltre alla disparità nei confronti dei colleghi maschi - l’ingiusta esclusione a priori dall’Università. Una delle tante migliaia di firmatarie contro il numero chiuso. Una delle centinaia di militanti di Progetto Prometeo per la libertà di scelta universitaria e il libero accesso alla cultura. La Gelmini non ha risposto. C’è dolore e rabbia in decine di migliaia di famiglie italiane, soprattutto nei mesi che seguiranno l’antidemocratica lotteria dei test d’ingresso universitari. Come restare indifferenti alla disperazione di giovani che hanno diritto di studiare e che una legge (la 264/99) costringe ad abbandonare i loro sogni e la propria realizzazione?
Chi risarcirà i danni morali, materiali, economici a tutte queste famiglie? Anni buttati, fior di soldi sprecati in corsi di preparazione a esami che per la nostra Carta costituzionale non dovrebbero nemmeno essere pensati. Famiglie costrette a tenersi in carico per anni figli che potrebbero già essere laureati. Professionisti demotivati e frustrati costretti a ripiegare su strade non desiderate.
Hillman scrive che l’anima s’incarna avendo già scelto che cosa vuole realizzare in questa vita. Il diritto di scelta è sacrosanto, ma in Italia è calpestato dai governi. Non si tratta di colore politico ma d’interessi di caste, e le caste non hanno colore. Sono grigie come i loro disegni.
Nessuno risarcirà mai questa gente, poiché nelle congiure di Stato, non esistono colpevoli (e il numero chiuso universitario è un vero colpo di Stato nell’istruzione, oltre che una silenziosa violenza privata). Non pagheranno coloro che, dietro le quinte dei parlamentari che il 29 luglio 1999 firmarono una legge contraria alla Costituzione e alla Carta dei Diritti Europea, hanno voluto il numero chiuso e ancora adesso ne godono i frutti sul dolore di altri. Non saranno gli Atenei a pagare, né certi consorzi interuniversitari che manovrano indisturbati. Non saranno nemmeno certe Università private o centri di preparazione agli esami universitari, che grazie a questa legge illegale traggono da anni ingenti profitti. No, nessuno pagherà per questo. Anche perché dietro ci sono certe lobby politiche, economiche, e non solo, che tramite il numero chiuso esercitano un controllo capillare sulla conoscenza. Tipico delle tirannie avere il dominio sulla scuola e sull’istruzione e tenere la massa nella più bieca ignoranza. Chi ha interesse a controllare le Facoltà italiane di Medicina, dato che la battaglia s’incentra proprio qui? Dato che si ha a che fare con la questione degli embrioni, con l’aborto…? Meglio pochi medici, magari impreparati, ma subalterni a logiche di potere?
Il 3 settembre ricomincerà il balletto delle ipocrisie. Ci saranno i test di ammissione e ci si ricorderà per non più di due mesi all’anno di questo scandalo. Ricominceranno le bugie di chi giustifica il numero chiuso incolpando l’Europa (non è vero: siamo noi a contravvenire la Carta europea). O affermando che ci sono troppi medici (non è vero, siamo in dilagante carenza di medici in Italia). Dicono che ci sono troppi giovani che vogliono studiare (che orrore!) che scarseggiano le strutture (cosa aspettiamo ad adeguarle alle esigenze dei cittadini?). Ci saranno i soliti scandali, per qualche mese i media faranno notizia, qualche indagato per tangenti ed entro fine anno non se ne parlerà più.
Malgrado le insistenze di Rifondazione insieme alle tante realtà organizzate della società civile, anche l’ex Ministro Mussi ha difeso a spada tratta il numero chiuso, pur avendo sostenuto che il diritto di scelta degli studenti è sacrosanto e dichiarato il 3 maggio 2007 da Santoro che «nessuna legge può sostituire un principio etico condiviso dalla comunità» e che «col sistema attuale di accesso universitario, i figli degli operai sono esclusi dall’accesso al sapere». Chi c’è dietro a queste parole? Per quali motivi anche Mussi si spinse a certi estremi e con profili di eccesso di potere, come da recente sentenza del Tar del Lazio, che invalidò i test a Medicina del 2007 ritenendone illegittimi verbali e atti. Sentenza che auspica «un modello funzionante più equo ed efficace, caratterizzato dall’assenza di quiz preselettivi e da un sistema di accesso iniziale aperto a tutti».
Se il centrosinistra ha deluso le aspettative di cambiamento, l’attuale governo, incurante dei giudici amministrativi, ha confermato anche per quest’anno il numero chiuso. Ti viene da pensare che ci sia dietro dell’altro. Non nutriamo molte speranze che la gente si sollevi trasversalmente. Però chiunque, pur venendo a conoscenza di questa violazione del diritto, decida di non protestare contro il numero chiuso, unendosi a noi nella lotta per la libera cultura, è moralmente complice delle caste che noi ancora una volta denunciamo. Per questa ragione il 3, saremo in diverse città di fronte alle Facoltà di Medicina in cui si svolgono i test per rivendicare ancora una volta la nostra vocazione democratica per il libero accesso ai saperi.

*Medico chirurgo e psicoterapeuta, presidente di Demokratia e direttore del Progetto Prometeo
**Dipartimento Università e Ricerca Prc-Se

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Istruzione di qualità, gratuita ed accessibile a tutti 

A causa dell’inflazione e di una mancata politica dei prezzi dei libri scolastici fatta dalle case editrici e dal governo regionale, visto anche lo stato di difficoltà di diverse famiglie siciliane a mantenere i propri figli a scuola o università, per l’aumento delle tasse e per una mancata politica di “diritto allo studio”, chiediamo alla Regione Sicilia e suoi enti preposti, al Parlamento Italiano, di applicare in maniera integrale e coerente l’articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana, rimuovendo quegli ostacoli sociali ed economici che non permettono una formazione completa dei cittadini. Chiediamo più fondi ed investimenti per la scuola e l’università pubblica, per il personale docente ed amministrativo, una politica di contrasto al “caro libro” con servizi gratuiti alle famiglie in difficoltà; accesso gratuito all’università per gli studenti in difficoltà economica; fornitura del materiale didattico da parte delle strutture educative ed a spese della Regione. Riteniamo che l’istruzione pubblica e gratuita debba essere diritto inalienabile per la formazione umana, civile e professionale di ogni cittadino. FIRMA LA NOSTRA PETIZIONE POPOLARE!

 

Barcellona Pozzo di Gotto,  22/08/2008

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I costi per la costruzione del Ponte di Messina sono destinati a lievitare. Sull’ordine di grandezza dell’aumento non si sbilancia il general contractor che nel 2005 si aggiudicò la commessa, la Impregilo di Massimo Ponzellini.

Certo, se si considera il prezzo del petrolio al momento dell’offerta, 32 dollari al barile, ed il prezzo del greggio oggi, quasi quadruplicato a 118 dollari, non pare azzardato dire che «aumenteranno parecchio». «Sono in corso riunioni per riavviare le attività - ha detto questo pomeriggio Alberto Rubegna, ad di Impregilo - bisogna considerare che al momento dell’offerta il petrolio era a 32 dollari al barile e che al petrolio è legato soprattutto il costo della componentistica metallica».

Quindi i costi sono destinati ad aumentare parecchio? «Sicuramente - replica ai giornalisti Rubegna - Per questo il governo ha allo studio un provvedimento che tenga conto di queste variazioni. Ma non è un aumento dei prezzi, è una revisione dei costi». «Anche perchè - ha osservato - l’offerta è del 2004 e si basa su uno studio del 2003. E di questo oggi va studiato l’impatto».

Impregilo con una offerta da 3,88 miliardi nel 2005 si era aggiudicata la gara internazionale per la scelta del general contractor, gara del valore di 4,4 miliardi di euro, la più grande gara mai avviata in Italia. Nonostante l’incertezza che aleggia ancora intorno a questo progetto, che avrebbe dovuto essere completato nel 2011, Impregilo non intende recedere. «C’è un contratto - ha fatto notare Rubegna - noi abbiamo dato 500 milioni in garanzia».

(www.unita.it)

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Così sono stati gonfiati gli organici degli enti. Senza concorso

di Emanuele Lauria

 

La Regione parallela. Eccoli, i numeri degli assunti nelle spa partecipate dalla vecchia Trinacria, spuntate come funghi negli ultimi anni. Vascelli dove viaggiano comodamente amici (o parenti stretti) di politici e burocrati e corpose truppe di precari stabilizzati. Tutti o quasi entrati rigorosamente senza concorso pubblico. I dipendenti delle 25 società collegate alla Regione hanno raggiunto la cifra astronomica di 3.546. In pratica, solo in questa dependance dell´amministrazione siciliana risiede quasi lo stesso numero di impiegati dell´intera Regione Lombardia.

Il dato è finalmente ufficiale: è contenuto in un prospetto allegato alla proposta di riduzione degli enti (dovrebbero scendere a 12) consegnato dal ragioniere generale Enzo Emanuele al governatore Raffaele Lombardo. Alza il velo su una lievitazione degli organici avvenuta negli ultimi cinque anni o poco più. Le società più piccole (quelle che si occupano di informatizzazione o del patrimonio immobiliare) sono nate dal 2005 in poi, le altre, più antiche, nello stesso periodo hanno visto crescere sensibilmente il proprio personale. Come l´Azienda siciliana trasporti che nel 2006 ha stabilizzato oltre 300 dipendenti, come Beni Culturali spa che ha ereditato i precari di Artevita (si tratta soprattutto custodi di monumenti) trasformando i rapporti di lavoro in contratti a tempo indeterminato e più recentemente ha assunto circa 200 dipendenti licenziati da Spatafora. Provvedimenti figli di emergenze sociali ai quali si sono accompagnate assunzioni di portata più limitata. Ma sempre con procedure di tipo privatistico: il reclutamento avviene, formalmente, ad opera di società per azioni. Il magistrato della Corte dei conti Stefano Dagnino a maggio segnalò «il fenomeno sempre più diffuso nella pubblica amministrazione, che porta a inaugurare società al solo scopo di assumere personale, raddoppiando di fatto l´apparato amministrativo, visto che le società sono poi spesso interamente partecipate da enti pubblici».

Gli enti ci hanno provato anche in quest´ultima stagione pre-elettorale a spalancare le proprie porte d´ingresso: alla fine del 2007 la società interinale Interim 25 pubblicò un avviso (con scadenza dopo qualche giorno) per l´assunzione di 38 tra ingegneri ed esperti di informatica in una società di Palermo di cui, «per motivi di privacy» (proprio così), non veniva fatto il nome. La società era Sicilia e-innovazione, una delle due strutture che, per l´informatizzazione degli uffici e lo sviluppo delle nuove tecnologie, gestiscono qualcosa come 300 milioni di euro fra fondi statali ed europei. Assunzioni poi non effettuate, come quelle che avrebbero dovuto rimpolpare l´organico di Biosphera con 400 addetti alla cartellonistica in sentieri e riserve naturali. Tutto inceppato nella tenaglia costituita dallo stop decretato dalla Corte dei Conti agli affidamenti in house di progetti alle spa regionali e dalla circolare di Lombardo che ha vietato l´ingresso di nuovo personale in queste società. Ma ciò non ha impedito a Sicilia e-innovazione di ingaggiare in precedenza figli di alti burocrati regionali e di politici, fra i quali Piero Cammarata (primogenito del sindaco di Palermo), assunto come dirigente a contratto.

Di converso, alcune società si presentano come scatole vuote, con un numero di dipendenti inferiore a quello dei membri dei consigli d´amministrazione: è il caso dei Mercati agroalimentari, di Sicilia e-ricerca, di Cape, di Cine Sicilia. Ora il problema è: che fare con questo personale? «