Apprendiamo dalla Gazzetta del Sud del 30 Marzo 2008, che per via dello “scempio elettorale”, attuato durante l’ultima campagna per le amministrative barcellonesi, sono stati emessi 48 avvisi di garanzia, a “candidati di destra, centro e sinsitra”. La battaglia contro il manifesto selvaggio fu promossa dal nostro circolo, che pubblicò un documento subito dopo la tornata elettorale con il nome di “E adesso ripulite la città!”, in cui si invitava chi aveva sporcato, in barba alle disposizioni vigenti, a ripulire gli spazi pubblici imbrattati(è consultabile un video su questo sito in cui si documenta l’accaduto:http://www.gcbarcellona.netsons.org/archives/0000136). Esprimiamo soddisfazione per l’accaduto, e per l’articolo che ricorda come ci siamo distinti nella scorsa campagna elettorale dalle altre forze politiche, dimostrando anche in questo che “non siamo tutti uguali”. Nonostante ciò vorremmo ricordare che, per quanto riguarda la campagna elettorale in corso, il comune non ha disposto gli spazi elettorali, facendo correre il rischio alla Città di un nuovo fenomeno di “manifesto selvaggio”. La “ripulita” della città segna il suo primo passo.
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«Il vero cancro, il vero centro degli affari, in Sicilia, è dentro Palazzo dei Normanni». Così Filippo Giunta, candidato alla Regionali per la Sinistra Arcobaleno, esordisce in una serie di considerazioni sulle elezioni e sui contenuti da portare avanti. «Quando noi della “Sinistra Arcobaleno” parliamo di sanità o di altri settori di interesse pubblico, diciamo fuori la politica dagli ospedali. Ed ancora, fuori la politica dalla gestione degli ATO. Bisogna sciogliere tutti gli enti inutili.
«In questa tornata elettorale - prosegue Giunta - siamo di fronte ad una contraddizione che gli elettori, con il loro voto, devono necessariamente risolvere. Veltroni, alle elezioni politiche, è alleato con Di Pietro e con il Partito Radicale della Bonino e di Pannella. Ha scelto volutamente di non allearsi con la “Sinistra Arcobaleno”. Eppure, in Sicilia, siamo alleati con il Partito Democratico. La candidata alla presidenza della Regione Anna Finocchiaro ha voluto questa alleanza con la Sinistra e con Rita Borsellino. Se la Finocchiaro sarà in grado di rompere certi meccanismi affaristico-clientelari è perché c’è una forza coesa, che ha le carte in regole nella lotta contro i poteri mafiosi e criminali, che è la “Sinistra Arcobaleno”. Posso dire con dati di fatto, e vorrei che ciò venisse smentito, che il Partito della Rifondazione Comunista, in provincia di Messina, è stato quello che ha condotto con maggiore coerenza la lotta contro le clientele e contro la cattiva amministrazione. Aggiungo che segnali inquietanti arrivano nei confronti dei nostri dirigenti locali. Mi riferisco alla recente aggressione al Circolo di Giardini Naxos. Così come qualche mese addietro, nel Comune di Naso, l’aggressione al compagno Maurizio Fazio».
La priorità per la Sinistra Arcobaleno «è spezzare i carrozzoni inutili. Bisogna necessariamente fare uscire la politica da tutti i settori della società. Senza questi interventi, ritengo non ci possa essere alcuna prospettiva di sviluppo e di occupazione». Poi Giunta affronta la cosiddetta “questione morale”: «Per quanto mi riguarda, a prescindere dal voto del 13-14 aprile, ritengo che si possa svolgere un ruolo positivo, pur stando alla opposizione. Perché una opposizione seria e coerente diventa un pilastro per la democrazia e per il funzionamento dell’attività amministrativa.
La questione morale è anche questo: un comportamento di coerenza e un impegno per creare un altro tipo di sistema che chiuda gli spazi a politici opportunisti e trasformisti. Politici, che una volta arrivati al potere, non hanno interesse a chiudere i rubinetti del clientelismo e a sciogliere enti inutili. Anzi proprio questi enti inutili servono ad alimentare il loro potere».
«Autorevoli politologi - continua Giunta - dicono che c’è il rischio concreto di un accordo tra Veltroni e Berlusconi. Ed io ci credo. Anzitutto, abbiamo assistito alla corsa, sia del Pd che del Pdl, alla sponsorizzazione degli industriali. Non si sa chi è più fascista tra Ciarrapico (Pdl) e Calearo (Pd). Comunque, si registra questo spostamento a destra del Partito Democratico. O quantomeno a destra perché Veltroni ha voluto prendere le distanze dalla Sinistra». Per questo, secondo il candidato della Sinistra Arcobaleno, «è venuto il momento di fare una scelta di parte» e «il 13-14 aprile si impone un voto a favore della “Sinistra Arcobaleno” per uscire da una certa confusione».
La conclusione Giunta la riserva ai legami tra mafia e politica: «Provo disagio a commentare la candidatura di Totò Cuffaro, capolista al Senato nell’Udc. In Sicilia mi pare di capire che chi collude con la mafia fa carriera politica. Certamente non possiamo mettere sullo stesso piano uomini politici che hanno rischiato la vita con chi collude con la mafia. Noi della “Sinistra Arcobaleno” dobbiamo dare un esempio. Lo dobbiamo dare soprattutto ai giovani, ancorché ai lavoratori, a chi non arriva a fine mese, a chi non riesce a pagare le bollette del telefono, della luce, dell’acqua, del gas». Nell’ambito di una “operazione trasparenza”, Giunta rende pubblica la sua dichiarazione dei redditi: «Dichiaro pubblicamente che il mio reddito proviene dall’attiva scolastica (circa 1500 €uro). Non ho società per azioni, cooperative o altre fonti di reddito. In ogni caso metto a disposizione di chiunque, anche di un alto funzionario, l’accesso alla mia situazione patrimoniale. Estesa anche ai conti bancari. Sarebbe opportuno che altri candidati, in questa campagna elettorale, dichiarassero se ci sono di mezzo cooperative o altri proventi. Anche da qui passa la questione morale».
Tratta dal sito www.rifondazionemessina.it
FRANCESCO MANCUSO–
Continua la guerra delle cifre. I sondaggi impazzano. Secondo alcuni Berlusconi ha una corazzata imbattibile, vincerebbe anche in Russia, alle presidenziali contro Putin. Altri sono possibilisti, Veltroni è indietro ma il vantaggio si assottiglia sempre più. Si lamentano i partitini, che stando sotto l’uno per cento, spesso e volentieri vengono inseriti in quella “odiosa” voce: altri. Si lamentano perché vorrebbero che perfino i sondaggi rispettassero la par condicio, “dobbiamo essere citati anche noi”, chiedono ad un seccato Renato Mannheimer, che già ha il suo bel da fare con gli ospiti di Vespa. Proprio di questo si è lamentato nella puntata di ieri il sondaggista di ‘Porta a Porta’, alla quale ha partecipato anche il candidato premier della Sinistra – Arcobaleno, Fausto Bertinotti. Tutto questo discutere su cifre verosimili, alla fine, qualcosa di concludente lo ha portato. Ieri è passato un messaggio ben preciso: che , a prescindere dai sondaggi, l’unico modo per togliere i senatori al Pdl di Berlusconi è votare al Senato per la Sinistra Arcobaleno, come ha precisato lo stesso Bertinotti. Il superamento della soglia dell’otto per cento su base regionale, consentirebbe alla Sinistra di conquistare seggi al Senato, ma il dato, quello importante, che ciascun elettore con il cuore a sinistra dovrebbe tenere presente, è che i seggi tolti al Cavaliere, potrebbero rendere impossibile la vittoria al Senato della coalizione delle destre con la Lega. Dunque, come sostiene lo stesso Bertinotti “l’appello al ‘voto utile’ al Pd per arginare la destra è un imbroglio”. “Noi abbiamo rispettato la scelta del Pd di andare da solo – ricorda Bertinotti - ma allora il confronto sia sui programmi e non un tentativo distorto di annientare la sinistra”. Ribadendo che “il vero voto utile è un voto per la Sinistra Arcobaleno: un voto per la sinistra - ha sottolineato - sarebbe in grado anche, successivamente, di condizionare le scelte del Pd e spostarne il baricentro più a sinistra”.
Facciamo un esempio chiaro ed esplicativo: l’Emilia Romagna. Se la Sinistra – Arcobaleno resterà sotto la soglia dell’8 per cento, Pdl più Lega Nord conquisteranno nove senatori. Ma se, invece, si superasse la soglia di sbarramento dell’8 per cento, i seggi per il centrodestra sarebbero sette, due in meno. Persino l’ultimo sondaggio di Crespi Ricerche, non certo vicino alla sinistra, dice chiaramente che la formazione di Fausto Bertinotti potrebbe superare lo sbarramento necessario per entrare a palazzo Madama, proprio in Emilia Romagna. E i seggi non li sottrarrebbe al Pd, che avrebbe il premio di maggioranza regionale, ma, appunto, al Pdl.
26/03/2008
Tratto dal sito www.rossodisera.info
Riceviamo e pubblichiamo questo commento di Eugenia su un “misterioso” personaggio della polica siciliana. partecipa anche tu al gioco “indovina chi è” insieme a noi.
indovina chi è ?
Laureato in medicina e chirurgia, partecipa alla fine degli anni settanta alla gioventù DC catanese e con la Dc farà carriera all’ombra di Calogero Mannino. Consigliere ed Assessore al Comune di Catania, diventa nel 1986 deputato alla Regione Siciliana e, rieletto nel 1991, diviene assessore regionale agli Enti Locali. Ebbe delle vicissitudini nell’epoca di Tangentopoli, iniziate nel 1992 con un arresto per abuso d’ufficio, e dopo essere stato condannato in primo grado, assolto in appello dallo scandalo giudiziario. Il 23 luglio del 1994 fu coinvolto e ancora arrestato (stavolta per corruzione) per lo scandalo di un appalto da 48 miliardi di lire per i pasti all’ospedale Vittorio Emanuele di Catania: secondo l’accusa, un comitato d’affari composto da Rino Nicolosi, Salvo Andò, Antonino Drago e lo stesso Lombardo (allora quarantaquattrenne) avrebbe garantito l’appalto all’azienda dell’ex presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini, in cambio di una tangente di 5 miliardi di lire. Un giorno prima dell’arresto fu sospeso (ai sensi della legge 55 del 1990) dalla carica di deputato e ciò fino al 29 settembre dello stesso anno.[1] Nel dicembre 1994, Lombardo lascia anticipatamente l’ARS.
Il 17 marzo del 2000 Pellegrini patteggia ammettendo di avere versato la somma ad alcuni politici, tra cui Lombardo, ma i giudici finirono per considerare quel denaro solo un regalo ( mah??) : il reato venne derubricato a finanziamento illecito ai partiti (solamente…) , reato che per gli imputati risultava ormai prescritto(tòh guarda un pò)
. I giudici, in sostanza, non riconobbero nei maneggi intorno all’ospedale Vittorio Emanuele l’esistenza di un vero e proprio comitato d’affari:
per questa ragione, gli imputati furono assolti dall’accusa di associazione a delinquere, inizialmente ipotizzata insieme alla corruzione.[2][3]
Dai giudici alla fine gli viene riconosciuto un indennizzo di 33 mila euro per ingiusta detenzione (L’Espresso del 29/2/08 .[4]).
……. torna in politica e diventa europarlamentare nel 1999 per il Centro Cristiano Democratico. È vicesindaco di Catania nel 2000 ed eletto presidente della provincia di Catania nel 2003. Nel 2004, viene riconfermato europarlamentare, dopo le dimissioni di Salvatore Cuffaro, nell’UDC, partito del quale è segretario regionale fino al 2005, in quanto viene commissariato per una profonda crisi interna di sfiducia al capo in quanto accusato di eccessivo centralismo decisionale (non certo per i suo percorso giudiziario)
Nell’aprile 2005 costituisce quattro liste, tra cui il Movimento per l’Autonomia che, raccogliendo complessivamente il 20% circa di voti, si rivelano decisive per rieleggere Umberto Scapagnini (Forza Italia) sindaco di Catania.
Lo voteresti mai uno così?
Pubblichiamo un post apparso sul multiblog siculo “i siciliani” (www.siciliani.splinder.com) su peppino buzzanca, risalente al 2006.
Vado in giro in moto in una delle giornate più belle che questo periodo primaverile possa regalarci e scorgo da sotto la visiera del casco le faccione dei politici nostrani candidati alla Regione, in vista delle elezioni che si terranno il 28 maggio p.v.
Uno in particolare mi colpisce e mi fa pensare, ovvero il mio compaesano Peppino Buzzanca (nel riquadro). Non sapete chi è Peppino Buzzanca? Piccola cronostoria della vicenda che lo ha interessato nel recente passato politico:
7 agosto 1995 Giuseppe Buzzanca, dietologo, amico e commilitone prima nel Msi e poi in An del compaesano Domenico Nania, pure lui di Barcellona Pozzo di Gotto, eletto dalla destra alla presidenza della Provincia di Messina, si fa accompagnare dall’autista di servizio, come dicevamo con moglie e bagagli, dalla sua città fino in Puglia (quattrocentocinquanta chilometri) per imbarcarsi su una nave di lusso per una navigazione di porto in porto nel Mediterraneo: «Ci vediamo al ritorno». «Buona vacanza, signor presidente». Un piacerino come tanti altri, pensa il presidente. Ma sì, ha letto da qualche parte che quel bacchettone moralista di Silvius Magnago ha rinunciato all’auto blu (cui aveva diritto) appena smesso di fare il presidente della Provincia di Bolzano e della Svp per tornare al volante, lui, a 78 anni e con una gamba sola. E sa che il suo partito, nei decenni d’opposizione prima di entrare nelle stanze dei bottoni, faceva l’iradiddio contro l’abuso delle macchine di servizio. Ma che sarà mai un piacerino… Macché: lo denunciano e lo condannano (…). Ma Buzzanca è un osso duro. E dà inizio a una accanitissima battaglia di ricorsi e controricorsi, commi e cavilli, per restare imbullonato al suo trono presidenziale e non pregiudicare il trasloco su quello di sindaco di Messina. Trasloco già concordato col primo cittadino uscente, il forzista Salvatore Leonardi: tu dai la tua poltrona a me, io do la mia poltrona a te. Le opposizione gridano allo scandalo, dicono che non è il caso che la Casa delle Libertà candidi a guidare Messina alle elezioni del 25 maggio 2003 un uomo già condannato per peculato d’uso in primo e in secondo grado (…). L’articolo 59 del Testo unico dell’ordinamento degli enti locali infatti non lascia spazio a equivoci: “Non possono essere candidati alle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali e non possono comunque ricoprire le cariche di presidente della Provincia, sindaco, assessore e consigliere” coloro che “hanno riportato condanna definitiva per i delitti previsti dagli articoli 314 (peculato)…”. Chiaro? Eh no, dicono gli amici di Peppino: la sentenza dev’esser appunto definitiva! E lo candidano lo stesso. Ma non basta. Per andare sul velluto, il nostro Buzzanca come ultimo atto lancia un fantastico bando di concorso per assumere alla Provincia centocinquanta persone. E i soldi? Bah… E il patto di stabilità? Bah… E gli appelli del governo a non fare nuove assunzioni? Bah… Venticinquemila sono i giovani che fanno la domanda. Per scoprire, subito dopo le elezioni che premiano sia Buzzanca in Comune sia Leonardi alla Provincia, che era una truffa: non ci sono soldi, concorsi annullati (…). Verdetto in Cassazione: condanna confermata. Che fa Buzzanca: se ne va? Macché: ricorre contro la rimozione (…). A novembre finalmente il sindaco, dichiarato decaduto, viene rimosso e deve lasciare il posto al commissario. E’ finita? Macché: ricorre contro la rimozione in Cassazione (…). Consulto nella Casa delle Libertà: che fare? Idea: se la legge dà fastidio, si cambia. Detto fatto, al primo Consiglio dei ministri utile, giovedì scorso, la nuova regoletta è pronta: ineleggibilità e decadenza valgono solo per il “peculato di appropriazione” (quando ti impossessi di una cosa per sempre) e non per il “peculato d’uso” costato caro al sindaco messinese!
e questa persona continua a candidarsi????
venerdì 21 marzo ore 15.oo presso il circolo “ottobre rosso” di barcellona sarà presente la compagna deputata Daniela Dioguardi, per un incontro dibattito su:cuffarismo, sanità siciliana, questioni di Genere.
Chi è Daniela Dioguardi
“Ho 56 anni e vivo a Palermo. Sono sposata con una figlia e due meravigliosi nipotini. Sono diventata comunista per mia madre: è stata lei a trasmettermi l’amore per la giustizia sociale e per la libertà. Ho partecipato al ’68 e, dopo un periodo di militanza nel Manifesto, mi sono iscritta nel 1974 al PCI, organizzando le lotte con le donne dei quartieri popolari. Mi sono laureata in lettere classiche e insegno nella scuola superiore, convinta sostenitrice del valore della scuola pubblica e laica. L’esperienza della maternità, unita al lavoro e all’impegno politico, mi ha fatto toccare con mano la difficoltà dell’essere donna in un mondo pensato e organizzato dagli uomini e alla fine degli anni ‘70 ho aderito all’UDI, divenendone presidente provinciale. Mi sono spesa nella creazione di luoghi, come il centro di accoglienza per donne vittime di violenza, e nella diffusione del pensiero del femminismo, costruendo una solida rete di relazioni tra donne. Nel 96 non ho più rinnovato la tessera al PDS e mi sono avvicinata al PRC, iscrivendomi nel 2002 e ricostituendo nella mia città il Forum delle donne e il Forum della scuola.
Si narra che un giorno qualcuno disse ad Aristotele che la filosofia era inutile, che non serviva a nulla; il filosofo macedone per risposta prese un foglio ed invitò il proprio interlocutore a scrivere il perchè la filosofia fosse inutile. Il risultato fu che l’interlocutore usò l’argomentare filosofico per descrivere l’inutilità della filosofia.
Eccoci qua, allora, a raccontare di gente che predica bene e razzola male. Si diceva quant’erano brutti i partiti, perchè c’erano delle candidature scelte dall’alto e, un mio amico vicino ai meetup di Messina criticava la scelta di presentare una lista per le regionali Degli “Amici” di Beppe Grillo e, soprattuto mi diceva di come Nessuno abbia avuto voce in capitolo per la scelta della candidata alla presidenza della regione. Nessuno, a parte L’Imperatore Beppe, che ha controllato la lista ed ha dato mandato ai suoi proseliti di crescere e moltiplicarsi, elettoralmente, così come ordinato. Ma si sa, i partiti tradizionali sono lo schifo peggiore, irriformabili, quindi meglio affidarsi ai pochi illuminati che possono guidarci verso nuovi orizzonti. E cosa c’è di meglio di un bollino di garanzia? un bollino, si sa, è la garanzia migliore della qualità di una lista: lo diceva anche la pubblicità, che le banane migliori sono quelle col bollino blù, e noi siamo sempre più Repubblica delle banane e sempre più bisognosi di bollini. E così la Carismatica è diventata la candidata di quel movimento del “vaffanculo tutti”o vaffa day che ha rappresentato il culmine dell’antipolitica nazionale: tutti insieme, tutti uguali, destra e sinistra, mangiano e “rubbano” alla stessa maniera, come dice un macellaio di mia conoscenza che poi arrotondava a suo favore il prezzo della carne, facendomi pensare a come sarebbe stato il parlamento con gente di questo tipo. tutti uguali, quindi, fino a quando i paladini della giustizia della legalità e della libertà, che preferiscono i salotti alle strade, hanno deciso di scendere in campo. Finalmente, ho pensato, non ci saranno solo passerelle parolaie ogni 8 di Gennaio, con rispettivo codazzo di “sepolcri imbiancati” pronti a spalare merda sul lavoro di questo e di quello, con il retrogusto amaro del “barcellona fa schifo” detto da uno dei relatori che quesa città l’ha solo vista dal finestrino della propria auto. Probabilemnte questa città non è il massimo, lo denunciamo da tempo, mi pare, però le chiacchere non spostano le montagne, e non migliorano manco un paese che ne ha seriamente bisogno. Dopo ogni cerimonia, la “banda della verità” sparisce, lasciando noi poveri abitanti antimafiosi a parlare di antimafia mentre i boss si prendono un caffè vicino a noi. Forse, chi parla di determinate cose, dovrebbe vivere in quei territori ed agire, o tentare di farlo concretamente, “rischiando” come fanno tutti i cittadini normali, attraverso una prassi che non si fermi alle commemorazioni, ma ad un tipo di antimafia sociale che dura per tutto l’anno.
Pubblichiamo l’articolo di Valentina Rappazzo sulle condizioni del Liceo Scientifico Medi Di Barcellona P.G.
“Abbiamo risolto i problemi del Liceo Scientifico Medi” citava aulico il magico libretto dei sogni, che tutti noi ci siamo visti spedire, durante il periodo elettorale 2007 della città di Barcellona P.G. Ma le mura e le strutture del prima citato liceo non sono d’accordo con il sindaco. Infatti, il problema, che il caro sindaco ritiene risolto, è anzi peggiorato. Non sono stati nemmeno iniziati i lavori per la sede promessa, le strutture sono plurime, una più scadente dell’altra, e chi ci va di mezzo sono gli studenti e il diritto allo studio. Passiamo ora in breve rassegna il liceo Medi, o meglio “i” licei Medi. Eh si perché a Barcellona non c’è sono un Medi, ma ben 5 plessi dove i poveri studenti sono dislocati.Partiamo dalla sede “storica” del Liceo, sita in via San Vito, comunemente detta “la centrale”. Sede chiaramente in decadenza, che però, dopo il crollo di quella sita nell’ex convento, ex pretura, ora anche ex scuola, dei Basiliani, è stata ridipinta, perché si sa, la vernice ripara perfettamente le strutture fatiscenti. Subito dopo vengono i plessi Bauro e Upim, dove gli studenti seguono le lezioni comodamente alloggiati in garage e stanze non idonee, dolcemente accompagnati dal suono incessante delle autovetture che passano a poco più di un metro da loro. Proseguiamo poi prendendo in considerazione il plesso Miano, forse uno di quelli che versa nelle “migliori” condizioni, anche se ovviamente la struttura è cadente e non idonea ad ospitare una scuola, essendo predisposta per essere usata come condominio. Arriviamo così all’ultimo, glorioso, plesso del Liceo Medi: quello sito a St Antonino. Assegnato agli studenti dopo mesi di proteste organizzate da studenti e professori, culminati con quella del 1 Dicembre 2006, con un presidio di oltre 600 studenti, insieme ai professori e all’allora preside, davanti a Palazzo dei Leoni, sotto una pioggia incessante. Molti si sono presi il merito per l’assegnazione di questa “nuova” struttura, da dividere in equa parte con l’Ipsia Ferrari, che di nuovo ha soltanto la vernice sui muri. Certo, non ci si può lamentare degli interni, le aule sono luminose, i buchi nei tetti consentono un ricambio d’aria anche a finestre chiuse, tutto è nuovo, tutto è bello…..ah dimenticavo..se volete accedere all’area destinata allo scientifico dovete salire al secondo piano, ma non dall’entrata principale, ma dalle scale antincendio. Si, proprio dalle scale antiscivolo…ma state attenti, perché si scivola.Valentina Rappazzo


La sera del 13 marzo (ieri), intorno alle ore 23.20, una fabbrica nella zona industriale di Barcellona è improvvisamente saltata in aria. Restano ormai solo le mura dell'edificio, le cui saracinesche sono arrivate a metri di distanza.
Il boato si è sentito in tutta la città, e a chilometri le finestre vibravano, tanto che la concessionaria di fianco ha subito danni enormi alle auto esposte e alcuni abitanti della stessa strada si sono ritrovati con gli spifferi in casa.
La solita storia barcellonese.
Le nostre indefesse forze dell'ordine sono accorse in mattinata, con una coda di giornalisti al seguito.
Stabile sotto sequestro, e la vita barcellonese riprende con solo una fabbrica in meno.
Quello che non convince non è tanto il (normalissimo) fatto in sè, quanto il complesso degli eventi di questo genere, che negli ultimi tempi a Barcellona si va intensificando: bombe molotov in pieno centro, auto bruciate, negozi in fiamme e adesso anche fabbriche scoperchiate.
La cosa preoccupante è che, oltre al numero crescente, si va anche anticipando l'orario.
Chi come me vive a Barcellona da sempre ricorderà che questi fenomeni si sono sempre verificati in orari in cui è difficile essere visti.
È vero che la nostra attivissima città non supera un coprifuoco autoimposto che coincide pressappoco con l'orario di chiusura delle boutiques di alta moda in centro.
È vero anche che il barcellonese medio dà la massima espressione di sè nel voltarsi dall'altro lato.
Ma è mai possibile che dei tizi non identificati non abbiano alcun problema ad imbottire di esplosivo uno stabile di diversi metri quadrati, in una zona abbastanza trafficata (rigorosamente di passaggio) e per di più nel primissimo dopocena?!
È possibile che tali attività siano state assorbite talmente da non suscitare il minimo problema ai passanti?
Evidentemente sì.
Poiché il sentire di molti è turbato solo allorché gli avvenimenti li tocchino da vicino, vorrei domandare ai concittadini: se casualmente vostro figlio si trovasse a passeggiare per Barcellona in orari moralmente concessi e, sempre casualmente, uno stabile, proprio lì, dovesse saltare in aria figlio compreso, che fareste?
Ebbene mi domando perché anche in caso di sicurezza collettiva l'opinione pubblica non pronunci vocale nè consonante.
Complimenti, comunque.
Tornando tristemente all'accaduto, sono in corso indagini. Sarà stato per qualche eroico gesto del proprietario che stona con l'eterno "va così" degli eventi o per qualche contrasto intestino che necessitava vendetta?
I testimoni all'unisono hanno più volte confermato l'ipotesi che “non hanno visto niente e non sanno niente”.
Dunque le indagini sono a buon punto.
Noi ci terremo informati.
Più voti Veltroni, più vince Berlusconi. Dati del 2006 alla mano è uno dei paradossi più clamorosi, per il Senato, della legge elettorale votata dal centrodestra. Uno studio pubblicato sul Messaggero ha il merito di rovesciare tutti i luoghi comuni costruiti ad arte sul “voto utile”. Soprattutto perché con un’operazione di verità ribalta l’analisi dal bipartitismo artificiale Veltroni-Berlusconi prendendo in considerazione tutte le forze principali in campo: Pd, PdL, Sinistra Arcobaleno e Udc.
Com’è noto, alla Camera con questa legge elettorale basta un solo voto in più rispetto a tutti gli altri partiti per accapararsi 340 deputati (il 54%). E visto che a Montecitorio Berlusconi è in testa in tutti i sondaggi , Pd, SA e Udc si spartiranno i 270 deputati restanti. Chi parla di pareggio dunque deve necessariamente concentrarsi su palazzo Madama, che anche nella prossima legislatura sarà l’ago della bilancia.
Sul Messaggero si tracciano 4 scenari constatando che “il controllo della camera alta non dipende solo dallo scontro diretto Berlusconi – Veltroni” ma soprattutto dal risultato delle altre forze politiche: per come è fatta la legge elettorale e per la serie storica di dati tra regioni “bianche” e “rosse” una maggioranza chiara di destra è infatti quasi impossibile.
Salvo in un caso: con i due partitoni che prendono tutto o con una sinistra perdente sotto l’8%. Prendiamo per semplicità la simulazione più “bipartitica” di tutte: prevede un testa a testa Pd-PdL (39,4% contro il 42,4%) e una sconfitta pesante sia per Bertinotti che per Casini (entrambi sotto il 6%). Ebbene, potrà sorprendere ma proprio il risultato più netto è quello che garantisce la maggioranza assoluta del senato a Berlusconi: 164 seggi al PdL contro i 138 del Pd e 2 ciascuno per Sa e Udc (in Toscana e in Sicilia). Questo perché sia nelle regioni “rosse” che in quelle “bianco-azzurre” proprio le terze forze Sa e Udc hanno l’effetto (riequilibrante) di togliere seggi al partitone perdente. Facendo le somme, in quasi tutte le regioni un successo della Sinistra toglie seggi a Berlusconi. Al sud, viceversa, un risultato dell’Udc favorisce di poco Veltroni. Non a caso la simulazione massima in cui la Sinistra raggiunge il 9,3% (21 senatori) è anche quella in cui Berlusconi prende meno seggi (154).
Dal punto di vista politico si possono trarre due conclusioni. La prima è che chiunque vinca in Senato ci saranno comunque tre opposizioni (Sa, Udc, Pd) che non si possono sommare tra loro. Ad esempio: sulle missioni estere Udc e Pd potrebbero votare con il PdL ma non la Sa.
La seconda, altrettanto importante, è che parlare di sostanziale pareggio non vuol dire altro che preparare uno scenario in cui Pd e PdL da soli controllano 311 seggi su 315 a Palazzo Madama. Un numero forse insufficiente a dare un governo stabile ma che consente di fare riforme costituzionali senza neanche passare per il referendum confermativo. Una “grande coalizione” per le riforme del tutto inedita nella storia rep
