By Pasquale | Gennaio 30, 2008 - 4:19 pm - Categorie: politica locale

Ci permettiamo postare su questo sito, anche per un vostro parere, quanto dichiarato da Oliviero Diliberto sulla candidatura di Rosario Crocetta, sindaco di Gella, alla Presidenza della Regione Siciliana.

Primo tra tutti a sponsorizzare la candidatura del sindaco di Gela il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto, partito al quale Crocetta appartiene. “Una candidatura non di partito, ma come esponente di un ampio e unitario fronte antimafia”.

“Rosario Crocetta - aggiunge Diliberto - è un amministratore che ha fatto della legalità e della lotta alla mafia attraverso la sana amministrazione il tratto della sua opera quotidiana. E gli elettori del centrosinistra e non solo hanno saputo apprezzare questo modo di amministrare, prova ne sia il 65% con cui Crocetta è stato rieletto sindaco al secondo mandato. Sarebbe un ottimo presidente della Regione”.

“In Sicilia è tempo di aria nuova, totalmente nuova e fresca. Un’aria che porti energie pulite, esperienza, competenza, rigore morale”. Conferma Orazio Licandro capogruppo del Pdci in commissione Antimafia. “I comunisti italiani propongono a tutti gli alleati del centrosinistra una risorsa che tutti hanno sperimentato in questi anni. Una risorsa di buon governo e che risponde a quei requisiti. Ha un nome e cognome, si chiama Rosario Crocetta e fa il sindaco a Gela”. Secondo Licandro, “attorno a Crocetta si può costruire il più ampio fronte democratico, progressista e di sinistra per la legalità e contro la mafia, ed è, credo, una delle proposte migliori che possa essere ben coniugata con la stagione nuova aperta dalla Confindustria siciliana: liberare la democrazia siciliana dal potere asfissiante e opaco del centrodestra”.

PdCI Messina

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tratto dal sito www.sxnet.it

Turigliatto e la sindrome massimalista

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Con rabbia
Scritto da Matteo   
venerdì 25 gennaio 2008

Fare i coerenti a tutti i costi e votare come le destre… E’ coerente?

Credetemi, io mi sforzo di capire il compagno Turigliatto e tutti i compagni di Sinistra Critica.

Ho simpatia per chi parla fieramente di anticapitalismo, comunismo, redistribuzione, no alla guerra e così via.

Ma a tutto c’è un limite.

Sempre per il solito giochino del “io sto più a sinistra di te”, Turigliatto in questi due anni ha rotto le scatole (diciamo quelle) in una situazione in cui, obiettivamente, non poteva permetterselo.

Meglio un Prodi di centrocentro e un po’ di sinistra, o meglio un destradestra un po’ di centro di Berlusconi?

Dimmelo, Turigliatto.

Caro Turigliatto, ai lavoratori della tua “coerenza” non frega assolutamente nulla, io sono comunista ma voglio governare, influire sulla politica di questo paese mettendoci la faccia, anzichè abbaiare alla luna concetti bellissimi ma inascoltati.

E poi, è andata a finire che hai votato insieme a ex fascisti, neo fascisti, forzaitalioti e neo-dc nonchè amici di Confindustria e delle banche e dei venditori di armi: questa è la tua coerenza, Turigliatto?

Vergogna. Questi non si meritano neanche un voto.

ps Se te, caro Turigliatto, eri così duro e puro, perchè accettasti la candidatura al Senato in Rifondazione? Non sapevi che Rifondazione aveva un accordo di coalizione? Hai tradito il tuo mandato!! 

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By Carmelo | Gennaio 24, 2008 - 3:02 pm - Categorie: politica nazionale, comunicati stampa

Un commento di Antonio Belpasso sugli ultimi sviluppi politici

Ebbene si, eccoci al probabile capolinea del governo Prodi. Un governo che si è dichiarato di sinistra ma solamente sulla carta. Un governo dove hanno fatto da padroni non chi teneva davvero al benessere della popolazione, ma chi, grazie a questa legislatura che si è dimostrata un continuum del governo Berlusconi, teneva a curare i propri interessi a danno del più debole. Un governo dove si è pensato troppo all’assillante problema del bilancio, senza pensare a chi non arriva al terzo mese. Un paese con una maggioranza che si forma e si riforma come una squadra di calcio durante il mercato di riparazione. Un paese dove

la Giustizia con

la G maiuscola non esiste, vedi il caso dell’indulto. Ma il problema è stato a monte, questi fatti degli ultimi giorni sono solo la conseguenza naturale della scelta scriteriata della classe dirigente tutt’ora al potere. Sbagli clamorosi nella scelta delle “poltrone” da assegnare, scelta dettata non da scelte opportune, ma da scelte di comodo. Scelte di comodo che hanno portato allo sfacelo di una coalizione nata solo per sconfiggere Berlusconi, ma non per esserne una reale alternativa.

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By Carmelo | - 10:37 am - Categorie: educazione civica, comunicati stampa, regione sicilia, mafia
Caso Cuffaro. La specchio del degrado della nostra democrazia
di Francesco Forgione, deputato del Prc-Se e Presidente della commissione parlamentare antimafia 
   La riforma morale della politica nel nostro paese non è più rinviabile. Senza di essa la democrazia si spegne, come le stesse vicende politiche nazionali stanno dimostrando

La vicenda  Cuffaro non rappresenta una delle tante vicende giudiziarie siciliane e neanche una delle tante forme di distorsione della politica in una terra martoriata dalla mafia. Per questo merita una riflessione approfondita. Non è mai successo prima, nella storia repubblicana, che un presidente di regione fosse condannato per favoreggiamento ai mafiosi. La sentenza è di una gravità eccezionale e senza precedenti: 5 anni di reclusione (il massimo della pena prevista per favoreggiamento, aggravato dal comma 2 dell’art. 378 del codice penale) per aver favorito soggetti aderenti all’associazione mafiosa. A questa pena i giudici hanno aggiunto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, pena significativamente ancora più grave per chiunque ricopra cariche pubbliche e, in questo caso, parliamo della massima istituzione della regione siciliana, equiparata dalla nostra costituzione a rango di ministro.

Una sentenza che conferma l’intero impianto accusatorio dei pubblici ministeri, condannando tredici su quattordici imputati, tra i quali figura centrale è Michele Aiello, l’imprenditore di Bagheria, proprietario della famosa clinica Villa Santa Teresa, prestanome di Bernardo Provenzano, condannato a 14 anni di reclusione e alla confisca immediata di 60 milioni di euro, 20 dei quali da restituire alla asl di Palermo.

L’altro elemento riconosciuto nella sentenza è la condotta continuata nella reiterazione del reato da parte di Cuffaro nel sistema messo in piedi assieme agli altri imputati.

Ma chi sono i soggetti mafiosi favoriti da Cuffaro? Innanzitutto Guttadauro, boss e capo mandamento di Brancaccio, uno dei principali quartieri mafiosi di Palermo, più volte condannato e in galera e all’epoca dei fatti agli arresti domiciliari; Aragona, medico e mafioso con condanne già scontate; Greco, anche lui medico e all’epoca dei fatti sotto processo per mafia; Miceli, medico, politico suo fedelissimo, all’epoca dei fatti sempre indagato per 416 bis e successivamente condannato a 8 anni di carcere; il maresciallo Riolo, condannato a 6 anni di reclusione e l’imprenditore Michele Aiello. Una sentenza grave, per violazione di segreto e favoreggiamento aggravato a singoli mafiosi ma non all’organizzazione Cosa Nostra.

E’ chiaro che una sentenza di questo tipo pone un problema di trasparenza della politica e di legittimità democratica per la permanenza alla più alta carica istituzionale della Regione siciliana. Una incompatibilità etica e morale, in una regione che ha pagato il più alto tributo di vite umane allo scontro tra la mafia e la democrazia, con il sacrificio di uomini dello stato, magistrati, politici, sindacalisti, preti, imprenditori e tanta gente “comune”, donne e uomini vittime di una violenza segnata dalla presenza mafiosa e dalle sue coperture e collusioni politico-istituzionali.

Come si può sostenere, nel momento della ribellione degli imprenditori e dei commercianti alla mafia del pizzo, che un imprenditore, nelle stesse condizioni di Cuffaro, non può partecipare ad una gara pubblica, poiché non gli verrebbe concesso il certificato antimafia, mentre Cuffaro può continuare a governare la Regione, gestire i finanziamenti europei e nazionali, amministrare miliardi di beni pubblici? Tutto aggravato dalla farsa e dall’arroganza dei “festini” a base di cannoli per festeggiare una sentenza che ne sancisce i rapporti mafiosi, in una sorta di autoassoluzione che aggrava, al di là delle appartenenze, il giudizio generale sulla politica, ne acuisce la crisi, ne accentua il distacco dai bisogni e dal sentire comune della gente.

Quanto sta avvenendo in Sicilia ci dice che  c’è poco tempo, che non è più rinviabile una riforma morale della società e del Paese, senza la quale la democrazia si spegne, come le stesse vicende politiche nazionali stanno dimostrando, con il rischio di un nuovo definitivo scontro tra politica e magistratura.

 

Il tema della lotta alla mafia  impone una sua centralità nell’agenda politica, a condizione che la politica, tutta, a destra e sinistra, non ritenga di poterlo eludere per relegarlo nell’ambito giudiziario e penale. Ne va della sua credibilità, della sua trasparenza e di quella dell’intera democrazia repubblicana.

22 Gennaio 2008

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By Carmelo | Gennaio 23, 2008 - 11:19 am - Categorie: educazione civica, politica nazionale, commemorazioni, eroi

“IN MEMORIA DI ARRIGO BOLDRINI”

Non lasciamo che con lui muoiano le sue idee

(di Bruna Iacopino)

Medaglia d’oro al valor militare, presidente onorario dell’ANPI, membro dell’Assemblea costituente e dirigente del PCI… Il comandante Bulow, all’anagrafe Arrigo Boldrini, ci lascia all’età di 92 anni, una vita spesa per la libertà e la democrazia. Difficile tracciare il profilo di una figura di così alto valore civile e politico, difficile identificare l’eredità da lui lasciata a memoria imperitura. “Il timore, e la riflessione che si fa ogni qual volta scompare un personaggio di tale levatura è che scompaiano insieme a lui le idee che hanno segnato il corso della sua vita e per le quali ha combattuto” commenta Massimo Rendina, presidente ANPI Roma e Lazio.
Anche lui ha difficoltà a racchiudere in poche parole la figura di Arrigo Boldrini, distintosi in battaglia per le sue capacità strategiche, che, non per niente gli avevano fatto meritare l’appellativo di Bulow, il generale prussiano che era riuscito a sbarrare la strada a Napoleone contribuendo in maniera determinante alle vittorie di Waterloo e Lipsia. Comandante della XXVIII brigata Garibaldi, Boldrini ebbe un ruolo determinante nell’organizzazione della resistenza in Romagna.
“Ebbe la capacità di agire in situazioni estremamente diverse e giudicate difficili dall’esercito regolare di stanza al Sud della penisola- aggiunge Rendina. Era capace di ‘inventare’ di volta in volta la strategia giusta da seguire, cosa che gli valse la medaglia al valor militare”.
Ma Arrigo Boldrini non fu solo un grande partigiano. Dopo la liberazione entrato in politica militò all’interno del PCI, mantenendo sempre una sua particolare autonomia di pensiero e un grande senso patriottico: “Per quanto fosse fedele al partito, tuttavia non lo era mai nelle forme dell’assoluta obbedienza, credeva nella possibilità di un paese migliore, nella giustizia sociale…”
L’eredità che ci lascia è dunque quella delle idee. Parlare di antifascismo oggi non è solo retaggio del passato ma attualità di pensiero. “Bisogna partire dall’idea che il fascismo non era soltanto un movimento politico perché al suo interno convergevano diversi gruppi; fascismo è soprattutto un modo di pensare, che si ritrova ancora oggi.” Sostiene il presidente ANPI.
“ Il disprezzo del Parlamento come depositario dei valori costituzionali, la richiesta di un uomo forte al governo come unico referente… anche questo è fascismo. Essere antifascisti oggi significa difendere i valori di libertà e dignità della persona umana. Per questo è importante che anche i mezzi di informazione si facciano carico della sua eredità e portino avanti il messaggio che ci ha lasciato”

Per tutti quelli che vogliono militare seriamente in un Partito comunista consiglierei di leggere la vita e le gesta dei partigiani, dei loro immensi sacrifici per la pace, la libertà, l’eguaglianza

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By Carmelo | Gennaio 22, 2008 - 5:01 pm - Categorie: comunicati stampa, regione sicilia, mafia, politica locale

Partito della Rifondazione Comunista

Comitato regionale della Sicilia

Il segretario

COMUNICATO STAMPA

DIMISSIONI CUFFARO

RIFONDAZIONE COMUNISTA: “PROPONIAMO DI PRESENTARE

MOZIONI IN COMUNI E PROVINCE DI TUTTA LA SICILIA”

PALERMO “Rifondazione Comunista promuove la presentazione, in tutti i Comuni

e le Province dell’isola, di una mozione per chiedere le dimissioni di Cuffaro”. Lo

annuncia Rosario Rappa, segretario regionale di Rifondazione Comunista.

“Attiveremo tutti i nostri rappresentanti istituzionali negli enti locali per arrivare alla

più ampia convergenza possibile – spiega Rappa – perché la classe politica siciliana

ha l’obbligo e il dovere di prevenire, recidere e combattere, ad ogni livello, il

fenomeno mafioso”.

“La massima carica dell’isola – continua Rappa - dovrebbe rappresentare un punto di

riferimento fondamentale per la lotta contro la mafia ed essere riconosciuto come un

irriducibile nemico delle organizzazioni criminali e mafiose. Cuffaro è stato

dichiarato colpevole per avere favorito il capomafia di Brancaccio, Giuseppe

Guttadauro, il condannato per mafia Salvatore Aragona, l’allora indagato per

associazione esterna alla mafia Mimmo Miceli poi condannato e l’allora l’indagato

per partecipazione alla mafia ed oggi condannato, Michele Aiello, intralciando

perfino le indagini sulla cattura del boss Provenzano”.

“I reati addebbitati a Cuffaro – conclude Rappa - sono gravissimi. Per ridare al

popolo siciliano la fiducia nelle istituzioni le sue dimissioni sono imprescindibili”.

Palermo, 21 gennaio 2008 L’addetta stampa

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By Pasquale | - 2:33 am - Categorie: messina, politica locale

Carissimi/e Compagni/e, nel ringraziarvi per la pubblicazione del precedente documento, vi inviamo un comunicato stampa relativo alla spaccatura sancita da Sinistra Democratica con accuse infondate e ferneticanti ad esponenti nazionali del PdCI.

Messina, 20 gennaio 2008

COMUNICATO STAMPA

Le farneticanti dichiarazioni di Claudio Fava (esponente di Sinistra Democratica) contro il compagno On. Orazio Licandro hanno definitivamente escluso – per lo meno in Sicilia – ogni possibile progresso sulla via dell’unificazione dei partiti della Sinistra/Arcobaleno.
La querela che, al compagno Licandro, invitiamo ad inoltrare agli organi giudiziari è l’inevitabile conclusione della prolungata aggressione di Claudio Fava, e con lui Sinistra Democratica in Sicilia su cui ricade l’intera responsabilità, appare non solo priva di qualsiasi fondamento, ma anche logicamente incomprensibile e politicamente autolesionista.
La federazione provinciale del PdCI di Messina, nell’esprimere piena ed incondizionata solidarietà al compagno on. Orazio Licandro, non può fare a meno di denunciare il possibile disegno – politicamente criminoso – volto a delegittimare il Partito dei Comunisti Italiani che intende mantenere viva l’eredità culturale e la lezione politica del PCI e dei suoi grandi maestri.
Il PdCI invita i partiti, che a quel processo di unificazione hanno creduto e dato vita, a dissociarsi da simili metodi, anche per evitare il pericolo che il disperato azzardo di un singolo scateni una battaglia elettorale senza regole fra partiti che sono e dovrebbero restare vicini, se non fratelli.
La federazione provinciale del PdCI Messina

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By Carmelo | Gennaio 19, 2008 - 3:24 pm - Categorie: mafia, le meraviglie di barcellona pozzo di gotto, politica locale

Mentre in Sicilia non si parla d’altro che della condanna di Cuffaro, del fatto che il governatore della “famiglia” Siciliana abbia esultato per una condanna di “soli” cinque anni, senza l’aggravante dell’associazione mafiosa, a Barcellona si discute di candidature per le elezioni provinciali.

A tal proposito proprio ieri mi si esponeva un caso che potrei definire paradigmatico del fare politica in questa zona di Sud; un importante esponente politico locale, ha “intimato” la candidatura di un giovane del suo partito, dicendogli espressivamente:”tu ti candidi, ma non devi prendere neanche un voto, perchè dobbiamo far vincere un attuale consigliere comunale, che così, diventando provinciale, libererà un posto al consiglio comunale per il primo non eletto”. il giovane in questione, come riportato anche da lui stesso, odia questo partito, di cui fa parte “perchè non ne può fare a meno”. La domanda che nasce spontanea, parafrasando qualcuno, è:” ma perchè non li abbandoni?”La risposta non si è fatta attendere:”perchè non ne posso fare a meno. Grazie a qualche aiuto ho superato i test  della facoltà di medicina, sempre grazie a questo aiuto mia madre ha avuto diverse promozioni. Senza tutto questo, io oggi non riuscirei a comprarmi le scarpe di marca che mi piacciono tanto”.

L’autodeterminazione vale meno di un bel paio di scarpe e qualche raccomandazione?

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