Ogn'anno, il due novembre, c'è l’usanza
d'appicciare lampadine per gli estinti.
Ognuno butta soldi in questa danza
a celebrare dispendiosi riti finti…

Tutti o quasi ricorderanno la poesia di Totò che ho plagiato per dare l'incipit a questo articolo. Chissà quanti ricorderanno, però la morale che sottende l'intera opera, condensata nella battuta finale del netturbino fu' Esposito Gennaro:

'A morte 'o ssaje che d'è?… è una livella.
'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'è fatto ancora chistu cunto?
Perciò, stamme a ssentì…nun fa' 'o restivo,
suppuorteme vicino - che te 'mporta?
'Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie… appartenimmo à morte!

Pagliacciate è il termine giusto, perché certamente non di tradizione si può parlare, per un rito religioso che, vecchio quanto mai, non può essere più antico dell'avvento della distribuzione in grande scala dell'energia elettrica.
Chi non mi crede, prenda tutto il Vecchio e il Nuovo Testamento e se li spulci da cima a fondo. Se in qualche parte troverà un precetto che obbliga il buon osservante ad accendere lampadine in onore dei defunti, son pronto a stampare su carta il qui presente articolo e mangiarlo per intero.
Ma posto per ipotesi che non si tratta di un rito religioso, di che cosa si può parlare, dunque?
Consideriamo i fatti:

  • Una volta l'anno, una ditta locale riceve l'appalto per occuparsi di questa "faccenda":
  • Solitamente, ogni anno, la gara è affidata alla stessa ditta (questo non vuol necessariamente significare qualcosa, ma al momento lo riporto);
  • Ogni anno un certo numero di giovani viene reclutato per l'attività di "lampadinaro" (detto anche, dagli utenti del cimitero, beddhu carusu, m'appicci 'sta lampa?); solitamente, questi giovani non risultano regolarmente assunti (dichiarazione non necessariamente rispondente al vero per gli ultimi anni, mi riservo di verificare, ma comunque vera per anni trascorsi);
  • Ogni anno, l'utente che voglia appicciare qualche lampadina (costo della stessa irrisorio, costo della corrente consumata per il suo mantenimento in accensione ancora più irrisorio, in quanto a basso voltaggio) deve spendere cifre che appaiono piuttosto esagerate. Tenuto anche conto del salario solitamente scarso concesso ai lampadinari di cui sopra.

Ciò detto e considerato, con tutto il rispetto verso i credenti e osservanti, se qui non ci troviamo di fronte ad un rito religioso, come possiamo chiamare tale uso?
Magari non c'è uno sfruttamento della credulità popolare, ma non mi sembra nulla di cattolico. Piuttosto, parafrasando un vecchio ed efficace detto, che si richiama ai veri valori cristiani, propongo NON LAMPADINE, MA OPERE DI BENE!
Avete ad esempio intenzione di accendere ai vostri cari estinti delle lampadine per un totale di - diciamo - 30 euro? Perché non scegliere un ente benefico e accreditargli quella stessa somma (anche detratto un euro di bollo) e poi appicciare sulle lapidi una bella fotocopia della ricevuta del bollettino con accanto la scritta "Questo fa molta più luce!"?

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By Lucio | Ottobre 30, 2007 - 1:28 pm - Categorie: educazione civica, mafia, furti, politica locale

AddioPizzo

AGRIGENTO
Imprenditori agrigentini, stanchi di pagare il "pizzo", decidono di denunciare il racket.
È grazie alla loro collaborazione che la polizia di Stato ha provveduto ad eseguire 11 fermi di polizia giudiziaria, disposti dai pm della direzione distrettuale antimafia di Palermo che ha coordinato l'inchiesta.
Nell'indagine sono coinvolti alcuni politici: tra i fermati, con accuse che vanno dall'associazione mafiosa all'estorsione, il consigliere comunale di Siculiana (Agrigento) Francesco Gucciardo (ds), mentre tra gli indagati dell'inchiesta risultano anche il sindaco di Siculiana Giuseppe Sinaguglia (ds) e il comandante dei vigili urbani dello stesso comune, Giuseppe Callea.
Secondo gli investigatori, nove degli undici fermati facevano parte della scorta armata che avrebbe protetto per mesi Gerlandino Messina, il latitante di Porto Empedocle considerato il numero due della provincia agrigentina (dietro il superlatitante e capo di Cosa Nostra, Giuseppe Falsone).
Tra i cinque imprenditori che hanno denunciato il giro di estorsioni di cui erano vittime, anche il presidente di Confindustria di Agrigento, Giuseppe Catanzaro.

fonte: Centonove

Sembra strano, a leggere, che ci sia gente in certe città capace persino di ribellarsi agli estorsori. Così strano che la cosa passa come notizia, meritevole di pubblicazione.
Da un lato, il coraggio di questi imprenditori mostra che pagare e tacere non è un dogma divino.
Dall'altro c'è da sperare che questi imprenditori non siano abbandonati dallo Stato, come capita spesso a chi sceglie la via meno comoda.

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By Carmelo | Ottobre 27, 2007 - 11:58 am - Categorie: politica locale
COSTI DELLA POLITICA ED EQUITÀ SOCIALE

Il tema della riforma della politica non può essere separato dalla condizione generale del Paese, la crescita di disuguaglianze e di privilegi da parte di una precisa classe: gli imprenditori, i grandi manager pubblici e privati, il mondo della finanza, il grande giornalismo, il mondo dello spettacolo e dello sport professionistico
L'insieme di questo mondo privilegiato non solo ha visto crescere in maniera esponenziale i propri profitti e i propri emolumenti ma gode, per la gran parte, di un regime fiscale di assoluto privilegio (grazie anche all'evasione ed elusione fiscale che in questi ambiti si annida).
Un accrescimento esponenziale di ricchezze, mentre l'insieme del mondo del lavoro andava perdendo il proprio potere di acquisto e il Paese intero arretrava.
Un aumento esponenziale, quindi, delle disuguaglianze come mai si è visto in questi ultimi decenni.
Milioni di lavoratori dipendenti e di pensionati hanno visto ridotto il potere di acquisto delle loro retribuzioni, hanno perso i meccanismi automatici di adeguamento alla crescita reale del costo della vita, vedono tassati i loro modesti aumenti contrattuali, che spesso costano ore di sciopero, all'aliquota fiscale più alta, addirittura subiscono una ulteriore erosione del loro reddito attraverso il meccanismo perverso chiamato fiscal drag.
Imprenditori e grandi manager, al contrario, hanno incrementato i loro redditi in maniera esponenziale, aumentando le disuguaglianze tra le fasce alte e quelle basse di reddito e, oltretutto, godono per gli incrementi dei propri emolumenti di regimi fiscali separati, in cui vi è un prelievo del 12,5% inferiore di oltre la metà a quello di lavori dipendenti e pensionati e ridotto del 50% rispetto alla media europea.
Quando si parla di tassare le rendite finanziarie e i guadagni speculativi almeno quanto avviene in Europa, parliamo precisamente di intervenire per eliminare questa intollerabile condizione di privilegio.
Risulta, in questo contesto, veramente incredibile che siano proprio i rappresentanti di questa classe privilegiata e favorita ad ergersi a paladini della moralizzazione e della buona politica.

Il tema dei costi della politica non può essere separato, inoltre, da quello del rapporto perverso tra affari e politica che rappresenta un peso insopportabile anche come costo economico e come fattore di arretratezza del Paese. I dati dell'ultimo rapporto internazionale sulla corruzione nel mondo parlano assai chiaro:
L'Italia è al 41º posto nel mondo nella classifica per l'etica sugli affari nel settore pubblico,
con un punteggio al di sotto della sufficienza
. Lo studio di Trasparency International, che investe 180 Paesi in tutto il mondo, vede quest'anno al primo posto la Danimarca, la Finlandia e la Nuova Zelanda con 9,4 punti. All'ultimo vi è la Somalia con 1,4 . Vi è una stretta correlazione tra la corruzione e la povertà: il 40% delle nazioni che hanno un voto inferiore a 3 risultano infatti essere estremamente povere.
È calcolato che ogni punto in meno di 10 nella classifica della trasparenza (l'Italia ha solo 5 punti) corrisponde al 16% in meno degli investimenti stranieri con conseguenze disastrose su PIL e occupazione.
È stimato che il 2,5% del nostro PIL finisca in tangenti, ed in più si deve considerare che il vantaggio del corruttore è almeno il doppio di quanto viene pagato.

Nel nostro Paese è possibile quantificare il danno provocato dalla corruzione nell'ordine di grandezza di 70 miliardi di euro, una cifra impressionante che potrebbe essere destinata ad altro.

Il settore approvvigionamenti della Pubblica Amministrazione risulta essere uno dei più corrotti, e sempre Trasparency International calcola che interessi il 20-22% del volume.

Nelle seguenti strutture, nelle quali sono in corso gli accertamenti, risultano gravi corruzioni:

  1. Anas
  2. Asl: Lecce 2 Gallipoli, Napoli 5 Castellamare, Vibo Valentia
  3. Vendita Immobili INPS

Su tanti altri fronti ancora non è partito alcun accertamento.
Poco indagati e pubblicizzati sono i dati sulla corruzione interna alle aziende private a partire dalle grandi multinazionali che operano in Italia (i casi Siemens e ABB ecc.) e su quella diffusa nei punti sensibili delle vendite e degli approvvigionamenti.

In questo contesto affermiamo la più netta contrarietà ad affrontare il tema dei costi della politica attraverso il taglio dei livelli più decentrati della partecipazione, quali i consigli circoscrizionali, i consigli municipali e i consigli comunali.

La questione, invece, consiste nel non separare, come fanno ipocritamente una gran parte dei mezzi di informazione che alimentano la campagna dell'antipolitica, i costi enormi scaricati sulla collettività dal rapporto tra affari e politica e dalla corruzione, dal peso crescente sui bilanci pubblici i cui costi lievitano a causa dell'impiego di consulenze esterne e delle cosiddette esternalizzazioni, dalla zavorra rappresentata dal crescere di enti istituzionali di secondo livello (ognuno con il suo consiglio di amministrazione, i suoi sindaci ecc.) alimentato in questi anni.
La priorità per noi è una proposta che affronti il tema dal punto di vista dell'equità sociale e della riforma della politica.

Il punto è tagliare i costi, moralizzare la politica, investire sulla democrazia e la partecipazione.

1. Quanto guadagnano gli industriali e i grandi manager privati in Italia

C'è un'altra casta di cui nessuno parla: quella dei dirigenti e dei manager delle società private.
Quella di chi negli anni del declino industriale, della crisi economica, delle migliaia di lavoratori messi in cassa integrazione e della precarietà diffusa, ha aumentato in modo esponenziale il proprio compenso…

Ecco come sono lievitati in cinque anni gli "stipendi", al lordo delle tasse e senza contare stock option e bonus, di alcuni amministratori delegati o presidenti di società quotate che non hanno cambiato incarico (Fonte: L'Espresso):

Società Compenso 2001 Compenso 2005 Aumento in %
Cesare Geronzi - Capitalia 1.136.000 4.230.000 + 272,3
Alessandro Profumo - Unicredit 2.492.000 7.865.000 + 215,6
Giovanni Perissinotto - Generali 1.213.000 3.224.097 + 165,7
Fedele Confalonieri - Mediaset 1.755.000 4.567.486 + 160,2
Francesco Caltagirone - Cementir, Caltagirone 1.529.000 3.497.000 + 128,7
Maurizio Costa - Mondadori 1.258.000 2.035.000 + 61,7
Giampiero Pesenti - Italmobiliare 2.403.000 3.564.000 + 48,3
Marco Tronchetti Provera - Pirelli, Telecom 6.003.155 8.021.000 + 33,6
Luciano Moggi - Juventus 2.211.000 2.419.000 + 9,4
Luciano Benetton - Benetton 1.500.000 1.600.000 + 6,6
Yves Renè Nanot - Italcementi 815.000 1.007.300 + 23,5

Tra il 2001 e il 2005 è andata ben diversamente per i lavoratori dipendenti, i cui salari al netto dell'inflazione sono rimasti fermi ed hanno perso potere d'acquisto per oltre il 12%.

Cosa accade nel resto d'Europa? Mentre le retribuzioni dei lavoratori italiani restano tra le più basse del continente, i guadagni dei manager nostrani superano di gran lunga quelli dei colleghi d'oltralpe:

  • Tronchetti Provera intasca ben di più dell'amministratore delegato di British Telecom e di Deutsche Telekom;
  • Pierluigi Montani, amministratore delegato di Antonveneta prende più del doppio di Rijkman Groenink che guida Abn Amro;
  • Luca Cordero di Montezemolo, con i suoi 7 milioni di euro all'anno (solo da Fiat e Ferrari) si lascia alle spalle Bernd Pisctsrieder di Volkswagen (che guadagna 2,6 milioni) e Louis Scweitzer, boss della Renault (2,2 milioni).

A queste "paghe da fame" vanno sommati benefit e stock option.
Quanto sono costati nel 2005 i manager delle 65 principali società quotate in borsa?
350 milioni di euro, il 20% in più dell'anno precedente.
Ad esempio, grazie alle stock option, Antonio Favrin della Marzotto (che ha uno stipendio annuo di "soli" 500.000 euro) si è portato a casa 14 milioni di euro.

Il 2006 è l'anno della ripresa. E che ripresa, per i top manager italiani: oltre 40 (contro i 27 del 2005) hanno chiuso l'anno con una "busta paga" superiore ai 3 milioni di euro (sempre senza contare liquidazioni e opzioni).
Alberto Lima, tra Impregilo e Sirti, si è messo in tasca 7,3 milioni. Marco Tronchetti Provera si è consolato del disastro finanziario di Pirelli Telecom regalandosi un assegno da 7,1 milioni di euro
Non mancano i figli d'arte: Jonella Ligresti ha guadagnato oltre 5 milioni di euro, superando Francesco Caltagirone Jr. (4,7 milioni).

E come è andata con le stok option?
Nel 2006 i super manager delle società quotate hanno intascato oltre 500 milioni di euro.
In poll position c'è Rosario Bifulco, presidente e amministratore delegato di Lottomatica, che si è guadagnato una gratifica da 37,3 milioni. Le stock option su Ferrari hanno regalato a Luca Cordero di Montezemolo oltre 10 milioni.
Ed ecco la classifica dei 10 manager con i benefit più alti.

Rosario Bifulco - Pres. e A.d. Lottomatica 37,3 milioni
Francesco Saverio Vinci - Direttore centr. Mediobanca 17,6 milioni
Marco Sala - Direttore gen. Lottomatica 16,2 milioni
Corrado Passera - Amm. Delegato BancaIntesa 14 milioni
Massimo Carlo - Dirett.Generale Mediobanca 11,7 milioni
Luca Cordero di Montezemolo - Presidente Ferrari, Fiat, ecc. 10,296 milioni
Maurizio Cereda - Direttore Centrale Mediobanca 10,1 milioni
Guido de Vivo - Vice pres. e Ad. Mittel 9,5 milioni
Francesco Micheli - Risorse Umane Banca Intesa 8,8 milioni
Matteo Arpe - Amm. Delegato Capitalia 8,7 milioni

Sui milionari introiti derivanti dalle stock option i beneficiari pagano pochissime tasse, grazie all'applicazione di una aliquota secca del 12,5%.
Bel regalo, se pensiamo che il lavoro dipendente viene tassato in media del 30% e che, nel resto d'Europa, le rendite finanziarie sono tassate in media del 20%.

C'è una prassi che caratterizza sia i dirigenti delle società a partecipazione statale, sia quelli dei gruppi e delle grandi imprese private: quella di ricoprire incarichi in ben più di una azienda e di un ente (con relative remunerazioni):

Oltre ad essere presidente di Fiat, Luca Cordero di Montezemolo è presidente di Confindustria, presidente di Maserati, della Fiera Internazionale di Bologna e della Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (Luiss), è consigliere di amministrazione del quotidiano La Stampa, PPR (Pinault/Printemps Redoute), Tod's, Indesit Company, Campari e del Bologna Calcio…

Quanto guadagna in un anno Montezemolo?

Facciamo un gioco… fingiamo che venga pagato solo come presidente Fiat, che non percepisca un soldo come leader di Confindustria, che faccia volontariato alla Fiera di Bologna e nelle altre realtà in cui ricopre incarichi, che non abbia altri benefit, che non abbia percepito una lira con le stock option.
Facciamo finta che guadagni solo 7 milioni di euro all'anno… mentre sappiamo perfettamente quanto guadagna un operaio della Fiat: circa 1.100 euro netti al mese, ossia 14.300 euro all'anno (1.100 euro al mese x 13 mensilità).

7.000.000 (compenso presidente Fiat) : 14.300 (salario operaio Fiat) = 489
Il presidente della Fiat guadagna quanto 489 dei suoi dipendenti.

Tra il 2003 e il 2004 Fiat auto era un'impresa al collasso, con migliaia di lavoratori ripartiti tra cassa integrazione e mobilità. Il reddito complessivo dichiarato nel 2004 (e quindi relativo al 2003) dal Presidente di Fiat è stato di 15 milioni 775 mila euro.

15.775.000 (compenso Montezemolo): 14.300 (salario operaio Fiat) = 1.101
Nel 2004 Luca Cordero di Montezemolo ha guadagnato quanto 1.101 lavoratori Fiat attivi.

Facciamo un altro conto: i lavoratori messi in cassa integrazione percepiscono circa 800 euro netti al mese.
Montezemolo, con il suo solo compenso di un anno, avrebbe potuto pagare l'indennità di cassa integrazione a circa 1.500 lavoratori.

Oltre a mettersi in tasca assegni milionari, indipendentemente dallo stato di salute delle società che "governano", i top manager, quando se ne vanno, intascano liquidazioni da brivido.
Lo scettro 2006 spetta ai vertici del mosaico Pirelli - Telecom: Carlo Buona ha lasciato Bicocca con 18,8 milioni di euro.
Emilio Tonini è andato in pensione da Mps con 10 milioni di euro
Vittorio Colao ha salutato Rcs con 7,4 milioni di euro

Per concludere:

Possibile che questi signori, ben rappresentati da Confindustria, si facciano promotori di una campagna per ridurre le tasse (a loro stessi, ovviamente)?
Possibile che chi intasca personalmente milioni di euro all'anno continui a spiegarci che la competitività delle imprese si gioca sull'abbattimento del costo del lavoro (ossia del salario delle lavoratrici e dei lavoratori)?
Possibile che i vertici di Confindustria non passino giorno senza darci lezioni su come gestire il Paese?

Comincino a non costruire le barricate - come stanno invece facendo - contro la tassazione delle rendite finanziarie prevista dal programma dell'Unione.

2. I grandi manager delle grandi aziende pubbliche o a partecipazione statale

Facciamo solo alcuni esempi:

Aumenti tra il 2001 e il 2005
Società Compenso 2001 Compenso 2005 Aumento in %
Giuliano Zucconi - AEM 413.000 1.352.260 + 227,3
Vito Gamberale - Autostrade 1.046.000 1.242.108 +18,7

Le somme non comprendono stock option e liquidazioni.

  • Giancarlo Cimoli (Ex Ferrovie, Alitalia), 2 milioni 700 mila euro:
    Amministratore delegato e presidente di Alitalia, ha dichiarato 2 milioni e 700 mila euro, senza contare la lauta liquidazione ottenuta dalle Ferrovie dopo il suo passaggio all'Alitalia (intorno ai 6,7 milioni di euro).
    Il suo stipendio è aumentato in un anno del 23%. Per essere più precisi: dai 2 milioni e 269mila euro annui del 2004 è passato ai 2 milioni e 786mila del 2006 (esattamente quanto guadagnano 210 dipendenti a contratto standard)
  • Elio Catania (ex FS), 2,5 milioni:
    Ex presidente e amministratore delegato di FS, pare sia stato liquidato con una buonuscita di 7 milioni circa. Da notare che sono di 1,3 miliardi le perdite dichiarate dalle Fs per il 2006, mentre nel 2003 l'utile era di 31 milioni.
  • Vito Gamberale (ex Autostrade), 12 milioni di buonuscita
  • Paolo Scaroni (ex Enel), 10 milioni di buonuscita;
    Negli ultimi tre anni i suoi compensi erano aumentati del 50%.
  • Vittorio Mincato (ex Eni), 11 milioni di buonuscita:
    Attualmente è il presidente delle Poste
  • Pierfrancesco Guarguaglini (Finmeccanica), 2,6 milioni
  • Massimo Sarni (AD Poste), 1,296 milioni:
    Amministratore delegato Poste Italiane, ha uno stipendio di quasi un milione e trecento mila euro.

Negli ultimi quattro anni, in pratica, alle Poste è stata cambiata tutta la prima linea dirigenziale, con una spesa per le buonuscite di almeno 8 milioni di euro, applicando a quasi tutti la regola del tre, cioè l'equivalente di tre anni di stipendio in cambio delle dimissioni.

  • Vittorio Grilli (Tesoro), 600 mila euro:
    Ex Ragionerie Generale dello Stato e attuale Direttore Generale del Tesoro, oltre che Presidente dell'Istituto Italiano di Tecnologia; denuncia 511 mila euro all'anno guadagnati in Italia e 1 milione e 800 mila euro all'estero.
  • Vincenzo Pozzi (Anas), 438.000 euro:
    Ex presidente e amministratore unico dell'Anas, nel 2005 ha dichiarato 438mila euro di reddito.
  • Corrado Calabrò (Telecomunicazioni), 440 mila euro:
    Presidente dell'Authority delle Telecomunicazioni, guadagna 440 mila euro l'anno.
  • Vittorio Crecco, 270 mila euro:
    Direttore generale dell'Istituto nazionale della previdenza sociale, dichiara 270 mila euro l'anno.
  • Mario Draghi, 450 mila euro:
    Ex Direttore Generale del Tesoro, ora Governatore della Banca d'Italia, dichiara 450 mila euro l'anno.
  • Mario Andrea Guaiana, 350 mila euro:
    Il direttore generale dell'Agenzia delle Dogane guadagna 350 mila euro.
3. Alcune proposte concrete sui costi della politica anche in relazione al dibattito sulla prossima legge finanziaria
  • Evitare il corto circuito tra costi della politica e costi della democrazia:
    Occorre intervenire sui costi della politica istituzionale, del sottogoverno, degli sprechi e delle spese clientelari ma salvaguardare il carattere pluralistico, democratico, proporzionale, decentrato e partecipativo del nostro sistema costituzionale. Ecco perché i tagli dimensionali possono riguardare gli apparati esecutivi di primo e secondo livello ma non le assemblee rappresentative ed i consigli.
  • Parere favorevole alla riduzione del numero di consiglieri regionali:
    L'autonomia riconosciuta agli statuti regionali in materia di dimensioni dei consigli e delle giunte regionali ha portato in alcuni casi ad aumenti ingiustificati. Occorre tornare indietro e basare il numero dei consiglieri sulla base di un rapporto proporzionale (150.000 – 200.000 abitanti per consigliere) con un numero massimo (60) ed un numero minimo (30) a salvaguardia delle regioni più piccole.
  • Parere contrario al taglio prospettato del 20% di consiglieri comunali e provinciali, parere favorevole alla riduzione del numero degli assessori comunali, provinciali, regionali:
    La riduzione del 20% dei consiglieri, contenuta in finanziaria ed approvata dall'Anci, è inaccettabile perché non produce risparmi apprezzabili, al contrario della misura sui consiglieri regionali di cui sopra, e mortifica il pluralismo e la rappresentanza delle minoranze. Mentre la riduzione degli esecutivi è auspicabile anche per ridare centralità di funzioni alle assemblee elettive.
  • Parere favorevole alla riduzione drastica degli enti di II grado non elettivi (ato, consorzi di bacino, comunità montane, Unioni di comuni)
    con passaggio di competenze di coordinamento e programmazione alle Province ed incentivazioni economiche e fiscali alle fusioni ed alle gestioni associate dei servizi intercomunali:
    Una soluzione del genere consente di rivivificare la funzione di programmazione di area vasta delle Province, un ente locale oggi in crisi d'identità, rendere più semplice ed efficiente il sistema di governance territoriale per servizi di grande impatto ambientale e sociale, ridurre i costi clamorosi degli enti di II grado.
    Qualche esempio:
    - Il presidente dell'Ato Brenta guadagna 85.000 euro annui, agli amministratori 103 euro per ogni seduta dei cda e delle assemblee.
    - Gli organi sociali dell'Ato 1 Marche (ancona) costano circa 140.000 euro annui, mentre quelli dell'Ato 5 Marche (ascoli), dopo la decisione di dimezzamento dei compensi voluta dal Presidente della Provincia di Ascoli Massimo Rossi, costano circa 90.000 euro annui.
    - A Crotone, invece, la Provincia spende per il solo staff di supporto al Presidente nella sua attività di coordinatore dell'assemblea dell'ato 70.000 euro annui.
  • Parere favorevole ai tagli delle indennità di assessori e consiglieri regionali, provinciali e dei grandi comuni, senza però incidere negativamente sullo status di amministratore locale (aspettative, contributi, permessi, etc.).
  • Parere favorevole alla riduzione del numero dei componenti dei cda a 3 ed ai tagli dei compensi degli organi sociali di società ed aziende pubbliche.
    A) Sul numero dei componenti
    :
    I provvedimenti fino ad oggi adottati dal ministro Lanzillotta prevedono la possibilità di mantenere a cinque i cda delle società con più di 2 milioni di euro di capitale sociale. Considerando che il numero delle società sottoposte al controllo pubblico totale o parziale degli enti locali e delle regioni ammonta a circa 3211, che il numero medio degli amministratori è 6 e che la stragrande maggioranza possiede un capitale sociale superiore a 2 milioni euro, la riforma è destinata a ridurre il numero medio soltanto di una unità, cioè di circa 3.000 amministratori. Applicando invece rigidamente il criterio dei tre consiglieri, la riduzione sarebbe di oltre 9.000.
    B) Sui compensi:
    i commi 725, 726 e 728 della finanziaria 2007 prevedono una serie di limiti alle indennità degli amministratori delle società (in proporzione dell'emolumento spettante al rispettivo sindaco o presidente, con vantaggi per le società miste). Questi limiti sono largamente non applicati, o indirettamente (ad es. all'a.d. viene riconosciuta un'ulteriore indennità come direttore generale che si cumula ma che elude il limite) o direttamente come nel caso clamoroso delle società miste quotate in borsa.
    Alcuni esempi:
        Hera: 19 membri del cda, 2.000.000 di euro di compensi annui, il Presidente Tommaso Tommasi guadagna circa 335.000 annui, di cui 34.000 di stock options tassati al 12,50.
        Aem spa: 9 membri del cda, 2.450.000 di euro di compensi annui, il presidente ed a.d. Giuliano Zuccoli guadagna circa 1.470.000 annui, di cui 790.000 di stock options tassati al 12,50. Zuccoli inoltre guadagna 800.000 annui come a.d. di Edison, socio di Aem spa.
        Iride: 12 membri del cda, oltre 500.000 di euro di compensi annui.
        Acea: 9 membri del cda, 1.200.000 di euro di compensi annui. Il Presidente Fabiano Fagiani guadagna circa 300.000 annui, l'a.d. oltre 400.000.
        Asm: 8 membri del cda, circa 1.000.000 di euro di compensi annui.
    Anche in sede regionale, le cose non vanno meglio.
    Ad esempio, in Veneto il costo dei soli manager (presidenti con deleghe o a.d.) di 18 società regionali è pari a quasi 1.000.000 di euro annui.
    Occorre prevedere la rigida applicazione a tutte le società (pubbliche o miste anche quotate) dei tetti alle indennità, impedire i cumuli ed altri meccanismi di elusione, prevedere l'obbligatorietà del ricorso all'amministratore unico in caso di mancato adeguamento.
    Il taglio complessivo alle indennità deve comunque estendersi a tutte le 3211 società, anche se non bisogna demagogicamente considerare tutti i comuni uguali in termini di spreco delle risorse.
    Ad esempio mentre il comune di Modena spende complessivamente per gli organi sociali delle sue aziende circa 500.000 euro annui (ma qui l'assessore al bilancio è del PRC), a Salerno, dove il sindaco De Luca propone le multe ai dirigenti comunali, si spendono oltre 1.700.000 euro annui, più o meno la stessa circa del comune di Torino.
  • Introduzione di tetti rigidi per l'ammissibilità delle consulenze esterne, basati su percentuali ridottissime (tra lo 0,3 e lo 0,6) delle entrate del bilancio degli enti locali e del margine operativo lordo delle società o aziende pubbliche.
  • Abolizione delle indennità per i consiglieri di circoscrizione ad eccezione delle municipalità costituite all'interno dei comuni capoluogo individuati quali città metropolitane.
    L'abolizione delle indennità per i consiglieri circoscrizionali può consentire senza alcun aggravio finanziario il mantenimento della possibilità per i comuni superiori a 200.000 abitanti di istituire le circoscrizioni, istituti decentrati di partecipazione popolare.
  • Va assunto il codice etico proposto dalla Commissione Antimafia e prevedere, come decisione autonoma dei partiti la limitazione del numero dei mandati anche per assessori e consiglieri provinciali e comunali.

Rifondazione Comunista ha assunto tale decisione alla Conferenza di Organizzazione di Carrara e recepirà tali norme di comportamento nello statuto che approverà al prossimo congresso nazionale di marzo 2008.

4. Una proposta generale che intervenga anche per quanto riguarda il Parlamento

Un primo elemento di trasparenza: Non è assolutamente vero che tutti sono uguali.
Vogliamo, quindi, con estrema chiarezza rendere noto per l'ennesima volta qual è la destinazione delle risorse che ogni parlamentare del PRC riceve in virtù del proprio mandato elettorale.

TRASPARENZA
Quanto guadagnano i parlamentari di Rifondazione Comunista (le cifre sono nette mensili)


  Camera
Indennità + 5486,58 euro mensili
Vito Gamberale - Autostrade 1.046.000
Diaria + 4003,11 euro mensili
Rimborso rapporto eletto/elettori + 4190 euro mensili
Spese di trasporto e spese di viaggio, oltre la tessera + 1331,7 euro *
TOTALE = 15011,39 euro mensili
   
Quota versata al Partito - 8100 euro mensili
Sottoscrizioni e attività varie nel proprio collegio elettorale - 500 euro (media mensile)
Stima stipendio mensile per 12 mensilità = 6411,39
   
Spese per affitto casa, lavoro, vitto e mobilità a Roma - 2000 euro mensili
TOTALE = 4411,39
 
Fonte: sito ufficiale della Camera dei Deputati. * Cifra massima, è riconosciuta ogni tre mesi

I parlamentari del Prc contribuiscono, con una cifra tra il 55 e il 60% della loro indennità e di ogni altro rimborso, all'attività politica. Inoltre i parlamentari di Rifondazione Comunista non hanno propri portaborse personali, ma utilizzano per le proprie esigenze di ricerca, studio e approfondimento le strutture del gruppo e del partito stesso.
Le risorse sono versate prevalentemente a Rifondazione Comunista, un partito reale e organizzato sul territorio.
Sono 20 i Comitati regionali, 118 Federazioni Provinciali (o sub provinciali per Crema, Tigullio, Cesena, Imola, Viareggio, Fermo, Castelli, Civitavecchia, Tivoli e Avezzano), e circa 2300 i circoli comunali o intercomunali con un radicamento omogeneo tra Nord, Centro e Sud. In Europa
svolgono continuamente attività 12 circoli di italiani all'estero nei seguenti Paesi: Svizzera, Belgio, Lussemburgo, Francia, Gran Bretagna, Germania e Svezia.
Un partito dove è ancora alto il numero di chi svolge attività politica gratuitamente (anzi a volte rimettendoci di tasca propria). Infatti oltre il 95% dei dirigenti del Partito svolge il proprio incarico gratuitamente.
Le risorse vengono utilizzate quindi prevalentemente per l'attività politica, il radicamento sul territorio, le campagne politiche. Rifondazione comunista inoltre finanzia in varie forme diverse realtà associative politiche, sociali, femministe e studentesche. Ulteriori risorse sono destinate dal PRC alla costruzione della Sinistra europea.
Rifondazione comunista non riceve contributi da società private, ma solo da persone fisiche.
Rifondazione comunista è una realtà viva che può contare anche su un solido consenso elettorale.
A livello locale sono oltre 3.500 i consiglieri ed amministratori locali in tutto il Paese, con una presenza radicata in tutte le 20 regioni italiane.
Nei comuni capoluoghi siamo presenti con 156 consiglieri comunali, 39 assessori, 1 sindaco.

Mentre a livello provinciale contiamo su 1 presidente di provincia (Ascoli), le due vicepresidenze di Roma e Milano (ed in entrambi i casi si tratta di donne), 5 presidenti di consigli provinciali, 69 assessori e 160 consiglieri. Governiamo insieme all'Unione in 69 provincie su 103.

A livello regionale, infine, contiamo su 1 presidente di regione, 2 presidenti di consiglio regionale (in Umbria ed Emilia, rispettivamente con un uomo ed una donna), 14 assessori e 51 consiglieri.
Governiamo in 12 regioni su 20, praticamente tutte quelle governate dall'Unione meno la Basilicata.

Alle ultime elezioni politiche Rifondazione ha eletto 41 deputati/e (le donne sono 13, pari al 31,7 %) e 26 senatori/trici (le donne sono 11, pari al 42,3%). Di questi, sono complessivamente 12 gli/le indipendenti della SE . Al Governo il PRC conta su 2 cariche istituzionali (Presidente della Camera e Vice-presidente del Senato), 1 Ministro e 1 vice-ministro (donna) e 6 sottosegretari (4 donne pari al 66,7%). Una sottosegretaria è indipendente della SE.

Quanto detto testimonia la differenza tra le differenti forze politiche.
Il tema generale della funzionalità del Parlamento e quello specifico che riguarda retribuzioni e privilegi dei parlamentari va, però, affrontato anche in via generale
Queste le nostre proposte:

  1. La prima proposta riguarda la diminuzione del numero dei parlamentari.
    Diminuzione del numero del numero dei parlamentari e sistema elettorale proporzionale possono garantire rappresentatività democratica, riduzione della frammentazione politica e contenimento dei costi.
  2. La seconda proposta riguarda il superamento del bicameralismo perfetto, con un novo ruolo per il Senato come rappresentanza dei governi dei territori (come avviene in gran parte d'Europa).

Per quanto riguarda specificatamente il tema delle retribuzioni dei parlamentari, proponiamo:

  1. Tagli drastici a tutte le forme di prestazioni non connesse direttamente allo svolgimento del mandato elettorale e alla possibilità di libera circolazione del Parlamentare sul territorio.
  2. Nuovo sistema di erogazione delle retribuzioni diverse dall'indennità parlamentare. Sono escluse le forme di rimborso forfettario, che vanno sostituite con erogazioni a fronte di spese documentate con un tetto massimo..

Ma la proposta principale riguarda il tema delle retribuzioni. In questo contesto, rifiutiamo la logica di separare la questione di quanto guadagnano i parlamentari dal tema più generale della crescita delle disuguaglianze. Una proposta, quindi, che si inserisca dentro il tema generale dell'equità e del risarcimento sociale.
Intendiamo riproporre e adattare alle precedenti considerazioni, la proposta di legge che Rifondazione Comunista ha già presentato.

  1. La retribuzione massima dei dipendenti della pubblica amministrazione non può superare di 10 volte la retribuzione minima prevista per il livello retributivo più basso. Questa norma si applica qualunque sia il ruolo o l'incarico ricoperti e deve comprendere sia i manager delle grandi compagnie pubbliche o partecipate, sia i grandi burocrati di stato, sia i membri di consigli di amministrazione, i consulenti ecc. e sia i parlamentari, i consiglieri regionali ecc.
  2. Analogo principio va fatto valere per la previdenza. Nessun trattamento pensionistico o assimilato (compreso il vitalizio dei parlamentari e dei consiglieri regionali anche cumulati con altri trattamenti di natura previdenziale) può superare di 10 volte l'importo previsto dalla normativa vigente per il trattamento minimo.
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By Redazione | Ottobre 23, 2007 - 12:14 am - Categorie: proposte

GC Barcellona - LiarQueen (locandina)

Solitamente Barcellona P.G. è un paese scarso di spettacoli, soprattutto al di fuori dei periodi festivi, pertanto quando giungo a conoscenza di iniziative che mi sembrano interessanti e che mi attirano le propongo, ché magari interessano e attirano anche qualcun altro.
Ora, per esempio, sponsorizzo in maniera totalmente gratuita il concerto con cui apre i battenti l'Associazione "Le Officine Musicali".

Questo primo evento, in particolare, si svolgerà all'Auditorium (nei pressi di Piazza Stazione - Seme d'Arancia).
Tema della serata una celebrazione della musica e della vita della band di Freddie Mercury a cura dei LIAR (dal 2005 uno dei pochi gruppi supportati dal "We Will Rock You" - fan club ufficiale italiano dei Queen - come cover-band ufficiale).

A scanso di equivoci, e per chi non avesse cliccato sull'immagine per vederla rappresentata in grande, chiarisco che l'ingresso è riservato ai tesserati (5 €, a quanto ho capito, e l'iscrizione sarà valida anche per i successivi spettacoli organizzati dall'associazione). Io, comunque, ci sarò, venerdì 26 ottobre.

La serata, oltre che dal sottoscritto con questo post - ripeto, gratuito - è sponsorizzata anche da tutta una serie di enti pubblici e privati, tra cui Marius, che è attualmente l'unico locale serale presente a Barcellona.
E con questo ammonto a due pubblicità gratuite nello stesso articolo.

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Riportiamo qui di seguito una testimonianza di come sia bella Barcellona vista con gli occhi dell'estraneo, di come anche le più piccole cose possano apparire meravigliose per il semplice fatto che non ci siamo abituati.

Quest'anno, come progettavamo da tempo, a giugno, Lucia ed io, siamo andati a trovare Marta e Tommaso, che, ormai da diversi anni, vivono a Barcellona.
L'ospitalità e le indicazioni dei nostri amici ci hanno permesso di scoprire, attraverso uno prospettiva non solo "turistica", una città vitale, accogliente e bella, che riesce a guardare sia al passato che al futuro […] percorrendo le sue vie e i suoi quartieri, apprezzando anche tutte quelle proposte che rendono Barcellona una città vivibile e a misura d'uomo.
Siamo rimasti molto colpiti, ad esempio, da una recente iniziativa del Comune di Barcellona che, da marzo, ha istituito un nuovo e alternativo sistema di trasporto pubblico: il Bicing. Questa installazione consente di utilizzare una bicicletta in modo veramente immediato e semplice. L'utente può recarsi ad una delle 100 stazioni e passando semplicemente una tessera magnetica sul lettore di ciascuna postazione, prelevare la bicicletta. Per la riconsegna, il sistema è ancora più semplice: basta posizionare la bici sulla rastrelliera e attendere alcuni secondi perché venga bloccata in maniera definitiva.
A questa struttura possono accedere tutti i residenti della città, previa iscrizione (costo annuale 24 euro), tramite internet e lasciando il proprio numero di conto corrente. Una volta ottenuta la card, è possibile utilizzare la bicicletta in modo del tutto gratuito per la prima mezz'ora, pagando 30 centesimi le mezz'ore successive, fino ad un massimo di due ore. Oltre, il costo diventa di 3 euro ogni 30 min. , ma si accumula una penalità. Dopo il terzo richiamo la card viene bloccata.
Questo ingegnoso sistema fa sì che, nella prassi quotidiana, l'utente cerchi di cambiare bicicletta ogni 30 min., garantendo quindi un efficiente distribuzione dei mezzi. Le stazioni non distano mai più di 5 min. l'una dall'altra e coprono in maniera capillare tutta la zona del centro.
Tramite il sito ufficiale (www.bicing.com) sono reperibili tutte le informazioni (stazioni, percorsi e collegamenti con altri mezzi pubblici) ed è possibile controllare il proprio conto.
Una delle cose che più ci ha colpiti è stata l'eterogeneità degli utilizzatori del Bicing: tutti sembrano utilizzarlo con adeguato rispetto: il rischio di blocco della card costituisce un buon disincentivo alla trasgressione delle regole; finora, inoltre, non si sono riscontrati particolari danneggiamenti alle strutture.
Il sistema prevede altresì il continuo ricollocamento delle biciclette nelle varie stazioni e un servizio di manutenzione quotidiano.
Degno di nota, infine, il fatto che questo innovativo progetto sia stato introdotto in una realtà urbana con un sistema di mobilità già di per sé completo ed efficiente.

Bello, vero? Ci siamo quasi commossi, leggendo. Per chi volesse approfondire, il post originale e con tanto di filmato si trova sul sito Energia per Tutti.

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By Carmelo | Ottobre 15, 2007 - 4:51 pm - Categorie: politica nazionale

Questo appello è stato pubblicato contemporaneamente dal Manifesto, da Liberazione e da Carta.

L'attuale governo non ha ancora dato risposte ai problemi fondamentali che abbiamo di fronte, per i quali la maggioranza degli italiani ha condannato Berlusconi votando per il centrosinistra. Serve una svolta, un'iniziativa di sinistra che rilanci la partecipazione popolare e conquisti i punti più avanzati del programma dell'Unione, per evitare che si apra un solco tra la rappresentanza politica, il governo Prodi e chi lo ha eletto.

Occorre fare della lotta alla precarietà e per una cittadinanza piena di tutte e di tutti la nostra bussola.

Noi vediamo sette grandi questioni:

  1. Quella del lavoro: cioè della sua dignità e sicurezza, con salari e pensioni più giusti, cancellando davvero lo scalone di Maroni e lo sfruttamento delle forme "atipiche", e con la salvaguardia del contratto nazionale come primario patto di solidarietà tra le lavoratrici e i lavoratori.
  2. Quella sociale: cioè il riequilibrio della ricchezza e la conquista del diritto al reddito e all'abitare.
  3. Quella dei diritti civili e della laicità dello Stato: fine delle discriminazioni contro gay, lesbiche e trans, leggi sulle unioni civili, misure che intacchino il potere del patriarcato. Vogliamo anche che siano cancellate leggi contro la libertà, come quella sul carcere per gli spinelli.
  4. Quindi, la cittadinanza: pienezza di diritti per i migranti, rapida approvazione della legge di superamento della Bossi-Fini, chiusura dei Cpt.
  5. La pace: taglio delle spese militari, non vogliamo la base a Vicenza, vogliamo vedere una via d'uscita dall'Afghanistan, vogliamo che l'Italia si opponga allo scudo stellare.
  6. L'ambiente ha tanti risvolti, dalla pubblicizzazione dell'acqua alla definizione di nuove basi dello sviluppo, fondate sulla tutela e il rispetto per l'habitat, il territorio e le comunità locali. Per questo ipotesi come la Tav in Val di Susa vanno affrontate con questo paradigma.
  7. La legalità democratica: lotta alla mafia e alle sue connessioni con la politica e l'economia.

Nessuna di queste richieste è irrealistica o resa impossibile da vincoli esterni alla volontà della maggioranza.
Il fallimento delle politiche di guerra dell'amministrazione Bush si sta consumando anche negli Stati Uniti, i vincoli di Maastricht e della banca centrale europea sono contestati da importanti Paesi europei, l'andamento dei bilanci pubblici permette scelte sociali più coraggiose.
Ma siamo consapevoli che per affrontare tutto questo occorre che la politica debba essere politica di donne e di uomini - non solo questione maschile - e torni ad essere partecipazione, protagonismo, iniziativa collettiva.

Per questo proponiamo di ritrovarci a Roma il prossimo 20 ottobre per una grande manifestazione nazionale: forze politiche e sociali, movimenti, associazioni, singoli. Chiunque si riconosca nell'urgenza di partecipare, per ricostruire un protagonismo della sinistra e ridare fiducia alla parte finora più sacrificata del paese.

Gianfranco Bettin, Lisa Clark, Tonio Dell'Olio, Antonio Ferrentino, Luciano Gallino, Pietro Ingrao, Aurelio Mancuso, Lea Melandri, Bianca Pomeranzi, Gabriele Polo, Rossana Praitano, Rossana Rossanda, Marco Revelli, Piero Sansonetti, Pierluigi Sullo, Aldo Tortorella, Nicola Tranfaglia.

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Per chi volesse aderire e venire a Roma a manifestare il 20 Ottobre sarà possibile ottenere tutte le informazioni alla sede del Partito della Rifondazione Comunista di Barcellona Pozzo di Gotto, vicolo Iº Mandanici n. 4, oppure chiamando sul numero 3489028462.

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