Se abiti a Barcellona, o nelle vicinanze, forse mi hai visto qualche volta, anche senza sapere che fossi io. Il paese è piccolo (e la gente mormora).
Sono quel tipo di persona a cui pare male buttare le cartacce a terra anche quando strada e marciapiede son visibilmente sporchi. Quel tipo di persona così pigra che si secca a rincorrere il prossimo cestino per i rifiuti e quindi finisce per riempire il proprio marsupio di scontrini, confezioni e foglietti di carta appallottolati con dentro una cingomma masticata.
Io non partecipo alla raccolta differenziata, butto tutto nel raccoglitore sotto casa: perché nel mio paese come in tanti altri da queste parti la raccolta differenziata non si può fare.
A Milano e a Bromley, ad esempio, ho partecipato e non era tutta questa gran fatica. Ma li si può fare.

Io sono quello che si fa anche cento metri di strada in più pur di non parcheggiare nelle zone riservate agli invalidi e che poi arriva a casa e le trova occupate da auto di persone apparentemente prive di handicap (manca, in realtà, a queste persone, la capacità di comprendere per quale motivo sia importante lasciare quei posti liberi. Quello è, in effetti, il loro handicap).
A me non piace correre a duecento all'ora nella città di notte per poi 'ntacciare frenate all'ultimo momento. Vero è che la mia Seat Marbrutta di terza mano non approverebbe…

Forse il problema è che, parafrasando Gaber, io non mi sento barcellonese, ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Nel senso che Barcellona come paese s'è andato sviluppando nel corso del tempo in assenza di un qualche ordine logico, e soprattutto negli ultimi decenni le speculazioni edilizie e non sono andati ad imbruttirla ogni giorno di più: case ammassate su case, case dove non si può edificare, crocicchi che farebbero rivoltare nella tomba i laici santi dell'urbanistica (chi viva in questa città avrà sicuramente intrapreso almeno una volta in vita sua l'incrocio di via S. Onofrio con via Operai, quello in cui di colpo le auto cambiano senso di marcia come se si trovassero in Inghilterra!)… in tutto questo, il senso civico degli abitanti del luogo si è formato di conseguenza: la cosa pubblica è cosa di nessuno, e a nessuno tocca quindi occuparsene, difatti se così non si pensasse le strade sarebbero meno sporche, i marciapiedi meno invasi da auto che a volte arrivano fin sulla soglia di casa, e la città prenderebbe il nome di Utopia. Perché, da queste parti, quello che altrove è normale rappresenta un sogno irrealizzabile.
Per questo la mia battaglia non ha senso, e per questo continuo a farla.

Forse mi conosci.

Forse quella volta che eri di fretta e cercavi di uscire dal parcheggio ma la strada era occupata da decine di auto che lottavano per un pugno di millimetri io ero quel pirla che ha frenato e ti ha fatto immettere sulla carreggiata senza neanche parcheggiare.
E ti ricordi di quando invece hai visto all'ultimo momento un parcheggio disponibile e hai messo la freccia e piazzato la retromarcia sperando che l'auto dietro la tua non ti inculasse? Ecco, forse quella volta che sei riuscito a fare un parcheggio all'americana io ti ho visto perché stavo alla guida subito dietro di te.
Ora posso dirlo, non è per gentilezza verso persone che non conosco e che magari nemmeno mi interessa conoscere. Lo faccio per un calcolo opportunistico altamente votato alla perdita.
Ma forse… forse dopo quella volta, qualche giorno dopo… forse dopo quella volta hai visto la classica vecchina che guardava spaurita cercando il momento buono per attraversare la strada e anziché tirare dritto hai rallentato e poi frenato subito davanti alle strisce e alzato la mano in segno di pace, e hai atteso che arrivasse dall'altra parte prima di ripartire.
Ecco, se qualche volta lo hai fatto… a me basta.

Converti in pdf
Non mi intendo molto di sport, e spesso evito di parlare di cose di cui non mi intendo molto per non fare figuracce. L'argomento, però ha la sua importanza per molte persone da queste parti, ed ho dunque preferito dare voce direttamente a chi ha espresso le proprie posizioni in proposito, limitandomi a limare certi punti per renderli scorrevoli ed intervenendo draconiamente a censurare un orientamento che non sento mio e che non sente più suo ormai nemmeno l'autore stesso di certe frasi. Ad ogni modo, le mie fonti sono pubblicamente consultabili in modo integrale rispettivamente sul blog di Maurollo e sul forum di Barcellona PG sezione basket

ho riscoperto la voglia di giocare a calcio a 5, ho ricostruito un altro sogno, quest'anno il sogno di chiama A.S.D. Barcellona Pozzo di Gotto, una società nata con l'obiettivo di coinvolgere giovani e creare un movimento vero e proprio nel settore.

Ma il comune di Barcellona Pozzo di Gotto vuole spezzare il sogno. Perché? Nessuno lo sa. Negli ultimi 4 anni ho disputato allenamenti e partite presso il Palalberti, unica struttura degna di essere chiamata impianto sportivo nella nostra "fiorente" città. Quest'anno questo non sarà più possibile con molte probabilità. Motivo? Semplice, l'unico sport riconosciuto dagli addetti agli impianti sportivi e da chi conta all'interno del comune è il Basket. Ma non è giusto che per far tornare a sognare chi ama il basket a pagare siano le 5 società che non avranno a disposizione una struttura adatta per svolgere il proprio sport.

Fino a qualche mese fa era impensabile, considerando la mia fazione politica, che io mi esponessi in prima persona contro il comune di Barcellona Pozzo di Gotto. Non perché a priori accettavo e condividevo ogni azione del nostro primo cittadino e della sua schiera di collaboratori, ma perché valutando ritenevo che il suo operato fosse abbastanza accettabile. Ma adesso qualcosa è cambiato: il comune di Barcellona Pozzo di Gotto ha deciso che il calcio a 5 deve essere debellato.

Perchè dico questo? Semplice, perché non c'è altra spiegazione all'opera di boicottaggio che il nostro stimatissimo comune sta svolgendo nei confronti di quello che, tesserati alla mano, sta diventando uno degli sport più praticati in città.

Se infatti fino a ieri credevo che il motivo per il quale noi "poveri" calcettisti non possiamo più giocare in una struttura regolare fosse l'esclusiva offerta al Basket, ieri sera mi sono ricreduto: dopo aver sentito dire dal comune che non ci sono i custodi dopo le 20 e che lo spostamento continuo dei canestri provoca l'usura del parquet, ho fatto una scoperta davvero sconcertante: trovatomi casualmente nelle zone di Zigari intorno alle 21 e 40, ho notato le luci al Palalberti aperte, e mi son detto: "cavolo com'è possibile che a quest'ora ci sia qualcuno ad allenarsi?". Così decido di avvicinarmi ed è a questo punto che la scoperta è ancora più clamorosa: i canestri sono smontati, ad allenarsi non sono i "soliti" cestisti, bensì la squadra di pallamano locale, che senza nulla togliere, credo non facciano alcuna differente attività rispetto a noi.

Detto questo, non ci resta che aprire una vera e propria interrogazione al nostro comune, e cercare il giusto trattamento da parte delle istituzioni.

Non ho mai preteso di giocare nel PalAlberti perché mi ritengo un campione degno di grandi palcoscenici: pretendo di giocare in una struttura indoor come il mio sport di regola richiede. Se poi ci sono delle deroghe questo non vuol dire che l'eccezione deve diventare regola.

Sono venuto a conoscenza in questi giorni di dettagli importanti che riguardano il Basket: a differenza di quanto ci è sempre stato fatto credere dalle istituzioni (ufficio impianti sportivi ndr) nessuno e sottolineo _nessuno_ all'interno della società di Basket ha mai ostacolato la presenza di altre attività sportive nelle ore successive ai loro allenamenti (il Basket lascia il parquet alle 20:15). Ragion per cui mi viene facile pensare che pur di togliersi la "patata bollente" dalle mani, qualche furbetto ha ritenuto che scagliare i "calcettisti" contro il Basket sarebbe stata la soluzione più rapida e meno dolorosa.

Altro punto che mi sembra doveroso specificare riguarda l'affittare strutture private per svolgere allenamenti e partite.
La mia società si propone come obiettivo l'aggregazione sociale e lo sport dilettantistico.
Ciò non vuol dire andare a divertirsi il sabato con gli amici. Vuol dire avere un settore giovanile, coinvolgere ragazzi e dar loro qualcosa da fare per toglierli dalla strada, creare un movimento sportivo. Significa quindi dover fare allenare due squadre giovanili, oltre alla prima squadra. Se la proposta fattami dal Comune è di rimborsarmi 50 euro settimanali direi che questo più che un contributo per l'attività sportiva mi sembra elemosina: con questa cifra riesco infatti a coprire un'ora di allenamento alla settimana, e dubito che fare sport a livello agonistico significhi fare un ora alla settimana di allenamento.

Detto questo, non mi resta che rivolgermi direttamente al nostro amatissimo Comune, all'interno del quale mi sembra doveroso dire che c'è qualcuno che sta cercando di prendere davvero in considerazione il nostro problema, affinché i 250.000 euro stanziati per la costruzione del palatenda, e tanto sbandierati nel periodo elettorale, non restino nel cassetto delle opere irrealizzate.

Nessuno di noi vuole il PalAlberti, vogliamo solo poter fare sport come ogni onesto cittadino ne ha diritto.

Non sono mai stato abituato ad arrendermi nella mia vita. Ho sempre creduto che una soluzione al problema da qualche parte, anche se nascosta, deve esserci. Ma visti gli ultimi risvolti sto quasi per perdere la speranza. Speranza di poter fare qualcosa di interessante e di bello per la nostra ormai decadente città. Non avevo in mente di cambiare il mondo o di trasformare Barcellona Pozzo di Gotto in una metropoli. Avevo soltanto voglia di fare sport: fare calcio a 5, aggregare ragazzi nati tra il ‘91 e il ‘94 e dar loro un incentivo a non stare per le strade in cerca di altri svaghi. Avevo voglia di creare un movimento di persone che impegnassero le loro giornate mettendo passione in un progetto che, seppur piccolo di suo, avrebbe coinvolto un centinaio di persone tra tesserati, genitori, parenti e altro.

Ma le alte sfere hanno deciso che questo progetto, come quello di altre società già da tempo esistenti sul territorio, non è un progetto importante.

Lo ammetto, nessuno avrebbe potuto speculare su questa piccola creatura appena nata, nessuno ha deciso di investire fior di quattrini in questo progetto, portato avanti da persone comuni come me, che si è affidata a imprenditori che nel loro piccolo ci hanno aiutato ad affrontare la stagione che sta per arrivare.

Purtroppo il progetto era diverso. Adesso non abbiamo un campo dove allenarci. Non abbiamo una struttura che ci consenta di far allenare i ragazzi e che ci consenta di allenare noi stessi. Non esiste a Barcellona una struttura capace di contenere quel centinaio di persone che avrebbero voluto seguire i loro ragazzi durante la stagione.
O meglio, la struttura c'è ma è stata riservata solo all'élite.
Solo a chi ha speso i milioni.
Noi non li spendiamo perché non li abbiamo. Evidentemente al comune non importa di incentivare la crescita di quello che dovrebbe essere visto come portatore di valori di aggregazione e socialità, di rigore, disciplina e impegno.
A Barcellona conta solo il dio denaro…


È giusto che ogni sport abbia uno stadio dove essere giocato, ci vuole rispetto per tutti gli sport che ci sono a Barcellona.

la F.I.G.C. ha messo come regolamento che le partite devono essere disputate sul parquet o su campo di erba sintetica. diritto e dovere di giocare in un attrezzatura valida…

Tutti hanno diritto ad usufruire di una struttura comunale, soprattutto se ci sono gli spazi per poterlo fare. Non credo sia logico venirmi a dire che i canestri non si possono smontare e invece questo avviene sistematicamente per fare allenare la squadra di pallamano.
Mi verrebbe da pensare che a rovinare il parquet siano piuttosto le manifestazioni di ogni genere e tipo che si svolgono in quel palazzetto, come ingressi di comici in macchina, gare di ballo senza appositi tappeti di protezione, feste scolastiche e quant'altro. Di certo non lo rovina chi ci si allena con le scarpe adatte.
Per quanto riguarda l'usura dovuta allo smontaggio dei canestri, devo dire che mi ero quasi convinto di questo, ma smontare i canestri ogni sera per fare allenare la pallamano cosa ha di diverso dal farlo per fare allenare il calcio a 5?

In questo momento esiste il problema degli impianti tipo il Palaberti o l'Aja Scarpaci, ci sono parecchie squadre a Barcellona che hanno l'esigenza di avere un luogo chiuso per poter fare allenamenti etc. etc..

Ma la colpa è del Comune e non del Basket: l'amministrazione parla da almeno due anni di Palatenda, e fino ad ora non s'è visto nulla. Un Palatenda, anche in affitto, da piazzare in contrada Manno oppure al parcheggio della vecchia stazione o in altri posti idonei, potrebbe raprpesentare un provvedimento tampone, ma non certo definitivo.

Il calcio a 5 è nato nelle palestre; qualcuno ha detto che le scarpe da calcetto sono più dure ma che se si chiamano "scarpe da parquet" non sarà solo perché "fa figo", e un pallone di 400 grammi che rotola fa meno danni di un pallone di 700 grammi che rimbalza, inoltre il peso della struttura canestro pesa più di una porta, 10 giocatori di 1,75 m che corrono usurano meno il parquet di 10 giocatori di 2 metri che gli saltano sopra in continuazione.
Il problema dell'usura del parquet è un'idiozia, anzi tenendo montati i canestri per meno tempo si evita che il loro peso usuri maggiormente il parquet nella zona adiacente al campo da gioco…
A Manno non ci sarà nessuna tensostruttura (purtroppo) ma un campo in erba sintetica a cielo aperto (purtroppo) (si denota ancora una volta l'inxxxxxxxx dei funzionari comunali). Chiudo portando l'esempio del palazzetto di Piazzale Botteghelle a Reggio Calabria nel quale giocano Serie A di Calcio a 5 e hockey, più altre squadre di basket e pallavolo di serie minori. È dimostrato che è possibile l'utilizzazione degli impianti sportivi per più squadre, anche di alta categoria…basta avere i funzionari giusti…

Converti in pdf
By Redazione | Settembre 15, 2007 - 9:40 pm - Categorie: mafia, le meraviglie di barcellona pozzo di gotto, lavoro, proposte, politica locale

False emergenze, per sviare l'opinione pubblica dai veri problemi della cittadinanza.

ELEMOSINARE, LAVARE I VETRI DELLE AUTO AI SEMAFORI… NON SONO COMPORTAMENTI CRIMINALI.
NO ALLE PENE DETENTIVE PROVVISORIE OBBLIGATORIE!
(e comunque i vari Provenzano o Lo Piccolo per arrivare all'apice della cupola mafiosa non hanno sicuramente fatto la gavetta partendo da una tale attività "deviante")
È una operazione tutta ideologica, utile per giustificare una repressione generalizzata di comportamenti etichettati tutti come criminali o potenzialmente tali e che si risolverà, come sempre, solo a danno di quanti cercano di arrangiarsi, lasciando tranquilli i loro sfruttatori e i troppi che delinquono veramente ai piani alti.
Lavavetri, venditori abusivi, mendicanti, lavoratori sfruttati e in nero loro malgrado, devono ora fare i conti con la voglia popolare di legge e ordine alla quale la parte "moderata" e "democratica" del nostro governo vuole dare una risposta semplicistica, qui e subito, colpendo gli ultimi data la facilità di questa azione repressiva.
Rifondazione Comunista a livello nazionale, riconoscendo il racket che sta dietro l'accattonaggio, si è espressa negativamente contro le misure di detenzione amministrativa obbligatoria previste nel pacchetto sicurezza sia per incostituzionalità che per l'inefficacia diretta sulla macrocriminalità (colpisce solo i più deboli) e ha proposto invece di avviare progetti di efficace integrazione e inserimento nel mondo del lavoro o, per i minorenni, nei luoghi d'istruzione.
Tornando nella nostra Barcellona, colpisce la forzatura, spinta da ideali reazionari-xenofobi, del manifesto con cui Alleanza Siciliana rimarca la falsa emergenza in una città dove i mendicanti si contano sulle dita di una mano ma che è luogo invece attanagliato da ben più gravi problemi di stampo mafioso italianissimo, presenza soffocante ormai ottimamente integrata nei piani alti e nel tessuto economico.
A conferma di ciò il mancato scioglimento del Comune, nonostante la relazione finale del prefetto Antonio Nunziante definisse molto inquietante la realtà gestionale amministrativa di Barcellona PG, indagine sull'amministrazione comunale richiesta dopo le avviate inchieste ANTIMAFIA coinvolgenti il territorio del Longano quali la maxi-inchiesta MARE NOSTRUM, le operazioni LIMONI D'ORO, OMEGA, ICARO, fino all'OPERAZIONE GABBIANI.
Processi riguardanti affari illeciti ai danni del Comune, nati dalle relazioni tra personaggi politici dell'allora amministrazione comunale e imprenditori locali.
Come se non bastasse, risalgono a pochi anni fa gli inspiegabili trasferimenti all'interno degli uffici dell'Arma dei carabinieri di Barcellona del Capitano Cristalli e dell'allora Maresciallo Tenente Bertè, uomini che avevano deciso di contrastare concretamente il malaffare a Barcellona e dintorni, così come il P.M. De Feis anch'esso trasferito nello stesso periodo, in altri uffici giudiziari e con funzioni diverse… pensiamo quindi bastino questi dati per far intendere in che emergenza di criminalità organizzata viva la cittadinanza barcellonese, e con questo manifesto facciamo richiesta che a questo punto l'Amministrazione risponda garantendo maggiore trasparenza durante lo svolgersi di atti pubblici, piani regolatori, concorsi, appalti, ecc.

Converti in pdf
By Redazione | Settembre 6, 2007 - 10:35 am - Categorie: cronaca, furti, delinquenza

Arrestati dalla Polizia due dei tre autori della rapina a mano armata del minimarket Costantino di Barcellona Pozzo di Gotto.
In manette sono finiti Cosimo Benito Cutroneo (26 anni), e l'immigrato albanese Dashamir Locja (20 anni). I due, noti per i loro precedenti, si trovano adesso rinchiusi nel carcere di Gazzi per ordine del magistrato inquirente, il sostituto procuratore Francesco Massara. Il terzo componente della banda invece sarebbe già stato individuato e nei prossimi giorni potrebbe scattare per lui un nuovo ordine di arresto.
L'azione criminosa di lunedì sera aveva fruttato un bottino di 700 euro: 500 prelevati dalla cassa e 200 presi dalla borsa di una delle figlie del titolare del minimarket.
Durante l'irruzione i malviventi non avevano esitato a puntare una pistola contro una bambina di 12 anni, nipote dei gestori dell'esercizio commerciale.
Compiuta l'azione i tre rapinatori si sono allontanati fuggendo in sella ad un ciclomotore ma Locja ha perso una maglietta trasformata in cappuccio con all'interno un effetto personale che ha permesso alla polizia di smascherarlo. Successivamente si è arrivati anche all'individuazione del ventiseienne barcellonese.

Converti in pdf
By Lucio | Settembre 5, 2007 - 6:30 pm - Categorie: le meraviglie di barcellona pozzo di gotto, lavoro

Si soffre parecchio, a Barcellona Pozzo di Gotto.
Meno che a Mistretta, è vero, ma più che nel resto d'Italia, a dispetto di quanto disse Candeloro Nania durante i comizi precedenti le ultime elezioni bulgaro-barcegottesi.
La riprova di quanto sopra sta nei dati relativi alle assenze per malattia nello scorso anno divulgati dall'Agenzia delle Entrate (su rete Intranet, però, accessibile ai soli dipendenti) nel corso dell'"Operazione Trasparenza": a fronte di comuni quali quello di Soresina (Lombardia) con una media di 0,3 giorni di malattia, il nostro ridente paesino vanta ben 21 giorni. In testa, come già rilevato, Mistretta, con 25,8 giorni.
In tutto questo, Mistretta e Barcellona sono solo le punte di diamante di una delle regioni meglio piazzate nella classifica nazionale.
Roba che se la scrivesse un padano sarebbe anche passibile di razzismo. Ad ogni modo questo discorso vuol dire e non vuol dire, quindi è tendenzioso e passibile di denuncia. Mal che vada, se verranno a chiedermi conto mi darò malato…

Converti in pdf