Qualche giorno addietro Barcellona Pozzo di Gotto è salita nuovamente agli onori della cronaca, a causa di un articolo sulla delinquenza giovanile, a firma di Leonardo Orlando, che ha meritato addirittura un richiamo sulla prima pagina del quotidiano locale "La Gazzetta del Sud".
Oggetto dell'articolo, tanto per cambiare, un evento di cui noi stessi ci siamo già occupati recentemente (link).
Orlando riferisce per sommi capi la faccenda dell'irruzione nella sede ARCI di Barcellona Pozzo di Gotto da parte di 5 teppisti (noti alle forze dell'ordine) che secondo l'articolo sarebbero già stati identificati (nulla viene detto in merito ad eventuali arresti).
La novità sta nel fatto che - a detta di Orlando - stavolta la notizia di reato da parte della polizia proviene da una fonte innovativa, soprattutto considerando le generali arretratezze del Comune di cui si sta parlando: le prime tracce, in sostanza, sarebbero state raccolte in rete, direttamente dai blog dove vittime e conoscenti delle vittime si sono ritrovati a discutere dell'argomento e passare al rasoio di Occam tutte le soluzioni possibili, dalle prime e più bellicose che possano venire in mente alle ultime più ponderate e pratiche: alle prime, una obiezione difficile da smentire è fornita da chi replica "alzare il livello dello scontro contro degli animali che nn hanno nulla da perdere? che girano quasi sempre armati e in gruppo???? che hanno il beneplacito della città e della polizia?????? ma siete fuori di testa??? […] il fatto che l'arci continui a rimanere aperta ogni notte, e che la dentro si dica ancora no-alla-mafia si dica questo-posto-è-uno-schifo è la cosa che conta.
perché se nn l'avete ancora capito è questo che a quei simpaticoni della pampina dà fastidio… che noi nn la si pensi come loro. scendendo al loro livello facciamo solo il gioco che piace a loro…".
In proposito, è opportuno rilevare il pensiero ufficialmente espresso tra i commenti di quel certo blog dal circolo ARCI Città Futura:
Noi riteniamo che rispondere con altra violenza a questi episodi non possa essere una soluzione ma porterebbe semplicemente a fare il gioco barbaro dell'abbassamento del livello sociale e civile, già basso, della nostra città, per questo motivo abbiamo deciso di reagire attraverso un comunicato stampa, al quale stiamo chiedendo adesione a tutte le associazioni ed i partiti, da mandare a tutti i giornali affinché nessuno possa più dire "non mi sono accorto"… "non ne sapevo niente"… "ma davvero succedono queste cose a barcellona?".
Inoltre inviteremo tutte le forze presenti a barcellona, dalle scuole alle parrocchie, dalle istituzioni alle forze dell'ordine, dalle associazioni ai singoli, ad un dibattito pubblico e ad una manifestazione pubblica per affermare che questa città non può e non deve rimanere ostaggio di pochi malavitosi, ignoranti e violenti, e che non è più rinviabile l'assunzione di responsabilità da parte di tutti, ognuno per ciò che gli compete, per dare di nuovo la speranza di poter vivere in modo sereno la nostra vita nella nostra città… senza fuggire e senza dover emigrare.
Fra le proposte costruttive, una in particolare comprende una serie di iniziative per "non lasciare che questi episodi cadano nel dimenticatoio (perché riguardano pochi, perché sono marginali): dobbiamo fare in modo che la gente ci sbatta il muso contro ogni giorno, preparare manifesti da attaccare in giro, distribuire il comunicato dappertutto, fare una conferenza stampa grossa in cui si dà pubblica comunicazione di quanto è successo e continua a succedere da troppo tempo nell'indifferenza generale, chiamare le istituzioni locali a risponderne direttamente… dobbiamo far capire che queste cose non succedono solo a chi ha qualche orecchino e i capelli lunghi, ma sono un problema gravissimo che coinvolge tutta la collettività.
purtroppo queste cose possono capitare a chiunque e non solo a barcellona.
da noi sono ancora più odiose perché sono episodi legati direttamente alla mafia, alla mafia grossa (è verissimo che barc è uno dei centri nevralgici per gli affari mafiosi), però queste sono cose che accadono quotidianamente da tante parti e in tante città, gesti che sono espressione di una cultura deviata, del disprezzo per ciò che è "diverso", debole, perché non usa il linguaggio della prevaricazione e della violenza, dell'onore (??????) per risolvere i problemi
e proprio perché questa è purtroppo ormai una cultura dominante, un modello vincente, credo che quello che bisogna fare, una priorità che tutti dobbiamo darci sia creare davvero delle alternative culturali, dei percorsi che comincino ad avvicinare i ragazzi da quando sono ancora alle scuole elementari e medie.
la mia piccola esperienza mi fa dire che organizzare laboratori, incontri continui all'interno delle scuole medie e superiori può in qualche modo scalfire il silenzio […] mettere in piedi un progetto da portare nelle scuole che parli di antimafia, di valori sani, di modi di vita veramente diversi dallo standard pampinoto che ci circonda…"
La ragazza che ha dato voce a questa proposta s'è anche offerta di impegnarsi personalmente nella questione - al contrario di chi magari si limitava a dire "denunciaTE", "alzaTE i bastoni", "stringeTE i denti": "metto a disposizione la mia esperienza per scrivere il progetto, per proporlo alle scuole, per dare una mano nella realizzazione della cosa almeno in una prima fase, poi però dovremmo essere un po' di persone per portarlo avanti.
si tratta ovviamente di percorsi lenti, che danno i loro frutti in tanto tempo ma vi dico che funziona, funziona perché permette di presentare ai ragazzini una realtà veramente contraria alla mafia, alle logiche di prepotenza e violenza.".
La ragazza, che a differenza di molti pone la propria firma al commento, aggiunge poi una frecciatina (che mi sento di condividere, anche questa, al cento per cento): "pensate bene a chi vanno tutti i soldoni che spendiamo a barcellona per i micci… vale la pena per due canne alimentare i loro affari?? pensate se facessimo uno "sciopero", se nessuno più comprasse niente, sarebbe un buon modo per tagliargli i fondi e iniziare a far diminuire il loro strapotere che si basa anche su sicurezze economiche".
Queste le parti salienti di una discussione su un punto molto difficile quale può essere quello della delinquenza e del teppismo fatto da parte di chi in misura più o meno maggiore vive esperienze di questo tipo ogni giorno della propria vita, in un contesto in cui gente che dovrebbe già stare in galera per altri motivi (o quantomeno agli arresti domiciliari) gira tranquillamente per il paese a provocare danni senza che le forze dell'ordine facciano qualcosa per fermarli… del resto, con quale cuore un agente dovrebbe inimicarsi un delinquente per poi vederlo passeggiare fischiettando il giorno dopo l'arresto?
Tuttavia, chiunque abbia letto la Gazzetta del 23 giugno (qui un blog che ha riportato il contenuto del pezzo, in modo che anche chi non abita nei dintorni possa farsi un'idea di quanto accaduto) non ha letto tutto questo.
Tralasciando gli errori di ordine cronologico (il rapimento di cui si parla a fine articolo è in realtà antecedente all'assalto alla sede del circolo), vogliamo porre rilevanza ad un punto fondamentale: forse anche per questioni di sintesi, sono stati pochi i cenni ai pensieri espressi dai ragazzi nel blog in questione. Pochi e, purtroppo, scelti male. Perché quello usato dal giornalista come conclusione, ovvero "la rabbia si è trasformata in voglia di alzare la testa e resistere, anche con l’uso della forza", isolato dal contesto, rischia di determinare una ulteriore reazione da parte dei 5 volti noti che, dopo essersi visti considerati su un quotidiano anche se senza indicazione dei propri nomi, potrebbero anche pensare che i ragazzi dell'ARCI hanno voglia di fare a botte, vediamo che cosa sono in grado di fare!…
Ebbene, non è quello su riportato il pensiero dei ragazzi dell'ARCI, ma un momentaneo sfogo di gente esasperata. Le posizioni assunte, più moderate ma anche più fattibili, sono viceversa quelle citate in questo stesso post qualche riga più su.


