By Lucio | Maggio 29, 2007 - 11:13 pm - Categorie: delinquenza, le meraviglie di barcellona pozzo di gotto

L'ora è tarda, pertanto peccherò di fantasia nel dare a questo post lo stesso titolo del post a cui fa riferimento. Del resto, non potrei trovare un titolo migliore..


A farla breve, la sera del lunedì 28 maggio la sede dell'ARCI di Barcellona è stata oggetto di vandalizzazione da parte di 5 balordi locali, che dagli iniziali insulti e minacce ai presenti, accompagnati da pesanti apprezzamenti sul conto di una ragazza che si trovava lì, sono passati ad atti ancor più gravi culminanti con lo svuotamento dell'estintore della sede all'interno dei locali (accompagnato da gran frastuono di batteria pestata da uno dei teppisti e dalle ovvie grasse risate dei suoi amici). Il tutto sotto gli occhi sconvolti ed esasperati dei membri dell'ARCI presenti al momento, gente disabituata a confrontarsi con simili atti di inciviltà ed a reagire a chi si arroga simili prevaricazioni..


Questa la storia, e questo il link da cui ho preso la notizia: il blog di uno dei testimoni.
Guardando dal di fuori può venire lo sdegno, oltre che per il comportamento dei teppisti rei del vergognoso assalto, anche per le vittime, incapaci di impedire il medesimo. Ma, e su questo ogni singolo abitante del posto dovrà dedicare un pensiero, che cosa ha di diverso questa passività rispetto a quella che l'intera città mostra da tempo immemorabile nei confronti di tutti gli atti di delinquenza piccoli e grandi che quotidianamente si verificano?
Facile, fin troppo facile, da fuori, giudicare quei ragazzi inesperti con frasi fatte quali "chi è causa del suo mal pianga se stesso" o impietosi giudizi sulla loro incapacità ad agire come gruppo e sollevarsi contro gli oppressori. Ma lo hai fatto anche tu. Tu, probabilmente, avrai tenuto in passato un simile comportamento, o comunque lo terresti nella medesima situazione. Perché, a parte la impreparazione che ostacola una reazione organizzata, entrano in gioco contemporaneamente milioni di pensieri diversi, tutti correlati al dopo: certo, possiamo vincere questa battaglia, ma dopo? possiamo buttarli fuori, ma dopo? possiamo pestarli, ma dopo?
Tutte domande che i grandi e piccoli capi del paesazzo in cui ci troviamo non si pongono, o comunque non tanto spesso. A quelli piccoli, soprattutto, bastano l'ora e il qui.
Noi, noi omuncoli abituati alla mollezza del vivere secondo le leggi civili da famiglie che ci hanno voluto troppo bene per insegnarci ad esporsi al pericolo e ad affrontarlo con cognizione di causa, noi siamo l'esatta progenie di questa città, l'ideale zona di caccia per i teppisti e per i criminali. In quante case si ripete fin troppo, ai familiari, di non intromettersi in affari che non ci riguardano, di non parlare a voce alta di certi argomenti, di non prendercela finché la questione non riguarda noi… addirittura di cercare la pace anche quando siamo noi le vittime?
Pecore, siamo, e dobbiamo avere almeno la decenza di riconoscere che se quella sera di fronte ai 5 teppisti ci fosse stata anche la cittadinanza intera, nei locali dell'ARCI o in quei paraggi, la situazione non sarebbe migliorata di una virgola.

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Sottotitolo: Come vivere felici con 200 euro al mese!
Mi correggo.
Come vivere felici con 200 euro al mese?
Francamente non oso immaginarlo, ma qui nel ridente paese di Barcellona Pozzo di Gotto succede anche questo, succede che frotte di commesse siano contente di ricevere 200 euro al mese per le attività svolte per conto dei titolari dei negozi in cui lavorano.
E che ovviamente frotte di titolari siano ben contenti di salariare le proprie commesse a 200 euro (o su di lì).

O forse no.
Forse non tutte le commesse sono soddisfatte della paga che ricevono. Ma questo è prevedibile.
Secondo me però è vero anche che non tutti i titolari sono contenti.

E visto che tutti si preoccupano della povera commessa sfruttata in nero, parlerò in questo post dal punto di vista del titolare, con toni che non sembreranno tanto comunisti ma che secondo me - nella pratica - potranno portare giovamento.

Il problema, dal punto di vista del titolare, è che il commesso di qualunque sesso sia rappresenta un costo per la ditta, pertanto meno vien pagato e meno pesa sul bilancio.
Il ragionamento non fa una grinza, e se tutti gli imprenditori la pensassero così Oliviero Toscani farebbe l'idraulico.
Sinceramente, fare l'imprenditore è un mestiere difficile, richiede tante doti tutte assieme, dalla caparbietà alla lungimiranza, dalla faccia tosta allo spirito competitivo. Ancor più sinceramente, non saprei mettere in pratica molte delle doti richieste.
Tra queste doti, una è l'immedesimazione.
Un titolare, per sfruttare al meglio il proprio dipendente, deve sapersi anche mettere nei suoi panni.
Che cosa potrebbe gratificare un dipendente al punto da spingerlo a lavorare meglio? A questa domanda se ne ricollega un'altra: Che cosa distingue il salariato dall'imprenditore?

La risposta non è: la quantità di soldi che entrano a fine mese (ché un imprenditore inetto o sfortunato potrebbe percepire meno di un dipendente).
La risposta è: il fisso.
L'imprenditore non ha un fisso mensile, o se lo ha è per caso. I suoi introiti variano in relazione agli affari che porta a termine, pertanto nel proprio interesse si sforza di concluderne positivamente ed in buone quantità
Il salariato, invece, può lavorare poco o molto, bene o male, ma a fine mese i soldi son quelli. Certo, se lavora poco o male, o poco e male, difficilmente lavorerà a lungo (salvi casi e lavori particolari). Ma se lavora bene? Che cosa dovrebbe spingere un dipendente a lavorar bene, oltre il limite minimo previsto dal contratto (in nero)?

Ecco il punto: un commesso, una commessa, un qualunque dipendente, non si fa il mazzo solo per un sorriso del capo. A meno che il capo non sia abbastanza sexy, è chiaro.
Ma se la commessa del negozio del centro che racimola diciamo due o trecento euro in nero (chi più, chi meno) ricevesse anche, a fine mese, una percentuale sugli affari conclusi, esattamente come un mediatore d'affari… quante camicie o mutandine di pizzo cercherebbe di vendere?

Insomma, pubblico, perché mai una commessa dovrebbe mostrarsi gentile con te che entri, rovini la tranquillità del posto, rovisti tra gli oggetti, poni domande di scarso interesse e che spesso comportano lunghe ed inutili ricerche… se tanto a fine mese i soldi son quelli?

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By Lucio | Maggio 16, 2007 - 12:33 pm - Categorie: politica locale

Ce lo aspettavamo, in effetti, inutile negarlo.
Cioè, non ci aspettavamo che andasse poi così tanto male, ma non abitiamo fuori dal mondo e anche il più distratto si sarebbe accorto delle spaventevoli probabilità del sindaco uscente di essere riconfermato a grande maggioranza.
Sapevamo che avremmo perso, ma abbiamo preferito lottare lo stesso. A chi mi chiedeva "Perché non voti Tizio invece? Tanto non salite lo stesso…" rispondevo che Tizio sarebbe salito comunque, lo sapevano tutti, ma che piuttosto preferivo perdere.

Ma perché questo risultato?
In parte per la tradizione storico-politica di Barcellona (a Gela, profondo sud della Sicilia, ha stravinto le elezioni un comunista omosessuale noto come "il sindaco antimafia", roba che qui sembrerebbe di essere in un episodio di "Ai confini della realtà"), che tende a privilegiare gli orientamenti conservatori e soprattutto i volti noti, tanto è vero che i nuovi eletti son tutti presentati dalla gazzetta come "il figlio del noto medico…", "il figlio dell’ex-consigliere…", "il delfino del presidente…", mentre noi eravamo nuddu miscatu cu' nenti, pertanto inaffidabili
In parte, e questa è la parte più normale, perché ci sono i normali sostenitori della Destra. Persone che semplicemente la pensano in un certo modo ma che almeno sono coerenti. Tra l'altro, conosco alcune di queste persone, le stimo, e loro contraccambiano; e qualcuno si è anche lamentato del modo in cui la coalizione vincente ha ottenuto il risultato che ha ottenuto…
In parte per le nuove strade asfaltate nell'ultimo mese (a conferma delle parole del riconfermato sindaco in proposito dell'essere questa città un cantiere aperto; però 5 anni son maledettamente lunghi rispetto al numero di strade, dovrebbero indire le elezioni almeno ogni dodici mesi)…
In parte ancora perché "io simpatizzo per voi, ma devo votare mio cugino che se prende almeno venti voti lo assumono a tempo determinato"… "vi voterei ma il mio capo preferisce Tizio"… "ok, se vi porto 5 voti che mi date?"… col risultato che la maggioranza dei nostri possibili votanti s'è buttata sulle liste collegate a Torre e Nania, formando quindi un Comune con maggioranza di destra e opposizione sostanzialmente pure.
In parte perché il popolo mostra a Barcellona come negli altri Comuni siciliani insofferenza verso la condotta del governo nazionale ed ha voluto punirlo emblematicamente. Questo, a detta degli esponenti della CdL. Gli stessi che non considerano i risultati elettorali di una regione come l'Emilia Romagna rappresentativi della volontà popolare. Gli stessi che chiedono l'accantonamento definitivo del ddl sulla DiCo in seguito al successo del cosiddetto "Family Day". Gli stessi che definirono le proteste, le manifestazioni, gli scioperi e i girotondi organizzati in tutta Italia come non rappresentativi della volontà popolare.
In parte perché la ventilata Unità A Sinistra qui non s'è proprio vista: la Margherita e i DS pur di allearsi con Torre dell'UDC hanno buttato fuori Rifondazione e Città Aperta, anche se poi i DS hanno fatto marcia indietro per i motivi che sappiamo e alla fine si son presentati da soli.

Ovviamente, non è solo questo, le cause esterne certo hanno avuto il loro peso anche rilevante, ma non possiamo non pensare che altre cause siano piuttosto attribuibili a noi come partito.
Il singolo, per esempio, qui più che altrove è portato a classificare termini come Stato, comunità città e così ad un livello relativamente basso, sicuramente in posizione subordinata rispetto a questioni piùù vicine come famiglia e lavoro.
È insomma tutta colpa del singolo se facendo due conti spiccioli preferisce la promessa di un posto di lavoro a tempo in cambio di tot voti (do ut des è un motto molto antico)? Se preferisce insomma farsi corrompere, in molti casi anche svendendo il proprio favore a prezzi da cambio di stagione, piuttosto che votare qualcuno che parla di concetti astratti come lotta alla mafia ed alla disoccupazione?
Sì.
Ma è colpa anche di chi lucra su queste situazioni, rubacchiando ed accumulando voti a destra e a manca.
Ed è in sintesi colpa anche nostra, se non siamo riusciti ad apparire abbastanza convincenti né visibili.
Dopotutto, avevamo pochi candidati e ci trovavamo in sostanza ospiti in una lista non nostra e sicuramente con meno appoggi di altre liste. Una lista sola per un movimento ed un partito, in un mare di liste fotocopia nate giusto per confondere le acque ed accumulare candidati e votanti.
È stato un errore, in parte inevitabile: eravamo ancora pochi, stiamo crescendo di numero ma ancora non basta.
Ora tempo per riorganizzarsi ce n'è fin troppo, se non cade la Giunta prima (campa, cavallo!).

Speravamo almeno in un consigliere, giusto per rompere un po' le scatole ai Guverna, e non fu possibile. Promettiamo però, solennemente, di stare lo stesso il più possibile con il fiato sul collo della giunta, per esempio promuovendo anche per Barcellona Pozzo di Gotto l'uso costante di questa procedura. Dopotutto, un sindaco che si vanta di essere contro tutte le mafie e che presenta la situazione di questa città come la migliore in tutta Italia se non in tutta Europa non dovrebbe porsi problemi ad accettare di far celebrare le gare di appalto davanti a carabinieri e polizia.

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By Lucio | Maggio 12, 2007 - 12:35 am - Categorie: politica locale

Strano girare per le strade di una città nei giorni precedenti le elezioni:
dappertutto facce strane che ti guardano cercando di apparire convincenti, persone che d'improvviso dopo tempo si ricordano di te e fanno di tutto per parlarti e dirti quanto ti hanno pensato e se puoi trovare un paio di voti per loro, cartelli riservati agli annunci mortuari che ospitano volti di persone ancor vive (e fossi nei panni di questi ultimi mi toccherei!), e ancora ogni volta che vado a gettare la spazzatura il sindaco sta lì appiccicato al cassonetto (non in prima persona, ovviamente, ma in effigie) a ricordarmi di lui…

In particolare mi ha colpito un manifesto doppio, di tale Salvatore Imbesi (Forza Italia), affisso appunto in uno spazio riservato ai necrologi, che a parte il suo volto felice mostra anche un Proclama al popolo. Mosso da curiosità, considerando che non sono poi tanti a sprecare spazio per del testo, ho letto il contenuto da cima a fondo.

Ora… mi dispiace, davvero, non avere una macchina fotografica a disposizione, perché mi rendo conto che in molti non mi crederanno senza una prova visiva, e del resto dovrò anche citare a memoria, ma vi prego di avere la compiacenza di darmi il beneficio del dubbio.
Il discorso, dicevo, è lungo e ben articolato, eppure certe frasi mi hanno lasciato subito di stucco. Dopo un rapido preambolo, infatti si passa a sostenere un concetto tipo: "Chi non è stato in grado di creare un reddito alto per se e per la propria famiglia, come potrà mai riuscire a guidare questa città?" - e continuando: "sicuramente avrà fatto ricorso a logiche clientelari" per far intendere che tale persona sarà poi portata a reimpiegarle anche in ambito comunale.
Magari sarò prevenuto, e sicuramente la mia memoria sarà deformata dalle mie interpretazioni, ma Bruto è un uomo d'on… mi stavo dilungando, scusate.
Dicevo, magari sarò prevenuto, ma secondo me il senso della frase è che non bisogna votare per chi non ha abbastanza soldi (come un ripristino dell'aristocrazia, insomma) e che se non ha abbastanza soldi significa che ha fatto ricorso a logiche clientelari. Beh, a parte che In Mia Modesta Opinione non è mica dimostrato che chi sia ricco abbia meriti particolari e non sia ricorso appunto a pratiche clientelari, ma nello specifico quali possono essere queste tattiche clientelari che i poveri usano per restare poveri? Così su due piedi mi viene in mente che una possa essere vendere il proprio voto per meno di quello che vale… e in effetti, certo, i conti tornano: se vendi il tuo voto e quello di parenti e amici ad esempio per un lavoro a tempo determinato hai poi la sicurezza (relativa, ricordiamolo) di essere sfruttato secondo la legge per un certo periodo. Trascorso il quale nel frattempo ci sono nuove elezioni, per cui dovrai nuovamente vendere il tuo voto e quello dei tuoi familiari etc… e fino al giorno in cui continuerai a vendere il tuo voto non avrai poi diritto, alcun diritto, a lamentarti per il modo in cui si sta riducendo elezione dopo elezione il posto in cui vivi. Avrai i motivi per farlo, probabilmente, ma se le cause sono ricollegate a chi hai votato… almeno la prossima volta prima di tracciare la crocettina prenditi un minuto di riflessione.
Esistono però anche sistemi più redditizi di clientelarismo… per esempio promettere a qualcuno l'avvicinamento mettiamo da Brindisi a Barcellona in cambio di 20 voti, a qualcun altro un posto di lavoro anche se non fisso, a qualcun altro ancora la garanzia di conservare il proprio posto di lavoro in questo momento difficile in cui blablabla… e pescare così, tramite una dozzina di liste e pochi elementi ben piazzati, centinaia di voti da un bacino di utenza orientato altrove.

Ma concludiamo con la parte finale del manifesto, quella in cui si sostiene più o meno velatamente che a conti fatti è meglio votare qualcuno che conosci ma di cui puoi anche non condividere pensieri e operato, piuttosto che affidarti all'incertezza che potrebbe forse portare questa città alla fine.

Insomma, da quanto sopra posso dedurre (ma spero vivamente di essermi sbagliato, di aver travisato, di essermi fatto ingannare dai miei stessi pregiudizi) che è meglio per tutti se votiamo per qualcuno che ha già i mezzi finanziari per reclamizzarsi bene e che sappiamo sicuramente come si comporterà (nel bene o nel male) una volta alla guida del paese.
Non ho altro da aggiungere, Vostro Onore.

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By Ambrogio | Maggio 9, 2007 - 5:47 pm - Categorie: comizi, politica locale

Testo del Comizio di Ambrogio Isgrò, candidato al Consiglio Comunale per Rifondazione Comunista nella lista di Città Aperta, giorno 8 maggio 2007 in piazza San Sebastiano

Io voglio vivere in una città normale.

È questo il pensiero che da un po’ di giorni mi passa costantemente per la testa.
È questo il pensiero che vorrei passasse per la testa dei barcellonesi il 13 e il 14 maggio.
Perché la realtà delle cose a Barcellona è questa: noi non viviamo in una città normale.
A ribadircelo, se ce ne fosse bisogno, è lo svolgimento di questa campagna elettorale.

Se avete avuto la “sfortuna” di non assistere ai comizi degli altri candidati a sindaco “favoriti” ora per la vittoria, ora per giungere al ballottaggio, ve li “riassumo” io in breve.
Più o meno il “senso” dei loro comizi è stato questo:

Da un latoil sindaco per Barcellona” che si impegna a spiegarci che sì lui c’era ma era come se non ci fosse, che era lì per portare l’amministrazione comunale a fare le cose giuste per la città, che era contrario allo scioglimento del Consiglio, ma che forse era meglio scioglierlo perché non ci sono i requisiti legali per lo svolgimento di libere elezioni… forse perché le 12 liste al seguito voleva averle lui!

Si dimentica Carmelo Torre di essere nell’Udc, il partito di Cuffaro, che vuole imporci la privatizzazione dell’acqua…
Si dimentica Torre di aver affermato proprio da questo palco che le fiaccolate antimafia danno un’immagine sbagliata della città…

Siete voi che date un’immagine sbagliata della città!

In una città normale gli uomini politici onesti scendono in piazza e stanno alla testa delle fiaccolate!

E in prima fila ci deve essere il sindaco di questa città!

E veniamo così ai comizi dei “cugini di campagna“, la premiata ditta Nania & Nania che, più o meno, inclusa una lezione di storia su Gramsci che si starà ancora rivoltando nella tomba, ha detto: “Abbiamo costruito strade di pilu, un teatro di pilu e andremo avanti… costruiremo un aeroporto di pilu, montagne di pilu, insomma una Barcellona di pilu per tutti i barcellonesi!“.

E mentre elencava i fatti ne ha, ahinoi, dimenticati alcuni:

Si è dimenticato di dire che il primo provvedimento preso è stato quello di aumentarsi lo stipendio

Ma non contento di questo, visto che le casse del comune erano in dissesto, ha nominato super esperti come l’avv. Scoglio o la signorina Livoti, perché gli assessori stipendiati dal Comune non bastavano.

E, sempre nell’ottica del risanamento dei conti, ha assegnato con determina dirigenziale l’appalto di pulitura del cimitero per una spesa di 180mila euro a una ditta di Milazzo…

Sempre in quest’ottica bisogna capire che se si lavora il Venerdì Santo è per il bene dei cittadini e che se a qualcuno vengono dati quasi 100.000 euro, non è perché aggiungendo a quella spesa qualche centinaio di euro bisognerebbe ricorrere a una gara pubblica, è sempre per farci risparmiare tempo e denaro… possibile che non lo capiamo?!?

Ma in questa campagna elettorale c’è anche qualcun altro che si sta distinguendo per correttezza…

Sono i DS…

In molti ancora oggi non capiscono perché non stiamo con loro, perché si è rotta l’unità a sinistra…

Certo, in una città normale, l’Unione tutta si sarebbe presentata compatta per contrastare il sindaco uscente di centro-destra.
Non a Barcellona, dove i cosiddetti leader dell’Unione sono stati impegnati fino all’ultimo a rincorrere i Torre e i Molino e hanno boicottato le primarie.
Ma se non ci stupiamo più di tanto del trasformismo e delle incapacità dei vari Turrisi, Gitto, Calamuneri, Monforte e persino dell’ex sindaco Speciale… che si dovrebbe vergognare!

Ci stupiamo, invece, dell’atteggiamento dell’autorevole candidato a sindaco, nonché consigliere comunale uscente e segretario dei DS, dott. Saija
Che ha tentato e sta tentando fino all’ultimo prima di portare noi di Rifondazione con loro, poi di far fare un passo indietro a Città Aperta tutta, perché lui è in rimonta su tutto e tutti e può andare al ballottaggio.
Insomma i suoi comizi suonano più o meno così: “Vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio…“.

Invece di mettere in giro voci ad arte, caro dott. Saija, lo spieghiamo noi perché non abbiamo appoggiato la sua candidatura.

Non la abbiamo appoggiata perché è talmente autorevole come candidato a sindaco che ha avuto difficoltà a mobilitare gli uomini del suo stesso partito.
Non la abbiamo appoggiata perché le primarie bisogna volerle nei fatti e non solo a parole.
Non la abbiamo appoggiata perché doveva essere in grado di tenere unita l’Unione e di mantenere le parole dette dentro la stessa sede del suo partito, invece di andare a rincorrere Torre per poi tornare sui propri passi nel momento in cui buona parte dei DS non l’avrebbe seguita e rischiava di perdere consensi a sinistra.

E per favore lasci in pace Gramsci.

Ma i DS non si sono fermati qui. Come finire in gloria la storia di un partito che vi chiede i voti ma in realtà non esiste più?

Giocando “sporco”, dicendo che tanto noi ad ottenere un consigliere comunale non ci arriveremo mai, che esiste un sondaggio che lo dimostrerebbe.
Ora, vista l’attendibilità dei sondaggi alle ultime elezioni politiche e prima ancora alle scorse comunali, quando attribuivano all’opposizione 6 consiglieri e invece i seggi furono appena 3, dovremmo stare in una botte di ferro.

Ma c’è un’altra verità da dire…
È che nella nostra lista chiunque salirà come consigliere comunale è persona capace e nuova nelle idee, che contano più dell’età anagrafica.
Voi, invece, porterete i voti ai soliti Saija e Pantano, che sono talmente rigorosi da non aver avuto neanche il coraggio di dimettersi da un consiglio comunale delegittimato non solo dalle indagini in corso, ma anche e soprattutto dal comportamento di alcuni consiglieri stessi all’interno dell’aula.

Sarebbe stato un atto dovuto… è stata un’altra occasione persa.

E, per chiudere, cari Biondo e Presti, siete giovani vecchi nelle idee e provate a guardare più in casa vostra che in quella altrui… e quando si mette il volto di una persona per sostenere la propria campagna elettorale, sarebbe meglio accertarsi, non dico che quella persona che abita fuori torni a Barcellona per votare, ma, quantomeno, che sia iscritta nelle liste elettorali barcellonesi.

Ma torniamo ai comizi elettorali ed al grande assente: l’ANTIMAFIA.

In una città normale, visti i problemi che ha Barcellona, si dovrebbe partire proprio da qui, perché le molteplici carenze strutturali di questa città sono dovute principalmente alla presenza, palese e occulta allo stesso tempo, della mafia.

Il problema non riguarda solo lo scioglimento o meno del consiglio comunale, ancora sub-judice, con tanto di carte che giacciono sulla scrivania di Amato da mesi, il problema è che in una città normale, in una provincia normale, a svolgere le indagini non ci sarebbe il prefetto Scammacca

… che si è fatto vedere in compagnia di uomini politici del centro-destra ad una partita di calcio del Messina… Qualcuno dirà: “Che male c’è?“…
Nessuno, se non fosse che tra questi c’era Astone, indagato in quel momento dalla Dda di Messina per un’inchiesta di mafia relativa alla raccolta di rifiuti a Messina.
Ma il dr. Scammacca ha anche un altro “merito“. Quello di aver fatto il commissario a S. Giovanni La Punta, comune sciolto per mafia, in provincia di Catania…

… e lì, nel ‘93, creò una “consulta cittadina“, in cui inserì l’imprenditore multimiliardario Sebastiano Scuto. I due si frequentarono per un po’ di tempo. Ma, nel 2001, disgraziatamente Scuto finì in carcere per mafia e Scammacca, già nominato prefetto di Messina, fu chiamato a testimoniare per dare spiegazioni su somme di denaro ricevute da Scuto. I “non ricordo” non si contarono.

Ma d’altronde non viviamo in una città normale.

In una città normale i diritti non diventano favori, qualunque sia il colore delle amministrazioni politiche.
In un città normale quando si presenta il P.R.G. non sono pronti oltre 1.000 ricorsi, uno ogni 15 famiglie circa, e un’indagine della procura.
In una città normale il sindaco non si attiva solo dopo le ripetute pressioni dei cittadini su questioni vitali come il depuratore o la privatizzazione dell’acqua.
In una città normale quando si asfaltano le strade non trovi le buche dopo pochi giorni.
In una città normale il decoro non si fa mettendo quattro piantine in piazza, ma evitando che i rifiuti si accumulino.
In una città normale non si riducono in quello stato la vecchia stazione o una casa all’entrata di Barcellona, riempiendole di manifesti anche nei punti più impensabili… probabilmente usano delle giraffe che trasportano su dei camion o calano coi deltaplani…
In una città normale si avrebbe il pudore di non mettere i manifesti elettorali sui bidoni della spazzatura o sulle case iniziate e mai finite, vero simbolo del degrado a cui l’ha portata la mala amministrazione di Nania.
In una città normale la gente non se ne va, non emigra in massa per studiare, per cercare un lavoro, per curarsi…
In una città normale non ti telefonano a casa infermieri e dottori per ricordarti che di loro hai bisogno.
In una città normale i datori di lavoro non pretendono il voto.
In una città normale NON SI MILITARIZZA LA CAMPAGNA ELETTORALE, non scendono in campo le corporazioni, non si schierano squadroni notturni…
In una città normale non si sceglie fra nero e… quasi nero.
In una città normale non bisogna andare fin dentro la posta per far togliere i volantini del sindaco uscente.
In una città normale la gente esce la sera, non emigra fino a Milazzo o Capo d’Orlando per trovare locali aperti.
In una città normale si denunciano e si cerca di porre un freno ai ripetuti atti di violenza che avvengono.
In una città normale la gente non cammina con la paura negli occhi
la paura di essere accoltellata per un tamponamento
di vedere uscire una pistola per futili motivi
di essere scippata, rapinata, picchiata
mentre gli altri si girano dall’altra parte…
In una città normale non si muore di ospedale e di lavoro.
In una città normale si proclama il lutto cittadino quando sparano ad un giornalista, non se ne infanga la memoria…

IO VOGLIO VIVERE IN UNA CITTÀ NORMALE!

Se Peppino Impastato viveva a “Mafiopoli“, noi dobbiamo essere consapevoli di vivere ad “Affaropoli“.

Quando il 13 e il 14 maggio andrete a votare provate a ripetervelo:

IO VOGLIO VIVERE IN UNA CITTÀ NORMALE!“.

E ricordatevi che, se c’è stato un uomo politico di rilevanza nazionale e oltre, un uomo con la schiena diritta, un uomo capace di lottare per i poveri ed essere al contempo uomo di intelletto e d’azione, un hombre vertical, quello era un comunista e si chiamava Nino Pino Balotta.

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"Uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, cento passi" cantano i Modena City Ramblers, e si alzano le voci ardite di un coro, voci accese da un sentimento di rivalsa, alimentate da una sete di giustizia, fortificate dalla voglia di combattere, cambiare.

Quella stessa voglia ha portato Peppino Impastato sul cammino di un sentiero impetuoso, ripido, tortuoso che non conta solo cento passi, ma innumerevoli disfatte, sopraffazioni, atrocità, massacri, segnato da un indelebile striscia di sangue.
Non sopportava di vivere in un mondo ovattato in osservanza di quel "rispettoso silenzio" che troppo stonava con tutte le voci che gli urlavano dentro, che consuma fino ad annullare la semplice ma ineguagliabile importanza degli affetti familiari e faceva scempio di sogni.
Stretto in una morsa, congelato in una dimensione priva di coordinate viveva a giorni alterni la cupa disperazione e la voglia di aprirsi e costruire, portandosi dietro il pesante strascico del suo cognome ed un'unica grande colpa, essere figlio di un mafioso.

L’esigenza di reagire e il bisogno di alienazione a quell’insostenibile realtà avvicinano Peppino alla politica.
Erano i tempi della "rivoluzione culturale" e del "Che", delle lotte studentesche, delle disordinate occupazioni, subisce il fascino della "Lega", uno dei tanti gruppi marxisti- leninisti, fino all’adesione a "Democrazia proletaria".
Cresce e si plasma, caratterizzato dallo straordinario entusiasmo e l’incredibile fervore che lo vedono un attivista in "Lotta Continua".
Nel tentativo di superare la crisi complessiva dei gruppi che si ispiravano alle idee della sinistra "rivoluzionaria", canalizza le sue energie su "Radio Aut", l’emittente radiofonica autofinanziata, una piccola fiamma nel buio tetro, una voce fioca nel pungente silenzio, una spina nel fianco degli esponenti della politica locale e gruppi mafiosi (ancora non mi è chiara la differenza).
Voleva continuare a scrivere, gridare, urlare, con quanto fiato avesse in gola "LA MAFIA è UNA MONTAGNA DI MERDA!", ma la sua voce scomoda ha rotto la pacata continuità della notte, producendo un’eco che non si spegnerà mai, perché la morte annienta la fisicità, ma i ricordi, le idee, si perpetuano nel tempo, restano scolpiti sulla lavagna del nostro cuore, immortalati sulle foto che scorrono nella nostra mente, registrati sul nastro della nostra vita.

A ventinove anni dalla tua scomparsa, oggi nove maggio 2007 noi ti ricordiamo, ma non esiste un giorno per Peppino Impastato, ogni giorno è il tuo giorno, quello di tanti altri Peppino Impastato, di bocche tappate, di speranze negate, di vite spezzate.
Allora sarebbe meglio essere ciechi, muti e sordi, attingere da mercanti, venditori di facili illusioni… sì, forse siamo solo degli illusi a credere che domani sia diverso da ieri, da oggi, ma credo sia giusto aguzzare la vista, prestare l’orecchio, gridare insieme, vivere perseguendo i propri ideali in un mondo che di ideale ha veramente poco.

Peppino è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai!!!

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