By Carmelo | Febbraio 21, 2008 - 11:23 am - Categorie: cronaca, educazione civica, favole, magia, lotto, delinquenza, furti, comunicati stampa, lavoro

tratto da Terrelibere.org

L’Italia consumista ha meno soldi ma sempre più voglia di spendere. Centri commerciali e società finanziarie si inventano di tutto per far indebitare i clienti, e sono arrivati al punto da architettare una truffa su base statistica. Hai lo sconto se paghi dopo 6 mesi, ma solo quando ti arriva una lettera e nel periodo indicato. Se non ci riesci? Paghi di più. Ed a rate. Come l’economia diventa imbroglio

Natale 2006. Una tranquilla famiglia si reca al centro commerciale. Un regalo per la zia, un acquisto necessario e sempre rimandato, qualche capriccio… I soldi finiscono in fretta, persino il telegiornale ha scoperto che “non si arriva a fine mese”.

Per l’Italia che non rinuncia ai consumi, che non vuole tirare la cinghia, già da tempo è attivo un sistema perverso di crediti, cessioni del quinto, finanziamenti che in pochissimo tempo sta trasformando un popolo di risparmiatori in una massa di cicale senza pensieri ma piene di debiti.

Finora, però, i meccanismi del prestito erano abbastanza chiari, “normali”. Non ho i soldi per pagare, vado nell’angolino dove fanno i finanziamenti, mi fanno l’analisi del sangue della solvibilità, pago a rate e pago di più. Gli economisti dicono che il risparmio è un “consumo differito”. Di conseguenza, il debito è un consumo anticipato.

A Natale del 2006, però, è stato introdotto un nuovo tipo di finanziamento. Paghi a rate? Paghi di meno. La convenienza del consumo immediato unita a quella del pagamento posticipato, ed in più lo sconto. Il sogno di ogni Fantozzi consumista.

L’offerta è la seguente: compri ora, paghi a maggio. Ed hai uno sconto.

L’italiano, che è diffidente di ogni cosa che puzzi di Stato, quando si tratta di comunicazioni commerciali, televisive o sotto forma di depliant, si fida ciecamente. Non subodora truffe ed inganni.

In questo caso la truffa c’è, ed è macroscopica.

A dicembre porti via soddisfatto il tuo televisore al plasma o il tuo scaldavivande elettrico. A maggio, quindi nel 2007, arriva un bel blocchetto di assegni con tante rate da coprire i prossimi due anni. Ma come: non dovevo pagare tutto in una volta?

Prima giunge una lettera, con un simpatico gioco. La scelta delle rate viene presentata come quella principale. In alternativa, l’opzione “Poi decido” (???), che era quella presentata al momento dell’acquisto.

“Entro e non oltre 15 giorni prima della data assegnata alla prima rata, potrà effettuare un bonifico alle seguenti coordinate bancarie…”

Ovviamente tanti faranno il bonifico, ma tanti altri (i distratti, quelli a cui la comunicazione non è arrivata in tempo, etc.) si troveranno ingabbiati nelle rate.

Un sistema statistico. Su 100, quanti saranno i polli o gli sfortunati?

Questo sistema non è una trovata di pochi, ma un sistema adottato dalle maggiori reti di centri commerciali (Unieuro, Euronics,…) in combutta con società finanziarie (Neos, …).

Si tratta di un segno evidente dello stato del sistema economico italiano, lontano dalle vette dell’innovazione, distante dall’impressionante produttività orientale, impaurito dai paesi emergenti e dallo spettro dell’impoverimento.

Ecco il ricorso finale alla grande risorsa nazionale, l’arte di arrangiarsi e di fottere il prossimo.

Chi ha denunciato queste oscenità? Il solito Grillo, e pochi altri. Ma il problema è molto più ampio. Il debito sta diventando un sistema. Se la generazione precedente ha risparmiato finché poteva per consentire il necessario ed il superfluo ai propri figli, quelle attuali stanno preparando un futuro nero.

“Un Paese come l’Italia di oggi, in cui si hanno maggiori garanzie, di guadagno, di sanità, di servizi, ha meno bisogno di risparmiare” dice Giuseppe Zadra, direttore generale dell’Associazione bancaria italiana (ABI).

L’italiano furbo, quello che sa stare al mondo, quello delle frasi fatte, dirà senz’altro che Zadra “tira acqua al suo mulino”. Tutti gli altri italiani - invece- iniziano a pensare ad un futuro poco allegro…

Antonello Mangano

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By Lucio | Agosto 30, 2007 - 5:00 pm - Categorie: lotto, politica nazionale

Previsioni a posteriori
Ogni tanto si può anche fare. Sì, c'è da ammetterlo: non si può non essere d'accordo con Bossi, in questo caso.
Il riferimento, ovviamente, è alla proposta di sciopero fiscale basata sull'astensione dal partecipare a giochi di fortuna quali quelli di Lotto, Enalotto e Gratta & Vinci.
Le motivazioni di tale adesione, però, sono politiche nel più squisito dei sensi, piuttosto che in quello stretto volgarizzato dagli usi e costumi di molti politici nostrani degli ultimi decenni: ovvero, si tratta di motivazioni legate non tanto a contestazioni verso l'operato del governo (attuale o precedente) quanto all'interesse della cittadinanza.
Il gioco d'azzardo legalizzato, infatti, è senza dubbio tra le più immorali fonti di reddito per lo Stato, una vergogna per qualunque società moderna.
Gli articoli da 718 a 722 del Codice penale qualificano i giochi nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria come reati punibili attraverso ammenda e arresto. Secondo tali articoli lo Stato, le ricevitorie e i giornalisti televisivi andrebbero classificati come contravventori professionali e puniti a dovere. Se non fosse che stiamo trattando di entrate rilevanti per la Legge Finanziaria, e pertanto scatta un altro gioco: quello dei due pesi e delle due misure.
Ma lo Stato, se vuole finanziare le proprie attività, ha già in dotazione gli strumenti necessari: tasse, imposte, contributi.
Che poi il popolo sia bue e scelga più o meno volontariamente di farsi fregare i soldi da Lotto, Enalotto e simili, non giustifica. Semmai, si può trattare di abuso della credulità popolare, reato che va ad aggiungersi agli altri per i quali nessuno pagherà mai.

C'è però un'altra cosa che mi fa specie, in questa situazione, ed è che la persona che adesso propugna lo sciopero dal gioco fa parte di quella stessa coalizione che in un passato recente (prima o poi dovrò scrivere qualcosa sull'amemoria storica degli italiani) ha portato a 3 le estrazioni settimanali (col tentativo di renderle giornaliere, bloccato dal niet dei gestori delle ricevitorie), ha aggiunto una ruota, ha incentivato in diversi modi le possibilità di giocare… ha, insomma, in ogni modo, creato terreno fertile per rendere i dipendenti del Lotto ancora più succubi e catturare nuovi giocatori.
Ecco, mi fa specie che in quella sede Lotto ed Enalotto andassero bene, per la CdL, e adesso siano invece deprecabili.
Da un punto di vista oggettivo, sono deprecabili oggi come allora, e bene farebbe il Governo a ridurre la pressione, riportandola ad un livello più sopportabile.
Ogni cittadino che si suicida dopo essersi rovinato, ogni padre di famiglia che finisce sul lastrico, ogni tossicodipendente delle estrazioni… è un'infamia che urla vendetta, ed io mi vergogno di appartenere ad una nazione che si finanzia sul sangue e sulla disperazione, sull'ingenuità e sulla voglia di riscatto.

In ultima analisi, comunque, si tratta di uno sciopero che non è destinato ad avere un grande successo, visto che la maggior parte dei forti giocatori è dipendente e quindi non si asterrà. Va messo in conto anche questo, nelle spese da presentare a certi politici: l'aver trasformato molti cittadini in tossicodipendenti, appositamente per fare da spacciatori.


Se di tutto il testo a colpirvi principalmente sono stati i numeri presenti nel fumetto, probabilmente non parteciperete allo sciopero fiscale.

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