OPERAZIONE “VIVAIO”: SMANTELLATO IL CLAN DEI “MAZZARROTI”
L’operazione antimafia “Vivaio” condotta dai Carabinieri nelle province di Messina, Catania ed Ancona, ha portato all’arresto di 15 persone. Una trentina di indagati a piede libero per associazione mafiosa, estorsione e danneggiamenti.

Nelle prime ore di questa mattina i Carabinieri hanno messo a segno l’operazione Vivaio.

Eseguite, nelle province di Messina, Catania ed Ancona, 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere e una ai domiciliari, emesse dal Gip del Tribunale di Messina Alfredo Sicuro, su richiesta della Procura distrettuale antimafia, per associazione mafiosa, estorsioni, danneggiamenti, detenzione illegale di armi ed altri reati. Altre 30 persone sono indagate a piede libero, fra cui anche alcuni amministratori e personaggi interni alle Istituzioni.Le indagini condotte dal R.O.S. hanno documentato le infiltrazioni di un gruppo criminale affiliato alla famiglia mafiosa di Barcellona negli appalti pubblici del messinese, tra i quali i lavori per la metanizzazione dei Nebrodi ed il raddoppio feroviario della tratta Messina-Palermo.

Tra gli interessi illeciti del sodalizio anche l’indotto relativo alla gestione delle due discariche più importanti dell’area, che smaltiscono i rifiuti solidi urbani e speciali dell’intera provincia.

A tal proprosito, l’infiltrazione mafiosa avrebbe riguardato soprattutto la gestione delle discariche. Fra le altre attività controllate dai capiclan Tindaro Calabrese e Carmelo Salvatore Trifirò, subentrati al precedente boss Carmelo Bisognano, in carcere dal 2003, anche appalti relativi ai lavori di ripristino della galleria di Valdina sulla tratta ferroviaria ed autostradale Messina Palermo, all’installazione delle fibre ottiche in molti comuni della provincia ed allo smaltimento di rifiuti speciali, derivanti dalla lavorazione degli agrumi.

I “mazzarroti” incassavano i soldi erogati per lo smaltimento per poi gettare altrove i rifiuti o, in alternativa, rivenderli spacciandoli per fertilizzante.

Calabrese e Trifirò, approfittando della permanenza in carcere di Bisognano, avevano tentato di sostituirsi a lui nel controllo degli appalti di numerose opere pubbliche. Per farlo avevano anche chiesto l’aiuto del clan catanese dei Santapaola.

Fra gli atti intimidatori messi a segno dal nuovo clan, rientrerebbero anche le 7 betoniere bruciate, appartenenti alla società “Mediterranea Costruzioni srl”, impegnata nei lavori sulla Messina-Palermo. Collegato con i traffici di Trifirò e Calabrese, secondo gli inquirenti, anche l’omicidio dell’impreditore Antonino Rottino il 22 agosto 2007.

Ecco l’elenco degli arrestati: Carmelo Bisognano, 42 anni di Mazzarrà Sant’Andrea; Santi Bonanno, imprenditore 42enne di Furnari; Tindaro Calabrese, 34 anni di Novara di Sicilia; Agostino Campisi 46enne di Patti; Alfio Giuseppe Castro, imprenditore 54enne di Acireale; Zamir Dajcaj, albanese di 37 anni; Enrico Fumia, 42enne di Mazzarrà Sant’Andrea; Enzo Marti, 47enne di Osimo, in provincia di Ancona; Roberto Martorana, 37enne di Mazzarrà Sant’Andrea; Aldo Nicola Munafò, 38 anni di Tripi; Vincenzo Munafò, 39 anni di Falcone; Michele Rotella, imprenditore 67enne di Barcellona; Stefano Rottino, 36 anni di Mazzarrà Sant’Andrea; Nunziato Siracusa, 38enne di Terme Vigliatore e Carmelo Salvatore Trifirò, imprenditore di 36 anni di Barcellona.
Tratto dal sito www.normanno.com

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venerdì 21 marzo ore 15.oo presso il circolo “ottobre rosso” di barcellona sarà presente la compagna deputata Daniela Dioguardi, per un incontro dibattito su:cuffarismo, sanità siciliana, questioni di Genere.

 Chi è Daniela Dioguardi

“Ho 56 anni e vivo a Palermo. Sono sposata con una figlia e due meravigliosi nipotini. Sono diventata comunista per mia madre: è stata lei a trasmettermi l’amore per la giustizia sociale e per la libertà. Ho partecipato al ’68 e, dopo un periodo di militanza nel Manifesto, mi sono iscritta nel 1974 al PCI, organizzando le lotte con le donne dei quartieri popolari. Mi sono laureata in lettere classiche e insegno nella scuola superiore, convinta sostenitrice del valore della scuola pubblica e laica. L’esperienza della maternità, unita al lavoro e all’impegno politico, mi ha fatto toccare con mano la difficoltà dell’essere donna in un mondo pensato e organizzato dagli uomini e alla fine degli anni ‘70 ho aderito all’UDI, divenendone presidente provinciale. Mi sono spesa nella creazione di luoghi, come il centro di accoglienza per donne vittime di violenza, e nella diffusione del pensiero del femminismo, costruendo una solida rete di relazioni tra donne. Nel 96 non ho più rinnovato la tessera al PDS e mi sono avvicinata al PRC, iscrivendomi nel 2002 e ricostituendo nella mia città il Forum delle donne e il Forum della scuola.

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Rifondazione Comunista - Sinistra Europea, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, del 25 novembre, denuncia che il territorio barcellonese non è estraneo ai fenomeni di violenza domestica e discriminazioni sociali contro la donna, anche se non se ne parla… Riteniamo anzi che questo silenzio sul fenomeno sia segno della mancanza di una cultura della denuncia sociale.
La violenza domestica non è un fatto privato, è una pratica di tortura della vittima (cfr Relazione ONU) perpetrata da una logica patriarcale di dominio sull'anima e sul corpo del sesso femminile; dati Istat dicono che il 91% delle violenze di genere è praticata da parenti e amici delle vittime.

"A questo punto - segnala Eugenia Bavastrelli, responsabile organizzazione Rifondazione Comunista di Barcellona - la politica deve intervenire, farsi stimolatrice socio-culturale in un percorso di cultura di genere, attivare politiche concrete contro ogni forma di violenza e di discriminazione sociale".

Per prima cosa chiediamo quindi che l'amministrazione comunale e l'assessorato pari opportunità rispettino l'obbligo di instaurare la COMMISSIONE PARI OPPORTUNITÀ (organo di vigilanza sulle discriminazioni in vari ambiti e di progettazione e interventi di prevenzione e per il superamento di esse) prevista in forma obbligatoria dal 2005, e che se questo ritardo si procrastina, la commissione pari opportunità provinciale di Messina emetta sanzione penale ed economica nei confronti del Comune di Barcellona P.G.

Sarebbe opportuna inoltre l'adesione al progetto nazionale RETE ANTIVIOLENZA-URBANA, settore specializzato all'interno dell'assessorato politiche sociali che funzioni come organo di lavoro di indagine ed intervento, caratterizzato dal lavoro in sinergia tra operatori e le istituzioni che si occupano del sostegno alle vittime, quali servizi sociali istituzioni politiche, forze armate, USL, associazioni… esperienze già avviate con successo in molte città d'Italia grazie anche al supporto di finanziamenti nazionali ed europei stanziati per progetti di lotta alla violenza di genere.

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Qualche giorno fa a Barcellona una donna è stata massacrata dal marito alcolizzato che - preso da una gelosia morbosa amplificata proprio dagli effetti dell'etanolo - ha picchiato con calci e pugni in faccia la povera mal capitata che lavorava nell'orto di famiglia, e solo l'intervento dei loro figli ha evitato che il loro padre la uccidesse… portatala all'ospedale con il viso completamente tumefatto e altre complicazioni, hanno poi denunciato definitivamente l'uomo (a quanto pare non nuovo a casi di violenza sulla moglie), che è stato arrestato dai carabinieri.

È proprio fra le mura domestiche, luogo simbolo di tutela e di affetti, che avviene la maggior parte delle violenze sulle donne, come documentato dalle fonti più varie nazionali ed internazionali. La violenza, che a volte arriva al "femminicidio", raramente è denunciata, per vari motivi: spesso perchè avviene in famiglia, con l'inganno delle tradizioni patriarcali nel quale si giustifica la subordinanza della donna all'uomo; altro motivo non meno importante è la mancanza, ancora oggi, di una reale tutela delle donne che denunciano.

Ricordiamo che la violenza a domicilio colpisce anche minori, ma almeno questa realtà sta diventando finalmente sempre più conosciuta; cosa che invece è ancora oggi un tabù, una realtà di cui nessuno parla, sono le violenze sui disabili ed anziani, che sono ancora più deboli proprio per la loro condizione fisica.
Molto spesso si lasciano maltrattare perché non si accettano, presi dalla disperazione per l'impegno che necessitano e le cure che si accollano proprio sui familiari, dato che la società non offre sempre assistenza ed aiuti sanitari alle famiglie e ai soggetti che ne necessitano.

Tornando a Barcellona, non esistono in questo paese centri antiviolenza, di ascolto e di accoglienza per casi come quelli su descritti, e si tratta di un fenomeno grave, un problema che è per lo più sommerso per via delle implicazioni che una denuncia comporta: il lungo ed estenuante percorso legale, le spese ingenti, un isolamento ancora più grande…
Rifondazione quindi con un comunicato stampa chiede all'amministrazione, e più precisamente all'assessorato dei diritti e delle pari opportunità, la creazione di un Osservatorio antiviolenza permanente, ed in proposito si farà promotrice di una petizione popolare con raccolta di firme per sollecitarne la realizzazione.

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