Si narra che un giorno qualcuno disse ad Aristotele che la filosofia era inutile, che non serviva a nulla; il filosofo macedone per risposta prese un foglio ed invitò il proprio interlocutore a scrivere il perchè la filosofia fosse inutile. Il risultato fu che l’interlocutore usò l’argomentare filosofico per descrivere l’inutilità della filosofia.

Eccoci qua, allora, a raccontare di gente che predica bene e razzola male. Si diceva quant’erano brutti i partiti, perchè c’erano delle candidature scelte dall’alto e, un mio amico vicino ai meetup di Messina criticava la scelta di presentare una lista per le regionali Degli “Amici” di Beppe Grillo e, soprattuto mi diceva di come Nessuno abbia avuto voce in capitolo per la scelta della candidata alla presidenza della regione. Nessuno, a parte L’Imperatore Beppe, che ha controllato la lista ed ha dato mandato ai suoi proseliti di crescere e moltiplicarsi, elettoralmente, così come ordinato. Ma si sa, i partiti tradizionali sono lo schifo peggiore, irriformabili, quindi meglio affidarsi ai pochi illuminati che possono guidarci verso nuovi orizzonti. E cosa c’è di meglio di un bollino di garanzia? un bollino, si sa, è la garanzia migliore della qualità di una lista: lo diceva anche la pubblicità, che le banane migliori sono quelle col bollino blù, e noi siamo sempre più Repubblica delle banane e sempre più bisognosi di bollini. E così la Carismatica è diventata la candidata di quel movimento del “vaffanculo tutti”o vaffa day che ha rappresentato il culmine dell’antipolitica nazionale: tutti insieme, tutti uguali, destra e sinistra, mangiano e “rubbano” alla stessa maniera, come dice un macellaio di mia conoscenza che poi arrotondava a suo favore il prezzo della carne, facendomi pensare a come sarebbe stato il parlamento con gente di questo tipo. tutti uguali, quindi, fino a quando i paladini della giustizia della legalità e della libertà, che preferiscono i salotti alle strade, hanno deciso di scendere in campo. Finalmente, ho pensato, non ci saranno solo passerelle parolaie ogni 8 di Gennaio, con rispettivo codazzo di “sepolcri imbiancati” pronti a spalare merda sul lavoro di questo e di quello, con il retrogusto amaro del “barcellona fa schifo” detto da uno dei relatori che quesa città l’ha solo vista dal finestrino della propria auto. Probabilemnte questa città non è il massimo, lo denunciamo da tempo, mi pare, però le chiacchere non spostano le montagne, e non migliorano manco un paese che ne ha seriamente bisogno. Dopo ogni cerimonia, la “banda della verità” sparisce, lasciando noi poveri abitanti antimafiosi a parlare di antimafia mentre i boss si prendono un caffè vicino a noi. Forse, chi parla di determinate cose, dovrebbe vivere in quei territori ed agire, o tentare di farlo concretamente, “rischiando” come fanno tutti i cittadini normali, attraverso una prassi che non si fermi alle commemorazioni, ma ad un tipo di antimafia sociale che dura per tutto l’anno.

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By Carmelo | Febbraio 21, 2008 - 11:23 am - Categorie: cronaca, educazione civica, favole, magia, lotto, delinquenza, furti, comunicati stampa, lavoro

tratto da Terrelibere.org

L’Italia consumista ha meno soldi ma sempre più voglia di spendere. Centri commerciali e società finanziarie si inventano di tutto per far indebitare i clienti, e sono arrivati al punto da architettare una truffa su base statistica. Hai lo sconto se paghi dopo 6 mesi, ma solo quando ti arriva una lettera e nel periodo indicato. Se non ci riesci? Paghi di più. Ed a rate. Come l’economia diventa imbroglio

Natale 2006. Una tranquilla famiglia si reca al centro commerciale. Un regalo per la zia, un acquisto necessario e sempre rimandato, qualche capriccio… I soldi finiscono in fretta, persino il telegiornale ha scoperto che “non si arriva a fine mese”.

Per l’Italia che non rinuncia ai consumi, che non vuole tirare la cinghia, già da tempo è attivo un sistema perverso di crediti, cessioni del quinto, finanziamenti che in pochissimo tempo sta trasformando un popolo di risparmiatori in una massa di cicale senza pensieri ma piene di debiti.

Finora, però, i meccanismi del prestito erano abbastanza chiari, “normali”. Non ho i soldi per pagare, vado nell’angolino dove fanno i finanziamenti, mi fanno l’analisi del sangue della solvibilità, pago a rate e pago di più. Gli economisti dicono che il risparmio è un “consumo differito”. Di conseguenza, il debito è un consumo anticipato.

A Natale del 2006, però, è stato introdotto un nuovo tipo di finanziamento. Paghi a rate? Paghi di meno. La convenienza del consumo immediato unita a quella del pagamento posticipato, ed in più lo sconto. Il sogno di ogni Fantozzi consumista.

L’offerta è la seguente: compri ora, paghi a maggio. Ed hai uno sconto.

L’italiano, che è diffidente di ogni cosa che puzzi di Stato, quando si tratta di comunicazioni commerciali, televisive o sotto forma di depliant, si fida ciecamente. Non subodora truffe ed inganni.

In questo caso la truffa c’è, ed è macroscopica.

A dicembre porti via soddisfatto il tuo televisore al plasma o il tuo scaldavivande elettrico. A maggio, quindi nel 2007, arriva un bel blocchetto di assegni con tante rate da coprire i prossimi due anni. Ma come: non dovevo pagare tutto in una volta?

Prima giunge una lettera, con un simpatico gioco. La scelta delle rate viene presentata come quella principale. In alternativa, l’opzione “Poi decido” (???), che era quella presentata al momento dell’acquisto.

“Entro e non oltre 15 giorni prima della data assegnata alla prima rata, potrà effettuare un bonifico alle seguenti coordinate bancarie…”

Ovviamente tanti faranno il bonifico, ma tanti altri (i distratti, quelli a cui la comunicazione non è arrivata in tempo, etc.) si troveranno ingabbiati nelle rate.

Un sistema statistico. Su 100, quanti saranno i polli o gli sfortunati?

Questo sistema non è una trovata di pochi, ma un sistema adottato dalle maggiori reti di centri commerciali (Unieuro, Euronics,…) in combutta con società finanziarie (Neos, …).

Si tratta di un segno evidente dello stato del sistema economico italiano, lontano dalle vette dell’innovazione, distante dall’impressionante produttività orientale, impaurito dai paesi emergenti e dallo spettro dell’impoverimento.

Ecco il ricorso finale alla grande risorsa nazionale, l’arte di arrangiarsi e di fottere il prossimo.

Chi ha denunciato queste oscenità? Il solito Grillo, e pochi altri. Ma il problema è molto più ampio. Il debito sta diventando un sistema. Se la generazione precedente ha risparmiato finché poteva per consentire il necessario ed il superfluo ai propri figli, quelle attuali stanno preparando un futuro nero.

“Un Paese come l’Italia di oggi, in cui si hanno maggiori garanzie, di guadagno, di sanità, di servizi, ha meno bisogno di risparmiare” dice Giuseppe Zadra, direttore generale dell’Associazione bancaria italiana (ABI).

L’italiano furbo, quello che sa stare al mondo, quello delle frasi fatte, dirà senz’altro che Zadra “tira acqua al suo mulino”. Tutti gli altri italiani - invece- iniziano a pensare ad un futuro poco allegro…

Antonello Mangano

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dal sito di Attivissimo:

L'appello risale almeno a luglio 2000.
I parlamentari hanno sì numerosi privilegi, ma non quelli indicati nell'elenco. Inoltre non esiste alcun articolo de L'Espresso che riporti i dati specifici citati dall'appello.

Prima di tutto, guardiamo la coerenza interna del messaggio: prima si dice che "sull'Espresso di qualche settimana fa c'è un articoletto", poi si dice "queste informazioni possono essere lette solo attraverso Internet". E già qui mi pare che la cosa non stia granché in piedi.
Secondo: manca ogni e qualsiasi riferimento a date, persone, indirizzi, leggi o documenti. Si dice "stiamo promuovendo un referendum": chi? dove? Se qualcuno sta davvero promuovendo un referendum, mi pare logico che voglia far sapere dove si raccolgono le firme, come contribuire, eccetera. Invece niente.

Per carità, sulle ruberie dei politici ci si può accapigliare fino al giorno del giudizio, ma lo si può fare con dati veri, non occorrono quelli inventati. E quelli di questo appello sono inventati, secondo quanto documentato dalla Camera dei Deputati più avanti.
Il 9 febbraio 2001, l'Ufficio Stampa della Camera dei Deputati ha diramato una smentita riguardante un comunicato stampa del Codacons sull'argomento…

——————————————————————————–

Insomma, una delle classiche bufale, anche se personalmente ritengo comunque troppi i privilegi accordati ai parlamentari.
In proposito va ricordato che sul tema di indennità eccessivamente alte e vari altri benefits concessi agli alti papaveri della politica Rifondazione Comunista si è eloquentemente pronunciata e scagliata, e che tra i benefits dei politici rientrano anche certi diritti umani che Rifondazione voleva estendere anche ai comuni mortali ma che la casta dominante di governo e opposizione (tra cui l'UDEUR di Mastella, che davvero ha tenuto in ostaggio il governo in questi anni) ha negato: stiamo parlando dei PACS, o DICO, o CUS, o come li si voglia chiamare… semplici estensioni ai cittadini di privilegi che i politicanti già hanno, compresi quelli che nel periodo del family day marciavano per la difesa della famiglia tradizionale (c'erano anche pluridivorziati, tra questi politicanti…).

Ma un altro problema, non politico, che qui si pone e che risulta comunque abbastanza grave per il diritto alla privacy delle persone, è - e lo scriverò in grande affinché sia letto da tutti i miei destinatari - PIÙ CATENE MANDERETE LASCIANDO GLI INDIRIZZI IN CHIARO, PIÙ SPAM RICEVERETE SIA VOI CHE I VOSTRI DESTINATARI… anzi, spesso ho il sospetto che di tanto in tanto queste bufale siano rilanciate proprio da chi lo spam lo organizza, in modo da poter raccogliere indirizzi e-mail in uso da inserire nel proprio database ed a cui poi inviare pubblicità su pilloline miracolose, cure contro i pistolini mosci, gente che vuole farti diventare miliardario, etc…

CONSIGLI:
se ricevi una catena di sant'antonio, o comunque trovi una notizia che vuoi divulgare a tutti, perdi dieci minuti del tuo tempo per:

  1. verificare la fonte: se la notizia è falsa potresti al minimo rischiare una figuraccia, ma forse anche danneggiare qualcuno;
  2. cancellare i mittenti e destinatari originari dal corpo della lettera: io personalmente non me ne faccio nulla, ma uno spammer…;
  3. inviare la mail, sempre se lo ritieni opportuno, tramite un programma apposito che nasconda gli indirizzi degli altri destinatari o (se non ne hai) tramite l'uso del magico tasto CCN (ovvero Copia Nascosta).
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By Lucio | Novembre 18, 2007 - 2:42 pm - Categorie: cronaca, furti, delinquenza, le meraviglie di barcellona pozzo di gotto

Due giovani armati hanno assaltato venerdì sera una tabaccheria sulla Statale 113 all'altezza dell'abitato di San Giovanni a Barcellona Pozzo di Gotto.
I due malviventi hanno fatto irruzione all'interno della rivendita gestita da Nunzia Buemi colpendo con il calcio della pistola un congiunto della titolare che aveva tentato di reagire alla rapina.
Il pronto intervento di carabinieri e polizia è valso a catturare uno dei due presunti rapinatori, il trentenne Felice Vito Foti, già noto alle forze dell'ordine.
L'altro, grazie ad alcune tracce di sangue repertate dagli esperti del Ris di Messina sul pavimento della tabaccheria, potrebbe essere identificato a breve.
Il bottino dell'impresa criminosa, circa 1.500 euro, è stato rinvenuto addosso al Foti e restituito alla titolare dell'attività commerciale.
Per i familiari della Buemi, rimasti lievemente feriti, dopo le prime cure al Pronto Soccorso del "Cutroni Zodda", prognosi comprese tra i dieci e i trenta giorni. Barcellona dunque teatro dell'ennesima rapina, un fenomeno che sta raggiungendo picchi senza precedenti e che deve far riflettere sugli attuali scenari ed equilibri mafiosi della città, ormai in mano a svariate microgang di balordi senza scrupoli.

fonte: Barcellona City

Consolante il fatto che almeno in questi giorni di fuoco le news parlino di malviventi catturati, segno che dalla parte delle forze dell'ordine l'attività c'è. Personalmente, però, ritengo che si tratti di una situazione che va oltre l'ordinario, qualcosa che richiede provvedimenti un po' più in alto e che tardano ad arrivare.

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Rapina a mano armata ieri mattina a Barcellona Pozzo di Gotto per due studenti che hanno assaltato la loro scuola, l'Istituto parificato "Giacomo Leopardi" del quartiere Sant'Andrea, facendosi aprire da un professore la cassaforte contenente oltre 1.600 euro, i soldi pagati dai genitori degli allievi per le rette mensili.
Gli autori dell'azione criminosa sono stati individuati nelle prime ore del pomeriggio e sono stati condotti, uno nella caserma dei Carabinieri e l'altro al commissariato di Polizia per essere sottoposti agli interrogatori di rito. Si tratta di due diciassettenni già noti alle Forze dell'Ordine, indagati a piede libero per rapina aggravata e porto illegale di arma da fuoco e denunciati alla Procura del Tribunale per i minori.
I due ragazzi hanno agito col volto coperto da caschi e sapevano perfettamente dell'esistenza nell'ufficio di presidenza della cassaforte.
La refurtiva e l'arma non sono state ritrovate, ma gli elementi raccolti dagli investigatori hanno inchiodato i due sospettati alle proprie responsabilità […]

fonte: Barcellona City

Come trama per un poliziottesco è fin troppo sciapa. Come realtà quotidiana barcellonese sta diventando fin troppo banale e risaputa. Come campanello d'allarme dovrebbe funzionare, ma chissà per quanto chi di dovere farà orecchie da mercante. Tanto, finché capita agli altri capita agli altri… la morte a chi tocca, la vita a chi resta! Anche se stavolta non è morto nessuno.
Stavolta.

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By Lucio | Ottobre 30, 2007 - 1:28 pm - Categorie: educazione civica, mafia, furti, politica locale

AddioPizzo

AGRIGENTO
Imprenditori agrigentini, stanchi di pagare il "pizzo", decidono di denunciare il racket.
È grazie alla loro collaborazione che la polizia di Stato ha provveduto ad eseguire 11 fermi di polizia giudiziaria, disposti dai pm della direzione distrettuale antimafia di Palermo che ha coordinato l'inchiesta.
Nell'indagine sono coinvolti alcuni politici: tra i fermati, con accuse che vanno dall'associazione mafiosa all'estorsione, il consigliere comunale di Siculiana (Agrigento) Francesco Gucciardo (ds), mentre tra gli indagati dell'inchiesta risultano anche il sindaco di Siculiana Giuseppe Sinaguglia (ds) e il comandante dei vigili urbani dello stesso comune, Giuseppe Callea.
Secondo gli investigatori, nove degli undici fermati facevano parte della scorta armata che avrebbe protetto per mesi Gerlandino Messina, il latitante di Porto Empedocle considerato il numero due della provincia agrigentina (dietro il superlatitante e capo di Cosa Nostra, Giuseppe Falsone).
Tra i cinque imprenditori che hanno denunciato il giro di estorsioni di cui erano vittime, anche il presidente di Confindustria di Agrigento, Giuseppe Catanzaro.

fonte: Centonove

Sembra strano, a leggere, che ci sia gente in certe città capace persino di ribellarsi agli estorsori. Così strano che la cosa passa come notizia, meritevole di pubblicazione.
Da un lato, il coraggio di questi imprenditori mostra che pagare e tacere non è un dogma divino.
Dall'altro c'è da sperare che questi imprenditori non siano abbandonati dallo Stato, come capita spesso a chi sceglie la via meno comoda.

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Tanta paura per una tentata rapina con colpi di arma da fuoco a scopo intimidatorio, nel primo pomeriggio di ieri, ai danni dell’Ufficio postale del popoloso quartiere di Sant’Antonino a Barcellona Pozzo di Gotto. Due persone incappucciate e armate di una potente pistola calibro 9, hanno fatto irruzione all’interno dei locali e, dopo aver minacciato la direttrice e l’impiegato, hanno “scoperto” che la cassaforte era già stata chiusa, con tanto di riapertura a tempo programmata per il giorno successivo. A quel punto i due rapinatori, irretiti per la totale assenza di denaro, hanno sparato in aria tre colpi, più per frustrazione che per intimidazione, fuggendo subito dopo a gambe levate. Sul posto sono intervenuti Polizia e Carabinieri, i quali hanno effettuato numerose perquisizioni nelle abitazioni di alcuni elementi sospettati di avere a che fare con il tentativo di rapina.

fonte: Barcellona City

Passata quasi in silenzio, questa notizia di cronaca risalente al 27 del mese scorso mi ha dato da pensare.
Non vorrei fare l'uccello del malaugurio, ma al di là del commento dato da BarcellonaCity alla questione (Rapinatori all'asciutto) io temo che la questione sia un po' più seria di questo, perché quegli spari suonano nella mia testa come un campanello d'allarme, come una frase in codice a ricordare che non era una pistola giocattolo, non era un'arma scarica. A ricordare che la prossima volta quei colpi potrebbero essere tirati più in basso, quanto basta per fare la differenza tra un rapinatore e un assassino.
Gente che non ha nulla da perdere, da una parte. Luoghi che dovrebbero essere protetti con la massima cura abbandonati nell'incuria, dall'altra: quanto c'era di annunciato, nella rapina avvenuta tempo fa a Calderà, che ha spinto a rimuovere il risibile chioschetto in cui si trovava l'ufficio postale della zona? Com'è possibile, in una città normale, entrare in un qualsiasi ufficio postale privo di metal detector?
Come mai contro questi problemi nessuno, nemmeno Alleanza Siciliana che s'è scagliata così veementemente contro i lavavetri, ha sollevato polemiche?
Domande di cui ignoriamo la risposta. O di cui preferiamo ignorare, forse.

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By Redazione | Settembre 6, 2007 - 10:35 am - Categorie: cronaca, furti, delinquenza

Arrestati dalla Polizia due dei tre autori della rapina a mano armata del minimarket Costantino di Barcellona Pozzo di Gotto.
In manette sono finiti Cosimo Benito Cutroneo (26 anni), e l'immigrato albanese Dashamir Locja (20 anni). I due, noti per i loro precedenti, si trovano adesso rinchiusi nel carcere di Gazzi per ordine del magistrato inquirente, il sostituto procuratore Francesco Massara. Il terzo componente della banda invece sarebbe già stato individuato e nei prossimi giorni potrebbe scattare per lui un nuovo ordine di arresto.
L'azione criminosa di lunedì sera aveva fruttato un bottino di 700 euro: 500 prelevati dalla cassa e 200 presi dalla borsa di una delle figlie del titolare del minimarket.
Durante l'irruzione i malviventi non avevano esitato a puntare una pistola contro una bambina di 12 anni, nipote dei gestori dell'esercizio commerciale.
Compiuta l'azione i tre rapinatori si sono allontanati fuggendo in sella ad un ciclomotore ma Locja ha perso una maglietta trasformata in cappuccio con all'interno un effetto personale che ha permesso alla polizia di smascherarlo. Successivamente si è arrivati anche all'individuazione del ventiseienne barcellonese.

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GC Barcellona - Lapide di Antonino SbotoDal sito di Rita Atria:
[…] Ai primi di maggio del 1999 venne ritrovato il cadavere di un ragazzo in uno scenario da incubo: al giovane, Antonino Sboto, era stato sparato alla nuca un colpo di pistola a bruciapelo ed entrambe le mani gli erano state orridamente mozzate. Si disse che la mafia aveva emblematicamente condannato un povero ladruncolo che aveva tentato di svaligiare le case sbagliate: sarebbe servito da lezione a tutti. Un'informativa dei carabinieri denunciò che quel ragazzo, insieme ad altri, si era reso responsabile, qualche giorno prima, di un furto ai danni di tale Pietro Arnò, noto compare del boss Gullotti e noto pregiudicato, oltre che in passato presidente della locale squadra di calcio. Vennero anche arrestati i due presunti killer ma poi il processo finì nel nulla, fra assoluzioni e archiviazioni.

Ancora oggi quel tremendo delitto è senza colpevoli [continua]


Era un piccio come tanti
in un paese come tanti
e non aveva santi
per tirare avanti
era un povero
diavolo
caduto in un inferno
alla fine di un secolo
cattivo come tanti,
banale come tanti,
diviso tra l'accidia dei pezzenti,
la perfidia dei vincenti,
la rabbia dei perdenti
e la noia dei potenti.

Era un piccio come tanti,
giocava a un gioco troppo grande
e s'era già bruciato troppe carte,
aveva solo un'Arte
di cui non si parla in giro molto fieri
ma ci campava
e la applicava
spesso e volentieri.
Il Grande Libro della Storia
non lo annovera
tra le sue pagine,
del Popolo dei Buoni
si trovava oltre il margine
e in quello dei cattivi
non aveva il buon temperamento
adatto
a incutere timore,
ad ottenere rispetto.
Vite come la sua
non destano interesse
ai giornali
nazionali
ed alle televisioni,
non dànno certezze,
non aumentano gli ascolti
e, alla fine dei conti,
non era altro che un ladro,
solo un ladro di polli…

BRACCIA
RUBATE ALL'AGRICOLTURA
QUESTO UN TEMPO, ORA
SOLO BRACCIA RUBATE…
BRACCIA RUBATE ED UN REGIME DI PAURA!

Era un piccio come tanti,
solo un ladro di polli,
forse un'erba cattiva,
uno zircone fra i gioielli,
ma era un uomo come tutti,
in fondo, un povero cristo,
un bastardo siciliano,
un teròne, un sanguemisto,
uno che il sol dell'avvenire certamente non lo ha visto,
tra tutti i soli sorti e declinati all'orizzonte,
uno che nasce e già lo sa
che non farà
una bella morte.

Era un piccio come tanti,
ed un giorno come tanti
ce ne sono stati al mondo,
camminava
e forse lo sapeva
di essere già morto;
lo presero
e lo portarono in un posto
di quelli
tranquilli,
forse in sottofondo
solo il cri-cri dei grilli
(colonna
sonora
di una lunga ora di paura).
Lo lasciarono così,
alla jena e all'avvoltoio,
e la sua morte atroce ci ha indignati.
Il giorno appresso giù nel dimenticatoio…

BRACCIA
RUBATE ALL'AGRICOLTURA
QUESTO UN TEMPO, ORA
SOLO BRACCIA RUBATE…
BRACCIA RUBATE ED UN REGIME DI PAURA!

Recita la Bibbia,
non so bene dove:
se la tua mano
ti è motivo
di scandalo,
tagliala
e gettala altrove!

Un'usanza che ha un'antica tradizione,
dunque,
lungo questa strada
colorata di sangue
che qualcuno chiama Storia.
Lo uccisero,
e per qualche giorno
tirò una brutta aria,

ma poi la vita deve continuare,
e non puoi essere triste sotto tutto questo sole

e tu di che hai paura?
era un ladro come tanti,
braccia rubate all'agricoltura. Non ci toccano, noialtri…

finché stiamo al nostro posto.

Il sangue che impressiona se ne andrà col tempo!
svanirà, col primo colpo di maltempo,
quel chiaro simbolo di avvertimento.
Non resterà che un pallido ricordo,
e un monito:
STA' ATTENTO!…

BRACCIA
RUBATE ALL'AGRICOLTURA
QUESTO UN TEMPO, ORA
SOLO BRACCIA RUBATE…
BRACCIA RUBATE ED UN REGIME DI PAURA!

Non l'ho mai conosciuto,
perciò non piango,
non mi rotolo nel fango
finché sono stanco,
a dire il vero non ricordo manco
la sua faccia.
Però ci penso:
non avere più le braccia…
non poter stringere la mano ad un amico, ad un fratello…
non strofinarmi gli occhi al mio risveglio,
non essere capace di mangiare,
di guidare,
non poter accarezzare,
aver bisogno di una mano pure per pisciare…

è lo sfregio peggiore,
un abuso di potere
da chi abusa per mestiere.
Che razza di animale
uccide i suoi fratelli
per un punto d'onore,
per un furto di polli?
Già lo so:
l'uomo,
magari quello stesso a cui bacio la mano!
e ce ne sono
per cui la legge è più uguale…
e più non resta il tempo
che per un ammonimento,
sta' attento:
BRACCIA RUBATE, chiaro simbolo di avvertimento!

BRACCIA
RUBATE ALL'AGRICOLTURA
QUESTO UN TEMPO, ORA
SOLO BRACCIA RUBATE…
BRACCIA RUBATE ED UN REGIME DI PAURA!
BRACCIA
RUBATE ALL'AGRICOLTURA
STA' ATTENTO:
BRACCIA RUBATE…
CHIARO SIMBOLO DI AVVERTIMENTO!

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Nei giorni scorsi, gli abitanti di Barcellona non hanno avuto problemi a trovare l'associazione fra i tre elementi che dànno il nome a questo articolo: una chiesa, un prete e un camposanto sono stati infatti oggetto di differenti forme di furto.

Diverse zone del locale cimitero sono rimaste al buio a seguito della sottrazione di cavi elettrici in rame, e secondo una prima stima dei danni ci vorrà parecchio in termini sia di tempo che di denaro perché tutto ritorni in ordine.

Un prete di 82 anni, del quale non è stata rivelata l'identità, è stato ipnotizzato, raggirato e derubato da due sconosciuti che lo hanno alleggerito dei risparmi che custodiva in banca, quasi 20.000 euro, soldi prelevati allo sportello e consegnati ai malfattori.
"Non mi sono reso conto di nulla e nulla ricordo", ha raccontato il parroco ai carabinieri di Barcellona, impegnati nelle indagini giudiziarie coordinate dal sostituto procuratore Olindo Canali, per tentare di identificare e arrestare i responsabili.
Pare che l'uomo sia stato avvicinato nella mattinata di giovedì scorso da due individui che con un pretesto lo hanno agganciato per poi convincerlo, con metodi ancora sconosciuti, a prelevare il denaro in banca per donarlo in beneficenza.

In chiusura, nel fine settimana i soliti ignoti si sono introdotti in una chiesa per danneggiare una statua della Madonna e sottrarre quanto fosse possibile da rivendere.


Non stiamo in questo momento a puntare il dito sulla povertà che dovrebbe contraddistinguere la Chiesa e i suoi sacerdoti, né sul concetto che i morti se ne fregano di stare al buio oppure no, tanto più che nella tomba la luce non arriva.
I fatti sono che nel giro di pochi giorni s'è svolta una serie di furti, anche ingenti, e la domanda che mi ronza di più nella testa per ora è: a chi saranno andati questi soldi?
Difficile si tratti di novelli Robin Hood che rubano ai ricchi (e ai morti) per dare ai poveri.
Difficile che si tratti perlomeno di disperati morti di fame che si arrabattano come meglio possono, cosa che al limite potrebbe anche essere guardata dal popolo con simpatia quale nuova riproposizione del povero che trionfa sul ricco.
Piuttosto, siccome piove sempre sul bagnato, è meno romantico ma più probabile che si sia arricchito qualcuno che è già ricco di suo.

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