By Carmelo | Maggio 11, 2009 - 10:14 am - Categorie: Riflessioni, Partito Sociale, politica nazionale, comizi

Nelle ultime settimane ho avuto modo di ascoltare non poche persone di sinistra intenzionate a votare Idv, e questa stessa intenzione è stata rappresentata più volte sulle pagine di questo giornale da diversi lettori.
Il 6/7 giugno si voterà per il Parlamento Europeo e Di Pietro ha annunciato che tutti gli eletti dell’Idv a Bruxelles faranno parte del gruppo «Liberali e Democratici», il medesimo gruppo al quale è stato iscritto lo stesso Di Pietro quand’era europarlamentare.
Per valutare se sia compatibile una rivendicata militanza a sinistra con il voto alle elezioni europee per l’Idv, penso che la cosa migliore sia analizzare il comportamento che il gruppo liberale ha tenuto verso le principali direttive nell’ultima legislatura.
Nel settore delle politiche sociali e lavorative il gruppo Liberale ha votato:
* a favore della Bolkestein, che costituisce una vera e propria istigazione al dumping sociale e alla concorrenza al ribasso tra lavoratori dentro l’Ue;
* a favore della direttiva che avrebbe prolungato l’orario di lavoro fino a 65 ore alla settimana e in alcune occasioni fino a 78, direttiva che, per ora, siamo riusciti a bocciare;
* a favore della risoluzione sul lavoro nero che punisce più le vittime che i carnefici. E infatti prevede per i datori di lavoro, che impiegano attraverso il lavoro nero immigrati senza permesso di soggiorno, solo sanzioni pecuniarie e invece l’immediata espulsione degli stessi migranti (a meno che siano minori o che riescano a dimostrare di essere vittime della tratta). Un vero e proprio incentivo al lavoro nero degli immigrati: chi di loro farà più una denuncia ?
I Liberali hanno anche votato a favore della direttiva della «vergogna» che prevede: la possibilità di rinchiudere nei cpt/cie i migranti sprovvisti di permesso di soggiorno, ma senza che abbiano commesso alcun reato, anche per 18 (6 +12) mesi; il rimpatrio dei migranti in paesi differenti dai loro: ad es. chi proviene dal Sudan potrebbe essere rimpatriato in Libia, nei cpt di Gheddaffi in mezzo al deserto; il rimpatrio dei minori non accompagnati purché abbiano nel loro paese parenti anche di grado lontano….forse non è allora così difficile capire come mai 10 parlamentari dell’Idv si siano astenuti sul disegno di legge sulla sicurezza nel Parlamento italiano !
In politica estera, senza infierire, mi limito a ricordare il voto favorevole alla risoluzione sul potenziamento del ruolo della Nato nelle politiche di sicurezza dell’Ue.
A coloro che obiettano che tutto dipende da chi, nella lista, verrà eletto, rispondo che è sempre meglio pensarci prima: può facilmente capitare (e non solo nell’Idv) che si dia la preferenza a qualcuno che è contro il liberismo e si contribuisca invece a eleggere, con il proprio voto, un parlamentare della stessa lista pronto a sostenere la direttiva sull’orario di lavoro quando il Consiglio, come annunciato, la ripresenterà. Inoltre è bene sapere che a Strasburgo il lavoro del singolo deputato dipende quasi totalmente dal rapporto con il gruppo parlamentare di appartenenza. Le iniziative individuali hanno uno spazio quasi nullo.
E’ più che legittimo compiacersi con chi lancia grandi proclami contro Berlusconi, per altro sempre utili nel deserto del nostro attuale Parlamento italiano, ma non è sufficiente; è necessario andare a vedere quali concrete scelte sociali costui pratichi.
E sulla base della mia esperienza di cinque anni al Parlamento europeo, credo proprio che una persona di sinistra, e che tale voglia restare, il 6/7 giugno non possa votare l’Idv.
di Vittorio Agnoletto

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UN’ALTRA EUROPA E’ POSSIBILE. Il programma per le elezioni europee

Diamo vita ad una lista anticapitalista che unisce in una proposta politica per l’Europa il PRC, il PDCI, Socialismo 2000 e i Consumatori Uniti. Lo facciamo insieme ad esponenti della sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del movimento femminista e ambientalista, del movimento lgbtq e pacifista. La lista lavora per un’uscita dalla crisi fondata sulla democrazia economica, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà.

Siamo di fronte ad una crisi di carattere sistemico , non solo economica e finanziaria, ma sociale, alimentare, energetica, ambientale, che sta scuotendo l’intero pianeta. La crisi del capitalismo globalizzato.
Ci opponiamo all’Europa liberista e tecnocratica e al governo di “grande coalizione” composto da socialisti , popolari e liberaldemocratici europei che ha fin qui dettato l’agenda della costruzione dell’Unione. Lottiamo con i movimenti sociali e le forze politiche di trasformazione di tutto il continente per UN’ALTRA EUROPA.
Una lista che fa sue le ragioni di chi in questi anni e in questi mesi sta lottando, nella scuola e nei luoghi di lavoro, per la giustizia sociale e contro la precarietà, per la libertà femminile, che si oppone al razzismo e all’offensiva oscurantista e clericale delle gerarchie ecclesiastiche. Che si batte per un intervento pubblico finalizzato alla riconversione sociale e ambientale dell’economia, per la redistribuzione del reddito, contro la guerra e per il disarmo. Siamo convinti che la questione morale abbia un valore universale, in Italia come in Europa. L’intreccio perverso tra politica e affari e l’uso clientelare delle risorse pubbliche sono fattori di degenerazione della democrazia, come intuì Enrico Berlinguer.
La lista appartiene interamente al campo del GUE-NGL, il Gruppo parlamentare della Sinistra Unitaria Europea – Sinistra Verde Nordica che unisce partiti comunisti, anticapitalisti, socialisti di sinistra ed ecologisti e al cui interno si colloca il Partito della Sinistra Europea.
Le forze che danno vita alla lista si impegnano a continuare il coordinamento della loro iniziativa politica anche dopo le elezioni europee.
 
La crisi e come uscirne

Questa crisi non nasce per caso. E’ un prodotto strutturale dell’attuale  capitalismo finanziario-speculativo Questa crisi è figlia delle politiche neoliberiste dell’ultimo ventennio. Politiche alle quali un contributo determinante è stato dato da questa Unione Europea, fondata sul dominio degli interessi del capitale finanziario e delle multinazionali. Politiche che hanno animato un capitalismo d’azzardo e che sono state rese possibili da un consenso fra governi di centro destra e centro sinistra, da una grande coalizione formata da liberali, popolari e socialisti europei che ha condiviso i principi liberisti e la demolizione dello stato sociale portata avanti in questi anni in nome della deregolamentazione e del primato della libera concorrenza sulla società.
Noi proponiamo una rifondazione dell’Europa.
L’Europa di Maastricht, dei Trattati  liberisti e a democratici come quello di Lisbona, della tecnocrazia e della subalternità alla NATO, è stata bocciata da referendum popolari in ogni paese dove si è votato.
Noi siamo in favore di un’Europa dei popoli, per un processo costituente democratico e sovrano, di un’Europa della pace e del disarmo.
Ci battiamo per cambiare le fondamenta di questa Europa.
Il Patto di stabilità va sostituito con un patto per la piena occupazione e la riconversione sociale ed ambientale dell’economia.
Va ridefinito lo statuto e la missione della Banca centrale , che va sottoposta ad un controllo democratico. Ci battiamo per la socializzazione del sistema finanziario e bancario, attraverso il controllo pubblico del credito e la nazionalizzazione delle banche. Siamo per la costruzione di uno stato sociale europeo. Il sistema fiscale europeo va armonizzato, fondandolo sul principio della progressività delle imposte
Le politiche economiche e sociali che sono la causa principale di questa crisi vanno rovesciate. Ci battiamo per ripubblicizzare quanto privatizzato, a partire dai beni comuni e dai servizi pubblici essenziali, come l’educazione e la conoscenza, la salute, l’acqua, l’energia. Ci battiamo per tassare i capitali speculativi, attraverso l’introduzione della Tobin Tax e l’abolizione dei paradisi fiscali.

Per un’ Europa  delle lavoratrici e dei lavoratori, della piena e buona occupazione

Ad oltre 15 anni dal Trattato di Maastricht,  le condizioni di vita e  lavorative della maggioranza della popolazione europea sono rapidamente peggiorate: orari di lavoro più lunghi, salari insufficienti, aumento della durata della vita lavorativa, aumento della disoccupazione giovanile e della disoccupazione a lungo termine, lavori brevi, impieghi temporanei e stage non retribuiti costituiscono una scandalosa realtà. Una realtà che in Italia produce la vergogna dell’aumento dei morti sul lavoro. I profitti sono aumentati vertiginosamente: i manager ricevono stipendi astronomici, indipendentemente dai loro risultati. I ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri.
Non sono i lavoratori e le lavoratrici a dover pagare la crisi,  mentre le banche e la finanza speculativa che l’hanno causata vengono salvate. La logica sottostante ai piani di intervento sin qui approvati sono la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite. La politica dei bassi salari e del lavoro precario è il cuore del problema.
Quello che serve, in Europa, è un piano per la piena occupazione, attraverso la creazione di un fondo che sia finanziato attraverso la tassazione della speculazione finanziaria e della rendita.
L’attuale politica di bassi salari, il dumping ambientale e sociale e l’estensione della precarietà, vanno fermati. L’aumento di salari e pensioni è non solo doveroso per ridistribuire la ricchezza , ma essenziale , per uscire dalla crisi e per un nuovo modello economico.  Le sentenze della Corte Europea di Giustizia, cosi come la direttiva Bolkestein, costituiscono un  attacco diretto ai contratti collettivi e ai diritti dei lavoratori. Noi ci battiamo , in Italia e in Europa, per difendere e rafforzare i contratti collettivi ed i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Ci battiamo per l’abolizione della direttiva Bolkestein, della direttiva che estende l’orario di lavoro oltre le 65 ore settimanali e di quella per l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne. I regolamenti sull’orario di lavoro devono ammettere un massimo di 40 ore settimanali. 
Chiediamo un salario minimo europeo per evitare il dumping sociale, che rappresenti almeno il 60% della media dei salari nazionali e che non sostituisca i contratti collettivi nazionali. 
Un reddito minimo per i disoccupati, così come una pensione minima vincolata al salario minimo e automaticamente legata all’aumento del costo della vita sono strumenti indispensabili per garantire una vita dignitosa a tutti e tutte.

Per un’ Europa della pace e del disarmo

Il mondo che viviamo assiste ad una corsa preoccupante e senza precedenti al riarmo.
Riarmo di tutti i tipi, incluso quello nucleare. In Italia, la legge 185 è sotto attacco e ci si appresta a spendere 14 miliardi di euro per 131 nuovi cacciabombardieri. Questa è l’eredità di dieci anni di guerre preventive e umanitarie, in cui si è applicata una politica dei due pesi e delle due misure e con cui si sono scientificamente scardinati i principi del diritto internazionale e il sistema della Nazioni Unite. La responsabilità di quanto accaduto non è solo di Bush e della stagione dei neoconservatori, ma anche della subalternità dell’Europa a questa politica di guerra. L’Europa deve diventare protagonista della ricostruzione di un nuovo equilibrio globale multipolare, attraverso il rilancio delle Nazioni Unite e dei principi della sua carta, per mettere fine alla lunga stagione dell’unilateralismo imperialistico degli USA, perseguito in maniera particolare dall’amministrazione Bush.
Come dimostra anche la recente tragedia di Gaza, l’Europa legata alla Nato non è capace di giocare un ruolo autonomo nella politica internazionale, al contrario, rimane prigioniera e complice di guerre e aggressioni.  Crediamo che invece l’Europa debba battersi per un processo globale di disarmo, liberando risorse oggi usate per gli armamenti e per finanziare le guerre a favore delle politiche sociali..
Le guerre e le occupazioni di Afghanistan ed Iraq devono terminare.
I paesi europei ancora coinvolti in questi paesi con proprie truppe devono ritirare i propri contingenti
Ci opponiamo ad ogni ipotesi di una nuova guerra nei confronti dell’Iran. l’Europa deve costruire una soluzione politico diplomatica al contenzioso sul nucleare, lavorando per un Medio Oriente ed un mediterraneo libero da armi di distruzione di massa e da quelle nucleari.
Vi è la necessità per l’Europa di rilanciare una cooperazione politico-economica che coinvolga l’intero Mediterraneo come area di sviluppo per il futuro prossimo.
Cosi attraverso un Mediterraneo, mare di pace e collaborazione, l’Europa deve aprire una relazione paritaria ed equa con i popoli africani in modo da dare una risposta positiva alle legittime aspettative e bisogni dei popoli europei, mediterranei ed africani.
Il Mediterraneo e l’Africa sono il futuro dell’Europa.

L’Europa lavori per la soluzione politica e diplomatica dei conflitti, a partire da quello mediorientale, e si impegni per il pieno riconoscimento del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e ad avere il suo stato, come previsto dalle risoluzioni internazionali disattese da Israele da decenni, nei confini del 67 e con Gerusalemme est come sua capitale. Per porre fine all’occupazione militare dei territori palestinesi e all’embargo su Gaza, alla continua annessione di territori attraverso la costruzione del Muro dell’apartheid e l’espansione delle colonie, l’Europa deve sospendere  gli accordi commerciali e di cooperazione militare con Israele. Inoltre, l’Europa non può che sostenere il diritto al ritorno sancito dalla risoluzione ONU 194 per i rifugiati palestinesi e lavorare per una sua applicazione.

L’Europa deve impegnarsi per.il diritto della popolazione Saharawi all’auto-determinazione sulla base delle esistenti Risoluzioni dell’ONU 1754 e 1783, cosi come alla soluzione politica della questione kurda, chiedendo alla Turchia di porre fine alla repressione militare e di avviare un reale processo negoziale.
Dopo la caduta dei due blocchi contrapposti Est-Ovest, la NATO è rimasta e si è sviluppata sempre di più come uno strumento funzionale delle amministrazioni statunitensi per le sue strategie egemoniche. L’allargamento della NATO ad Est risponde a questa logica.
Un esempio sono gli accordi bilaterali tra gli Stati Uniti e diversi paesi europei, quale quello con l’Italia per la base militare statunitense di Vicenza, quello con la Polonia e la Repubblica Ceca per il dispie-gamento dei sistemi di difesa missilistici e quelli con la Bulgaria e la Romania sulle nuove basi. Siamo a fianco dei movimenti contro le nuove basi militari, a partire da Vicenza, e contro l’istallazione dello scudo missilistico nell’est europeo.
Crediamo che sia venuto il tempo per lo scioglimento della Nato. Ora più che mai, la sicurezza in Europa deve fondarsi sui principi della pace e la sicurezza, del disarmo e della impossibilità di effettuare attacchi offensivi, sulla soluzione politica e civile dei conflitti, all’interno del sistema OSCE, in conformità al diritto internazionale e ai principi di Nazioni Unite riformate e democratizzate.

Per un’Europa dell’ambiente, della sovranità alimentare e delle generazioni future

Per noi le questioni climatiche e sociali sono correlate. Per questo motivo l’attuale crisi finanziaria ed economica non può essere scissa dalle sfide poste dal cambiamento climatico e all’esigenza di modificare il nostro modello produttivo e consumistico. La risposta alla crisi è anche in un nuovo intervento pubblico in economia finalizzato alla riconversione ecologica del sistema produttivo. La crisi ecologica determinata dal modello di sviluppo capitalistico rischia di minare il diritto delle generazioni future alla biodiversità e di poter usufruire delle risorse primarie e ambientali.
Siamo a favore di uno sviluppo immediato e consistente di un nuovo trattato internazionale in accordo con il 4° Report prodotto dal Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico. Chiediamo una piena implementazione degli obblighi firmati e promessi dall’UE in tutti i settori relativi alle politiche climatiche ed energetiche. I seguenti compromessi costituiscono i punti minimi da applicare per poter realizzare gli impegni già assunti:
• Ridurre le emissioni globali del 30% entro il 2020 sulla base dei livelli del 1990 e di alme-no l’80% entro il 2050.
• Aumentare l’utilizzo di energie rinnovabili di almeno il 25% entro 2020
• Ridurre il consumo totale di energia primaria del 25% entro il 2020 e aumentare l’efficienza energetica del 2% annualmente includendo un limite al consumo pro capite.
• Introdurre l’obbligo di efficienza per l’industria e per i produttori di beni ad alto consumo di energia.
• Limitare il quadro dei sussidi della UE conseguentemente al settore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili.
Siamo contro la riduzione del protocollo di Kyoto ad un sistema di mercato delle quote di emissione. Occorre invece, per arrivare alla stipula di Kyoto 2 una nuova strategia complessiva che consenta di ridurre le emissioni rendendo più equo e sobrio lo sviluppo. E’ necessario un nuovo paradigma fondato non sulla competizione, ma sulla cooperazione, a partire dal trasferimento tecnologico ai paesi in via di sviluppo, dal finanziamento delle tecnologie pulite e dalle politiche di aggiustamento dei cambiamenti climatici.
L’acqua è un diritto fondamentale  dell’umanità,  un bene universale e l’accesso ad essa deve essere garantito ed inteso come diritto umano e non come una merce. Siamo contro ogni ipotesi di privatizzazione o mercificazione. L’acqua deve essere un bene pubblico.
La sovranità, la qualità e la sicurezza alimentari, la multifunzionalità dell’agricoltura devono essere considerati obiettivi strategici di un nuovo modello agricolo europeo finalizzato sempre di più alla tutela dei consumatori, alla valorizzazione dell’agricoltura biologica e dei prodotti tipici, al rifiuto degli OGM, alla salvaguardia della biodiversità, del territorio e del paesaggio, al contrasto del fenomeno di abbandono delle aree agricole e montane, al risparmio delle risorse idriche e al sostegno dello sviluppo rurale.

Per un’Europa dei diritti, delle libertà e della laicità

Uno dei grandi limiti della costruzione europea è stato il suo carattere ademocratico. Il sistema intergovernativo ha impedito qualsiasi partecipazione dal basso alla decisioni dell’Unione. Una separatezza che rischia di far crescere delusione e scetticismo.
E’ necessaria una Unione Europea nella quale tutte le sue istituzioni siano democraticamente legittimate.
Deve essere garantita la partecipazione diretta nei processi decisionali europei, con referendum a livello nazionale ed europeo sulle questioni relative alle pietre miliari della stessa UE. Il Parlamento deve avere pieno potere legislativo. Le istituzioni europee (Consiglio, Commissione e Parlamento) devono essere aperte alla partecipazione delle società civili, con la possibilità di esercitare un controllo sulle loro decisioni.
Vogliamo un rafforzamento dei diritti individuali e delle libertà così come dei i diritti politici e sociali fondamentali di tutti coloro  che vivono nell’UE. L’UE deve sottoscrivere la Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali.  L’Unione Europea deve proteggere e promuovere i diritti di coloro che sono discriminati a causa della loro origine etnica, orientamento sessuale e identità di genere, di religione, ideologica, disabili, di età,  rimuovendo tutti gli impedimenti  per una piena uguaglianza , ad iniziare da quelli economici.
Vogliamo un’ Europa cosmopolita e aperta. Non vogliamo un Europa fortezza. C’è bisogno di una politica comune europea sulle migrazioni e i richiedenti asilo in accordo con la Convenzione di Ginevra . Le persone che fuggono dalle persecuzioni a causa delle loro convinzioni politiche, ideologiche, religiose o dell’ orientamento sessuale, devono trovare protezione ed asilo in Europa. Chiediamo che le persecuzioni basate sul genere e l’orientamento sessuale costituiscano ragione per richiedere asilo e va garantita una protezione specifica per i bambini rifugiati. Per questo, rifiutiamo l’attuale sistema FRONTEX di controllo delle frontiere e chiediamo l’annullamento dei piani relativi alla realizzazione e implementazione della “Direttiva del Ritorno”. I centri di detenzione devono essere chiusi.
La libera circolazione in Europa non può essere solo dei capitali, delle merci e dei servizi, ma anche e soprattutto delle persone, considerando le migrazioni – interne ed esterne – come un diritto umano inalienabile e illimitabile, per la ricerca di migliori o comunque diverse condizioni di vita, di lavoro e di sviluppo personale, professionale e sociale, lottando contro ogni tipo di sfruttamento, di dumping sociale o di “guerra tra poveri”.
L’educazione è un diritto non mercificabile. Va difeso il carattere pubblico  e laico della scuola e dell’università, cosi come quello della ricerca culturale e scientifica , svincolata dalle logiche mercantili. Per questo va contrastato il processo di Bologna, che produce una progressiva privatizzazione del settore della conoscenza. Sosteniamo i movimenti studenteschi e degli insegnanti che, in Italia come nel resto d’Europa, sono mobilitati per difendere il carattere pubblico dell’educazione.
L’Unione Europea deve rispettare e garantire il principio di eguaglianza dei cittadini rispettando le loro differenze e diversità. Il diritto all’uguaglianza di genere nelle relazioni e alla libertà di orientamento sessuale, va garantito non solo in quanto diritto individuale , ma come una libertà , garantita e difesa dalle Istituzioni europee e dei singoli stati.

Tutte le istituzioni pubbliche devono garantire la libertà delle donne e  impegnarsi contro tutte le forme di patriarcato. Ogni donna, in ogni paese, deve poter decidere liberamente del proprio corpo, poter esercitare il diritto all’aborto, alla contraccezione, ad una maternità consapevole e all’accesso alle tecniche di riproduzione artificiale.

Un’ Europa democratica e aperta è una Europa che afferma la laicità come valore irrinunciabile delle sue istituzioni pubbliche.

Un’altra Europa per un altro mondo

Questa crisi è una crisi globale, non solo europea. L’Europa può dare un contributo alla ridefinizione dei rapporti politici ed economici globali , contribuendo alla costruzione di un modello di sviluppo alternativo di relazioni fra i popoli e gi stati basato sulla giustizia, sulla solidarietà, e non sulla competizione.
Mentre in Europa prevale la paura e le destre cavalcano la xenofobia e il razzismo, alimentando la guerra fra poveri, nel mondo e in special modo nel continente latinoamericano, assistiamo ad una primavera della sinistra e della democrazia, ad una affermazione in tutto il continente, dal Brasile del presidente Lula al Venezuela di Chavez, passando per la Bolivia dell’indio Morales al Paraguay del teologo della Liberazione Lugo e all’Ecuador dell’economista Correa, solo per fare pochi esempi, di forze progressiste, comuniste, cattoliche di base e anti liberiste, che costituiscono un laboratorio per un’uscita da sinistra dalla crisi. L’Europa sappia istaurare un rapporto nuovo con questo laboratorio. Un laboratorio possibile anche grazie all’esperienza cubana, che subisce dal 1961 un blocco immorale e illegittimo da parte degli Stati Uniti, condannato quasi all’unanimità per 17 volte dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e che, come già chiesto da tutti gli stati latinoamericani, con Lula in testa, va rimosso immediatamente.
Ciò che accade in America latina dimostra che cambiare è possibile e che lo sviluppo della democrazia costituisce per tutti i paesi del sub continente un valore irrinunciabile.
E’ in quel continente inoltre che più è cresciuto il movimento altermondialista e dei forum sociali, di cui siamo parte e di cui sosteniamo le rivendicazioni per una radicale riforma degli organismi sopranazionali, come l’FMI, la Banca Mondiale e l’OMC che hanno imposto le riforme strutturali e le condizioni per l’espansione di un sistema economico globale che ha aumentato disuguaglianze fra stati e all’interno di questi. Ci batteremo affinché  l’Europa cambi la natura e il merito degli accordi commerciali proposti con l’america latina come con il resto del mondo, specialmente l’Africa, in quanto ispirati a criteri neoliberali, asimmetrici ed iniqui di scambio e che produrranno solo altra ingiustizia e povertà.
Oggi più che mai torna attuale la questione di un nuovo paradigma per le nostre società. Il capitalismo mostra tutti i suoi limiti: sociali, ambientali, democratici. La domanda sul cosa, come e perché produrre rimette a tema per il futuro la questione del socialismo del XXI secolo.
Questi sono i punti programmatici, le idee e i valori che ci uniscono. Una unità sui contenuti che qualifica la nostra lista come l’unica proposta realmente di sinistra e di cambiamento in queste elezioni europee.
Il voto a questa lista è un voto contro la destra italiana e alternativo al PD. Il voto a questa lista  è un voto per un’altra Europa: dell’uguaglianza e del lavoro, della pace, della giustizia sociale ed ambientale, dei diritti e delle libertà.

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Come Circolo Ottobre Rosso – Rifondazione Comunista – condividiamo l’appello lanciato, tramite lettera aperta, dai sacerdoti di Barcellona P.G. Crediamo che i principi della difesa della nostra terra, della valorizzazione, del senso comunitario di ricerca del bene comune e delle soluzioni  collettive ai problemi contrapposto ai modelli individuali di ricerca del profitto a discapito del prossimo, non siano solo delle frasi da pronunciare la domenica, ma modi di vivere e di agire sul territorio, sempre. Bisogna con coerenza perseguire quanto detto in questa lettera: bisogna spezzare il “clientelismo umiliante” praticato da politici locali per la gestione del potere. E questo va portato avanti con coerenza dai nostro politici, specie sotto campagna elettorale. Inoltre, la nascita del movimento antiracket è un evento che potremmo definire storico per il nostro Comune: queste energie non vanno disperse o strumentalizzate. Crediamo che vadano rafforzate, attraverso una cultura della legalità nelle scuole e nei centri di socializzazione; si creino legami forti con la lotta al lavoro nero, alla speculazione, al precariato, all’emigrazione, allo sfruttamento abusivo del territorio: a tal fine crediamo giusto far spazio al lavoro dei sindacati sul territorio. I primi raggi di sole primaverile iniziano a splendere su Barcellona P.G.  

Circolo Ottobre Rosso – Partito della Rifondazione Comunista Barcellona P.G.  

Barcellona Pozzo di Gotto, lì 24/03/09   

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Cara Sonia Alfano,

Dopo quello che è successo a Barcellona P.G. in tema di mafia e di lotta alla mafia, vedi l’ inchiesta “Pozzo” con tutto quello che ne consegue, crediamo sia sentire comune di buona parte della cittadinanza barcellonese la necessità dell’impegno sul territorio di tutto e tutti quelli che si definiscono “Antimafia” per contrastare, in maniera costante e radicale il fenomeno in un comprensorio come il nostro.

Noi crediamo che non si possa fare antimafia semplicemente con conferenze e convegni, ricorrenze che il giorno dopo lasciano il tempo che trovano, oppure con semplici campagne elettorali, che durano quel periodo lasciando un vuoto tra un’elezione ed un’altra.

Crediamo ci sia bisogno della massima attenzione, anche per certi fenomeni che sono quantomeno ambigui sul nostro territorio: ci riferiamo ad esempio a quanto riportato nell’articolo di IMGPRESS “Maurizio Marchetta parla: Barcellona non trema”. Ma non solo questo.

L’indagine “Pozzo” ha rivelato come le varie cosche mafiose si stanno spartendo la torta del Ponte sullo stretto: alla mafia barcellonese è toccata quella del movimento terra. Non le sembra anomala la presenza in un paese di 41.000 abitanti e con quasi la metà degli abitanti attivi disoccupati la presenza di 140 aziende e ditte che si occupano di tale settore?

La questione del Ponte, poi, è stata riaperta dall’attuale governo che, incurante dei tagli alle “piccole” infrastrutture, che collegano un paese ad un altro, con i danni che abbiamo visto tutti durante il periodo di maltempo perdurante, sta stanziando miliardi di euro per la realizzazione: lei sarà con noi, magari a rischiare le manganellate, a protestare contro la costruzione di quest’opera, che farà ricche le cosche mafiose?

Noi viviamo a Barcellona. Ne respiriamo l’aria, sentiamo la pressione addosso dei “picciotti” ogni qual volta tocchiamo un tema “scomodo”, ogni qual volta lottiamo per le nostre idee confrontandoci con un territorio “controllato” ed “irreggimentato”, dove non è difficile trovare “uomini d’onore” ai vari angoli delle strade. Dove molti nostri compagni, per la loro attività politica, non riescono a trovar lavoro.

La situazione sociale e civile a Barcellona, oggi, è decisamente bassa: basti pensare che, a seguito di furti, scassi o incendi, segue nel giro di 24 ore una calma piatta. Ma di questi elementi ce ne accorgiamo noi, che viviamo a Barcellona P.G.

Con Rispetto

 

 

Il Circolo “Ottobre Rosso”-  Rifondazione Comunista Barcellona P.G.

Barcellona P.G. 03/03/2009

 

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È giusto indagare sul malaffare all’interno dell’Ateneo di Messina, ma sarebbe altrettanto saggio se l’intero centrosinistra condannasse le raccomandazioni poco dignitose, come dimostrano le carte, del Presidente della Provincia di Messina, Nanni Cesare Ricevuto, che segnano in maniera nitida cosa per uno come Ricevuto rappresenti amministrare: il potere di fare ciò che crede. Finora a parte qualche uscita del deputato all’Ars Filippo Panarello in cui invitava il rettore Franco Tomasello a dimettersi, non abbiamo registrato segnali dal Pd sul Presidente Ricevuto. Forse che l’aver agevolato Umberto Bonanno a costruirsi un curriculum inattaccabile per partecipare al concorso del Policlinico è cosa meno grave? In un clima caratterizzato da forte insoddisfazione, non stupisce che ci siano dei furbi che provino a usare due pesi e due misure: colpevole Tomasello, leggero Ricevuto. Eppure, nel caso del presidente della Provincia di Messina, si tratta dell’esercizio di un potere a danno di altri, commettendo una vera ingiustizia a vantaggio del raccomandato Bonanno. Non si tratta di semplice segnalazione come qualcuno la vorrebbe far passare: nel caso specifico l’intervento avviene non per mettere a nudo particolari capacità che come abbiamo visto per ammissione dello stesso Umberto Bonanno, non sono manifeste, ma per legami di pura convenienza politica e di potere. Sarebbe insomma l’ora di un «non ci sto» bipartisan, contro l’assoluzione mediatica e a quanto pare giudiziaria per il Cesare Canuto della vita amministrativa e politica messinese. Se è giusto secondo alcuni che il rettore abbandoni per non mettere in forte imbarazzo l’Ateneo, non vediamo come Ricevuto possa solo pensare di passarla liscia dalla vicenda Bonanno. Ci attendiamo risposte ferme dalla Procura a dimostrazione, semmai qualcuno facesse cattivi pensieri, che la loro azione per reprimere il crimine sempre e comunque, non sia solo verso il rettore Tomasello, quasi a volerlo costringere al gesto delle dimissioni. Il tic dell’antitomasello continua a far velo sul rispetto delle regole, sulla denuncia del malcostume politico nell’uso strumentale delle inchieste, sul malfunzionamento degli apparati dello Stato chiamati a vigilare, sulla tutela di quei valori scritti nella Costituzione che viene nuovamente calpestata come uno zerbino. E dunque ci vuole del coraggio a rompere lo schema: già dal Tribunale del Riesame sapremo come intenderà comportarsi l’ufficio di Procura, ovvero se continuerà a perseguire il reato anche verso gli altri indagati coinvolti nello scandalo o si limiterà ad attendere il processo. E anche da parte del mondo politico - istituzionale occorre che fermezza e pulizia con tanto di richiesta di dimissioni la si cerchi a Nanni Ricevuto. Perché questo silenzio? Perché si resta al palo? Cosa impedisce al fronte della società civile di pretendere da Ricevuto quello che si chiede a gran voce da Tomasello? Ma non è cosa da poco domandarsi se a fronte dell’inchiesta sull’Ateneo, ci sia un modo per denunciare il quadro inquietante dei rapporti tra potere politico e lobbisti di Stato, e al contempo salvaguardare i meccanismi di garanzia previsti per ogni cittadino, che si chiami anche Franco Tomasello. Perché questo è il tema. Non si era mai visto, meglio, non si era mai sentita finora un’intercettazione, lanciata sui siti web oltre che pubblicata sui giornali in cui di illecito non c’è nulla, anzi tutt’altro, e si eviti di pubblicare e commentare, quello che di più compromettente c’è nella misura cautelare. Possibile che se Umberto Bonanno parli di tizio o caio, sia una millanteria e se invece lo certifica con il nome di Tomasello sia notizia di reato? Non si era mai arrivati a questo punto.

www.imgpress.it

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Anche a Messina, come in altre sedi di ateneo nazionali, è nato un movimento studentesco con l’obiettivo di “sensibilizzare gli studenti sulla legge Gelmini, lottare affinchè anche l’ateneo di Messina partecipi alla mobilitazione che coinvolge tutti gli atenei italiani”, con iniziative di lotta, come il blocco della didattica per alcuni giorni, scioperi, cortei, dibattiti pubblici con professori e mondo della cultura e della formazione. Oggi iniziativa al Rettorato, dove si riuniva il senato accademico e dove i rappresentanti del movimento hanno avanzato due richieste: blocco della didattica e pronunciamento sull’eventualità di trasformare l’ateneo dello Stretto in una fondazione, come voluto dalla ministra dell’istruzione. Mentre la prima richiesta è stata quasi del tutto ignorata, la seconda ha avuto un pronunciamento negativo in merito, chiarendo così che l’ateneo messinese è contro la propria trasformazione in fondazione, cioè finanziato dai privati. “sono contro la fondazione perchè sanno che nessuno lo comprerebbe o pagherebbe per mantenere l’Ateneo”, dice una studentessa che oggi ha partecipato alla mobilitazione. In effetti, i mali dell’Università messinese sono ben altri e rischiano di aggravarsi, e non di risolversi a causa della riforma….Intanto il movimento si struttura: oggi gli studenti che hanno partecipato all’iniziativa, un centinaio sotto una pioggia ad intermittenza, con particolare adesione di lettere e scienze politiche, hanno lanciato l’idea di coordinameti nelle varie facoltà, corsi di lauea, in maniera tale da entrare “in rete” con il resto dell’università in lotta. Per Messina e per tutto il mondo studentesco che ruota attorno, è un gran passo avanti rispetto agli anni grigi dell’anonimato e dell’abulia.

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Oggi siamo in piazza contro governo e Confindustria ed anche contro quelle interferenze Vaticane che mettono pesantemente in discussione la laicità dello stato.
Non è poco. Se il governo Berlusconi, populista e di destra, è una anomalia, lo scandalo maggiore consiste nell’assenza di una opposizione di sinistra. L’opposizione parlamentare uscita dalle urne del 13 aprile, afasica o gridata che sia, non è mai contro Confindustria; grida o sussurra contro Berlusconi ma non dice mai una parola contro i padroni. Per questo è una opposizione subalterna, non in grado di prospettare l’alternativa, una uscita da sinistra dalla crisi economica e sociale in cui siamo immersi.
Siamo quindi in piazza per costruire una opposizione di sinistra dopo la sconfitta elettorale di aprile. E’ finita la ritirata, la fase dei congressi e delle battaglie intestine, comincia la fase della costruzione, del lavoro politico di massa. Dopo le mobilitazioni studentesche, questa manifestazione è un primo momento, necessario ma non sufficiente. Lo sciopero generale del sindacalismo di base del 17, lo sciopero generale della scuola del 30, saranno altrettanti momenti topici di questa mobilitazione; auspichiamo e ci adoperiamo affinché la positiva rottura praticata dalla Cgil contro i tentativi di distruzione del contratto nazionale di lavoro, evolva nella convocazione di uno sciopero generale, quanto mai necessario per ridare voce ai lavoratori.
Finisce la ritirata e comincia in una fase nuova. La crisi finanziaria che è la crisi del liberismo, cioè del volto odierno del capitalismo, cambia radicalmente il terreno su cui si svolge lo scontro politico.
Ci presenta un fallimento, quello del capitalismo, che negli ultimi 20 anni ha avuto mano libera a livello planetario. Il risultato di questo dominio sono le guerre, la crisi alimentare, il peggioramento delle condizioni di vita di centinaia di milioni di persone, il riaffacciarsi barbarico del razzismo e della caccia al diverso.

Paolo Ferrero

11/10/2008

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Più di 500 studenti hanno manifestato per le strade di Messina questa mattina per protestare contro la “controriforma” Gelmini. Striscioni, bandiere (soprattutto Rosse) si sono viste sfilare al vento, accompagnate da slogan di lotta e di protesta, per una scuola pubblica degli studenti e di qualità. A tentar di rovinare la bella giornata messinese, ci hanno pensato un piccolo gruppo di fascisti (5) che, prendendo di mira uno studente di Barcellona con la bandiera del “Che”, hanno inizato ad insultare, col tentativo di provocare una reazione. Per fortuna tutto è filato liscio, i fascisti allontanati, ed il corteo proseguito. Alla fine, gli interventi hanno ribadito il perchè dell’iniziativa, spiegando per punti cosa prevede questo provvedimento. In particolare l’intervento di Luciano Accetta, segretario del PRC di Barcellona, è stato molto apprezzato tra gli studenti, e non solo tra quelli barcellonesi.

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Il PD, sulla cui riuscita molti italiani avevano riposto sicura speranza, ora, a causa dell’abnorme sviluppo delle originarie contraddizioni in nuce, comincia a fare disamorare buona parte del suo elettorato.
La delusione potrebbe diventare cocente, soprattutto in quanti alle cosiddette primarie hanno fatto registrare la loro entusiastica partecipazione.
Evidentemente, per quanto quasi plebiscitario sia stato l’orientamento su Veltroni e i suoi seguaci, nella scelta dei segretari nazionale e regionali, sembra adesso che si debba convenire che si sia trattato più di facciata anziché di sostanza.
E ciò perchè evidentemente devono essersi intrecciati, nel breve lasso di tempo fin qui tascorso, gli sviluppi di iniziali malumori, persistenti nella costellazione di vertice, con l’assoluta mancanza di volontà o capacità organizzativa.
Basterebbe l’emblematico caso di Barcellona, dove all’insoddisfazione per esempio di un Calamuneri si è aggiunta l’incapacità di porre almeno le basi di una struttura sezionale, che anche localmente un partito operativo non può non crearsi.
Niente di tutto questo è stato fatto, e ci si è cullati sulla eventuale - e quindi incerta - capacità organizzativa di una figura professionale con scarso carisma e limitata esperienza politica.
Ma questo non vale soltanto per la situazione locale, perchè si potrebbe salire con analogo rammarico ai gradi provinciale e regionale, senza tema di apparire presuntuosi.
Non so se questo ragionamento sia stato fatto da Orazio Calamuneri, che avendo visto sempre di malocchio la genesi e il rachitico sviluppo del PD barcellonese, contiuna a sparare a zero sull’attuale segretario di sezione, avv. Francesco Russo, tirando in ballo tra l’altro la mancanza del ricambio generazionale in un partito, il PD, che per essere neonato non dovrebbe rimanere in mano a gente ormai vetusta, residuo di due partiti (Margherita e Ds) decotti prima di spegnersi.
Dove possa puntare il rammarico di un altro anziano - qual naturalmente è Calamuneri - non si riesce a capire, a meno che non sia lui a sapere dove trovare i nuovi pezzi di ricambio, cioè quella gioventù spontaneamente disponibile ad affrontare l’organizzazione di una sezione che sappia buttare alle ortiche le obsolete tendenze correntizie ereditate dalle ormai spente “matrici” politiche.
Francesco Cilona

Pubblicato da barcellonablog -  

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(tratto da www.repubblica.it)

Ci sono anche politici che tifano contro il proprio partito
Cracolici, a sinistra in Regione, ha fatto un comizio a favore della Cdl

Sicilia al voto, candidati double-face

Pd in Provincia, Pdl in Comune

  

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