Non c'è bisogno di mettere collegamenti ad altri siti con riferimento alla notizia, si tratta di qualcosa che tutti in zona tristemente sanno e magari qualcuno ci ha anche perso delle persone care.
Mentre scrivo sono 18 le persone la cui morte è accertata, travolte dalle conseguenze del nubifragio dei giorni scorsi, e altre trenta circa risultano disperse.
Le immagini mostrano una città spaccata in due, con terra che dalla montagna è franata fino a immergersi nel Mediterraneo.
Messina, si sa, è costruita in un posto strano: da una parte i monti, dall'altra subito accanto il mare, e in mezzo una striscia di terra che è la città.
Nulla di più normale che le inondazioni abbiano qui un effetto più forte che altrove, soprattutto quando si tratta di piogge di portata vasta come quella dei giorni scorsi. Qui a Barcellona penso che tutti ricordino il risultato delle precipitazioni dell'ultimo inverno, e non c'è chi non sappia come si ritrasformi in torrente la via Medici ad ogni temporale abbastanza grosso.

Il tempo, però è un fenomeno naturale, su cui non abbiamo potere di influenza (non è vero, ma supponiamolo). Per questo vogliamo puntare il dito piuttosto sulle concause legate a questo fenomeno naturale, su quelle più immediatamente gestibili dall'uomo.

Le case, per esempio. Fare la casa abusiva fa figo, quando hai abbastanza soldi, ed è quasi una necessità quando non ne hai abbastanza per poterti permettere di essere in regola. In più si può sempre sperare in una delle continue sanatorie che periodicamente vengono regalate dal governo (a proposito, le case edificate su tutta la costa del barcellonese proprio a ridosso della spiaggia, alcune evidentemente in territorio demaniale, apparterranno a chi ha abbastanza soldi o a chi non ne ha abbastanza?).
Però, posto che il fenomeno dell'abusivismo esiste da sempre e ovunque pur con le opportune differenze in termini di qualità e quantità dello stesso, consideriamo che è da incoscienti comportarsi da abusivi in certi luoghi. Per esempio costruire una casa a ridosso di un vulcano attivo, o sul greto di un fiume soggetto ogni anno a rischio di esondazione.
Pericoloso per chi costruisce, per chi ci abita, ma spesso anche per chi senza alcuna colpa e decine o centinaia di metri più giù si ritrova esposto a un rischio maggiore perché qualche intelligentone ha piazzato un edificio dove doveva esserci, che so, un albero secolare di quelli giganteschi o un bosco.

Idem per quelli che edificano in maniera risparmiosa prelevando quando gli pare la sabbia dal greto dei torrenti. Torrenti che poi non avranno sabbia da portare al mare, mare che poi sottrarrà sabbia alla spiaggia, spiaggia che poi sparendo mese dopo mese porterà allo scoperto le fondamenta delle case e strade più vicine.

Poi, consideriamo che se i privati cittadini hanno fino a un certo punto motivo di fare i furbi/fessi, e parimenti architetti e ingegneri possono valutare di arrotondare lo stipendio con progetti che non dovrebbero esistere, ma ci si domanda quale giustificazione possano apportare gli enti locali e i loro rappresentanti di carne, che in teoria dovrebbero vigilare su tutto questo e magari anche approvare o non i progetti presentati…

Insomma, quello che vorremmo è che i morti e i feriti di questi giorni ai quali va il nostro inutile cordoglio lascino nella testa di ognuno un ricordo e un monito: che alle volte se la legge proibisce o prescrive qualcosa un senso c'è.

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Come Circolo Ottobre Rosso – Rifondazione Comunista – condividiamo l’appello lanciato, tramite lettera aperta, dai sacerdoti di Barcellona P.G. Crediamo che i principi della difesa della nostra terra, della valorizzazione, del senso comunitario di ricerca del bene comune e delle soluzioni  collettive ai problemi contrapposto ai modelli individuali di ricerca del profitto a discapito del prossimo, non siano solo delle frasi da pronunciare la domenica, ma modi di vivere e di agire sul territorio, sempre. Bisogna con coerenza perseguire quanto detto in questa lettera: bisogna spezzare il “clientelismo umiliante” praticato da politici locali per la gestione del potere. E questo va portato avanti con coerenza dai nostro politici, specie sotto campagna elettorale. Inoltre, la nascita del movimento antiracket è un evento che potremmo definire storico per il nostro Comune: queste energie non vanno disperse o strumentalizzate. Crediamo che vadano rafforzate, attraverso una cultura della legalità nelle scuole e nei centri di socializzazione; si creino legami forti con la lotta al lavoro nero, alla speculazione, al precariato, all’emigrazione, allo sfruttamento abusivo del territorio: a tal fine crediamo giusto far spazio al lavoro dei sindacati sul territorio. I primi raggi di sole primaverile iniziano a splendere su Barcellona P.G.  

Circolo Ottobre Rosso – Partito della Rifondazione Comunista Barcellona P.G.  

Barcellona Pozzo di Gotto, lì 24/03/09   

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Interrogazione del consigliere di Rifondazione Andaloro. Risposta in aula dell’Assessore provinciale Bisignano: quanto è stato fatto fino ad oggi e le prossime mosse per evitare il commissariamento

da www.tempostretto.it

Negli ultimi mesi qualche passo avanti è stato fatto, ma appare ancora distante l’effettiva operatività di un sistema idrico integrato nella provincia di Messina. Ritardi lunghi anni e costati parecchi euro all’Ente di via Cavour, mentre oggi l’Amministrazione Ricevuto prova a premere sull’accelleratore per cercare di scongiurare il rischio commissarimento della gestione delle acque che pende sulla testa dei comuni del Messinese. Un’interrogazione sull’argomento, presentata dal consigliere provinciale Francesco Andaloro lo scorso ottobre 2008, è stata discussa oggi in aula alla presenza dell’assessore alle Partecipate Michele Bisignano (nella foto).

La costituzione dell’Ato 3 idrico della Provincia di Messina è stata stabilita nell’Agosto del 2001 dal Presidente della Regione Siciliana e nello stesso anno il Consiglio Provinciale scelse la convenzione di cooperazione tra gli enti locali appartenenti all’Ato 3 e la Provincia, come forma di accordo (oggi si punta al Consorzio), con l’assemblea dei sindaci dei 108 comuni delegata ad organo decisionale. Da allora però, poche le riunioni valide in virtù della carenza del numero legale, anche se nella seconda parte del 2008, grazie all’impegno del presidente Nanni Ricevuto, si sono tenute tre sessioni che hanno portato anche a deliberazioni importanti. Ma cinque anni di silenzio non possono essere superati con un po’ di baccano, soprattutto se mentre tutto risultava fermo, il personale che costituisce l’Ato idrico percepiva uno stipendio senza che nessun servizio effettivo venisse erogato. Paradossi posti come quesiti dall’esponente di Rifondazione comunista Andaloro all’assessore Bisignano: “A quanto ammontano le spese annuali per i componenti del Consiglio d’Amministrazione dell’Ato 3 e per la Segreteria tecnico operativa dello stesso? Quanti e quali sono i Comuni che non hanno ancora versato le quote di propria spettanza? Se siano stati nominati i relativi Revisori dei Conti e, in caso affermativo, a quanto ammonta la cifra spesa per questo organismo? Quale programma ha l’Amministrazione Provinciale in relazione alla gestione dell’acqua, bene primario che non può essere dato in gestione a privati, poiché ciò comporterebbe un aumento indiscriminato delle tariffe come già verificatosi con l’Ato Rifiuti Solidi Urbani?”

Bisignano ha risposto punto per punto alle varie domande poste dal consigliere dell’opposizione, cominciando dalla struttura organizzativa: “Non esiste un consiglio d’amministrazione mentre c’è una Segreteria tecnico operativa, prevista dalla legge Galli, il cui personale è legato per la maggior parte ai comuni. Ma ne fanno parte anche due tecnici della Provincia che si occupano di informatica. Personale che tra l’altro è stato già ridotto e dovrebbe presto passare a 6 unità. Poi ci sono i due dirigenti ‘necessari’ per dare esecutività alle scelte dell’assemblea. Interrotto il rapporto con coloro che sono rimasti in carica per cinque anni fino al 2008, - c’è in atto un ricorso - fino al 31 marzo 2009 sono stati designati Carditello e Sidoti”.

I numeri: “Molti comuni dopo il versamento iniziale, datato 2003-2004, non hanno più versato. Secondo una stima stilata dal commissario ad acta Mario Cassarà, i comuni morosi dovrebbero versare oltre 4 milioni di euro dal 2003 al 2008. Somma che la Provincia Regionale ha fin qui anticipato”. Per procedere alla riscossione dei debiti, ha poi spiegato Bisignano, sarà necessario procedere alla nomina dei Revisori dei Conti. Nomina che non è mai arrivata nel corso degli anni, né da parte dell’assemblea né dai vari commissari che si sono susseguiti. Alla mancata nomina dei Revisori è legata anche la mancata approvazione dei bilanci, che non consente di rivolgersi ai comuni per chiedere le quote non versate. Sarà questo il prossimo punto all’ordine del giorno dell’assemblea dei sindaci, con a seguire l’affidamento del servizio idrico integrato.

A riguardo è stato ricordato che per l’affidamento del servizio era stata decisa la strada della società in house, gestita con capitale pubblico, la “Messinacque Spa”. Al momento dell’approvazione della concessione però, solo 72 comuni su 108 erano risultarono presenti in una votazione che richiedeva l’unanimità. Dunque attualmente la società risulta non operativa, ma non è stata fatta alcuna delibera di revoca.

“Il presidente della Provincia non può fare da solo - ha commentato infine Bisignano. Anche i sindaci devono fare la loro parte. Piani d’ambito? Si deve capire che il piano d’ambito è unico”. E sul commissariamento: “La relazione dettagliata sulla ripresa dei lavori presentata dalla Provincia all’assessorato regionale ai Lavori Pubblici, ha per il momento bloccato questa ipotesi. Ma bisogna fare in fretta per evitare questo rischio”.

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Dopo il maltempo di questi giorni, in Città e Provincia di Messina si fanno i conti dei danni e dei disagi causati: Strade bloccate e scuole con infiltrazioni d’Acqua a Messina; a Sant’Alessio si è formato un cratere sulla strada del lungomare; Terme Vigliatore è rimasta isolata per un giorno da Barcellona, a causa della chiusura del ponte di Terme, pericolante, unica via d’accesso alla città del Longano visto che la strada del lungomare non è agibile, ed è stato chiuso per precauzioni;  La ferrovia di Scaletta Zanclea ha subito danni ingenti, tanto da far fermare i treni e costringendo gli abitanti a viaggiare in pullman. Questi sono solo alcuni dei problemi causati dal maltempo, ma potremmo benissimo allungare la lista. Quello che è successo nella nostra provincia è che interi paesi del nostro comprensorio hanno avuto disagi enormi per due giorni di maltempo; tutto questo dovuto alla cattiva gestione del territorio, ed una scarsa, quando non assente, manutenzione di scuole, edifici pubblici in genere, strade, ponti, linee ferroviarie, abbandonate letteralmente all’incuria del tempo e senza nessun tentativo di recupero. Anzi molto spesso per risparmiare dalle finanziarie si tolgono investimenti alla manutenzione, con i risultati che vediamo. Mentre si calcolano i danni ed i sindaci tentano di mettere una pezza, il governo nazionale assicura quello regionale dell’investimento di esorbitanti denari per il Ponte sullo Stretto!Come Rifondazione Comunista – Federazione di Messina chiediamo che i fondi per finanziare le infrastrutture in Sicilia vadano a completare le opere di manutenzione necessarie ad un vivere civile nella nostra provincia: che si controllino scuole, strade, ferrovie, tutte le linee di collegamento e si incrementi l’inizio di una stagione di opere pubbliche e si prevengano così i danni del maltempo; con il Ponte non si risolveranno i problemi che oggi vive la città e la provincia per le intemperie: curando il nostro territorio si. Filippo Giunta – Segretario Provinciale Rifondazione ComunistaFranco Andaloro – Consigliere Provinciale Rifondazione ComunistaCarmelo Ingegnere – Resp. Informazione Rifondazione Comunista Federazione Messina

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Politica

15/05/2008

Il Pdci con Ansaldo Patti, la soddisfazione del candidato sindaco

«Mi dispiace di non avere il contributo e la partecipazione di Sinistra Democratica e dei Verdi»

Una candidatura che ha messo d’accordo, finalmente, tutta la sinistra messinese. La corsa a sindaco di Ansaldo Patti si è arricchita ufficialmente del contributo del Pdci, e stamani proprio Ansaldo Patti ha voluto comunicare la sua soddisfazione: «Esprimo pubblicamente il mio compiacimento – si legge in una nota - e il mio apprezzamento per la decisione del Partito dei Comunisti Italiani di concorrere nella lista per il Consiglio comunale con la mia candidatura a sindaco, unitamente a Rifondazione Comunista, al Comitato Pendolari dello Stretto, ai Verdi Ecologisti e alla Autonomie Locali, rafforzando una coalizione che intende non solo attivamente partecipare alla battaglia elettorale, ma che intende altresì costruire un nucleo fatto di partiti e movimenti che anche e a Messina sia in grado di portare avanti le istanze dei cittadini messinesi e più complessivamente di chi fa parte del popolo della sinistra».

«Mi dispiace solo – prosegue Ansaldo Patti – che non si sia riusciti ad avere anche il contributo e la partecipazione di Sinistra Democratica e dei Verdi. Ma si sa che in politica c’è sempre il tempo e il modo per incontrarsi sulle cose da fare e sui modi per incalzare chi gestisce e amministra il potere».
Marcia unita anche a Palazzo dei Leoni, dove il candidato è Santi La Rosa, ex consigliere provinciale.

www.tempostretto.it

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Si narra che un giorno qualcuno disse ad Aristotele che la filosofia era inutile, che non serviva a nulla; il filosofo macedone per risposta prese un foglio ed invitò il proprio interlocutore a scrivere il perchè la filosofia fosse inutile. Il risultato fu che l’interlocutore usò l’argomentare filosofico per descrivere l’inutilità della filosofia.

Eccoci qua, allora, a raccontare di gente che predica bene e razzola male. Si diceva quant’erano brutti i partiti, perchè c’erano delle candidature scelte dall’alto e, un mio amico vicino ai meetup di Messina criticava la scelta di presentare una lista per le regionali Degli “Amici” di Beppe Grillo e, soprattuto mi diceva di come Nessuno abbia avuto voce in capitolo per la scelta della candidata alla presidenza della regione. Nessuno, a parte L’Imperatore Beppe, che ha controllato la lista ed ha dato mandato ai suoi proseliti di crescere e moltiplicarsi, elettoralmente, così come ordinato. Ma si sa, i partiti tradizionali sono lo schifo peggiore, irriformabili, quindi meglio affidarsi ai pochi illuminati che possono guidarci verso nuovi orizzonti. E cosa c’è di meglio di un bollino di garanzia? un bollino, si sa, è la garanzia migliore della qualità di una lista: lo diceva anche la pubblicità, che le banane migliori sono quelle col bollino blù, e noi siamo sempre più Repubblica delle banane e sempre più bisognosi di bollini. E così la Carismatica è diventata la candidata di quel movimento del “vaffanculo tutti”o vaffa day che ha rappresentato il culmine dell’antipolitica nazionale: tutti insieme, tutti uguali, destra e sinistra, mangiano e “rubbano” alla stessa maniera, come dice un macellaio di mia conoscenza che poi arrotondava a suo favore il prezzo della carne, facendomi pensare a come sarebbe stato il parlamento con gente di questo tipo. tutti uguali, quindi, fino a quando i paladini della giustizia della legalità e della libertà, che preferiscono i salotti alle strade, hanno deciso di scendere in campo. Finalmente, ho pensato, non ci saranno solo passerelle parolaie ogni 8 di Gennaio, con rispettivo codazzo di “sepolcri imbiancati” pronti a spalare merda sul lavoro di questo e di quello, con il retrogusto amaro del “barcellona fa schifo” detto da uno dei relatori che quesa città l’ha solo vista dal finestrino della propria auto. Probabilemnte questa città non è il massimo, lo denunciamo da tempo, mi pare, però le chiacchere non spostano le montagne, e non migliorano manco un paese che ne ha seriamente bisogno. Dopo ogni cerimonia, la “banda della verità” sparisce, lasciando noi poveri abitanti antimafiosi a parlare di antimafia mentre i boss si prendono un caffè vicino a noi. Forse, chi parla di determinate cose, dovrebbe vivere in quei territori ed agire, o tentare di farlo concretamente, “rischiando” come fanno tutti i cittadini normali, attraverso una prassi che non si fermi alle commemorazioni, ma ad un tipo di antimafia sociale che dura per tutto l’anno.

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By Lucio | Luglio 19, 2007 - 2:25 pm - Categorie: acqua, regione sicilia, politica locale

Chiacchiere e tabacchiere di legno, come si dice da queste parti, ché in realtà altro che emergenza idrica… aveva ragione il maestro del film "Meri per sempre": in Sicilia l'acqua c'è! Solo che, timida, sta nascosta. Vicino casa mia però, così come in altre parti della città dev'essersi presa un po' di coraggio, tant'è che sono già due settimane che zampilla allegra dai tombini creando minitorrenti che rinfrescano il marciapiedi. Certo, più che di eau de la fonte si tratta di eau de la fogne, ma tant'è… l'importante è che sia acqua.
Mica da tutte le parti si può pretendere che le cose vadano come ad Agrigento, no?

Che succede ad Agrigento? Succede che sotto un capoluogo di provincia dove quando va bene l'erogazione idrica avviene per un paio d'ore ogni due giorni, a breve distanza dal centro abitato le vene sotterranee sono cariche di un'acqua dalle "caratteristiche perfette, una oligominerale adatta al consumo di tutta la famiglia"…
Proprio per questo la Regione Siciliana di Cuffaro, tirando un sospiro di sollievo, ha finalmente deciso di dare il via alla migliore captazione di questo tesoro: concedendo alla Nestlè il permesso di raggiungere nell'arco di un quinquennio la produzione di 250 milioni di litri… dagli attuali 16.500 pezzi l’ora agli oltre 46 mila pezzi previsti e pianificati… (fonte: La Repubblica).
Il tutto in barba alle proteste, ai blocchi, alle interrogazioni parlamentari sollevate giustamente da parte del comune in cui le falde acquifere si trovano, Santo Stefano Quisquinna, preoccupato che le estrazioni in massa della multinazionale diano come effetto il totale prosciugamento delle riserve.
Cn un'interrogazione il deputato di Sinistra Democratica Angelo Lomaglio ha perciò denunciato al ministro dell'Ambiente la dimostrata "pericolosità dei prelevamenti acquiferi perché costituirebbe un'ulteriore diminuzione della riserva, già notevolmente danneggiata, ed arrecherebbe non pochi problemi alla popolazione locale che non sarebbe più in grado di approvvigionarsi e sarebbe costretta ad acquistare l'acqua".

Ricapitolando, quindi, nei pressi di una città che muore di sete esiste una riserva di acqua - la cui esistenza era peraltro nota ed ignorata da decenni - che potrebbe, se usata con criterio, risolvere molti problemi.
Ma siccome noi siamo per il progresso e la liberalizzazione allora la soluzione non può che essere l'affidarne lo sfruttamento ad una multinazionale (è notorio che le multinazionali lavorino sempre e solo nell'interesse del popolo), che in cambio sarà tanto gentile da offrire a tutta l'isola le bottiglie al prezzo speciale di 33 centesimi cadauna.
33 monete…
Mi ricorda qualcosa, ma non riesco a definire bene…

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