Ieri è stata confermata la sconfitta al referendum delle modifiche costituzionali proposte dal presidente venezuelano Hugo Rafael Chavez Frìas. Motivo principale è stata la propaganda contraria dell’opposizione, stavolta ben organizzata, accompagnata dalle diserzioni di chavisti stessi. “Sconfitta”, però, non è un termine che si addice alla situazione. Infatti, se in politica interna essa non può definirsi diversamente, in politica internazionale, è stata una gratificante vittoria per Chavez e per i suoi sostenitori in tutto il mondo. E’ noto il gran dire che ne hanno fatto i Paesi “democratici” liberali, USA in prima linea, a proposito di derive dittatoriali (del resto il contenuto delle modifiche non smentisce). Ma Chavez ha risposto con una imponente prova di democrazia, di cui la risicata sconfitta (50,7% i No) è una chiara conferma. Brogli vengono semmai dal proverbiale zampino statunitense, con i finanziamenti alle organizzazioni studentesche. Ma veniamo ai dettagli delle proposte di Chavez, pubblicati anche su Liberazione:
-Rielezione del presidente per un numero di mandati indefinito;
-Aumento del mandato da sei a sette anni;
-Abolizione dell’autonomia della Banca centrale;
-Attribuzione al presidente del controllo sulle riserve di valuta;
-Riduzione della settimana lavorativa da 44 a 36 ore;
-Potere di censura dei media da parte del governo in caso d’emergenza;
-Impossibilità di privatizzare imprese pubbliche;
-Potere dell’esecutivo di espropriazione della proprietà privata per assicurare il fabbisogno alimentare alle classi più basse;
-Assistenza sociale per i lavoratori che regolarizzano la loro posizione;
-Utilizzo di fondi provenienti dalla vendita del petrolio nazionale per programmi di assistenza sociale;
-Riorganizzazione dei sistemi amministrativi locali.
E’ovvio che Chavez abbia commesso degli errori. Il principale è stato voler accorciare la strada per il Socialismo del XXI secolo. Le riforme vanno effettuate gradualmente e con la maggior divulgazione possibile, visto che complice della sconfitta è stata la scarsa informazione. Un altro errore è stato unire riforme di tale importanza, come le nazionalizzazioni o la riduzione delle ore lavorative, ad altre di chiaro carattere personalistico (anche se si trattava probabilmente di una manovra strategica), il che ha incontrato il disaccordo anche di suoi sostenitori. L’intero progetto bolivariano in Sud America poggia su Chavez, che oltretutto mostra, anche in chiave simbolica, una quasi esasperata fedeltà alla storia del Socialismo intenazionale. Naturalmente vari aspetti del presidente venezuelano sono estremamente discutibili, come una forte esaltazione di sè o degli aspetti populistici tipicamente sudamericani, ma è da questi elementi che la Sinistra occidentale deve trarre spunto per riaffermare i valori che le sono propri e che sembrano rapidamante scomparire tra interessi che non vanno oltre il conto in banca e gli investimenti miliardari in tutto il mondo, a totale discapito della povera gente.
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