By Carmelo | Febbraio 19, 2008 - 12:26 pm - Categorie: politica internazionale, educazione civica, proposte

Tratto dal MeetUp di Beppe Grillo di Torino

Olanda: ” Abbiamo costruito un organizzazione di attivisti con un forte radicamento locale e lo abbiamo fatto in una delle società più ricche del mondo…” Un esperienza davvero entusiasmante quella del SP (partito socialista) olandese che ha come simbolo un pomodoro.
Il pomodoro è il simbolo della contestazione e questo partito sta avendo un enorme successo grazie ad un innovativo modo di fare politica, con caratteristiche che hanno delle similitudini con quello che è il meetup. Naturalmente il meetup non è un partito, ma l’SP fa politica agendo sul sociale con inteventi pratici di volontariato.
I militanti eletti versano tutta la quota prevista per chi è nelle istituzioni e tutti hanno uno stipendio di 2000 euro mensili qualsiasi sia l’icarico che ricoprono. Dicono di loro: “La nostra è una macchina perfettamente adatta a crescere in un periodo di egemonia della destra, dando risposte ai problemi quotidiani delle persone, lotte per il diritto alla casa, per la difesa dell’ambiente, contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali, fino all’impegno rispetto ai supermercati con persone che raccolgono prodotti destinati al macero per distribuirli ai più poveri. “… hanno costruito un vero e prorio stile di vita sperimentando concretamente cosa significa vivere in maniera modesta.
Per chi volesse approfondire l’argomento c’è un interessante articolo del MANIFESTO dell’11 marzo 2007.

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By Pasquale | Dicembre 4, 2007 - 3:37 pm - Categorie: politica internazionale

Ieri è stata confermata la sconfitta al referendum delle modifiche costituzionali proposte dal presidente venezuelano Hugo Rafael Chavez Frìas. Motivo principale è stata la propaganda contraria dell’opposizione, stavolta ben organizzata, accompagnata dalle diserzioni di chavisti stessi. “Sconfitta”, però, non è un termine che si addice alla situazione. Infatti, se in politica interna essa non può definirsi diversamente, in politica internazionale, è stata una gratificante vittoria per Chavez e per i suoi sostenitori in tutto il mondo. E’ noto il gran dire che ne hanno fatto i Paesi “democratici” liberali, USA in prima linea, a proposito di derive dittatoriali (del resto il contenuto delle modifiche non smentisce). Ma Chavez ha risposto con una imponente prova di democrazia, di cui la risicata sconfitta (50,7% i No) è una chiara conferma. Brogli vengono semmai dal proverbiale zampino statunitense, con i finanziamenti alle organizzazioni studentesche. Ma veniamo ai dettagli delle proposte di Chavez, pubblicati anche su Liberazione:

-Rielezione del presidente per un numero di mandati indefinito;

-Aumento del mandato da sei a sette anni;

-Abolizione dell’autonomia della Banca centrale;

-Attribuzione al presidente del controllo sulle riserve di valuta;

-Riduzione della settimana lavorativa da 44 a 36 ore;

-Potere di censura dei media da parte del governo in caso d’emergenza;

-Impossibilità di privatizzare imprese pubbliche;

-Potere dell’esecutivo di espropriazione della proprietà privata per assicurare il fabbisogno alimentare alle classi più basse;

-Assistenza sociale per i lavoratori che regolarizzano la loro posizione;

-Utilizzo di fondi provenienti dalla vendita del petrolio nazionale per programmi di assistenza sociale;

-Riorganizzazione dei sistemi amministrativi locali.

E’ovvio che Chavez abbia commesso degli errori. Il principale è stato voler accorciare la strada per il Socialismo del XXI secolo. Le riforme vanno effettuate gradualmente e con la maggior divulgazione possibile, visto che complice della sconfitta è stata la scarsa informazione. Un altro errore è stato unire riforme di tale importanza, come le nazionalizzazioni o la riduzione delle ore lavorative, ad altre di chiaro carattere personalistico (anche se si trattava probabilmente di una manovra strategica), il che ha incontrato il disaccordo anche di suoi sostenitori. L’intero progetto bolivariano in Sud America poggia su Chavez, che oltretutto mostra, anche in chiave simbolica, una quasi esasperata fedeltà alla storia del Socialismo intenazionale. Naturalmente vari aspetti del presidente venezuelano sono estremamente discutibili, come una forte esaltazione di sè o degli aspetti populistici tipicamente sudamericani, ma è da questi elementi che la Sinistra occidentale deve trarre spunto per riaffermare i valori che le sono propri e che sembrano rapidamante scomparire tra interessi che non vanno oltre il conto in banca e gli investimenti miliardari in tutto il mondo, a totale discapito della povera gente.

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