Copio e incollo dal blog Calajunco un'amara considerazione di Salvatore Morelli sullo stato di quella che potrebbe essere una perla nella provincia di Messina e che grazie ai soliti esperti delle mani in pasta si sta trasformando via via in una fogna. Complimenti per la lungimiranza a chi di dovere…
In un noto spot di una merenda al cioccolato si dice che "è così come la vedi", davanti e dietro. Nessuna sorpresa per il consumatore al momento di mangiarla, il suo palato sa già a cosa andrà in contro. Lo stesso non si può dire per l'isola di Panarea, che mostra una faccia al mondo intero e ai turisti, ma dietro si cela una zona totalmente opposta al paesaggio bucolico conosciuto da tutti.
La cartolina che abbiamo in testa di Panarea è quella di una distesa di mare fantastica, isolotti che salgono su dalle acque limpide che formano dei veri e propri quadri idilliaci, villette bianche, lussuose che si integrano perfettamente al paesaggio a metà tra un paradiso naturale, un luogo turistico unico nel suo genere, un posto dove staccare la spina dal caos cittadino e tornare al contatto con la natura, non vi sono macchine, semafori, clacson, smog e tutto ciò che infesta le città.
Ma questo è il davanti dell'isola, quello che viene mostrato a tutti, il vestito che indossa Panarea per presentarsi al mondo, una maschera perché dietro a questo paradiso si cela un vero e proprio inferno. Lo hanno scoperto gli uomini del corpo forestale il 18 ottobre, che hanno sequestrato tre terreni contigui fra loro per un area complessiva di 1000 mq circa. Il motivo del sequestro è facilmente spiegabile indicando tutto ciò che è stato trovato in questi terreni: eternit, materiale da risulta edile, pneumatici, materassi, olio esausto, vecchi elettrodomestici, materiale ferroso, legno, piatti, sanitari, banconi frigo da bar, cisterne e vari macchinari per l'edilizia…
Un elenco lungo, degno di una discarica di un grosso centro industriale.
Invece tutto ciò è stato trovato a pochi passi da dove si svolgono feste vip e la mondanità la fa da padrona per tre mesi l'anno. La zona del sequestro si trova in località Torrente Lani, alle spalle del cimitero. Le indagini andavano avanti da una settimana circa, coadiuvate dal commissario Giovanni Giacoppo con gli ispettori Domenico Schepis, Placido Broccio, Angelo Coco e Mario Scaduto che hanno ricevuto l'ordine del sequestro da parte del Procuratore della Repubblica del tribunale di Barcellona P.G., Olindo Canali. Gli uomini della forestale hanno individuato e denunciato alla Procura, per violazione del decreto legislativo n° 152 del 03/04/06, relativo alla gestione delle discariche, due imprenditori edili panarellesi e un soggetto autorizzato da uno dei proprietari dei terreni all'uso del fondo.
L'accusa è pesante, si parla di reati contro l'ambiente, in una zona a protezione speciale. Panarea, come tutto l'arcipelago eoliano, è Patrimonio dell'Umanità, l'isola ha da sempre catturato migliaia di turisti per il suo splendore naturale, per le bellezze che Madre Natura ha concentrato in un minuscolo lembo di terra che fuoriesce dall'acqua.
Il danno all'immagine e di conseguenza al turismo, principale fonte di ricchezza, è incalcolabile. Non si riesce a comprendere come certi scellerati pensino solo ai propri interessi, non curando quelli della comunità e del territorio in cui vivono.
Nelle aree poste sottosequestro sono stati rinvenuti anche un impianto di frantumazione, 2 escavatori, una motoape e un mini-escavatore, anch'essi sequestrati. La presenza di questi macchinari fa capire come fossero ben organizzati i proprietari e la quantità di materiale ritrovato e il cattivo stato di conservazione di una parte di esso fa supporre che le tre discariche esistessero da svariati anni, senza che nessuno se ne accorgesse o - dovremmo forse dire - senza che nessuno abbia parlato. Ma non finisce qui, gli inquirenti sospettano anche che l'eternit ritrovato nelle discariche potesse essere riutilizzato nell'edilizia, frantumandolo insieme ad altro materiale.
Ci vorranno svariati anni per riportare i terreni martoriati al loro antico splendore e forse non ci si riuscirà mai. Il danno è stato enorme e si spera adesso che chi ha sbagliato paghi e che la pena sia davvero proporzionale al male arrecato all'isola, perché non venga trasformata da Patrimonio dell'Umanità a Patrimonio delle discariche!

