questo è un tratto della strada Barcellona-Castroreale, che è letteralmente crollata, provocando non pochi disagi alla mobilità ed alla sicurezza dei cittadini. Forse la strada verrà riparata tra 4 anni, quando ci saranno le nuove comunali, sperando che nel frattempo non succeda nulla.

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Pubblichiamo il comunicato dei compagni del Pdci di Messina, a proposito della commemorazione di ieri nella città dello stretto.

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25 Aprile. Invito ad ammainare la bandiera comunista, richiesta di documenti di riconoscimento e perquisizioni ai compagni da parte delle forze dell’ordine

La cerimonia di commemorazione della liberazione d’Italia dal nazifascismo, che si è svolta oggi 25 Aprile 2008 davanti al Municipio di Messina,è stata appannata, oltre che dalla svogliata partecipazione di cittadini ed istituzioni, anche da un atteggiamento della DIGOS e dalle forze dell’ordine che potrebbe far pensare a disposizioni e  prospettive antidemocratiche del nascente governo di destra.

L’invito ad ammainare la bandiera comunista, ma anche – cosa  a nostro avviso più grave- il fermo con la richiesta di documenti di riconoscimento e la perquisizione dei compagni che pacificamente distribuivano volantini, sono comportamenti discretamente intimidatori nei confronti dei militanti comunisti – unica componente politica presente alla manifestazione con proprie bandiere – e li riteniamo inaccettabili e funzionali allo svuotamento di significato della Resistenza partigiana e dei suoi valori, che molti a Messina e nel Paese vorrebbero dimenticare o sotterrare sotto una coltre di ignoranza e disinformazione.

I Comunisti Messinesi presidieranno democraticamente quella memoria e quei valori per arginare la marea montante di autoritarismo ed anticomunismo, e per difendere la costituzione e la democrazia nata dall’antifascismo.
 

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La sconfitta elettorale che abbiamo subito nelle elezioni del 13 e 14 aprile ha dimensioni storiche. Per la prima volta nell’Italia repubblicana la sinistra non è rappresentata in Parlamento. Tutto questo mentre la destra populista di Berlusconi vince con grande consenso popolare e al suo interno una forza xenofoba come la Lega raddoppia i suoi consensi cambiando ulteriormente il panorama politico del nord Italia. Le cause della nostra sconfitta vanno indagate a fondo perché riguardano l’essenziale, cioè il nostro rapporto con la società, con i mutamenti sociali di fondo. Non si esce dalla situazione in cui siamo senza un approfondito lavoro di inchiesta, di lettura partecipata delle dinamiche sociali. Questo lavoro dovrà caratterizzare il nostro impegno politico nella prossima fase. Riteniamo infatti che il punto centrale che ha pesato sul negativo risultato elettorale è il fatto che nel concreto contesto politico, istituzionale e sociale, non è stata riconosciuto l’utilità sociale della sinistra. E’ quindi sulla nostra utilità sociale, sul ruolo che la sinistra ha nella società che occorre riflettere e proporre per rientrare in gioco. Nell’immediato non si può non vedere come abbia pesato negativamente la nostra incapacità di utilizzare la presenza in maggioranza e la partecipazione al governo per dare una risposta ai principali problemi sociali del paese. La risicata vittoria del 2006 non chiedeva solo, per avere un senso, la sconfitta di Berlusconi, ma anche la sconfitta delle politiche berlusconiane. Il governo e la maggioranza nel loro operare concreto non hanno risposto a questa esigenza e si sono al contrario piegati alle esigenze dei poteri forti su tutte le principali questioni sociali: redistribuzione del reddito, lotta alla precarietà, tassazione delle rendite, laicità dello stato per non fare che alcuni esempi. La nostra azione politica si è mostrata inefficace e in questo contesto è maturata la non percezione dell’utilità sociale della sinistra. Si è così consumata una crisi, la cui profondità non abbiamo saputo vedere, del nostro rapporto con il paese reale e in particolare con i movimenti e con le lotte. L’utilità dell’esperienza di governo come possibilità per invertire le politiche degli ultimi quindici anni si è rivelata, alla luce dei fatti, impossibile da realizzare e la nostra permanenza nel governo si è trasformata in un problema sia per noi che per i movimenti. A questo si è sommato il sistema elettorale bipolare e la campagna mediatica sul voto utile portata avanti non solo dai PD e PdL ma dal complesso dei mezzi di comunicazione di massa. Le elezioni sono state cioè un punto di passaggio per la costruzione di quel bipolarismo tra simili che è l’obiettivo delle classi dominanti di questo paese da almeno un quindicennio. Rendere le istituzioni impermeabili al conflitto sociale e rendere la politica uno strumento inservibile per l’emancipazione degli strati subalterni è l’obiettivo di questo bipolarismo che ha agito pesantemente nella campagna elettorale. E’ evidente inoltre che il modo in cui ci siamo presentati alle elezioni non ha funzionato. Di questo mancato funzionamento si danno letture tra di loro diverse e persino diametralmente opposte, ma il punto politico fondamentale è che comunque l’operazione è fallita, e che agli occhi di tutti è risultata una operazione politicista che non ha intercettato la crisi sociale. Il complesso di questi elementi, l’incapacità a trasmettere l’utilità sociale di una nostra affermazione, ha fatto si che noi abbiamo perso voti in tutte le direzioni: verso il non voto da parte di chi pensa che “siete tutti uguali”. Verso il PD da parte di chi, pur condividendo i nostri contenuti, ha ritenuto quello un voto più utile per battere Berlusconi. Addirittura verso la Lega da parte di ceti proletari che sentendosi non difesi dalla sinistra hanno pensato che visto che non si riescono a cambiare con un’azione generale le cose più importanti, almeno si migliorano le cose “a casa propria”. Ripartire dal sociale Questa sconfitta storica non è avvenuta in una fase di stabilizzazione economica e sociale. Noi non siamo dentro un ciclo di crescita economica che riduce le contraddizioni sociali. Al contrario siamo in una fase di crisi, con una insicurezza sociale e personale che sfiora l’angoscia. In quel sentirsi soli di fronte al pericolo è stato sconfitto il nostro progetto e la destra ha vinto le elezioni. Il punto è però che queste contraddizioni nella prossima fase sono destinate ad aumentare. Problemi di salario, precarietà, casa, ristrutturazione mercantile del welfare, aggressione del territorio e sua militarizzazione, sono destinati ad aumentare. Il nodo è se di fronte a questo inasprirsi della crisi sociale sarà la destra populista a farla da padrona con la proposta della guerra tra i poveri e la costruzione di capri espiatori, oppure se saremo in grado di ricostruire forme di solidarietà, di conflitto, di movimento, capaci di ricostruire una identità e una utilità sociale della sinistra. A partire da questo punto di fondo occorre definire attraverso quali strumenti si riorganizza il campo politico della sinistra. E’ infatti evidente che il rischio che stiamo correndo è che, dopo la sconfitta nella società, ci sia la disgregazione del tessuto militante e l’ evaporazione della sinistra politica in una babele di linguaggi e di proposte. Il punto non è quindi l’accelerazione non si sa bene vero che cosa, ma la definizione di percorsi concreti, che ridiano un senso di appartenenza ad una comunità e che siano efficaci socialmente. 1 - In primo luogo occorre rilanciare il PRC come corpo collettivo. Il tema della rifondazione comunista non sta dietro di noi ma dinnanzi a noi nella sua dimensione di progetto politico, culturale, sociale e nella sua dimensione comunitaria. Riattivare il Partito della Rifondazione Comunista come progetto politico necessario alla sinistra in Italia per l’oggi e per il domani è un punto decisivo da cui non si può prescindere, in tutti i suoi aspetti, dal tesseramento all’iniziativa sociale, politica e culturale. Riattivare il Partito della Rifondazione Comunista dando certezze alle donne e agli uomini che hanno scelto di appartenere a questa comunità e dunque sgombrando il campo dalle ipotesi di dissolvenza e superamento, che hanno connotato la fase che abbiamo alle spalle, si sono esplicitate durante la campagna elettorale, contribuendo al disorientamento e alla demotivazione. Riattivare Rifondazione Comunista, riaffermando un’etica della politica, nella coerenza tra ciò che si enuncia e ciò che si pratica come nel quotidiano esercizio e rafforzamento della democrazia interna, rilanciando il percorso di Carrara. Riattivare il conflitto di genere dentro il partito, perché diventi realmente un soggetto sessuato in cui le donne non siano né fiori all’occhiello, né quote. Un partito che assuma il femminismo come punto di vista da cui rileggere il mondo e si faccia attraversare quotidianamente dalla critica delle donne alla politica. Occorre sapere con precisione che il PRC è strumento indispensabile ma non sufficiente per la ricostruzione di una ampia sinistra anticapitalista in questo paese. Indispensabile e non sufficiente: i due termini non delineano uno spazio geometrico ma una cultura politica da cui siano banditi tanto il settarismo quanto il liquidazionismo. 2 - Contemporaneamente occorre porsi il compito di riaggregare il campo della sinistra. La domanda di unità che è emersa nel corso della campagna elettorale e che emerge oggi va raccolta perché è una grande risorsa per uscire dalla sconfitta. Il PRC è indispensabile ma non sufficiente, sia perché la sinistra politica è più ampia dei soli comunisti, sia perché le forme concrete di impegno a sinistra vanno ben oltre quelle codificate dall’appartenenza ad un partito. Movimenti, comitati, collettivi, associazioni, militanza sindacale, vertenze territoriali ed ambientali: mille sono i modi in cui si fa politica oggi a sinistra. Pensiamo solo a cos’è il No Dal Molin a Vicenza o il No TAV in Val di Susa. Aggregare quindi il campo della sinistra a partire dalla valorizzazione di ciò che, a tutti i livelli, esiste e delle esperienze innovative che in questi anni ci sono state: basti pensare alla Sinistra Europea che proprio su questa idea è nata e ha fatto i suoi primi passi in questi anni. Ripartire dalla costruzione di spazi comuni della sinistra, di forme concrete di lavoro di inchiesta, di lavoro politico sociale e culturale sul territorio per costruire un percorso, non fagocitato da scadenze elettorali, che punti alla costruzione. dell’unità possibile di tutte le forze disponibili sulla base di contenuti, obiettivi, pratiche realmente condivisi. Un percorso unitario rivolto a tutti coloro che hanno sostenuto la Sinistra Arcobaleno e non solo. Un processo di aggregazione unitario che eviti la spaccatura tra chi propone la costituente della sinistra e chi propone la costituente comunista. Sono due proposte che frammenterebbero ulteriormente la sinistra, avrebbero effetti disgregatori nello stesso corpo di Rifondazione, il cui progetto politico è per noi prioritario rilanciare, dividerebbero la nostra gente sulla base di riferimenti ideologici privi di una consistente base politica. Due proposte che non affrontano il nodo principale: come ricostruire l’utilità sociale della sinistra. Occorre partire subito con un percorso di riaggregazione, le cui forme e modalità saranno riconsegnate alla libera discussione di tutte e di tutti nel percorso congressuale, che non commetta gli errori di politicismo e di verticismo che abbiamo avuto nella fase precedente. La sinistra può nascere solo come strumento di partecipazione, solo se le sue organizzazioni sono guidate dai principi democratici e dalla trasparenza, senza il predominio degli apparati, con le loro logiche di cooptazione. Per questo indichiamo la costruzione di una discussione, sia interna al partito che coinvolgente tutta l’area della sinistra arcobaleno, come priorità politica delle prossime settimane. Occorre riprendere la discussione. Indichiamo parimenti la partecipazione a tutte le manifestazioni del 25 aprile e del 1° maggio presenti sul territorio con u messaggio chiaro: La destra populista cresce sui bassi salari, sulla precarietà, sulla mancanza di case e di servizi. Costruiamo l’opposizione sociale al governo Berlusconi. Imma Barbarossa, Roberta Fantozzi, Loredana Fraleone, Fabio Amato, Ugo Boghetta, Bianca Bracci Torsi, Stefania Brai, Alberto Burgio, Maria Campese, Giovanna Capelli, Guido Cappelloni, Carlo Cartocci, Bruno Casati, Aurelio Crippa, Paolo Ferrero, Eleonora Forenza, Claudio Grassi, Ramon Mantovani, Laura Marchetti, Citto Maselli, Giovanni Russo Spena, Bruno Steri, Luigi Vinci

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è successo di nuovo. Nella nottata di ieri, mani ignote hanno imbrattato le mura ed il portone della sede del circolo di Rifondazione Comunista ”Ottobre Rosso” di Barcellona pg, con le infami scritte inneggianti il duce ed il nazismo, con una evidente croce uncinata sul portone. Forse, gli autori di tale gesto volevano dimostrare che questo territorio è “loro”, che non c’è spazio per una forza che stona con il servilismo e lo squallore dilagante del panorama politico barcellonese. Forse qualcuno se l’è presa a male per via del “manifesto selvaggio” da noi denunciato, per il fatto che durante i comizi facciamo i nomi ed i cognomi, che vogliamo trasparenza quando invece il torbido agisce nell’oscurità, e  nell’oscurità colpisce. Non è il primo caso di scritte vandaliche apposte alla nostra sede, e non è la prima volta che una sede di Rifondazione viene colpita da mani infami nella provincia di Messina: i casi di Naso, con relative auto incendiate, e di giardini Naxos, con una sede del partito devastata, ed ultimo un ordigno artigianale fatto con la batteria di un cellulare di fronte la sede del già citato circolo fanno capire come ci sia qualcuno che dello scontro fisico, del clima di terrore voglia fare la sua strategia politica verso gli avversari. Ovvio che noi non accetiamo questo tipo di scontro, che rigettiamo sdegnatamente al mittente di tali gesti; la nostra battaglia politica sarà la civiltà ed il lavoro alla luce del sole, e continueremo a batterci sapendo che molti cittadini onesti e civili ci appoggeranno.

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By Carmelo | Aprile 17, 2008 - 2:11 am - Categorie: Rifondazione, Paolo Ferrero, Elezioni 2008, Ottobre Rosso, cronaca, comunicati stampa

Ripartire da Rifondazione Comunista

La sconfitta che abbiamo subito alle elezioni è pesantissima. Essa va oltre la semplice registrazione del pessimo risultato della nostra partecipazione al Governo Prodi, o dell’arretramento sociale e culturale cha abbiamo subito negli anni scorsi. C’è di più: c’è che non siamo riusciti a comunicare alla nostra gente il senso della nostra utilità.
Questa sconfitta che ha portato alla scomparsa della sinistra dal Parlamento rischia di aggravarsi per il processo di dissoluzione politica del gruppo dirigente della Sinistra Arcobaleno che si caratterizza, nei commenti post voto, per una babele di messaggi che vanno da chi intende entrare nel PD, a chi vuole rilanciare il centro sinistra, a chi vuole fare l’unità coi socialisti, a chi si affida ai giovani, chi ai padri nobili, ecc. Alla sconfitta rischia rapidamente di subentrare il completo disorientamento e la perdita del senso del proprio impegno politico.
Non migliori mi paiono le due opposte ipotesi che si sostengono a vicenda: quella di un nuovo partito della sinistra che veda lo scioglimento dei partiti esistenti, e quella dell’unità dei comunisti. Questi progetti si sostengono a vicenda perché alla fine se andassero avanti sarebbero destinati a realizzarsi in parallelo ottenendo l’esito di ridividere la sinistra su basi ideologiche senza alcuna chiarezza sulla linea politica e sulla cultura politica dei soggetti stessi. Questi progetti prevedono nei fatti la distruzione di Rifondazione Comunista e del suo patrimonio di elaborazione, di linea, di militanza. Un disastro politico che - tra l’altro - non farebbe i conti con il problema del reinsediamento sociale della sinistra e con la necessità di fare i conti con la crisi della politica e con le forme assai diversificate di militanza che caratterizzano la sinistra diffusa.
Per questo è assolutamente necessario attivare al più presto sedi di discussione politica in tutte le città,  per ragionare collettivamente su quanto è successo. Riattivare i percorsi di discussione politica è assolutamente necessario per evitare che la sconfitta determini il ripiegamento e il ritorno a casa delle decine di migliaia di compagni e compagne, con o senza tessera di partito, che hanno generosamente dato il loro impegno nella campagna elettorale.
In questa situazione terremotata io ritengo che si debba ripartire da qualche punto fermo. Per questo ritengo necessario, nel contesto di valorizzazione dei rapporti unitari a sinistra, rimettere in pieno funzionamento Rifondazione Comunista, sia come corpo politico collettivo formato da decine di migliaia di compagni e compagne, sia come capacità di proporre un indirizzo politico grazie al quale uscire dal pantano.
Per questo è bene che il Congresso sia fatto immediatamente e per questo ho insistito moltissimo per avere la riunione del Comitato Politico Nazionale nelle giornate di sabato e domenica prossimi, dopo l’assemblea di Firenze “per la Sinistra unita e plurale”. Una riunione dell’organismo dirigente di Rifondazione è necessaria per riattivare il corpo del partito e il suo gruppo dirigente e per darci una linea da tenere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Senza una direzione politica chiara Rifondazione è destinata ad essere triturata dalla sconfitta elettorale e dalla confusione politica.
Ripartire da  Rifondazione Comunista - che deve continuare a vivere per l’oggi e per il domani - è condizione assolutamente necessaria per poter ricominciare a lavorare ad un processo di unità della sinistra che - evitando scorciatoie politiciste ed organizzative - riesca a ricostruire una lettura credibile della società italiana, un qualche grado di radicamento sociale e un senso concreto dell’utilità sociale della sinistra in questo nostro paese.

Tratto da www.paoloferrero.it/

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In concomitanza con la visita a Terme Vigliatore dell’ex governatore siciliano Totò Cuffaro, il segretario provinciale di Rifondazione Comunista, candidato alla regione Sicilia nella lista “la Sinistra - l’Arcobaleno” Filippo Giunta, facendosi interprete dello stato di esasperazione degli abitanti del Comune, in particolare della frazione San Biagio, dove quotidianamente si rischia la vita a causa di una viabilità realizzata illegalmente, ha deciso di organizzare una forma di protesta al fine di segnalare, ancora una volta, l’inerzia di tutte le Istituzioni competenti, considerato che a nulla sono servite interrogazioni parlamentari, petizioni popolari e denunce alla procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto.

La presenza di Cuffaro in questo territorio viene considerata incompatibile rispetto alla crisi istituzionale in cui versa il Comune di Terme Vigliatore, commissariato dal 2001.
L’obiettivo principale ed esclusivo di una simile forma di protesta estrema è quello di tutelare il superiore interesse collettivo della comunità (la vita, la sicurezza) richiamando l’attenzione delle autorità istituzionali preposte a tutelare la sicurezza dei cittadini, il territorio e a far rispettare le leggi.

8/4/2008

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Cari cittadine e cittadini,le prossime elezioni sono molto importanti, in quanto segneranno la storia del nostro paese per i prossimi anni. A fronteggiarsi non sono semplicemente degli schieramenti contrapposti, ma dei modi di vedere, praticare la politica del tutto differenti.  E questo lo si vede da alcuni fatti di cronaca recente.uno riguarda noi da vicino, che denunciammo lo scempio compiuto l’anno scorso, quel fenomeno che la stampa ha chiamato “manifesto selvaggio”: manifesti dappertutto, a discapito di una città stufa ed indignata che aspettava paziente la fine delle elezioni, e che si sta ripresentando ancora oggi, visto che non sono stati disposti gli spazi pubblici per i manifesti, come in ogni altra città civile. L’altro fatto riguarda l’assessore al lavoro regionale, Formica, che qualche giorno fa ha sbloccato 250 milioni di euro per finanziare enti di formazione, che sono vicini a tutti i partiti di governo regionale (udc, An, Forza Italia, Mpa).  Forse, per vedere sbloccati dei finanziamenti, bisogna aspettare sempre le elezioni! Forse dovremmo proporre a questi politici di fare elezioni più spesso. Peccato  che invece di pensare alla formazione ed all’inserimento lavorativo vero, si pensa ad accontentare gli amici, che gestiranno queste entrate e formeranno codazzi di clientele e voti. È tempo di bilanci a Barcellona. È tempo di bilanci per quanto riguarda la gestione familiare che si è imposta in questi anni in questo comprensorio; per quanto tempo Barcellona ha avuto il suo “senatore”? E cosa ne ha goduto la Città, i Barcellonesi di ciò? Vorrei citare solo un dato: Barcellona è passata nel giro di cinque anni da 50 mila abitanti a 41 mila: sono tutti fuggiti dalla “città delle meraviglie” illustrata nel libretto del sindaco alle scorse elezioni? Ora si dice, “Barcellona vuole il suo deputato regionale”, come c’è scritto sui cassonetti: io aggiungerei “lo vuole senza precedenti penali”.  Infine vorrei dire una cosa sui giovani: ci si riempie spesso la bocca dei giovani, che bisogna dare spazio ai giovani; poi però, se qualche giovane vuole impegnarsi sul serio, fare politica sul territorio, viene “smontato” proprio perché giovane! Forse, gli unici giovani che vanno a genio, sono quelli che non hanno il problema del lavoro e di pagarsi le tasse universitarie, i libri e tutto il resto, i figli di papà; i diretti eredi di questa classe dirigente nostrana. 

Contro tutto questo noi continueremo a batterci.

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Comizio di Lucano Accetta che non si è potuto realizzare a causa di problemi “tecnici”. Questo è quanto Luciano aveva in mente di dire: mi sembra corretto nei suoi confronti far circolare ugualmente il suo pensiero.

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Dopo Fausto Bertinotti, è la volta di Franco Giordano a Messina…Comizio in Piazza Cairoli, alle ore 11:00 insieme al segretario Provinciale Filippo Giunta, candidato alla Regione Sicilia nelle liste de “la Sinistra, l’Arcobaleno”…

Non mancare…

 

“La questione morale è anche questo: un comportamento di coerenza e un impegno per creare un altro tipo di sistema che chiuda gli spazi a politici opportunisti e trasformisti. Politici, che una volta arrivati al potere, non hanno interesse a chiudere i rubinetti del clientelismo”.

Filippo Giunta

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Ecco il comunicato stampa che ho inviato a Leonardo Orlando, il quale ringrazio per averlo gentilmente pubblicato in data 1 Aprile sulla Gazzetta del Sud:

Come già scritto da Leonardo Orlando sulla Gazzetta, noi di Rifondazione Comunista circolo Ottobre Rosso denunciammo, durante le elezioni amministrative a Barcellona, il modo barbaro con cui i candidati dei vari schieramenti propagandavano la loro immagine. Ci servimmo anche di un video che denunciava la situazione da cui è scaturita l’inchiesta. Tengo a sottolineare che il metodo non è cambiato durante le attuali elezioni, in cui noi siamo impegnati come la Sinistra l’Arcobaleno. Ma la cosa più grave è che Barcellona è quasi del tutto priva degli spazi adibiti alla affissione dei manifesti elettorali cui si faceva riferimento nell’articolo, e ciò a tutto vantaggio dei candidati del Pdl, i quali, tramite i loro attacchini, esercitano un pressante controllo della propaganda presentando ogni mattina Barcellona sepolta dai volti di Buzzanca e Formica nei posti più impensabili ed abusivi. Non esiste, ad esempio, un cassonetto della spazzatura senza il nome di uno dei due. E la cosa peggiore è che a fare questo tipo di propaganda sono proprio gli appartenenti al partito del sindaco e della maggioranza barcellonesi. E’ chiaro che la situazione di Barcellona non ha pari. In ogni città della provincia le amministrazioni forniscono dei pannelli mobili appositi in modo da preservare la pulizia delle città che rappresentano. Evidentemente non è questo il caso. Mi sento dunque di parlare a nome del mio schieramento dicendo una cosa largamente condivisa anche da altri: non va accettata questa sfrenata volontà di monopolio che non tiene conto in alcun modo delle altre candidature nè, cosa gravissima, della preservazione delle strutture pubbliche e private e dell’ambiente della nostra città.
 

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Apprendiamo dalla Gazzetta del Sud del 30 Marzo 2008, che per via dello “scempio elettorale”, attuato durante l’ultima campagna per le amministrative barcellonesi, sono stati emessi 48 avvisi di garanzia, a “candidati di destra, centro e sinsitra”. La battaglia contro il manifesto selvaggio fu promossa dal nostro circolo, che pubblicò un documento subito dopo la tornata elettorale con il nome di “E adesso ripulite la città!”, in cui si invitava chi aveva sporcato, in barba alle disposizioni vigenti, a ripulire gli spazi pubblici imbrattati(è consultabile un video su questo sito in cui si documenta l’accaduto:http://www.gcbarcellona.netsons.org/archives/0000136). Esprimiamo soddisfazione per l’accaduto, e per l’articolo che ricorda come ci siamo distinti nella scorsa campagna elettorale dalle altre forze politiche, dimostrando anche in questo che “non siamo tutti uguali”. Nonostante ciò vorremmo ricordare che, per quanto riguarda la campagna elettorale in corso, il comune non ha disposto gli spazi elettorali, facendo correre il rischio alla Città di un nuovo fenomeno di “manifesto selvaggio”. La “ripulita” della città segna il suo primo passo.

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