Politica

15/05/2008

Il Pdci con Ansaldo Patti, la soddisfazione del candidato sindaco

«Mi dispiace di non avere il contributo e la partecipazione di Sinistra Democratica e dei Verdi»

Una candidatura che ha messo d’accordo, finalmente, tutta la sinistra messinese. La corsa a sindaco di Ansaldo Patti si è arricchita ufficialmente del contributo del Pdci, e stamani proprio Ansaldo Patti ha voluto comunicare la sua soddisfazione: «Esprimo pubblicamente il mio compiacimento – si legge in una nota - e il mio apprezzamento per la decisione del Partito dei Comunisti Italiani di concorrere nella lista per il Consiglio comunale con la mia candidatura a sindaco, unitamente a Rifondazione Comunista, al Comitato Pendolari dello Stretto, ai Verdi Ecologisti e alla Autonomie Locali, rafforzando una coalizione che intende non solo attivamente partecipare alla battaglia elettorale, ma che intende altresì costruire un nucleo fatto di partiti e movimenti che anche e a Messina sia in grado di portare avanti le istanze dei cittadini messinesi e più complessivamente di chi fa parte del popolo della sinistra».

«Mi dispiace solo – prosegue Ansaldo Patti – che non si sia riusciti ad avere anche il contributo e la partecipazione di Sinistra Democratica e dei Verdi. Ma si sa che in politica c’è sempre il tempo e il modo per incontrarsi sulle cose da fare e sui modi per incalzare chi gestisce e amministra il potere».
Marcia unita anche a Palazzo dei Leoni, dove il candidato è Santi La Rosa, ex consigliere provinciale.

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Giro per la mia Città, mentre le strade sono piene della polvere nera proveninte dall’Etna, ed i muri, le insegne degli annunci pubblicitari ed in alcuni casi anche i cassonetti sono pieni di belle facce che mi fanno rimpiangere la polvere vulcanica. I partiti, le liste, sono sempre quelli, gli stessi che hanno stravinto alle regionali ed alle nazionali, che vogliono fare il tris, con un numero esorbitante di deputati, senatori, consiglieri, scendiletto e leccaculo che la corte di Francia di Luigi XVI° a confronto era nulla. Tutti pronti, armati di sindacati e patronati sbrigapratiche, di clientele e conoscenze “alte”, circoli “elitari” ed ordini professionali. E l’appoggio di deputati e senatori, che loro stessi hanno aiutato a vincere. Tutti sicuri, o quasi, di salire, di farcela. il “sistema” funziona a meraviglia, ed in campo non c’è nessuno che può realmente scalfirlo. In questo contesto, nella mia Barcellona che borbotta e si lamenta, ma che poi cala il cappello al padrone di turno, mi ritrovo a parlare con alcune mie vecchie conoscenze che non vedevo da tempo. Parliamo delle elezioni, e gli chiedo cosa ne pensano di un giovane candidato che noi, come circolo, vogliamo esprimere per le elezioni provinciali. Il mio interlocutore mi dice che è una buona idea candidare un giovane, con tanta di quella muffa che c’è nelle varie liste è un bel segnale, e poi, rispetto al candidato in questione, non ha proprio nulla da eccepire, sia personalmente che politicamente. Però, nella discussione c’è un però: il candidato non è un avvocato, non è un notaio, non è un MEDICO, e soprattutto non è figlio di nessuno che appartenga a queste categorie: la madre del nostro Compagno è una bidella, il padre è un muratore(quello che una volta si chiamava “proletariato”…) non ha alcuna speranza di farcela, in un contesto così. Rifletto un attimo sul fatto che la maggior parte dei barcellonesi appartiene a classi non proprio alte, proprio come il nostro possibile candidato, solo che le stesse nostre classi di riferimento pensano che i notabili potranno garantirgli qualcosa, magari in cambio del voto un favore, chissà…mentre chi appartiene alla propria stessa origine, in realtà, già è tanto che si mantenga lui. Poi, oltre alla pecca di essere “proletario”, è anche giovane! cosa criminosa in un paese dove i giovani non hanno diritto di cittadinanza, a meno che non si abbiano le possibilità di spendere denaro per divertirsi o semplicemente per trovare spazi socilali. Ma, oltre a questo, il più grande difetto del nostro, oltre all’essere “povero” e giovane, è anche l’essere apertamente e svisceratamente contro questo sistema di cose, che è quanto descritto sopra. Sistema perfetto, oliato e curato nei minimi dettagli, che ha garantito un controllo territoriale da far impallidire qualsiasi regime. Sistema barcellonese, dove molti, chi più chi meno, hanno trovato riparo, e dove chi non ce l’ha prima o poi lo cerca: chi me lo fa fare di schierarmi contro, pensa il barcellonese - colluso? Noi, dal nostro piccolo, proviamo a portare avanti la nostra alternativa, e chi ci conosce sa come lo facciamo, quotidianamente. E cerchiamo di smentire tutti quelli che, in maniera implicita o esplicita pensano che questo “non è un paese per giovani”. Con le buone o con le cattive, prima o poi ci riprenderemo la Città.

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