INCIDENTI LAVORO: FERRERO, MORTI FS VERGOGNA NAZIONALE
ROMA, 1 SET - «La morte dei due lavoratori delle Fs avvenuta oggi nei pressi della stazione di Motta Sant’Anastasia, tra Catania e Palermo, è una vera vergogna nazionale»: Lo afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc. «Al magistrato che indagherà su come si sono svolti i fatti - prosegue - consigliamo di rivedere un vecchio film del regista inglese Ken Loach, ‘Paul, Mick e gli altrì, che racconta di quante morti, tragedie, disperazione,drammi umani e sociali, hanno causato l’esternalizzazione delle Ferrovie e le privatizzazioni selvagge, in Gran Bretagna come in Italia. È una vera vergogna inoltre che le stesse Fs che licenziano il ferroviere Dante De Angelis, la cui unica colpa è stata quella di denunciare gli incidenti e i rischi dei tagli e dell’alta velocità nel sistema ferroviario italiano, non sappiano fare altro che risparmiare sui costi, esternalizzando servizi essenziali e mettendo a rischio la vita dei loro stessi dipendenti». «Alle famiglie di Giuseppe Virgillito, di 35 anni, e Fortunato Calabrese, di 55, le condoglianze mie personali e di tutto il partito. Di fronte al loro terribile dolore, possiamo solo assicurare che continueremo e intensificheremo la nostra battaglia contro le morti bianche e gli incidenti sul lavoro, invitando tutti (dal governo ai partiti della sinistra, dai sindacati alle associazioni) a fare altrettanto, e con forza», conclude

tratto dal sito www.rifondazioneinmovimento.org

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«Vedo Medicina per me sempre più lontana, vorrei rassegnarmi e dimenticare il mio sogno, ma non riesco. Ho voglia di spaccare tutto e piango. Piango perfino camminando per strada, tiro pugni e mi chiedo: ma che cavolo aspettano gli altri ragazzi a incazzarsi? Perché sono così passivi? Non credo più che la gente possa svegliarsi dal torpore. Siamo soli, completamente soli. A volte, anche solo per pochi attimi, penso come sarebbe meglio uccidersi. O altrimenti, aiutatemi a dimenticare le mie passioni. Fate quel che volete, ma fatemi smettere di soffrire…».
Una delle migliaia di voci disperate che da anni si levano da ogni parte d’Italia, una delle 158 studentesse firmatarie di una richiesta alla Ministra Gelmini. Tutte donne che chiedevano a un Ministro donna di non dover più patire - oltre alla disparità nei confronti dei colleghi maschi - l’ingiusta esclusione a priori dall’Università. Una delle tante migliaia di firmatarie contro il numero chiuso. Una delle centinaia di militanti di Progetto Prometeo per la libertà di scelta universitaria e il libero accesso alla cultura. La Gelmini non ha risposto. C’è dolore e rabbia in decine di migliaia di famiglie italiane, soprattutto nei mesi che seguiranno l’antidemocratica lotteria dei test d’ingresso universitari. Come restare indifferenti alla disperazione di giovani che hanno diritto di studiare e che una legge (la 264/99) costringe ad abbandonare i loro sogni e la propria realizzazione?
Chi risarcirà i danni morali, materiali, economici a tutte queste famiglie? Anni buttati, fior di soldi sprecati in corsi di preparazione a esami che per la nostra Carta costituzionale non dovrebbero nemmeno essere pensati. Famiglie costrette a tenersi in carico per anni figli che potrebbero già essere laureati. Professionisti demotivati e frustrati costretti a ripiegare su strade non desiderate.
Hillman scrive che l’anima s’incarna avendo già scelto che cosa vuole realizzare in questa vita. Il diritto di scelta è sacrosanto, ma in Italia è calpestato dai governi. Non si tratta di colore politico ma d’interessi di caste, e le caste non hanno colore. Sono grigie come i loro disegni.
Nessuno risarcirà mai questa gente, poiché nelle congiure di Stato, non esistono colpevoli (e il numero chiuso universitario è un vero colpo di Stato nell’istruzione, oltre che una silenziosa violenza privata). Non pagheranno coloro che, dietro le quinte dei parlamentari che il 29 luglio 1999 firmarono una legge contraria alla Costituzione e alla Carta dei Diritti Europea, hanno voluto il numero chiuso e ancora adesso ne godono i frutti sul dolore di altri. Non saranno gli Atenei a pagare, né certi consorzi interuniversitari che manovrano indisturbati. Non saranno nemmeno certe Università private o centri di preparazione agli esami universitari, che grazie a questa legge illegale traggono da anni ingenti profitti. No, nessuno pagherà per questo. Anche perché dietro ci sono certe lobby politiche, economiche, e non solo, che tramite il numero chiuso esercitano un controllo capillare sulla conoscenza. Tipico delle tirannie avere il dominio sulla scuola e sull’istruzione e tenere la massa nella più bieca ignoranza. Chi ha interesse a controllare le Facoltà italiane di Medicina, dato che la battaglia s’incentra proprio qui? Dato che si ha a che fare con la questione degli embrioni, con l’aborto…? Meglio pochi medici, magari impreparati, ma subalterni a logiche di potere?
Il 3 settembre ricomincerà il balletto delle ipocrisie. Ci saranno i test di ammissione e ci si ricorderà per non più di due mesi all’anno di questo scandalo. Ricominceranno le bugie di chi giustifica il numero chiuso incolpando l’Europa (non è vero: siamo noi a contravvenire la Carta europea). O affermando che ci sono troppi medici (non è vero, siamo in dilagante carenza di medici in Italia). Dicono che ci sono troppi giovani che vogliono studiare (che orrore!) che scarseggiano le strutture (cosa aspettiamo ad adeguarle alle esigenze dei cittadini?). Ci saranno i soliti scandali, per qualche mese i media faranno notizia, qualche indagato per tangenti ed entro fine anno non se ne parlerà più.
Malgrado le insistenze di Rifondazione insieme alle tante realtà organizzate della società civile, anche l’ex Ministro Mussi ha difeso a spada tratta il numero chiuso, pur avendo sostenuto che il diritto di scelta degli studenti è sacrosanto e dichiarato il 3 maggio 2007 da Santoro che «nessuna legge può sostituire un principio etico condiviso dalla comunità» e che «col sistema attuale di accesso universitario, i figli degli operai sono esclusi dall’accesso al sapere». Chi c’è dietro a queste parole? Per quali motivi anche Mussi si spinse a certi estremi e con profili di eccesso di potere, come da recente sentenza del Tar del Lazio, che invalidò i test a Medicina del 2007 ritenendone illegittimi verbali e atti. Sentenza che auspica «un modello funzionante più equo ed efficace, caratterizzato dall’assenza di quiz preselettivi e da un sistema di accesso iniziale aperto a tutti».
Se il centrosinistra ha deluso le aspettative di cambiamento, l’attuale governo, incurante dei giudici amministrativi, ha confermato anche per quest’anno il numero chiuso. Ti viene da pensare che ci sia dietro dell’altro. Non nutriamo molte speranze che la gente si sollevi trasversalmente. Però chiunque, pur venendo a conoscenza di questa violazione del diritto, decida di non protestare contro il numero chiuso, unendosi a noi nella lotta per la libera cultura, è moralmente complice delle caste che noi ancora una volta denunciamo. Per questa ragione il 3, saremo in diverse città di fronte alle Facoltà di Medicina in cui si svolgono i test per rivendicare ancora una volta la nostra vocazione democratica per il libero accesso ai saperi.

*Medico chirurgo e psicoterapeuta, presidente di Demokratia e direttore del Progetto Prometeo
**Dipartimento Università e Ricerca Prc-Se

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I costi per la costruzione del Ponte di Messina sono destinati a lievitare. Sull’ordine di grandezza dell’aumento non si sbilancia il general contractor che nel 2005 si aggiudicò la commessa, la Impregilo di Massimo Ponzellini.

Certo, se si considera il prezzo del petrolio al momento dell’offerta, 32 dollari al barile, ed il prezzo del greggio oggi, quasi quadruplicato a 118 dollari, non pare azzardato dire che «aumenteranno parecchio». «Sono in corso riunioni per riavviare le attività - ha detto questo pomeriggio Alberto Rubegna, ad di Impregilo - bisogna considerare che al momento dell’offerta il petrolio era a 32 dollari al barile e che al petrolio è legato soprattutto il costo della componentistica metallica».

Quindi i costi sono destinati ad aumentare parecchio? «Sicuramente - replica ai giornalisti Rubegna - Per questo il governo ha allo studio un provvedimento che tenga conto di queste variazioni. Ma non è un aumento dei prezzi, è una revisione dei costi». «Anche perchè - ha osservato - l’offerta è del 2004 e si basa su uno studio del 2003. E di questo oggi va studiato l’impatto».

Impregilo con una offerta da 3,88 miliardi nel 2005 si era aggiudicata la gara internazionale per la scelta del general contractor, gara del valore di 4,4 miliardi di euro, la più grande gara mai avviata in Italia. Nonostante l’incertezza che aleggia ancora intorno a questo progetto, che avrebbe dovuto essere completato nel 2011, Impregilo non intende recedere. «C’è un contratto - ha fatto notare Rubegna - noi abbiamo dato 500 milioni in garanzia».

(www.unita.it)

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Il ministro Gelmini a tre settimane dalla ripresa scolastica
“Taglieremo 85mila docenti e abbatteremo gli sprechi”

CORTINA D’AMPEZZO (Belluno) - “Nel Sud alcune scuole abbassano la qualità della scuola italiana. In Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata organizzeremo corsi intensivi per gli insegnanti”. La risposta alle parole di Bossi arriva dal ministro dell’Istruzione. E’ passato un mese da quando il leader del Carroccio, dal palco del congresso nazionale della Liga Veneta a Padova, gridò nel microfono che era l’ora di finirla di far “martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord”. A tre settimane dall’inizio delle lezioni, Mariastella Gelmini annuncia alla platea di Cortina d’Ampezzo che l’ha invitata ad un dibattito pubblico, la strategia per migliorare la scuola italiana: corsi ai prof del Sud; taglio di 85 mila insegnanti; riduzione degli sprechi.

“La scuola deve alzare la propria qualità abbassata dalle scuole del Sud”, ha detto il ministro bresciano. “Organizzeremo dei corsi intensivi per gli insegnanti del Meridione”. Sembra che un test elaborato da Ocse-Pisa - l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione - vede la nostra scuola al 37esimo posto con un trend decrescente di anno in anno. “E’ una realtà - ha detto il ministro - a cui bisogna porre rimedio”.

E il “rimedio”, il ministro all’Istruzione lo pone con i corsi agli insegnanti del Sud e il taglio di 85 mila docenti tra il 2009 e il 2011. “Chi critica la riduzione dei professori, indichi una strada diversa”. La Gelmini vuole anche aumentare le ore: “E’ giusto dare agli insegnanti gli strumenti per svolgere il proprio ruolo e un riconoscimento sociale. Reinvestiremo i soldi recuperati dagli sprechi e dal taglio sulle spese per il personale, premiando chi raggiungerà i migliori risultati”.

(23 agosto 2008)

www.repubblica.it

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By Carmelo | Agosto 5, 2008 - 5:56 pm - Categorie: Costituzione, Il Caimano, Pd, educazione civica, politica nazionale

Lodo e processi rinviati, strappo all’uguaglianza

di *

su la Repubblica del 04/07/2008

Cento costituzionalisti in campo contro il lodo-Alfano che sospende i processi delle quattro più alte cariche istituzionali e contro la norma blocca-processi. Il documento è intitolato “In difesa della Costituzione” ed è firmato da ordinari di diritto costituzionale e discipline equivalenti: tra essi gli ex presidenti della Consulta Valerio Onida, Gustavo Zagrebelsky e Leopoldo Elia. A coordinare la raccolta di firme è stato Alessandro Pace, presidente dell’Associazione italiana costituzionalisti.

I sottoscritti professori ordinari di diritto costituzionale e di discipline equivalenti, vivamente preoccupati per le recenti iniziative legislative intese: 1) a bloccare per un anno i procedimenti penali in corso per fatti commessi prima del 30 giugno 2002, con esclusione dei reati puniti con la pena della reclusione superiore a dieci anni; 2) a reintrodurre nel nostro ordinamento l’immunità temporanea per reati comuni commessi dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dai Presidenti di Camera e Senato anche prima dell’assunzione della carica, già prevista dall’art. 1 comma 2 della legge n. 140 del 2003, dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 24 del 2004, premesso che l’art. 1, comma 2 della Costituzione, nell’affermare che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, esclude che il popolo possa, col suo voto, rendere giudiziariamente immuni i titolari di cariche elettive e che questi, per il solo fatto di ricoprire cariche istituzionali, siano esentati dal doveroso rispetto della Carta costituzionale, rilevano, con riferimento alla legge di conversione del decreto legge n. 92 del 2008, che gli artt. 2 bis e 2 ter introdotti con emendamento a tale decreto, sollevano insuperabili perplessità di legittimità costituzionale perché: a) essendo del tutto estranei alla logica del cosiddetto decreto-sicurezza, difettano dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza richiesti dall’art. 77, comma 2 Cost. (Corte cost., sentenze n. 171 del 2007 e n. 128 del 2008); b) violano il principio della ragionevole durata dei processi (art. 111, comma 1 Cost., art. 6 Convenzione europea dei diritti dell’uomo); c) pregiudicano l’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 Cost.), in conseguenza della quale il legislatore non ha il potere di sospendere il corso dei processi, ma solo, e tutt’al più, di prevedere criteri - flessibili - cui gli uffici giudiziari debbano ispirarsi nella formazione dei ruoli d’udienza; d) la data del 30 giugno 2002 non presenta alcuna giustificazione obiettiva e razionale; e) non sussiste alcuna ragionevole giustificazione per una così generalizzata sospensione che, alla sua scadenza, produrrebbe ulteriori devastanti effetti di disfunzione della giustizia venendosi a sommare il carico dei processi sospesi a quello dei processi nel frattempo sopravvenuti; rilevano, con riferimento al cosiddetto lodo Alfano, che la sospensione temporanea ivi prevista, concernendo genericamente i reati comuni commessi dai titolari delle sopra indicate quattro alte cariche, viola, oltre alla ragionevole durata dei processi e all’obbligatorietà dell’azione penale, anche e soprattutto l’art. 3, comma 1 Cost., secondo il quale tutti i cittadini “sono eguali davanti alla legge”.

Osservano, a tal proposito, che le vigenti deroghe a tale principio in favore di titolari di cariche istituzionali, tutte previste da norme di rango costituzionale o fondate su precisi obblighi costituzionali, riguardano sempre ed esclusivamente atti o fatti compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni. Per contro, nel cosiddetto lodo Alfano la titolarità della carica istituzionale viene assunta non già come fondamento e limite dell’immunità “funzionale”, bensì come mero pretesto per sospendere l’ordinario corso della giustizia con riferimento a reati “comuni”.

Per ciò che attiene all’analogo art. 1, comma 2 della legge n. 140 del 2003, i sottoscritti rilevano che, nel dichiararne l’incostituzionalità con la citata sentenza n. 24 del 2004, la Corte costituzionale si limitò a constatare che la previsione legislativa in questione difettava di tanti requisiti e condizioni (tra cui la doverosa indicazione del presupposto - e cioè dei reati a cui l’immunità andrebbe applicata - e l’altrettanto doveroso pari trattamento dei ministri e dei parlamentari nell’ipotesi dell’immunità, rispettivamente, del Premier e dei Presidenti delle due Camere), tali da renderla inevitabilmente contrastante con i principi dello Stato di diritto.

Ma ciò la Corte fece senza con ciò pregiudicare la questione di fondo, qui sottolineata, della necessità che qualsiasi forma di prerogativa comportante deroghe al principio di eguale sottoposizione di tutti alla giurisdizione penale debba essere introdotta necessariamente ed esclusivamente con una legge costituzionale.

Infine, date le inesatte notizie diffuse al riguardo, i sottoscritti ritengono opportuno ricordare che l’immunità temporanea per reati comuni è prevista solo nelle Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese con riferimento però al solo Presidente della Repubblica, mentre analoga immunità non è prevista per il Presidente del Consiglio e per i Ministri in alcun ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro, tanto meno nell’ordinamento spagnolo più volte evocato, ma sempre inesattamente.

* L’elenco dei firmatari.
Alessandro Pace, Valerio Onida, Leopoldo Elia, Gustavo Zagrebelsky, Enzo Cheli, Gianni Ferrara, Alessandro Pizzorusso, Sergio Bartole, Michele Scudiero, Federico Sorrentino, Franco Bassanini, Franco Modugno, Lorenza Carlassare, Umberto Allegretti, Adele Anzon Demmig, Michela Manetti, Roberto Romboli, Stefano Sicardi, Lorenzo Chieffi, Giuseppe Morbidelli, Cesare Pinelli, Gaetano Azzariti, Mario Dogliani, Enzo Balboni, Alfonso Di Giovine, Mauro Volpi, Stefano Maria Cicconetti, Antonio Ruggeri, Augusto Cerri, Francesco Bilancia, Antonio D’Andrea, Andrea Giorgis, Marco Ruotolo, Andrea Pugiotto, Giuditta Brunelli, Pasquale Costanzo, Alessandro Torre, Silvio Gambino, Marina Calamo Specchia, Ernesto Bettinelli, Gladio Gemma, Roberto Pinardi, Giovanni Di Cosimo, Maria Cristina Grisolia, Antonino Spadaro, Gianmario Demuro, Enrico Grosso, Anna Marzanati, Paolo Carrozza, Giovanni Cocco, Massimo Carli, Renato Balduzzi, Paolo Carnevale, Elisabetta Palici di Suni, Maurizio Pedrazza Gorlero, Guerino D’Ignazio, Vittorio Angiolini, Roberto Toniatti, Alfonso Celotto, Antonio Zorzi Giustiniani, Roberto Borrello, Tania Groppi, Marcello Cecchetti, Antonio Saitta, Marco Olivetti, Carmela Salazar, Elena Malfatti, Ferdinando Pinto, Massimo Siclari, Francesco Rigano, Francesco Rimoli, Mario Fiorillo, Aldo Bardusco, Eduardo Gianfrancesco, Maria Agostina Cabiddu, Gian Candido De Martin, Nicoletta Marzona, Carlo Colapietro, Vincenzo Atripaldi, Margherita Raveraira, Massimo Villone, Riccardo Guastini, Emanuele Rossi, Sergio Lariccia, Angela Musumeci, Giuseppe Volpe, Omar Chessa, Barbara Pezzini, Pietro Ciarlo, Sandro Staiano, Jörg Luther, Agatino Cariola, Nicola Occhiocupo, Carlo Casanato, Maria Paola Viviani Schlein, Carmine Pepe, Filippo Donati, Stefano Merlini, Paolo Caretti, Giovanni Tarli Barbieri, Vincenzo Cocozza, Annamaria Poggi.

Tratto da www.esserecomunisti.it

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“L’Italia è una Repubblica democatica, fondata sul lavoro.” - dall’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana

Si credeva che una situazione di questo tipo nel mondo del lavoro non si sarebbe più potuta verificare. Quando l’Assemblea Costituente elaborava il testo cardine dell’ordinamento italiano voleva sancire, anche attraverso una analisi fortemente connotata dalle tesi proposte dalle sue componenti socialiste e comuniste, la “Tutela, da parte della Repubblica, del lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”, determinando quindi una situazione giuridica che lega indissolubilmente il lavoro e le istituzioni della Repubblica, identificando questa come la più alta forma di tutela e di garanzia dei diritti di lavoratori e di lavoratrici.

tratto da www.lanternerosse.it

 

Oggi è nuovamente dagli scranni dell’istituzione parlamentare che si recide un altro pezzo delle garanzie legislative che regolano il rapporto di lavoro. Viene infatti approvata quella che è stata ribattezzata come norma “anti-precari” (non ci facciamo trarre in inganno dal nome pensando che il precariato, in virtù della nuova della nuova norma legislativa, venga abolito) attraverso la quale il padrone riesce a tutelarsi dalla obbligatoria riassunzione del lavoratore, nel caso in cui questo sia stato vittima di un trattamento irregolare o ingiusto sul posto di lavoro o siano trascorsi i 36 mesi di contratto a tempo determinato, necessari a convertirlo in un contratto a tempo indeterminato.

La nuova normativa ha infatti stabilito che se il lavoratore si rivolge ad un giudice denunciando che il suo licenziamento non è avvenuto secondo la