I costi per la costruzione del Ponte di Messina sono destinati a lievitare. Sull’ordine di grandezza dell’aumento non si sbilancia il general contractor che nel 2005 si aggiudicò la commessa, la Impregilo di Massimo Ponzellini.

Certo, se si considera il prezzo del petrolio al momento dell’offerta, 32 dollari al barile, ed il prezzo del greggio oggi, quasi quadruplicato a 118 dollari, non pare azzardato dire che «aumenteranno parecchio». «Sono in corso riunioni per riavviare le attività - ha detto questo pomeriggio Alberto Rubegna, ad di Impregilo - bisogna considerare che al momento dell’offerta il petrolio era a 32 dollari al barile e che al petrolio è legato soprattutto il costo della componentistica metallica».

Quindi i costi sono destinati ad aumentare parecchio? «Sicuramente - replica ai giornalisti Rubegna - Per questo il governo ha allo studio un provvedimento che tenga conto di queste variazioni. Ma non è un aumento dei prezzi, è una revisione dei costi». «Anche perchè - ha osservato - l’offerta è del 2004 e si basa su uno studio del 2003. E di questo oggi va studiato l’impatto».

Impregilo con una offerta da 3,88 miliardi nel 2005 si era aggiudicata la gara internazionale per la scelta del general contractor, gara del valore di 4,4 miliardi di euro, la più grande gara mai avviata in Italia. Nonostante l’incertezza che aleggia ancora intorno a questo progetto, che avrebbe dovuto essere completato nel 2011, Impregilo non intende recedere. «C’è un contratto - ha fatto notare Rubegna - noi abbiamo dato 500 milioni in garanzia».

(www.unita.it)

Converti in pdf

Un documento firmato da trenta docenti universitari condanna l’attacco a Garibaldi e Cavour. Il governatore aveva detto che bisogna abbattere “i simboli di un’impostura chiamata Unità d’Italia”. La polemica dopo il picconamento di una targa dedicata a Garibaldi da parte del sindaco di Capo D´Orlando

di Alberto Tundo

  Raffaele Lombardo

Ci sono anche i nomi di cinque presidi universitari: quelli delle Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania e Palermo, Enrico Iachello e Vincenzo Guarrasi, il loro omologo de La Sapienza di Roma, Guido Pescosolido, il preside della Facoltà di Scienza della Comunicazione dell´Università di Teramo, Franco Benigno e quello della Facoltà di Scienze Politiche dell´Università di Messina, Andrea Romano.

Sono loro i firmatari di un documento che rappresenta la risposta di una parte importante del mondo accademico, alle polemiche innescate dal picconamento di una targa dedicata a Garibaldi, da parte del sindaco di Capo D´Orlando, Enzo Sindoni, cui è seguita la presa di posizione antirisorgimentale del presidente Lombardo.

Questo il testo del documento degli accademici: «Abbiamo letto le deliranti dichiarazioni dell´onorevole Raffaele Lombardo - scrivono gli accademici - su Cavour, Crispi, Bixio e l´Unità d´Italia, che fanno seguito a quelle su Omero di qualche mese addietro. Esprimiamo la nostra viva preoccupazione per il modo con cui, ai più alti vertici istituzionali siciliani, si voglia stravolgere la storia d´Italia e della Sicilia».

Tra gli studiosi che hanno firmato il testo, figurano alcuni dei più importanti storici siciliani, quali Salvatore Lupo, Giuseppe Giarrizzo, Ninni Giuffrida, Giuseppe Carlo Marino e Orazio Cancila.
Quest´ultimo, docente di Storia moderna a Palermo, usa toni molto duri nel commentare la sortita di Lombardo: «Adesso si sta esagerando. Finché parla un signor nessuno, va bene tutto, ma quando a parlare è l´uomo che rappresenta la Sicilia ai massimi livelli, allora la cosa diventa preoccupante».

Un intervento, il suo, che ha un fondo di amarezza: «Non siamo noi storici a dover entrare in polemica storiografica con chi sa poco di storia. Non serve che sia io a ricordare che la Sicilia è sempre stata unita contro i Borboni, che noi siciliani abbiamo fatto quattro rivoluzioni contro di loro, che Gladstone definiva il regime borbonico come “la massima negazione di Dio elevata a sistema politico”, che la Sicilia ha guadagnato molto dall´unità d´Italia».

Se Cancila boccia senza appello il ragionamento di Lombardo, «storiograficamente assurdo», un suo collega, Ninni Giuffrida, accetta la provocazione ma pretende una elaborazione di altro livello: «Le parole del presidente della Regione, però, sono il frutto della convenienza politica. Come potrebbe spiegare, altrimenti, ai suoi elettori un´alleanza innaturale come quella con la Lega. Se ci fosse un interesse reale, si potrebbero stanziare fondi per condurre degli studi seri sulla storia siciliana, e riscoprire momenti fondamentali come la Costituzione del 1812, che abolì la feudalità e s´impose come il modello di una nuova concezione della monarchia costituzionale in tutta Europa».

Quasi irridente la “grillina” Sonia Alfano, che commenta le parole del governatore sfiorando Brecht: «A questo punto manca soltanto la beatificazione di Turiddu Giuliano e il lavoro del presidente Lombardo sarà completo. Avrà trasformato l´Autonomia siciliana in una parodia da tre soldi».

(03 agosto 2008)

Converti in pdf

Chiesto il giudizio anche per il rettore, Franco Tomasello, ed altri 37 indagati dell’inchiesta sui fondi di ricerca del progetto Lipin ed i concorsi alla facoltà di Veterinaria.

I sostituti procuratore Adriana Sciglio e Antonino Nastasi hanno depositato al gip Massimiliano Micali la richiesta di rinvio a giudizio per 38 degli indagati che nell’inchiesta del luglio 2007 colpì i vertici della facoltà di Veterinaria e che portò alla sospensione per due mesi del rettore, Franco Tomasello. Al centro dell’indagine i concorsi pilotati alla facoltà di Veterinaria, il coinvolgimento del rettorato nella vicenda, la gestione dei fondi del progetto di ricerca Lipin.

Le richieste di rinvio a giudizio riguardano il Magnifico, Franco Tomasello, Eugenio Capodicasa, funzionario del Rettorato e la moglie e dipendente di Unilav, Ivana Sacca, il professore Giuseppe Piedimonte, Stefano Augliera rispettivamente responsabile e responsabile amministrativo del progetto Lipin; l’ex preside di Veterinaria, Battesimo Consolato Macrì, il successore Giovanni Germanà, i docenti Raffaele Tommasini, Antonio Pugliese, Salvatore Giannetto, Pietro Paolo Niutta; e ancora Emilia Ciriaco, Santo Cristarella, Luigi Iannuzzi, Ugo Muglia, Francesco Naccari, Maria Grazia Pennisi, Antonina Zanghì, Francesco Abate, Antonio Ajello, Concetta Beninati, Francesca Conte, Massimo De Majo, Giuseppa Di Bella, Antonino Germanà, Germana Patrizia Germanà, Elisabetta Giudice, Rosaria Laurà, Marisa Masucci, Giuseppe Mazzullo, Annamaria Passantinocomponenti del consiglio di facoltà di Veterinaria; Claudio Petterino e Maria Teresa Capecchio componenti della commissione d’esami; il direttore ed il funzionario dell’Ausl 4 di Enna, Calogero Sicilia e Ireneo Sferazza; la ricercatrice Michela Pugliese; i ricercatori Mirko Paiardini e Barbara Cervasi.

La posizione del ricercatore Giovanni Lanteri è stata stralciata per questioni procedurali.

 

tratto da www.tempostretto.it

 

Converti in pdf

http://notiziariodelleeolie.myblog.it/

“Barcellona si è messa in pugno Messina».

In questa breve frase è contenuto il commento dell’avvocato Fabio Repici che non ha dubbi sulla nomina di Franco

Cassata a procuratore generale di Messina, e spiega:

«Abbiamo un sindaco che è di Barcellona, Giuseppe Buzzanca, così come il politico dominante, Domenico Nania e ora

anche il procuratore generale. Se non ricordo male tutti e tre erano iscritti al circolo culturale paramassonico “Corda frates”,

di cui era riverito socio il boss Giuseppe Gullotti».

Cassata è stato nominato dal plenum del Csm con 12 voti favorevoli, 3 contrari e 5 astenuti, e il suo insediamento avverrà in autunno.

«Il Csm – conclude Repici – con la nomina di Cassata conferma il trend seguito nel 2008: i magistrati scomodi al potere vengono puniti, quelli

comodi premiati».

Le dichiarazioni dell’avvocato Fabio Repici seguono le dure prese di posizione che nei mesi scorsi l’allora ventilata nomina di Cassata aveva

suscitato.

tratto da

Converti in pdf

Tratto da http://www.apcom.net

Tagli per 1,363,5 miliardi di euro alle risorse che la Finanziaria 2007 destinava a Fintecna per la realizzazione di opere infrastrutturali in Sicilia e Calabria e riduzioni di spesa per 1,01,5 miliardi contenute nell’ultima Finanziaria, nel cosiddetto decreto Milleproroghe, nella Finanziaria per il 2007 e nel dl 269 del 2003. Sono queste le voci alle quali attinge il nuovo governo per coprire il ‘pacchetto’ fiscale che cancella l’Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari, varato la scorsa settimana. Nella bozza del provvedimento (i testi definitivi non sono ancora pronti) emerge che 1,3 miliardi saranno sottratti dalle risorse finanziarie inerenti agli impegni assunti da Fintecna nei confronti di Stretto di Messina Spa al fine della realizzazione del Ponte sullo stretto. Finanziamenti che erano destinati a due distinti capitoli di spesa del ministero delle Infrastrutture e del ministero dell’Ambiente, denominati rispettivamente ‘Interventi per la realizzazione di opere infrastrutturali in Sicilia e in Calabria’ e ‘Interventi di tutela dell’ambiente e difesa del suolo in Sicilia e in Calabria. Quanto agli altri tagli alla spesa (1,01 mld nel 2007, 842,3 nel 2008 e 644,5 nel 2009), tra le voci più significative della scorsa Finanziaria (nel complesso dalla manovra 2008 si reperiscono 950,9 milioni) c’è la riduzione di spesa per 113 milioni di euro nel 2008 (130 nel 2009 e 110 nel 2010) all’Osservatorio nazionale sulle politiche del trasporto pubblico locale, 50 milioni dalle risorse a favore delle produzioni agricole danneggiate da organismi nocivi, altri 77 milioni per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010 destinati alla piena operatività degli incentivi alle imprese di autotrasporto. Viene cancellato, inoltre, il Fondo ambientale di 50 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010 con lo scopo di ridurre le emissioni di anidride carbonica e migliorare la qualità dell’aria. Salta anche il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati (50 milioni nel 2008), e le risorse (55 milioni per ciascun anno del triennio) per lo svolgimento di attività socialmente utili (ASU). Via anche l’autorizzazione di spesa (60 milioni) relativamente alla quota destinata allo Stato dell’otto per mille dell’Irpef. Altri 34,6 milioni nel 2008 vengono tagliati dal decreto Milleproroghe, altri 10 milioni sempre per il 2008 dalla Finanziaria per il 2007, e 15 milioni per quest’anno dal dl 269 del 2003. Gab

Converti in pdf

Tratto dal Sito http://www.enricodigiacomo.it/

Far trasferire poliziotti scomodi, chiedere l’intervento di politici di spicco, organizzare campagne mediatiche. Tutto per scagionare Raffaele Sollecito, lo studente di Giovinazzo, in carcere con l’accusa di aver ucciso, con la fidanzata americana Amanda Knox e Rudy Guede, la studentessa inglese Meredith Kercher. È il piano messo a punto nei mesi scorsi dalla famiglia Sollecito e ora rivelato dalle intercettazioni telefoniche depositate l’altro ieri con i quattordici faldoni che raccolgono l’intera inchiesta sul delitto di Perugia. Le registrazioni delle conversazioni telefoniche tra il padre di Raffaele, Francesco Sollecito, noto cardiologo pugliese, il fratello Giuseppe, la cognata Sara, la seconda moglie Mara e la figlia Vanessa ricostruiscono l’incessante attività della famiglia per trovare l’appoggio di personaggi influenti. Spinto dalla convinzione che la Squadra Mobile perugina e il pm Giuliano Mignini abbiano indagato in modo errato, l’intero clan familiare di Raffaele Sollecito si mobilita per scagionare il giovane. Non solo con l’intervento di pool di avvocati e di consulenti medico-legali ma anche attraverso amicizie politiche. Ad esempio Vanessa, la sorella di Raffaele, confida al padre di aver la possibilità di raggiungere il senatore Domenico Formisano dell’Italia dei Valori. “Il senatore - dice - mi ha contattato per chiedermi un intervento a favore di una persona. Sono contenta perché così sarà in debito con me e potrò andare a Napoli a parlargli”. Si rivela ingenua, Vanessa, anche se è un tenente dei carabinieri. Al padre che la invita alla prudenza ricordandogli che ha il telefono sotto controllo lei risponde: “Ma io non sono intercettata”. Un altro politico di spicco a cui si rivolge la famiglia Sollecito, anche grazie alla zia Sara, militante di Alleanza Nazionale, è Domenico Nania, ora vicepresidente del Senato, che, secondo i parenti di Raffaele, potrebbe interessare alla vicenda addirittura l’onorevole Renato Schifani. Anche la scelta di Giulia Bongiorno come avvocato è dettata dalla stessa logica. Mara, la matrigna di Raffaele, la definisce “la signora Trentapalle” e sottolinea: “Lei sa come comportarsi in certe situazioni”. Tutta questa attività naturalmente viene riferita a Raffaele durante i colloqui in carcere, anche questi intercettati. Che cosa vogliono i familiari di Sollecito da questi politici appare chiaro da altre intercettazioni: pressioni sui giudici della Corte di Cassazione affinché accolgano il ricorso presentato dagli avvocati del ragazzo e interventi per togliere l’inchiesta ad alcuni investigatori scomodi. Nel mirino della famiglia ci sono soprattutto il commissario Monica Napoleoni, responsabile della Sezione Omicidi, e Giacinto Profazio, capo della Squadra Mobile, che sono di volta in volta definiti “maiali, figli di p., bastardi”. “Dobbiamo trovare qualcuno che possa intervenire in qualsiasi maniera - si legge nelle intercettazioni - Bisogna far sì che la polizia non faccia altre nefandezze”. Tutti si dicono convinti che la polizia perugina sia capace di alterare le prove, costruendone addirittura di false. E per questo contattano giornalisti e televisioni finendo per portare a Telenorba un filmato girato nel momento successivo alla scoperta dell’omicidio che dovrebbe, secondo loro, rivelare l’inefficienza della polizia scientifica. È una decisione invece che si rivela fatale per la famiglia Sollecito: l’intero clan finisce indagato per violazione della privacy, diffamazione e pubblicazione arbitraria di atti giudiziari e pubblicazione di immagini raccapriccianti. E ora alla Procura di Perugia pensano di inviare ai colleghi di Firenze, competenti per territorio, il nuovo fascicolo.

Converti in pdf