Un documento firmato da trenta docenti universitari condanna l’attacco a Garibaldi e Cavour. Il governatore aveva detto che bisogna abbattere “i simboli di un’impostura chiamata Unità d’Italia”. La polemica dopo il picconamento di una targa dedicata a Garibaldi da parte del sindaco di Capo D´Orlando
di Alberto Tundo
Raffaele Lombardo
Ci sono anche i nomi di cinque presidi universitari: quelli delle Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania e Palermo, Enrico Iachello e Vincenzo Guarrasi, il loro omologo de La Sapienza di Roma, Guido Pescosolido, il preside della Facoltà di Scienza della Comunicazione dell´Università di Teramo, Franco Benigno e quello della Facoltà di Scienze Politiche dell´Università di Messina, Andrea Romano.
Sono loro i firmatari di un documento che rappresenta la risposta di una parte importante del mondo accademico, alle polemiche innescate dal picconamento di una targa dedicata a Garibaldi, da parte del sindaco di Capo D´Orlando, Enzo Sindoni, cui è seguita la presa di posizione antirisorgimentale del presidente Lombardo.
Questo il testo del documento degli accademici: «Abbiamo letto le deliranti dichiarazioni dell´onorevole Raffaele Lombardo - scrivono gli accademici - su Cavour, Crispi, Bixio e l´Unità d´Italia, che fanno seguito a quelle su Omero di qualche mese addietro. Esprimiamo la nostra viva preoccupazione per il modo con cui, ai più alti vertici istituzionali siciliani, si voglia stravolgere la storia d´Italia e della Sicilia».
Tra gli studiosi che hanno firmato il testo, figurano alcuni dei più importanti storici siciliani, quali Salvatore Lupo, Giuseppe Giarrizzo, Ninni Giuffrida, Giuseppe Carlo Marino e Orazio Cancila.
Quest´ultimo, docente di Storia moderna a Palermo, usa toni molto duri nel commentare la sortita di Lombardo: «Adesso si sta esagerando. Finché parla un signor nessuno, va bene tutto, ma quando a parlare è l´uomo che rappresenta la Sicilia ai massimi livelli, allora la cosa diventa preoccupante».
Un intervento, il suo, che ha un fondo di amarezza: «Non siamo noi storici a dover entrare in polemica storiografica con chi sa poco di storia. Non serve che sia io a ricordare che la Sicilia è sempre stata unita contro i Borboni, che noi siciliani abbiamo fatto quattro rivoluzioni contro di loro, che Gladstone definiva il regime borbonico come “la massima negazione di Dio elevata a sistema politico”, che la Sicilia ha guadagnato molto dall´unità d´Italia».

Se Cancila boccia senza appello il ragionamento di Lombardo, «storiograficamente assurdo», un suo collega, Ninni Giuffrida, accetta la provocazione ma pretende una elaborazione di altro livello: «Le parole del presidente della Regione, però, sono il frutto della convenienza politica. Come potrebbe spiegare, altrimenti, ai suoi elettori un´alleanza innaturale come quella con la Lega. Se ci fosse un interesse reale, si potrebbero stanziare fondi per condurre degli studi seri sulla storia siciliana, e riscoprire momenti fondamentali come la Costituzione del 1812, che abolì la feudalità e s´impose come il modello di una nuova concezione della monarchia costituzionale in tutta Europa».
Quasi irridente la “grillina” Sonia Alfano, che commenta le parole del governatore sfiorando Brecht: «A questo punto manca soltanto la beatificazione di Turiddu Giuliano e il lavoro del presidente Lombardo sarà completo. Avrà trasformato l´Autonomia siciliana in una parodia da tre soldi».
(03 agosto 2008)
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