By Carmelo | Aprile 24, 2009 - 2:11 pm - Categorie: comunicati stampa, commemorazioni

25 APRILE. I COMUNISTI CI SARANNO E CANTERANNO BELLA CIAO!
Il Partito dei Comunisti Italiani e il Partito della Rifondazione Comunista, componenti della “Lista Anticapitalista”, comunicano la loro presenza alla manifestazione del 25 Aprile a Piazza Unione Europea, antistante il Municipio di Messina.
Il Pdci e il Prc ritengono essenziale la partecipazione alla manifestazione di tutti i comunisti, dei democratici e degli antifascisti, anche alla luce di quanto si apprende da alcuni siti on-line: una circolare interna del Ministero della Difesa vorrebbe impedire alle bande musicali di suonare “Bella Ciao” nel giorno della Liberazione.
Un ulteriore tentativo, da parte del Ministro La Russa, di estinguere l’anima e gli ideali della Resistenza che sono nervo portante della Carta Costituzionale.
Il Pdci e il Prc canteranno assieme e con spirito antifascista “Bella Ciao”!
Si comunica inoltre che la conferenza stampa di presentazione della “Lista Anticapitalista”, prevista per il 25 Aprile alle ore 11,30 nella “Sala Commissioni” di Palazzo Zanca, è rinviata di qualche giorno per sopravvenuti impegni dei due segretari regionali.

Per il Pdci Antonio Bertuccelli
Per il Prc Filippo Giunta
 

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di Paolo Ferrero

Ottantantotto anni fa nasceva a Livorno il partito Comunista d’Italia, sezione dell’internazionale comunista. Dopo la sconfitta del biennio rosso e del movimento di occupazione delle fabbriche, l’incapacità del partito Socialista di dirigere positivamente il movimento di massa veniva sancito da questa rottura. Il movimento operaio italiano non nasceva in quel passaggio, ma li si decise una svolta, si decise il cambiamento del nome: da li in poi, anche in Italia, i rivoluzionari si sarebbero chiamati comunisti. Il cambio del nome nacque dalla necessità di distinguersi dai partiti socialisti. Questi erano stati travolti; prima dall’incapacità di tenere una posizione autonoma dalle varie borghesie nazionali nella gigantesca carneficina che fu la prima guerra mondiale; poi dall’incapacità a definire uno sbocco rivoluzionario alla crisi post bellica. I partiti socialisti si erano rivelati una guida fallimentare per i lavoratori e così, i rivoluzionari, dopo la vittoria in Russia, decisero di segnare nettamente la differenza, addirittura con il cambio del nome.

Quaranta anni fa Jan Palach si dava fuoco in piazza Venceslao a Praga per protestare contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Quel’invasione, che seguiva di 12 anni l’invasione dell’Ungheria, metteva la parola fine alla primavera di Praga. Chiudeva brutalmente il più importante tentativo di autoriforma avvenuto nei paesi a socialismo reale. I sistemi politici nati con la rivoluzione russa evidenziavano in modo drammatico di essere entrati in contraddizione totale con le aspirazioni che li avevano generati. La speranza di trasformazione sociale che il comunismo aveva portato al punto più alto nel mondo moderno, con una rivoluzione che aveva sovvertito completamente l’ordine sociale, veniva annichilita sotto i cingoli dei carri armati.

Per questo il nostro partito oggi si chiama Partito della Rifondazione Comunista. Perché ci sentiamo in piena sintonia con quei rivoluzionari che assaltarono il palazzo d’inverno e che diedero vita al Partito Comunista d’Italia e perché siamo consapevoli che i sogni e le speranze di quei rivoluzionari sono stati negati, calpestati ed offesi a Praga, a Bucarest come a Berlino nel 1953. Rifondazione Comunista, due termini che si sostengono e si qualificano a vicenda. L’uno senza l’altro perdono di significato, non possono esprimere il senso del nostro progetto,sono muti. Rifondazione Comunista non è solo il nome del partito ma il nostro progetto strategico: rendere attuale il comunismo attraverso il suo processo di rifondazione, che matura e cresce interagendo con le soggettività antagoniste.

Da qui ripartiamo oggi. Nella consapevolezza che gli ultimi tempi il progetto della rifondazione comunista è stato pesantemente attaccato e messo in discussione da chi ha proposto di abbandonare ogni riferimento al Comunismo. La rifondazione senza il comunismo non è l’approdo naturale della nostra storia ma la negazione radicale della nostra ragione di esistenza. La rifondazione senza il comunismo è la pura riedizione dell’occhettismo, cioè l’innovazione senza principi e la perdita di ogni autonomia politica.

Ricordiamo quindi oggi quel lontano 21 gennaio 1921, nella piena consonanza di ideali e di propositi, per proporre il rilancio del progetto della rifondazione comunista. Questo non avviene nel vuoto pneumatico, non avviene nel cielo delle ideologie; avviene nel bel mezzo di una gravissima crisi economica che mostra, una volta di più, il volto distruttivo del capitalismo. Quella in cui siamo entrati è una crisi pesantissima, che durerà a lungo e che cambierà profondamente il nostro modo di vivere. E’ una crisi “costituente” in cui si intrecciano crisi economica, crisi sociale e crisi della politica. Il parallelo storico che salta agli occhi è quello con la Germania della repubblica di Weimar, in cui identità sociali e politiche consolidate si sfaldarono e il disagio e le paure sociali vennero egemonizzate dalla barbarie razzista.

Ricostruire una speranza. Ricostruire un efficace conflitto di classe, forme di solidarietà e di mutualismo, evitare le guerre tra i poveri. Far vivere nel conflitto la lotta per le libertà e per l’eguaglianza. Prospettare una uscita da sinistra da questa crisi, in termini di intervento pubblico per la ristrutturazione ambientale e sociale dell’economia e di redistribuzione del reddito e del potere. Queste sono le sfide a cui dobbiamo saper rispondere nella costruzione dell’opposizione. Non si tratta di proseguire come ieri. Rifondazione Comunista non si salva conservandola ma spendendola nella capacità di dare una risposta alla crisi, sommando spirito unitario e determinazione, nella forte sintonia che ci lega alle esperienze latinoamericane. Il Partito Comunista Italiano seppe costruire il suo ruolo e la sua ragion d’essere politica nella lotta partigiana, nell’abbattimento del regime fascista e nella costruzione della democrazia in Italia. Noi oggi vogliamo rilanciare il nostro progetto di rifondazione comunista nella capacità di dare una risposta, in basso a sinistra, a questa crisi.

www.rifondazione.it

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Quest’anno ricorre il secondo anniversario della strage del Segesta. Come Rifondazione Comunista - Federazione di Messina, vorremmo ricordare quel tragico evento, con trsistezza e con rabbia. Due anni fa persero la vita il comandante del Segesta Jet Sebastiano Mafodda, di 55 anni, il direttore di macchina Marcello Sposito, di 42 anni, il motorista Domenico Zona, di 35 anni, ed il marinaio Palmiro Lauro, di 52. Nell’impatto di allora si ferirono 100 persone circa. Vorremmo ricordare questa tragedia per far si che sulle condizioni di lavoro dello Stretto non venga mai meno l’attenzione, che diritti dei lavoratori e sicurezza vanno di pari passo e vanno entrambe sempre mantenute. Le cause della sciagura di due anni fa vanno ricercane nel profitto di alcuni a discapito della vita di chi lavora, spesso senza diritti e senza tutele. La vera sicurezza passa da qui.  

Filippo Giunta – Segretario Provinciale Rifondazione ComunistaFranco Andaloro – Consigliere Provinciale Rifondazione Comunista Carmelo Ingegnere – Responsabile informazione Federazione Messina Prc 

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http://classe_operaia.okblog.it

Sul terremoto del 1908, ieri è tornato a parlare anche il presidente della Regione, Raffaele Lombardo. “Questo momento di grande solennità – ha scritto Lombardo in una nota ufficiale della presidenza – deve servire a porre rimedio agli errori e ai comportamenti del passato: abbiamo costruito palazzi dove era opportuno limitarsi a costruzioni di un solo piano; abbiamo tracciato strade strette e tortuose lì dove sarebbe stato consigliabile realizzare grandi vie di fuga; abbiamo imbrigliato i torrenti e cementificato gli alvei dei fiumi. Siamo stati miopi. Ma è venuto il momento di prendere coscienza, di valutare con freddezza la situazione, di studiare e trovare delle soluzioni. Siamo dinanzi a un imperativo – continua Lombardo –: l’ambiente deve essere salvaguardato. Non possiamo non aver capito che la natura, se violentata, si vendica”.

Sembrerebbe l’analisi di un ambientalista, attivista della Rete No Ponte, neanche Renato Accorinti  avrebbe potuto fare di meglio, discorso condivisibile e auspicabile se non provenisse dal primo sostenitore dell’eco mostro sullo Stretto.

Al presidente innamorato di Messina, che non ha voluto nessun messinese nella squadra regionale, verrebbe da chiedere cosa intende quando parla di  “violentare la natura”;

costruire palazzi lungo il porto è più stuprante che sovrastare le fragili faglie dello stretto con oltre 3000 metri di acciaio e cemento sottoposti, fra l’altro, all’eterno scirocco?

Un ponte di tali dimensioni non fa incazzare la natura?

Sarà San Silvio Protettore dei Ponti a garantire il silenzio assenso del Creatore?

O ci affideremo alla protezione di cosa nostra?

Frasi vuote fondate sul nulla, riservate ad una popolazione apatica che gode nel lasciarsi abbindolare da altre  cinquant’anni, demagogie e populismo di bassa lega riservato agli abitanti della città fantasma che hanno perso ogni similitudine con il DNA degli orgogliosi messinesi  ante terremoto.

In tal senso  la natura si è già vendicata….

WilCHE

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Oggi siamo in piazza contro governo e Confindustria ed anche contro quelle interferenze Vaticane che mettono pesantemente in discussione la laicità dello stato.
Non è poco. Se il governo Berlusconi, populista e di destra, è una anomalia, lo scandalo maggiore consiste nell’assenza di una opposizione di sinistra. L’opposizione parlamentare uscita dalle urne del 13 aprile, afasica o gridata che sia, non è mai contro Confindustria; grida o sussurra contro Berlusconi ma non dice mai una parola contro i padroni. Per questo è una opposizione subalterna, non in grado di prospettare l’alternativa, una uscita da sinistra dalla crisi economica e sociale in cui siamo immersi.
Siamo quindi in piazza per costruire una opposizione di sinistra dopo la sconfitta elettorale di aprile. E’ finita la ritirata, la fase dei congressi e delle battaglie intestine, comincia la fase della costruzione, del lavoro politico di massa. Dopo le mobilitazioni studentesche, questa manifestazione è un primo momento, necessario ma non sufficiente. Lo sciopero generale del sindacalismo di base del 17, lo sciopero generale della scuola del 30, saranno altrettanti momenti topici di questa mobilitazione; auspichiamo e ci adoperiamo affinché la positiva rottura praticata dalla Cgil contro i tentativi di distruzione del contratto nazionale di lavoro, evolva nella convocazione di uno sciopero generale, quanto mai necessario per ridare voce ai lavoratori.
Finisce la ritirata e comincia in una fase nuova. La crisi finanziaria che è la crisi del liberismo, cioè del volto odierno del capitalismo, cambia radicalmente il terreno su cui si svolge lo scontro politico.
Ci presenta un fallimento, quello del capitalismo, che negli ultimi 20 anni ha avuto mano libera a livello planetario. Il risultato di questo dominio sono le guerre, la crisi alimentare, il peggioramento delle condizioni di vita di centinaia di milioni di persone, il riaffacciarsi barbarico del razzismo e della caccia al diverso.

Paolo Ferrero

11/10/2008

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di Alessandro Ambrosin, Ufficio stampa gruppo Prc Regione Lazio 

Questo pomeriggio all’evento organizzato da Micromega contro i continui attacchi alla costituzione e alla repubblica con i famigerati decreti “ad personam” di Berlusconi, la sentita partecipazione è stata altissima. Un vero trionfo, a detta degli organizzatori, che hanno stimato la presenza di almeno 100mila persone, le quali non hanno perso l’occasione per dire: “io c’ero”.

Sintomo che quando gli attacchi sono diretti allo stato di diritto la società civile risponde, pur piccola che sia,  e fa sentire la sua voce attraverso una presenza attenta e consapevole. Una chiara dimostrazione che gran parte dei cittadini italiani iniziano a sviluppare quel senso comune che li rende attivamente coesi e vicini agli antichi pilastri che contraddistinguono la carta costituzionale del nostro paese.  Altro che casta elitaria! Oggi c’erano veramente tutti ad alimentare la voce del dissenso, e non quello gratuito, ma ragionato e circostanziato.

Nel palco si susseguono voci importanti, autorevoli, che ribadiscono il vento epocale che sta attraversando il nostro paese. Dalle parole pacatamente sarcastiche di un Marco Travaglio che riporta con precisione dettagliata la storia di un uomo che sta cambiando la politica italiana e la vita dei suoi cittadini. Unico neo, è che le variabili sono tutte a suo favore. Insomma che la Legge sia uguale per tutti,  per ironia della sorte spesso non lo è. L’attacco al presidente del Consiglio, da parte di Travagliio è precisa e dettagliata, come solo lui sa fare.


Non perde un colpo il noto giornalista nel raccontare per l’ennesima volta la storia della scalata politica del più discusso premier italiano, dei suoi importanti sostenitore politici ed economici, delle collusioni che lo spingono oltre il confine della legalità. Il decreto sulle immunità parlamentari per le quattro più alte cariche dello stato arrivano come una coltellata nella stomaco, davanti ad una folla attenta che non manca di replicare con scroscianti applausi. Ma accade lo stesso anche  per Moni Ovaia, per lo scrittore Andrea Camilleri che si improvvisa con la sua “verve” poetica, per Furio Colombo, Ascanio Celestini (No Cav Day Ascanio Celestini), Fiorella Mannoia e per Sabina Guzzanti. E’ proprio quest’ultima con vena ironica a riportare l’attenzione sui divieti delle tanto discusse intercettazioni telefoniche. Fatti che nonostante tutto sembrano essere già diventati di pubblico dominio, tant’è dettagliato il racconto della Guzzanti, e che non riguardano un cittadino comune ma un presidente del Consiglio. Roba da “impeachment” direbbero gli americani.


Ma qui siamo in Italia e le cose vanno molto diversamente. Lo ribadisce Antonio Di Pietro (No Cav Day Antonio Di Pietro) che parla di una giustizia imbavagliata, di un governo che impreca contro il giustizialismo, quando per ricoprire le più alte cariche dello stato non sono necessari lo “stato di innocenza”.

Le leggi “salva premier” sono solo l’inizio di un’era che si profila preoccupante, frutto di obiettivi striscianti che somigliano esattamente a quelli che appartenevano alla loggia massonica P2.
Anche la diretta telefonica con Beppe Grillo non poteva mancare. Una decina di minuti di un intervento in parte applaudito ma anche fischiato. Certo la sua vena comica è sempre presente, non ci vogliono chiavi di lettura particolari per capire esattamente in quale situazione ci sta portando questo nuovo Governo di centro destra, ma i fatti non dovrebbero dare spazio alle opinioni personali o per lo meno sconfinare in frecciatine fuori luogo. Eppure Grillo si lascia tentare e lancia  anche qualche accusa contro il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma questa volta a fermarlo è un pubblico attento che prende subito le distanze, e così l’antipolitico per antonomasia viene ripetutamente fischiato.


Al di là del palco centrale tra la massa della società civile spuntano le bandiere dei partitii. Rifondazione Comunista presente con l’ex ministro alla solidarietà sociale Paolo Ferrero, l’ex senatore Giovanni Russo Spena, i Comunisti italiani con Diliberto, Sinistra Critica, i Verdi, Sinistra Democratica e tantissime bandiere dell’Italia dei Valori. Pochissime, invece, le bandiere del Partito Democratico, nonostante il pronostico riportava la totale assenza del gruppo d’opposizione.
 
Certamente questa giornata avrà una sua continuità logica. Di Pietro, infatti, prima di lasciare il palco ha colto l’occasione per lanciare un prossimo obiettivo, quello di un referendum abrogativo.

Verso le nove di sera la piazza comincia a svuotarsi e i primi turisti possono finalmente varcare la soglia di quello che un tempo era lo stadio di Domiziano. Alcuni di loro hanno un sorriso stampato sulle labbra, forse avranno saputo o letto cosa sta succedendo in questo paese. Di certo qui, nel bel mezzo dello stivale, per difendere una democrazia sempre più offuscata, l’unica alternativa è quella di mobilitarsi per smuovere la coscienza civile. O quel che resta.

Roma, 9 Luglio 2008

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By Carmelo | Aprile 27, 2008 - 3:41 pm - Categorie: Gramsci, fascismo, commemorazioni, eroi

Il 27 Aprile del 1937 moriva Antonio Gramsci. Dopo otto anni di carcere, dopo aver scritto nei suoi “Quaderni” una analisi moderna della società e aver indicato ai comunisti il percorso per una crescente radicalità della lotta al fascismo ed al capitalismo, il grande intellettuale marxista si spegneva colpito da una emorragia cerebrale. Lo vogliamo ricordare con queste sue parole…
“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.”.
ANTONIO GRAMSCI

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Pubblichiamo il comunicato dei compagni del Pdci di Messina, a proposito della commemorazione di ieri nella città dello stretto.

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25 Aprile. Invito ad ammainare la bandiera comunista, richiesta di documenti di riconoscimento e perquisizioni ai compagni da parte delle forze dell’ordine

La cerimonia di commemorazione della liberazione d’Italia dal nazifascismo, che si è svolta oggi 25 Aprile 2008 davanti al Municipio di Messina,è stata appannata, oltre che dalla svogliata partecipazione di cittadini ed istituzioni, anche da un atteggiamento della DIGOS e dalle forze dell’ordine che potrebbe far pensare a disposizioni e  prospettive antidemocratiche del nascente governo di destra.

L’invito ad ammainare la bandiera comunista, ma anche – cosa  a nostro avviso più grave- il fermo con la richiesta di documenti di riconoscimento e la perquisizione dei compagni che pacificamente distribuivano volantini, sono comportamenti discretamente intimidatori nei confronti dei militanti comunisti – unica componente politica presente alla manifestazione con proprie bandiere – e li riteniamo inaccettabili e funzionali allo svuotamento di significato della Resistenza partigiana e dei suoi valori, che molti a Messina e nel Paese vorrebbero dimenticare o sotterrare sotto una coltre di ignoranza e disinformazione.

I Comunisti Messinesi presidieranno democraticamente quella memoria e quei valori per arginare la marea montante di autoritarismo ed anticomunismo, e per difendere la costituzione e la democrazia nata dall’antifascismo.
 

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In concomitanza con la visita a Terme Vigliatore dell’ex governatore siciliano Totò Cuffaro, il segretario provinciale di Rifondazione Comunista, candidato alla regione Sicilia nella lista “la Sinistra - l’Arcobaleno” Filippo Giunta, facendosi interprete dello stato di esasperazione degli abitanti del Comune, in particolare della frazione San Biagio, dove quotidianamente si rischia la vita a causa di una viabilità realizzata illegalmente, ha deciso di organizzare una forma di protesta al fine di segnalare, ancora una volta, l’inerzia di tutte le Istituzioni competenti, considerato che a nulla sono servite interrogazioni parlamentari, petizioni popolari e denunce alla procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto.

La presenza di Cuffaro in questo territorio viene considerata incompatibile rispetto alla crisi istituzionale in cui versa il Comune di Terme Vigliatore, commissariato dal 2001.
L’obiettivo principale ed esclusivo di una simile forma di protesta estrema è quello di tutelare il superiore interesse collettivo della comunità (la vita, la sicurezza) richiamando l’attenzione delle autorità istituzionali preposte a tutelare la sicurezza dei cittadini, il territorio e a far rispettare le leggi.

8/4/2008

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