Siamo di fronte ad una casta di speculatori  che succhia il sangue di chi non arriva a fine mese. E’ una vergogna nazionale vedere ancora crescere in maniera ingiustificata il prezzo del pane e della pasta nello stesso giorno in cui la FIAT manda in cassa integrazione 48000 operai.Solo con questi aumenti la Misery Card di Tremonti è di fatto annullata!
Come Rifondazione Comunista con i Gruppi di Acquisto Popolari, stiamo dimostrando da mesi che è possibile distribuire il pane ad un euro al kg (60 Tonnellate distribuite), e dal prossimo sabato oltre al pane distribuiremo anche la pasta (10.000 kg) dimezzandone il prezzo.

L’iniziativa di Rifondazione dimostra che si può far scendere i prezzi dei generi alimentari di largo consumo e questo dimostra ancora una volta il fatto che il governo Berlusconi non fa nulla contro gli speculatori e invece di fissare il prezzo politico per i beni di prima necessità - come noi chiediamo da mesi - difende gli speculatori.

www.rifondazione.it

www.rifondazionemessina.it

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di Laura Eduati

su Liberazione del 29/11/2008

Intervista alla professoressa Chiara Saraceno, sociologa della famiglia

Professoressa Saraceno, il bonus alle famiglie aiuterà davvero a combattere la povertà?
E’ un bene che il governo si sia accorto che la povertà esiste, ma credo che il bonus incoraggerà semplicemente le famiglie a risparmiare mentre questa misura ha come obiettivo, immagino, il rilancio dei consumi. In tempi difficili come questi, le famiglie temono la recessione e dunque metteranno da parte il bonus o lo useranno per pagare qualche debito.

Non così con la social card o “carta acquisti”, concepita per fare la spesa e pagare le bollette.
La social card è un embrione di reddito minimo e dunque va nella direzione giusta, ma non si capisce perché venga limitata unicamente agli anziani e alle famiglie con bambini al di sotto dei tre anni come se soltanto queste persone avessero bisogno di aiuto economico. Voglio dire che servono interventi strutturali, misure buone per tutti a prescindere dall’età anagrafica o dalla condizione famigliare e questo vale anche per gli ammortizzatori sociali per i lavoratori atipici: questo Paese ha bisogno di un reddito minimo garantito per i bisognosi e una indennità di disoccupazione, e non importa se si proviene da un contratto atipico o meno.

Il governo ha pensato anche a chi deve pagare il mutuo a tasso variabile: lo Stato si accollerà la parte della rata che eccede il 4%. Criticabile?
Purtroppo è come l’Ici, una misura che sostiene anche chi non ne ha bisogno. Pur apprezzando lo sforzo del governo, avrei concentrato l’aiuto alle famiglie più povere tenendo conto che molte non riescono nemmeno a pagare l’affitto. Con questo aiuto per i mutui, in realtà il governo sta trasferendo soldi alle banche. Così come trovo ingiusto prolungare la detrazione degli straordinari: siamo in periodo di licenziamenti e cassintegrazioni e l’industria non si troverà dunque di fronte a molte richieste di straordinario. Tanto più che molte persone, penso alle donne con famiglia, non si possono permettere di fare un orario più lungo. Bisognerebbe restituire ai lavoratori il fiscal drag, poiché all’aumento nominale della busta paga non corrisponde un maggiore potere d’acquisto.

Tremonti dice che non si sono soldi, ha persino cancellato l’idea di detassare le tredicesime.
Insisto, meglio poche misure concentrate nei settori più deboli piuttosto che una pioggia di piccoli aiuti.

Tornando al bonus per le famiglie, non le sembra che escludano a priori i single senza figli e dunque i giovani, spesso precari?
Certo, questa misura non spingerà certo i ragazzi ad uscire di casa. Sceglieranno di rimanere con mamma e papà, magari per raggiungere i requisiti per ottenere il bonus. E nemmeno servirà a incentivare le nascite il prestito a tasso agevolato alle famiglie con nuove nascite, visto che un bimbo è un costo prolungato nel tempo. Mentre accolgo positivamente il blocco o la riduzione delle tariffe per le forniture di gas ed elettricità, e il blocco delle tariffe per i pendolari del treno e dell’autostrada.

Il governo spiega che social card e bonus sono strumenti adottati in molti Paesi. Il welfare può esistere anche in questo modo?
La social card esiste in molti Paesi, ma viene nascosta una verità fondamentale e cioè che nell’Europa a 15 soltanto l’Italia e la Grecia non prevedono l’indennità di disoccupazione a prescindere. Purtroppo pare che anche questa volta il governo abbia concepito un provvedimento ad hoc, limitato nel tempo, perdendo ancora una volta l’occasione di intervenire seriamente riformando il welfare. Ripeto, destinare piccoli aiuti di volta in volta a categorie diverse, siano gli anziani o le famiglie con bambini molto piccoli, non serve a combattere la povertà.

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Sono 3.500 i posti di lavoro andati in fumo nel comparto edile siciliano. A denunciarlo il segretario regionale della Filca Cisl, Santino Spinella, sulla base dei dati estrapolati dagli osservatori territoriali delle casse edili. E’ emerso che nei primi sette mesi del 2008, rispetto allo stesso periodo del 2007, le opere pubbliche in Sicilia hanno registrato un calo sensibile con una perdita conseguente di 3.500 occupati nel settore.

“Questi dati ci preoccupano tanto - afferma Spinella - e se non riusciamo ad invertire questa tendenza tra non molto si dovrà parlare di crisi del settore edile”. Spinella preannuncia iniziative territoriali per sbloccare la realizzazione delle infrastrutture, come il raddoppio ferroviario Messina-Catania, il sottopassaggio di via Perpignano a Palermo, la velocizzazione della linea ferroviaria Palermo-Agrigento.

www.nuovosoldo.it

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Oggi siamo in piazza contro governo e Confindustria ed anche contro quelle interferenze Vaticane che mettono pesantemente in discussione la laicità dello stato.
Non è poco. Se il governo Berlusconi, populista e di destra, è una anomalia, lo scandalo maggiore consiste nell’assenza di una opposizione di sinistra. L’opposizione parlamentare uscita dalle urne del 13 aprile, afasica o gridata che sia, non è mai contro Confindustria; grida o sussurra contro Berlusconi ma non dice mai una parola contro i padroni. Per questo è una opposizione subalterna, non in grado di prospettare l’alternativa, una uscita da sinistra dalla crisi economica e sociale in cui siamo immersi.
Siamo quindi in piazza per costruire una opposizione di sinistra dopo la sconfitta elettorale di aprile. E’ finita la ritirata, la fase dei congressi e delle battaglie intestine, comincia la fase della costruzione, del lavoro politico di massa. Dopo le mobilitazioni studentesche, questa manifestazione è un primo momento, necessario ma non sufficiente. Lo sciopero generale del sindacalismo di base del 17, lo sciopero generale della scuola del 30, saranno altrettanti momenti topici di questa mobilitazione; auspichiamo e ci adoperiamo affinché la positiva rottura praticata dalla Cgil contro i tentativi di distruzione del contratto nazionale di lavoro, evolva nella convocazione di uno sciopero generale, quanto mai necessario per ridare voce ai lavoratori.
Finisce la ritirata e comincia in una fase nuova. La crisi finanziaria che è la crisi del liberismo, cioè del volto odierno del capitalismo, cambia radicalmente il terreno su cui si svolge lo scontro politico.
Ci presenta un fallimento, quello del capitalismo, che negli ultimi 20 anni ha avuto mano libera a livello planetario. Il risultato di questo dominio sono le guerre, la crisi alimentare, il peggioramento delle condizioni di vita di centinaia di milioni di persone, il riaffacciarsi barbarico del razzismo e della caccia al diverso.

Paolo Ferrero

11/10/2008

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Le dimensioni del disastro del liberismo capitalista sono sotto gli occhi di tutti. Il governo invece di annunciare provvedimenti inesistenti faccia l’unica cosa che deve fare: intervenire a sostegno dei redditi delle famiglie per difendere l’economia reale dal crollo dell’economia di carta. Il governo deve abbassare gli interessi che le famiglie pagano sui mutui della prima casa e ad abbassare le tasse su stipendi e pensioni, in modo da aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori e dei pensionati. Solo redistribuendo reddito verso il basso, permettendo alle famiglie di arrivare a fine mese, si può evitare che la crisi dell’economia di carta si mangi l’economia reale. Non ci dicano che non ci sono i soldi. Se ci sono le risorse per salvare le banche ci sono anche quelle per salvare i bilanci delle famiglie. Se il governo non prenderà queste misure significa che vuole usare la crisi per dare soldi ai soliti furbastri.

Paolo Ferrero

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Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc

Rifondazione comunista e io in particolare salutiamo positivamente l’iniziativa organizzata dalle associazioni dei consI.umatori che si svolgerà domani 18 settembre in numerose piazze italiane al fine di tutelare il potere d’acquisto delle famiglie, dei pensionati e dei lavoratori.

Lo facciamo in nome della lotta al carovita, agli aumenti indiscriminati di prezzi e tariffe, mutui e affitti, libri scolastici e di tutti i generi di prima necessità, una lotta necessaria e importantissima che le associazioni dei consumatori promuovono da tempo e che ci vede in prima fila, come Rifondazione comunista, già da settimane.


Ufficio stampa Prc


Roma, 17 settembre 2008

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di Omar Minniti

La manifestazione nazionale dell’11 ottobre, sarà il primo vero appuntamento unitario della sinistra dopo il ritorno al governo di Berlusconi. Reduci da una pesante sconfitta elettorale, che le ha viste escluse dal Parlamento, le forze comuniste, ambientaliste e progressiste ora sono chiamate a ricostruire la propria azione nella società in condizioni inedite, all’opposizione di un governo con pesanti spinte autoritarie. Ma anche in alternativa rispetto all’opzione moderata e neo-centrista del Pd.
Fallita miseramente l’esperienza dell’“Arcobaleno”, il Prc, il Pdci, i Verdi, Sd e tutte le forze politiche e sociali che si collocano a sinistra del partito di Veltroni e D’Alema, devono tornare nelle piazze per denunciare le politiche aggressive del centrodestra, sostenute da Confindustria, e un disegno volto a restaurare un modello di società ferocemente classista e razzista. E’ ciò che emerge dai primi provvedimenti emanati da Berlusconi: nuove leggi “ad personam” (come il lodo Alfano), smantellamento del patrimonio pubblico nazionale (vedi il caso Alitalia), repressione verso i soggetti più deboli, pesanti attacchi ai diritti dei lavoratori e tagli agli investimenti per il Meridione. Tutto ciò, senza che tra i banchi dell’opposizione parlamentare (fatta qualche eccezione per Di Pietro) si levi un sussulto di orgoglio.
In questo contesto, è necessario che la sinistra in tutte le sue articolazioni – partiti, movimenti, associazioni, sigle sindacali, singoli – faccia sentire la propria voce, smentendo categoricamente le illazioni di chi la spaccia come scomparsa dalla società. E’ necessario far convergere tutti gli sforzi in direzione dell’11 ottobre, per costruire un’iniziativa di massa, unitaria e combattiva, arricchendo la piattaforma nazionale con le istanze provenienti dai territori.

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Come Rifondazione comunista pensiamo sia giusto appoggiare e sostenere l’iniziativa lanciata oggi a Roma da Action, centri sociali e circoli di Rifondazione per contrastare concretamente il carovita che affligge così pesantemente i cittadini e le famiglie italiane. Action, centri sociali e circoli del nostro paese hanno pensato di lanciare la costruzione dei Gruppi di Acquisto Popolari (Gap), e cioè di strutture di base che, contrattando direttamente con i produttori il prezzo del pane, sono già riuscite a calmeriarlo al prezzo di un euro circa al kg. Contro la guerra tra poveri fomentata dalla destra anche il Prc, appoggiando questa iniziativa, vuole contribuire a ricreare un nuovo tessuto di mutualità sociale ed a fare in modo che iniziative come questa possano estendersi anche in altre città e, possibilmente, in tutto il territorio nazionale. Ma se forze sociali come quelle citate riescono, anche con l’appoggio del Prc, ad avere il pane a un prezzo di un 1 euro/ 1,10, perché non ci riesce il governo Berlusconi? E cosa fa, il governo, per affrontare sul serio il dramma del carovita? Ecco perché torno a chiedere - e non mi stancherò mai di tornare a farlo, nei prossimi giorni e mesi - che il governo si decida, finalmente, a intervenire  per bloccare i prezzi dei generi alimentari di largo consumo, degli affitti e dei mutui.

www.paoloferrero.it

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15 Settembre 2008 I dati resi noti oggi dall’Istat ci dicono che i prezzi al consumo di pane e pasta continuano ad aumentare rendendo intollerabile il carovita. Il governo intervenga bloccando i prezzi dei generi alimentari di largo consumo, degli affitti e dei mutui. In una fase in cui l’economia di carta salta per aria, il governo ha l’obbligo di sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e quindi l’economia reale. Dopo aver pagato duramente la globalizzazione liberista non vogliamo pagare anche la sua crisi.

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di Paolo Ferrero

su Liberazione del 24/08/2008

Chiediamo al governo di bloccare i prezzi dei generi alimentari di largo consumo, degli affitti e dei mutui. Qualcuno commenterà questa richiesta dicendo che si tratta di una parola d’ordine demagogica. Io penso si tratti di una richiesta fondamentale da far vivere nell’autunno dentro la costruzione di un movimento di lotta.
Sono anni che diciamo che larga parte della popolazione italiana fa fatica ad arrivare a fine mese. L’erosione dei salari e delle pensioni arriva da lontano, fin da quando il governo Craxi abolì i primi punti di scala mobile. Dall’adozione dell’euro abbiamo però assistito ad un vero e proprio salto di qualità. Il governo Berlusconi non fece alcun controllo e dalla sera alla mattina ci trovammo con un enorme ed ingiustificato aumento di prezzi. Come se non bastasse negli anni successivi la cosa è continuata con una inflazione strisciante scaricata completamente sui generi di consumo di massa.
In parallelo è cresciuto esponenzialmente il costo della casa. Sul versante degli affitti siamo allo strozzinaggio con il costo dell’affitto che raggiunge e spesso sopravanza la metà di un buon stipendio. Per chi ha fatto fronte al caro affitti con l’acquisto, le cose sono andate anche peggio, perché il rialzo dei tassi d’interesse ha spinto i mutui a tasso variabile a cifre irraggiungibili per chi aveva fatto il mutuo.
Ci troviamo di fronte a una economia in cui tutti i prezzi sono indicizzati salvo quelli relativi alla forza lavoro. I salari non sono indicizzati e i prezzi relativi ai beni di consumo di massa sono in costante crescita. La riduzione del costo del lavoro e la redistribuzione del reddito la fanno così: contengono il monte salari nella sfera della produzione e riducono il suo potere d’acquisto nella sfera del consumo.
La questione dei prezzi è quindi una questione di classe e attraverso l’inflazione avviene una gigantesca operazione di redistribuzione del reddito dal basso verso l’alto.
Tutto questo lo sappiamo così come lo sanno la maggioranza dei nostri concittadini e concittadine. Il punto è che milioni di persone hanno dovuto far fronte a questo situazione in termini individuali, da soli. La gente si è aggiustata. Facendo economie, prendendo d’assalto ogni genere in offerta in un supermercato, andando a fare la spesa al discount . Mi è capitato di leggere un rapporto della polizia di Pordenone che sottolineava come i furti di generi alimentari nei supermercati fossero tra i reati in maggiore aumento. Lo stesso rapporto sottolineava anche come gli autori di questo genere di furti fossero in larga parte anziani pensionati.
Una parte del mondo del lavoro è riuscita a difendere parzialmente il proprio potere d’acquisto attraverso i contratti nazionali di lavoro, che non a caso Governo e Confindustria vogliono smontare. Ma anche questo è stato uno strumento di difesa parziale.
Il punto politico è quindi questo: il fenomeno sociale che insieme alla precarietà ha modificato più pesantemente ed in negativo il modo di vivere della nostra gente è stato vissuto sostanzialmente come problema, a volte come dramma, individuale. Occorre ridirselo per averlo ben chiaro: l’impoverimento di massa che ha toccato milioni di persone in Italia non è stato in alcun modo scalfito o mitigato dalla politica e nello specifico dalla politica della sinistra. Non solo non è stato scalfito ma nessuna battaglia seria e continuativa è stata condotta in questi anni per cercare di affrontare in modo collettivo una situazione che viene vissuta come dramma individuale. Per dirla ancora in una altro modo: non è assolutamente chiaro a milioni di persone che non sanno come arrivare a fine mese che ci sia una parte politica che si batte strenuamente contro questo stato di cose.
Bisogna mettere mano a questa situazione. A mio parere è possibile non solo perché la situazione sociale ha raggiunto e superato il livello di guardia. Questo fatto da solo non basta perché com’è noto al peggio non c’è mai fine. Il punto è che la fase propulsiva della globalizzazione neoliberista è definitivamente tramontata e siamo entrati in una fase di crisi economica assai pesante in cui si riaffaccia chiaramente la richiesta di un intervento pubblico in economia. Anche da parte borghese viene invocato l’intervento pubblico e assistiamo ad un dibattito, che ha raggiunto ormai i grandi giornali. Il tema dell’intervento pubblico in economia è quindi posto ma dobbiamo aver ben chiaro che rischia di produrre un effetto perverso: la socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti. La tendenza a circoscrivere l’intervento pubblico al salvataggio di banche, aziende a fondi di investimento determinerebbe questo: garantirebbe al capitale la sua stabilità in un regime di bassi salari. Si tratta di una ipotesi di intervento pubblico che somiglia di più a quello dei fascismi del secolo scorso che non a quello del New Deal .
Per questo dobbiamo far diventare la campagna contro il caro vita parte decisiva della campagna di massa dell’autunno e dobbiamo essere in grado di articolarla concretamente: richiesta al governo di blocco dei prezzi; difesa ed allargamento dei contratti nazionali di lavoro; vertenze da aprire con i singoli supermercati e coinvolgendo i consumatori per abbattere i prezzi; costruire esperienze di gruppi di acquisto solidali. Battaglia politica, vertenzialità diffusa, mutualismo. Tutto questo dovremo organizzare nell’autunno per far si che il carovita da problema individuale diventi problema collettivo. Per far si che l’intervento pubblico serva a noi e non solo al capitale. Tutto questo dovremo fare per costruire una opposizione che non si riduca a propaganda ma diventi movimento di massa.

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