"Uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, cento passi" cantano i Modena City Ramblers, e si alzano le voci ardite di un coro, voci accese da un sentimento di rivalsa, alimentate da una sete di giustizia, fortificate dalla voglia di combattere, cambiare.
Quella stessa voglia ha portato Peppino Impastato sul cammino di un sentiero impetuoso, ripido, tortuoso che non conta solo cento passi, ma innumerevoli disfatte, sopraffazioni, atrocità, massacri, segnato da un indelebile striscia di sangue.
Non sopportava di vivere in un mondo ovattato in osservanza di quel "rispettoso silenzio" che troppo stonava con tutte le voci che gli urlavano dentro, che consuma fino ad annullare la semplice ma ineguagliabile importanza degli affetti familiari e faceva scempio di sogni.
Stretto in una morsa, congelato in una dimensione priva di coordinate viveva a giorni alterni la cupa disperazione e la voglia di aprirsi e costruire, portandosi dietro il pesante strascico del suo cognome ed un'unica grande colpa, essere figlio di un mafioso.
L’esigenza di reagire e il bisogno di alienazione a quell’insostenibile realtà avvicinano Peppino alla politica.
Erano i tempi della "rivoluzione culturale" e del "Che", delle lotte studentesche, delle disordinate occupazioni, subisce il fascino della "Lega", uno dei tanti gruppi marxisti- leninisti, fino all’adesione a "Democrazia proletaria".
Cresce e si plasma, caratterizzato dallo straordinario entusiasmo e l’incredibile fervore che lo vedono un attivista in "Lotta Continua".
Nel tentativo di superare la crisi complessiva dei gruppi che si ispiravano alle idee della sinistra "rivoluzionaria", canalizza le sue energie su "Radio Aut", l’emittente radiofonica autofinanziata, una piccola fiamma nel buio tetro, una voce fioca nel pungente silenzio, una spina nel fianco degli esponenti della politica locale e gruppi mafiosi (ancora non mi è chiara la differenza).
Voleva continuare a scrivere, gridare, urlare, con quanto fiato avesse in gola "LA MAFIA è UNA MONTAGNA DI MERDA!", ma la sua voce scomoda ha rotto la pacata continuità della notte, producendo un’eco che non si spegnerà mai, perché la morte annienta la fisicità, ma i ricordi, le idee, si perpetuano nel tempo, restano scolpiti sulla lavagna del nostro cuore, immortalati sulle foto che scorrono nella nostra mente, registrati sul nastro della nostra vita.
A ventinove anni dalla tua scomparsa, oggi nove maggio 2007 noi ti ricordiamo, ma non esiste un giorno per Peppino Impastato, ogni giorno è il tuo giorno, quello di tanti altri Peppino Impastato, di bocche tappate, di speranze negate, di vite spezzate.
Allora sarebbe meglio essere ciechi, muti e sordi, attingere da mercanti, venditori di facili illusioni… sì, forse siamo solo degli illusi a credere che domani sia diverso da ieri, da oggi, ma credo sia giusto aguzzare la vista, prestare l’orecchio, gridare insieme, vivere perseguendo i propri ideali in un mondo che di ideale ha veramente poco.
Peppino è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai!!!

