Il 27 Aprile del 1937 moriva Antonio Gramsci. Dopo otto anni di carcere, dopo aver scritto nei suoi “Quaderni” una analisi moderna della società e aver indicato ai comunisti il percorso per una crescente radicalità della lotta al fascismo ed al capitalismo, il grande intellettuale marxista si spegneva colpito da una emorragia cerebrale. Lo vogliamo ricordare con queste sue parole…
“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.”.
ANTONIO GRAMSCI
Articolo pubblicato in data
Domenica, Aprile 27th, 2008 at 15:41
categorie: Gramsci, fascismo, commemorazioni, eroi.


A settantun’anni dalla sua morte, parlare di Antonio Gramsci significa affrontare un pezzo di storia del Novecento italiano ed europeo caratterizzato, come egli stesso scrisse, dal “ferro” e dal “fuoco”. L’epoca della Grande Guerra, un conflitto mondiale inaudito per la carneficina che fu e per le trasformazioni che apportò nell’economia, nella politica e persino nella vita quotidiana; la stagione dei totalitarismi, cominciata con la rivoluzione bolscevica, figlia della Grande guerra e vissuta da milioni di persone come la realizzazione di un’utopia ben più antica; il fascismo e l’avvento del regime totalitario in Italia; la grande crisi economica e il disfacimento della democrazia, così difficilmente avviata nel 1919. Gramsci fu di volta in volta testimone e protagonista di questi eventi, come dirigente politico, prima socialista, redattore di giornali nazionali del partito, poi figura di primo piano nel comunismo italiano e internazionale. Anche i quasi dieci anni di prigionia egli li visse da militante del grande esercito comunista, anche se negli ultimi anni i dubbi furono ben più grandi delle certezze. Gramsci era però un particolare dirigente di partito, una figura che si può definire di “politico-intellettuale”; una specie di cui non era il solo esponente, ma che in lui trovò una funzione particolare. La politica ai suoi occhi doveva cambiare la cultura ed esercitare la “riforma intellettuale e morale” della società; a sua volta alla cultura spettava dare senso a un progetto politico votato alla trasformazione della società in senso favorevole alle classi lavoratrici e subalterne.
Commento di Antonio — 27 Aprile 2008 @ 20:14