By Carmelo | Maggio 7, 2008 - 7:55 pm - Categorie: comunicati stampa, educazione civica, Rifondazione, commemorazioni, mafia, lavoro, delinquenza, politica locale
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By Carmelo | Maggio 2, 2008 - 11:06 am - Categorie: favole, Ottobre Rosso, cronaca, comunicati stampa, le meraviglie di barcellona pozzo di gotto, politica locale
questo è un tratto della strada Barcellona-Castroreale, che è letteralmente crollata, provocando non pochi disagi alla mobilità ed alla sicurezza dei cittadini. Forse la strada verrà riparata tra 4 anni, quando ci saranno le nuove comunali, sperando che nel frattempo non succeda nulla.
Il 27 Aprile del 1937 moriva Antonio Gramsci. Dopo otto anni di carcere, dopo aver scritto nei suoi “Quaderni” una analisi moderna della società e aver indicato ai comunisti il percorso per una crescente radicalità della lotta al fascismo ed al capitalismo, il grande intellettuale marxista si spegneva colpito da una emorragia cerebrale. Lo vogliamo ricordare con queste sue parole…
“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.”.
ANTONIO GRAMSCI
By Carmelo | Aprile 26, 2008 - 5:09 pm - Categorie: sindacati, Ottobre Rosso, Rifondazione, fascismo, educazione civica, cronaca, comizi, eroi, commemorazioni, messina, politica locale
Pubblichiamo il comunicato dei compagni del Pdci di Messina, a proposito della commemorazione di ieri nella città dello stretto.
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25 Aprile. Invito ad ammainare la bandiera comunista, richiesta di documenti di riconoscimento e perquisizioni ai compagni da parte delle forze dell’ordine
La cerimonia di commemorazione della liberazione d’Italia dal nazifascismo, che si è svolta oggi 25 Aprile 2008 davanti al Municipio di Messina,è stata appannata, oltre che dalla svogliata partecipazione di cittadini ed istituzioni, anche da un atteggiamento della DIGOS e dalle forze dell’ordine che potrebbe far pensare a disposizioni e prospettive antidemocratiche del nascente governo di destra.
L’invito ad ammainare la bandiera comunista, ma anche – cosa a nostro avviso più grave- il fermo con la richiesta di documenti di riconoscimento e la perquisizione dei compagni che pacificamente distribuivano volantini, sono comportamenti discretamente intimidatori nei confronti dei militanti comunisti – unica componente politica presente alla manifestazione con proprie bandiere – e li riteniamo inaccettabili e funzionali allo svuotamento di significato della Resistenza partigiana e dei suoi valori, che molti a Messina e nel Paese vorrebbero dimenticare o sotterrare sotto una coltre di ignoranza e disinformazione.
I Comunisti Messinesi presidieranno democraticamente quella memoria e quei valori per arginare la marea montante di autoritarismo ed anticomunismo, e per difendere la costituzione e la democrazia nata dall’antifascismo.
By Carmelo | Aprile 24, 2008 - 11:55 am - Categorie: Prc, Congresso, Paolo Ferrero, Rifondazione, comunicati stampa, politica nazionale, proposte
«E io sarei il conservatore?». Claudio Grassi, coordinatore dell’area Essere comunisti e principale alleato di Paolo Ferrero nella battaglia politica che si è aperta nel Prc dopo la sconfitta elettorale, ci tiene a precisarlo: «Quando nel 1991 lottavo per far nascere Rifondazione comunista ero conservatore? Direi di no, visto che abbiamo dato vita ad una forza politica che è servita proprio a portare avanti quegli elementi di innovazione di cui alcuni oggi si vantano. E non ero conservatore un anno fa, a Carrara, quando insieme con Giordano abbiamo costruito, senza contrapposizioni, un documento di rilancio del partito. Dunque, eviterei di usare, specie nella fase precongressuale e in modo strumentale, le categorie “innovatori e conservatori”». Grassi è senatore uscente ed è, appunto, tra i fondatori del Prc che non ha più lasciato, anche a costo di rompere un lungo sodalizio con Armando Cossutta. Secondo lui, sulla sinistra, «pesa un ciclo di sconfitte del movimento operaio, che risale alla fine degli anni ‘70. Sconfitte dalle quali non ci siamo mai risollevati».
Ma per quanto riguarda il nostro risultato elettorale, ha pesato di più il voto utile, la presenza al governo o ci sono cause più profonde?
Più di tutto ha contato il bilancio del governo. La considero la causa prioritaria della sconfitta elettorale. Una volta battuto Berlusconi, tutte le forze che erano state all’opposizione hanno fatto promesse che però hanno completamente disatteso. Suscitando grande malcontento, una grande delusione. La gente ha pensato: ecco, quando stanno all’opposizione fanno promesse e poi al governo si comportano come gli altri. E noi del Prc abbiamo pagato più degli altri. In diciotto mesi abbiamo votato il rifinanziamento della missione in Afghanistan quando precedentemente avevamo votato contro; Prodi ha dato il via libero alla base di vicenza, quando nel programma si parlava di riduzione delle spese militari. Per non parlare dei temi sociali: basta pensare al protocollo sul welfare.
E come si fa, adesso, a ridare fiducia a militanti ed elettori?
Non è certamente un lavoro di breve periodo. Per risalire la china, innanzitutto, abbiamo bisogno di un partito, che oggi invece è in grave difficoltà. Negli ultimi anni è stato gestito male, sono state alimentate le divisioni interne. Ora dobbiamo rilanciarlo e insediarlo nel territorio. In secondo luogo, dobbiamo riconnetterci con la società. E le due cose sono connesse: per tornare in contatto con la società ci serve uno strumento, il partito, minimamente funzionante. Il Cpn di domenica scorsa, in questo senso, costituisce un punto chiaro: abbiamo ribadito che prima di tutto viene Rifondazione. E’ un elemento di chiarezza fondamentale per i compagni e le compagne chiamati ad uno sforzo enorme nei prossimi anni. Si lavorerà per l’unità a sinistra, ma il Prc c’è e resta. Questo è il tema su cui il congresso dovrà decidere. Perché è innegabile che, in campagna elettorale, si sia indicata una strada sulla quale incamminare il partito, alla fine della quale Rifondazione non c’era più.
Perché dite no alla proposta di Diliberto di tornare insieme?
Perché noi siamo impegnati prima di tutto in un’altra impresa, quella di rilanciare il Prc, che si dibatte in una crisi profonda e che, invece, ha grandi potenzialità di espansione. Siamo convinti che senza Rifondazione qualsiasi processo di aggregazione a sinistra sia destinato al fallimento (come dimostrano i fatti).
Ma anche molti esponenti della ex maggioranza dicono di non voler sciogliere Rifondazione.
Beh, quando si dice che il progetto dell’aggregazione darà vita ad un soggetto unico; quando si parla di comunismo come tendenza culturale, io capisco che si vuole partire dal Prc ma per arrivare ad un’altra cosa.
Per voi, invece, cosa significa unità a sinistra?
Per noi unità a sinistra significa che Rifondazione mantiene la sua autonomia, aumenta il proprio radicamento sul territorio, si rafforza e si unisce non solo con partiti, ma anche con associazioni, comitati, singoli, attorno ad iniziative comuni (manifestazioni e mobilitazioni, campagne referendarie e raccolte di firme) che insieme si giudichino necessarie. Mi auguro che al congresso tutti dicano veramente ciò che pensano: le ambiguità sarebbero di impedimento ad una scelta chiara da parte dei compagni e delle compagne.
E i movimenti?
Non sono per ridiscutere l’importanza dei movimenti. Anzi, credo sia necessario ricostruire una relazione con loro. E qui ritorna il tema del governo: non a caso sono stati i primi a criticarci. Pensiamo al movimento per la pace e al fallimento della manifestazione di piazza del Popolo. Abbiamo pagato la nostra incoerenza votando per l’Afghanistan.
Gli operai hanno votato Lega. Come si recupera un simile risultato?
Si recupera ricostruendo la nostra credibilità, oggi piuttosto ridotta. Cioè ritornando, anche fisicamente, a contatto con il mondo del lavoro e praticando, umilmente, ciò che sosteniamo. Soprattutto, costruendo mobilitazioni, lotte, iniziative, attività sul territorio di opposizione al governo Berlusconi e alle sue politiche tese a ridimensionare il sindacato e il contratto nazionale.
Ma come si fa a fare tutto questo stando fuori dal parlamento?
Bisogna fare di necessità virtù. Io non penso che il livello istituzionale sia più importante del radicamento nella società e del rapporto con i movimenti. Però, certo, stando fuori dal parlamento hai poche possibilità di incidere nelle scelte. Non possiamo far altro che investire nella costruzione delle lotte e riorganizzarci per puntare a rientrare presto nelle istituzioni. Ci sono scadenze elettorali a breve (amministrative e europee); ci sono le riforme istituzionali e, soprattutto quella elettorale (ricordo che incombe il referendum). Dobbiamo mettere in piedi iniziative, movimenti di opinione come quelli che ci hanno permesso di bocciare la riforma costituzionale del precedente governo Berlusconi. Oltre che, naturalmente, tenere alta l’attenzione su temi decisivi come il risarcimento sociale o l’immigrazione.
Ma intanto il partito è profondamente lacerato: avete litigato pure nel comitato di gestione…
C’è una discussione. Vedremo quale linea sceglieranno i compagni. In questo senso mi piacerebbe se provassimo a fare un congresso a tesi, invece che a documenti contrapposti. E’ un mio vecchio pallino, che a Venezia fu respinto, causando divisioni che sono, a mio parere, tra le cause dei guai successivi. Siccome non tutto mi divide da Giordano, non vedo perché io non possa votare quelle parti del documento che mi trovano d’accordo e proporre invece una tesi alternativa laddove le opinioni divergono, come sul destino di Rifondazione. Non cambia nulla: la tesi che prende più voti prevale, ma almeno teniamo unito il partito ed evitiamo di spaccarlo in correnti cristallizzate. Lo proporrò nella commissione politica. Anche se, leggendo certe interviste, mi pare che di capire che si voglia andare in un’altra direzione.
By Pasquale | Aprile 22, 2008 - 3:20 pm - Categorie: Pena di morte
| PENA DI MORTE: LA CORTE SUPREMA USA AUTORIZZA TRE ESECUZIONI |
| WASHINGTON - La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato luce verde a tre esecuzioni - in Alabama, Mississippi e Texas - segnando la fine della moratoria di fatto che si era creata negli Stati Uniti per sette mesi. Questo perché l’iniezione letale provoca una morte lenta e dolorosissima solo in pochi casi, dovuti ad errori commessi dagli esecutori! Capite? La decisione presa la scorsa settimana dai giudici della Corte Suprema di non dichiarare ‘crudele e inumano’ il metodo di esecuzione per iniezione letale ha di fatto rimesso in attività i boia negli Stati Uniti.
La Corte Suprema ha respinto gli appelli di tre condannati a morte - Thomas Arthur in Alabama, Earl Wesley Berry in Mississippi e Carlton Turner in Texas - le cui esecuzioni erano state sospese nei mesi scorsi in attesa che la stessa Corte Suprema decidesse sulla costituzionalità del metodo della iniezione letale. Altri sette condannati a morte hanno visto oggi scadere il rinvio della loro esecuzione ma per loro non esiste ancora una data fissata per l’appuntamento col boia. L’iniezione è il metodo usato negli oltre 30 stati Usa che riconoscono la pena di morte. L’ultima esecuzione era avvenuta negli Stati Uniti nel settembre scorso. Il paese più libero e democratico al mondo. |
By Pasquale | - 2:58 pm - Categorie: Economia, Autonomia energetica
Pubblico un lavoro del nostro compagno “chimico” Fabio sull’energia nucleare, avviando una rubrica d’approfondimento da lui gestita sulle fonti energetiche
L’energia nucleare Il nucleare ha rappresentato per molti anni l’energia del futuro. Ma che cos’è l’energia nucleare? Con energia nucleare s’intendono tutti quei fenomeni in cui si ha la produzione di energia in seguito a trasformazioni nei nuclei atomici, e insieme con quella solare è una fonte di energia primaria. Le reazioni che coinvolgono l’energia nucleare sono principalmente quelle di fissione, fusione e quelle legate alla radioattività.L’energia nucleare è una fonte energetica da valutare attentamente sia negli aspetti positivi sia negativi. Nelle centrali nucleari l’energia scaturisce dal bombardamento dell’uranio con neutroni. Il nucleo dell’uranio si divide in due nuclei più piccoli tramite un processo detto di fissione nucleare, durante il quale si genera energia e altri neutroni che, a loro volta, continueranno a far dividere i nuclei di uranio dando luogo ad una reazione a catena. Durante questo processo viene emessa radioattività ad alta intensità. Gli oggetti e i metalli esposti diventano essi stessi radioattivi, ossia scorie radioattive. La materia prima delle centrali nucleari è l’uranio. Una minima quantità di uranio consente di produrre un’elevata quantità di energia, e a differenza del carbone e del petrolio, senza emissioni di anidride carbonica (principale causa dell’effetto serra).Nel mondo sono circa 438 i reattori nucleari attivi e la maggior parte di questi reattori si trovano negli USA, in Francia e Giappone.Complessivamente le centrali nucleari nel mondo producono 352 giga watt, pari al 16% della fornitura globale d’energia. I paesi che soddisfano il proprio fabbisogno interno tramite l’energia nucleare sono: Francia (76%), Paesi dell’Europa dell’Est (40-50%), USA(20%).Svantaggio non indifferente del nucleare sono le scorie. Per scorie nucleari s’intendono soprattutto quei materiali che, trovandosi nel reattore o nei pressi, sono soggetti a una continua emissione di radiazioni. Le scorie nucleari non sono tutte uguali. Esse si distinguono in base al grado di radioattività da cui dipendono anche la durata del decadimento e la loro pericolosità:Alta attività (scorie di 3°grado): implica un lungo periodo di decadimento, fino a 100.000 anni. Queste scorie sono le ceneri prodotte dalla combustione dell’uranio e gli oggetti vicini al reattore.Media attività (scorie di 2°grado)Bassa attività (scorie di 1°grado)Quest’ultime hanno una vita radioattiva inferiore, necessitano infatti di poche di centinaia d’ anni per decadere.Il grande problema sono le scorie di terza categoria. Si tratta di pastiglie di combustibile esaurito che vengono estratte dal reattore per essere sostituite. Questo materiale, emettendo delle radiazioni penetranti, è molto radio tossico e richiede precauzioni nel trattamento di smaltimento. La radioattività degli elementi estratti da un reattore si riduce nel tempo secondo il fenomeno naturale del dimezzamento ma i tempi necessari sono molto lunghi. Attualmente esistono due modi principali per smaltire scorie, legati a preliminari studi di natura geologica riguardanti il sito di destinazione: per le scorie a basso livello di radioattività si tende a ricorrere al cosiddetto deposito superficiale, ovvero il confinamento in aree terrene protette e contenute all’interno di barriere ingegneristiche; per le scorie a più alto livello di radioattività si tende a ricorrere al deposito geologico, ovvero allo stoccaggio in bunker sotterranei schermati. Inoltre vengono sfruttati anche degli impianti di rigenerazione in grado di estrarre l’uranio, il plutonio e gli attinoidi minori dalle scorie e renderlo riutilizzabile nel processo di fissione. Le scorie inoltre potrebbero essere riprocessate in altre tipologie di reattori (trasmutatori) con auspicata produzione collaterale di energia elettrica. Le scorie di questi tipi d’impianti dovrebbero avere tempistiche di decadimento notevolmente rapido: quelle più longeve si “spegneranno” dopo circa una cinquantina d’anni. Secondo l’INSC la quantità di scorie prodotte annualmente dall’industria nucleare mondiale è molto ridotta, circa 200.000 m3 di scorie di grado 1° e 2° e circa 10.000 m3 di grado 3°.In conclusione il nucleare è stato presentato come una fonte indispensabile per generare energia elettrica a basso costo. In realtà i suoi costi “nascosti” (sostenuti dallo Stato tramite tasse e imposte) sono ancora troppo alti se paragonati alle normali centrali termoelettriche (gas o carbone). Per individuare un quadro completo dei costi è necessario allargare la visione all’intero ciclo di produzione e non soffermarsi sui singoli aspetti. Solo in questo modo si riesce a comprendere il reale costo sociale che la società dovrà pagare per avere energia nucleare. Va comunque considerato che l’antieconomicità del nucleare è soltanto un aspetto dell’analisi politica. Il ritorno al nucleare può essere giustificabile per ridurre la dipendenza delle economie occidentali dall’import di petrolio, gas e carbone. La capacità di una nazione di far fronte al proprio fabbisogno energetico interno rappresenta un obiettivo politico e strategico per difendere la propria economia nazionale dagli shock esterni. Soltanto in questi casi il ritorno al nucleare può essere considerato come una scelta razionale da intraprendere.
Fabio Miano
By Carmelo | Aprile 21, 2008 - 3:04 pm - Categorie: Rifondazione, Paolo Ferrero, Ottobre Rosso, cronaca, politica nazionale, comunicati stampa
La sconfitta elettorale che abbiamo subito nelle elezioni del 13 e 14 aprile ha dimensioni storiche. Per la prima volta nell’Italia repubblicana la sinistra non è rappresentata in Parlamento. Tutto questo mentre la destra populista di Berlusconi vince con grande consenso popolare e al suo interno una forza xenofoba come la Lega raddoppia i suoi consensi cambiando ulteriormente il panorama politico del nord Italia. Le cause della nostra sconfitta vanno indagate a fondo perché riguardano l’essenziale, cioè il nostro rapporto con la società, con i mutamenti sociali di fondo. Non si esce dalla situazione in cui siamo senza un approfondito lavoro di inchiesta, di lettura partecipata delle dinamiche sociali. Questo lavoro dovrà caratterizzare il nostro impegno politico nella prossima fase. Riteniamo infatti che il punto centrale che ha pesato sul negativo risultato elettorale è il fatto che nel concreto contesto politico, istituzionale e sociale, non è stata riconosciuto l’utilità sociale della sinistra. E’ quindi sulla nostra utilità sociale, sul ruolo che la sinistra ha nella società che occorre riflettere e proporre per rientrare in gioco. Nell’immediato non si può non vedere come abbia pesato negativamente la nostra incapacità di utilizzare la presenza in maggioranza e la partecipazione al governo per dare una risposta ai principali problemi sociali del paese. La risicata vittoria del 2006 non chiedeva solo, per avere un senso, la sconfitta di Berlusconi, ma anche la sconfitta delle politiche berlusconiane. Il governo e la maggioranza nel loro operare concreto non hanno risposto a questa esigenza e si sono al contrario piegati alle esigenze dei poteri forti su tutte le principali questioni sociali: redistribuzione del reddito, lotta alla precarietà, tassazione delle rendite, laicità dello stato per non fare che alcuni esempi. La nostra azione politica si è mostrata inefficace e in questo contesto è maturata la non percezione dell’utilità sociale della sinistra. Si è così consumata una crisi, la cui profondità non abbiamo saputo vedere, del nostro rapporto con il paese reale e in particolare con i movimenti e con le lotte. L’utilità dell’esperienza di governo come possibilità per invertire le politiche degli ultimi quindici anni si è rivelata, alla luce dei fatti, impossibile da realizzare e la nostra permanenza nel governo si è trasformata in un problema sia per noi che per i movimenti. A questo si è sommato il sistema elettorale bipolare e la campagna mediatica sul voto utile portata avanti non solo dai PD e PdL ma dal complesso dei mezzi di comunicazione di massa. Le elezioni sono state cioè un punto di passaggio per la costruzione di quel bipolarismo tra simili che è l’obiettivo delle classi dominanti di questo paese da almeno un quindicennio. Rendere le istituzioni impermeabili al conflitto sociale e rendere la politica uno strumento inservibile per l’emancipazione degli strati subalterni è l’obiettivo di questo bipolarismo che ha agito pesantemente nella campagna elettorale. E’ evidente inoltre che il modo in cui ci siamo presentati alle elezioni non ha funzionato. Di questo mancato funzionamento si danno letture tra di loro diverse e persino diametralmente opposte, ma il punto politico fondamentale è che comunque l’operazione è fallita, e che agli occhi di tutti è risultata una operazione politicista che non ha intercettato la crisi sociale. Il complesso di questi elementi, l’incapacità a trasmettere l’utilità sociale di una nostra affermazione, ha fatto si che noi abbiamo perso voti in tutte le direzioni: verso il non voto da parte di chi pensa che “siete tutti uguali”. Verso il PD da parte di chi, pur condividendo i nostri contenuti, ha ritenuto quello un voto più utile per battere Berlusconi. Addirittura verso la Lega da parte di ceti proletari che sentendosi non difesi dalla sinistra hanno pensato che visto che non si riescono a cambiare con un’azione generale le cose più importanti, almeno si migliorano le cose “a casa propria”. Ripartire dal sociale Questa sconfitta storica non è avvenuta in una fase di stabilizzazione economica e sociale. Noi non siamo dentro un ciclo di crescita economica che riduce le contraddizioni sociali. Al contrario siamo in una fase di crisi, con una insicurezza sociale e personale che sfiora l’angoscia. In quel sentirsi soli di fronte al pericolo è stato sconfitto il nostro progetto e la destra ha vinto le elezioni. Il punto è però che queste contraddizioni nella prossima fase sono destinate ad aumentare. Problemi di salario, precarietà, casa, ristrutturazione mercantile del welfare, aggressione del territorio e sua militarizzazione, sono destinati ad aumentare. Il nodo è se di fronte a questo inasprirsi della crisi sociale sarà la destra populista a farla da padrona con la proposta della guerra tra i poveri e la costruzione di capri espiatori, oppure se saremo in grado di ricostruire forme di solidarietà, di conflitto, di movimento, capaci di ricostruire una identità e una utilità sociale della sinistra. A partire da questo punto di fondo occorre definire attraverso quali strumenti si riorganizza il campo politico della sinistra. E’ infatti evidente che il rischio che stiamo correndo è che, dopo la sconfitta nella società, ci sia la disgregazione del tessuto militante e l’ evaporazione della sinistra politica in una babele di linguaggi e di proposte. Il punto non è quindi l’accelerazione non si sa bene vero che cosa, ma la definizione di percorsi concreti, che ridiano un senso di appartenenza ad una comunità e che siano efficaci socialmente. 1 - In primo luogo occorre rilanciare il PRC come corpo collettivo. Il tema della rifondazione comunista non sta dietro di noi ma dinnanzi a noi nella sua dimensione di progetto politico, culturale, sociale e nella sua dimensione comunitaria. Riattivare il Partito della Rifondazione Comunista come progetto politico necessario alla sinistra in Italia per l’oggi e per il domani è un punto decisivo da cui non si può prescindere, in tutti i suoi aspetti, dal tesseramento all’iniziativa sociale, politica e culturale. Riattivare il Partito della Rifondazione Comunista dando certezze alle donne e agli uomini che hanno scelto di appartenere a questa comunità e dunque sgombrando il campo dalle ipotesi di dissolvenza e superamento, che hanno connotato la fase che abbiamo alle spalle, si sono esplicitate durante la campagna elettorale, contribuendo al disorientamento e alla demotivazione. Riattivare Rifondazione Comunista, riaffermando un’etica della politica, nella coerenza tra ciò che si enuncia e ciò che si pratica come nel quotidiano esercizio e rafforzamento della democrazia interna, rilanciando il percorso di Carrara. Riattivare il conflitto di genere dentro il partito, perché diventi realmente un soggetto sessuato in cui le donne non siano né fiori all’occhiello, né quote. Un partito che assuma il femminismo come punto di vista da cui rileggere il mondo e si faccia attraversare quotidianamente dalla critica delle donne alla politica. Occorre sapere con precisione che il PRC è strumento indispensabile ma non sufficiente per la ricostruzione di una ampia sinistra anticapitalista in questo paese. Indispensabile e non sufficiente: i due termini non delineano uno spazio geometrico ma una cultura politica da cui siano banditi tanto il settarismo quanto il liquidazionismo. 2 - Contemporaneamente occorre porsi il compito di riaggregare il campo della sinistra. La domanda di unità che è emersa nel corso della campagna elettorale e che emerge oggi va raccolta perché è una grande risorsa per uscire dalla sconfitta. Il PRC è indispensabile ma non sufficiente, sia perché la sinistra politica è più ampia dei soli comunisti, sia perché le forme concrete di impegno a sinistra vanno ben oltre quelle codificate dall’appartenenza ad un partito. Movimenti, comitati, collettivi, associazioni, militanza sindacale, vertenze territoriali ed ambientali: mille sono i modi in cui si fa politica oggi a sinistra. Pensiamo solo a cos’è il No Dal Molin a Vicenza o il No TAV in Val di Susa. Aggregare quindi il campo della sinistra a partire dalla valorizzazione di ciò che, a tutti i livelli, esiste e delle esperienze innovative che in questi anni ci sono state: basti pensare alla Sinistra Europea che proprio su questa idea è nata e ha fatto i suoi primi passi in questi anni. Ripartire dalla costruzione di spazi comuni della sinistra, di forme concrete di lavoro di inchiesta, di lavoro politico sociale e culturale sul territorio per costruire un percorso, non fagocitato da scadenze elettorali, che punti alla costruzione. dell’unità possibile di tutte le forze disponibili sulla base di contenuti, obiettivi, pratiche realmente condivisi. Un percorso unitario rivolto a tutti coloro che hanno sostenuto la Sinistra Arcobaleno e non solo. Un processo di aggregazione unitario che eviti la spaccatura tra chi propone la costituente della sinistra e chi propone la costituente comunista. Sono due proposte che frammenterebbero ulteriormente la sinistra, avrebbero effetti disgregatori nello stesso corpo di Rifondazione, il cui progetto politico è per noi prioritario rilanciare, dividerebbero la nostra gente sulla base di riferimenti ideologici privi di una consistente base politica. Due proposte che non affrontano il nodo principale: come ricostruire l’utilità sociale della sinistra. Occorre partire subito con un percorso di riaggregazione, le cui forme e modalità saranno riconsegnate alla libera discussione di tutte e di tutti nel percorso congressuale, che non commetta gli errori di politicismo e di verticismo che abbiamo avuto nella fase precedente. La sinistra può nascere solo come strumento di partecipazione, solo se le sue organizzazioni sono guidate dai principi democratici e dalla trasparenza, senza il predominio degli apparati, con le loro logiche di cooptazione. Per questo indichiamo la costruzione di una discussione, sia interna al partito che coinvolgente tutta l’area della sinistra arcobaleno, come priorità politica delle prossime settimane. Occorre riprendere la discussione. Indichiamo parimenti la partecipazione a tutte le manifestazioni del 25 aprile e del 1° maggio presenti sul territorio con u messaggio chiaro: La destra populista cresce sui bassi salari, sulla precarietà, sulla mancanza di case e di servizi. Costruiamo l’opposizione sociale al governo Berlusconi. Imma Barbarossa, Roberta Fantozzi, Loredana Fraleone, Fabio Amato, Ugo Boghetta, Bianca Bracci Torsi, Stefania Brai, Alberto Burgio, Maria Campese, Giovanna Capelli, Guido Cappelloni, Carlo Cartocci, Bruno Casati, Aurelio Crippa, Paolo Ferrero, Eleonora Forenza, Claudio Grassi, Ramon Mantovani, Laura Marchetti, Citto Maselli, Giovanni Russo Spena, Bruno Steri, Luigi Vinci
ROMA - Cala il sipario sulla stagione del Prc segnata da Fuasto Bertinotti. Nel giorno della resa dei conti in Rifondazione, va in scena l’ultimo atto della tragedia politica iniziata con la batosta elettorale. Si dimette il gruppo dirigente guidato da Franco Giordano, prevale una nuova maggioranza capitanata da Paolo Ferrero d’intesa con Claudio Grassi, leader di Essere comunisti. A guidare il partito, in vista del congresso straordinario fissato per il 17-20 luglio, sarà un comitato di garanzia, frutto di un compromesso tra le diverse anime del Prc, dove ad avere la maggioranza di rappresentanti è il duo Ferrero-Grassi. Il d-day di Rifondazione inizia molto presto. Anzi, a vedere le facce stanche di molti dirigenti, la discussione non si è mai interrotta. Dopo il nulla di fatto di ieri, la trattativa per evitare la spaccatura è proseguita nella notte. In una lunga riunione a cui hanno partecipato rappresentanti delle due fazioni si è cercato fino a un attimo prima del voto di trovare un accordo. Ma senza successo. A tentare l”ultima mediazione ci ha provato alla fine lo stesso segretario uscente, chiamando in un angolo Ferrero. Venti minuti di discussione e l’ennesimo nulla di fatto. L’unico compromesso raggiunto tra i contendenti riguarda il dispositivo comune ai due documenti, con le regole per la gestione del partito fino al congresso di luglio. Poi, arriva il momento del moto, che consegna la vittoria alla nuova maggioranza di Ferrero, 98 voti contro 70. Un risultato meno netto di quanto non dicano i numeri, visto che a pesare sull’esito della conta è il contributo dato da Claudio Grassi, leader della minoranza di Essere Comunisti: 38 voti sui 98 totali. E così i ‘bertinottiani’, malgrado i 70 voti ottenuti, vedono il bicchiere mezzo pieno: “Sono fiducioso per il congresso - dice Giordano - il documento di Ferrero non contiene i capisaldi della nostra cultura, mi sembra più un cartello elettorale”. Il vincitore preferisce mettere uno stop alle polemiche e concentrarsi sul risultato: “Da oggi il partito ha una linea politica. Dobbiamo lavorare per rilanciare Rifondazione”. Per la neo maggioranza però il cammino si preannuncia in salita. Grassi ci tiene a sottolineare il contributo di Essere Comunisti, ma Alfio Nicotra, uomo vicino a Ferrero, mette le mani avanti: “Noi puntiamo al dialogo e il risultato di oggi non delinea l’alleanza del congresso. Credo che sia difficile un’alleanza con Grassi perché proveniamo da culture diverse”. Prima di lasciare la prima linea, è però Giordano a togliersi qualche sassolino. Il segretario che lascia difende la linea politica dettata da Bertinotti al congresso di Venezia e respinge al mittente le accuse che nel corso della giornata sono rivolte all’ex candidato premier della Cosa rossa, assente alla riunione e da giorni in un silenzio assoluto. “Io mi dimetto per la sconfitta elettorale”, dice emozionato dal palco Giordano. E poi, rivolgendosi a Ferrero, attacca: “Paolo, te lo dico con sincerità: non posso dimettermi a causa di una cultura del sospetto”. Bocciata l’idea di una costituente comunista con Oliviero Diliberto, Giordano invita a un’ultima riflessione: “Il problema non è conservare l’esistente ma investire in un progetto nuovo a partire dal Prc”. La battaglia quindi è rinviata a luglio, quando a sfidare Ferrero ci sarà con ogni probabilità il governatore della Puglia Nichi Vendola. Un passaggio di consegne che Giordano sottolinea dal palco, al momento dell’addio, quando dedica a Vendola l’abbraccio più lungo.
fonte ANSA
By Pasquale | Aprile 20, 2008 - 4:51 pm - Categorie: politica locale
Pubblico una lettera del compagno Renzo Scorzoni, invitandolo a partecipare ai nostri dibattiti in futuro.
La lettera che segue è stata inviata a liberazione il 15 aprile scorso, non ha trovato spazio sul giornale. A queste cose ci sono abituato perché nonostante più volte ho inviato delle lettere, sempre un pò critiche rispetto alla linea del partito non sono state mai pubblicate. Attraverso questo blog ti prego di intervenire con i redattori, adesso preoccupati della mancanza di finanziamenti pubblici e di quelli del partito di protestare anche per l’occupazione del giornale fatta dal direttore che continuo a non stimare e mi porterà a non acquistare più il giornale che oltrtutto pubblica lettere di fascisti ma non quelle dei compagni sostenitori del giornale stesso.
ti prego di rispondere a questo grido di angoscia.
E’ troppo facile andarsene dopo aver giocato d’azzardo, alle tre carte, tutto il patrimonio del Partito.
Patrimonio giocato con 5 abili biscazzieri, Prodi, D’alema, Di Pietro, Dini e Mastella.
Dopo aver distrutto il Partito, con due scissioni e la crescita di aree all’interno, dove tutta la responsabilità non siano solo di Bertinotti e della dirigenza, ma anche e soprattutto di quei compagni, duri e puri, che alla battaglia interna al partito hanno preferito andare al mare con le scissioni.
Ora aspettiamo il congresso anche per chiarire che le case non si costruiscono dal tetto ma dalle fondamenta, altrimenti si rischiano tragici crolli. Non possono decidere cosa va bene al popolo della sinistra soltanto i dirigenti politici; se veri dirigenti sono, dovevano sintetizzare tutta la discussione, che tra l’altro non c’è stata, sul chi siamo e cosa vogliamo fare.
Al Nostro Popolo dobbiamo dare delle risposte politiche, non chiacchiere da salotto. E chiacchiere da salotto sono stati i mesi sprecati in parlamento senza dare risposte concrete alla gente (ricordiamo il tanto sbandierato programma della coalizione dell’Ulivo). Chiacchiere da salotto è stato la pagliacciata del simbolo; chiacchiere perché la coalizione della Sinistra Arcobaleno è nata realmente soltanto molto dopo la caduta del governo e soltanto per calcoli elettorali peraltro tutti sbagliati.
Sarà dura, ma la voglia di lottare per mantenere viva l’idea e la speranza di cambiamento fortunatamente è sempre viva.
Saluti comunisti
Renzo Scorzoni
Chi siamo
GC Barcellona
Rifondazione Comunista
circolo "Ottobre Rosso"
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